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La tesi di laurea
03.08.2026 |
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"Lui si faceva succhiare e mi abbassava il vestito fino ai fianchi in modo da impedirmi di usare le braccia, mi strizzava i capezzoli, mi diceva metti le labbra a cuoricino da brava bambina..."
Il racconto che andrò a sviluppare è in parte realtà e in parte è stato ispirato da una amica conosciuta sul sito .Mi immergerò nella sua biografia, usando la prima persona.
Mi chiamo Georgette, e sono ormai una signora . Vivo nella pianura pavese, dove sono nata e dove vivo attualmente dopo un breve periodo di lavoro all’estero.
Fin da bambina mi sono sentita donna e femmina, infatti mi piaceva di più giocare con le compagne.
Arrivata a 16 anni, mentre ero in vacanza coi miei genitori, ho conosciuto un bel ragazzo olandese, molto diverso dai nostri, ma soprattutto molto originale.
Mi corteggiava e mi coccolava come se fossi la sua fidanzatina , tanto che finii per darmi a lui e finalmente vivermi la prima esperienza come femmina .
Finite le vacanze lui ritornò in Olanda e a parte qualche contatto sporadico non l’ho più visto ne sentito.
La mia vita ora era cambiata, finalmente mi sentivo donna al 100% e cercavo di viverla al meglio.
Durante la festa della mia maturità, mentre ero in discoteca, conobbi un imprenditore famoso il quale, intuita la mia indole femminile, a fine serata approfittando della mia ubriachezza, mi invitò ad andare da lui per un brindisi in due. Inutile dire che guidò lui, io non ero in condizioni.
Li diventai , oltre che donna, anche femmina, ma quella è un’altra storia.
Dopo la maturità mi iscrissi all’università per seguire i miei studi classici.
Quel mondo così diverso mi inebriava ed io ero ne entusiasta e mi divertivo, senza, però, dimenticare gli studi.
Arrivò il momento di decidere la tesi e mi rivolsi alla mia docente di riferimento, la quale mi assegnò un argomento, ma capii subito che non era nelle mie possibilità anche perché avrei dovuto dedicare tempo ed energia fuori dall’ordinario. Alla fine declinai .
L’esame successivo mi riservò una sorpresa, il giovane professore era un uomo molto interessante, ma soprattutto assomigliava al mio fidanzatino olandese solo un po’ barbuto.
Seguivo tutte le sue lezioni e seminari cercando di farmi notare, mettendomi sempre capi che speravo potessero attirare la sua attenzione.
Studiavo come una matta, volevo fare una bella impressione.
Arrivato il giorno dell'esame ero nervosa ed eccitata al contempo; mi vestii normalmente, ma con un punto di malizia.
Fui chiamata e tremante mi sedetti di fronte al prof, il quale per tranquillizzarmi mi fece due domande semplici alle quali risposi con prontezza. La sorpresa, però, venne dopo, quando facendo riferimento a un seminario da me seguito, mi disse “ quel giorno abbiamo trattato questo argomento e lei ha risposto in questa maniera mi vuol dire il perché e sviluppare meglio l’argomento?”
Ebbi un momento di smarrimento nel pensare che non solo mi aveva notato, ma che ricordava il mio intervento. Fu solo un momento, perché, ebbra di gioia, risposi in maniera veramente esaustiva.
Mentre parlavo il prof mi fece segno di interrompermi e mi chiese il libretto per darmi il voto.
Io, tremante, attendevo il responso e lui guardandomi fissa negli occhi, mi disse “ brava 30 e lode perché ho visto che lei ama la materia”.
Mentre mi restituiva il libretto mi disse “ ha già il titolo della tesi”? Risposi che non avevo ancora deciso, allora lui mi disse “ farà la tesi con me”. Venga domani nel mio studio che ne parliamo.
Quel suo fare professorale mi eccitò ed io dalla gioia risposi che non avrei mancato all'appuntamento.
Quella notte non riuscii a dormire dall’euforia e di prima mattina ero già pronta con una mise seriosa, ma femminile e un po’ eccitante con la camicia leggermente sbottonata.
Arrivata in Ateneo, mi recai nello studio del prof, che trovai seduto alla scrivania e che mi invitò a sedermi sulla sedia di fronte.
Prese subito la parola riferendosi a uno dei seminari da me seguiti e mi disse che quella volta lui era rimasto colpito da come avevo risposto e soprattutto da come avevo sviscerato il tema. Mi chiese se volevo dedicarmi a quell’argomento e svilupparne gli aspetti storici.
Fui colpita dal tono della sua voce, la sua non era una domanda, bensì una affermazione.
In quel momento ,qualsiasi cosa mi avesse chiesto , lo avrei assecondato, per cui accettai e lo ringraziai.
Lui, alzandosi e tendendomi la mano per salutarmi, mi disse che entro una settimana voleva rivedermi coi primi appunti del lavoro.
Ero affascinata dal suo tono fermo e mi immaginavo già il piacere di rivederlo.
Arrivata a casa, preparai un piano di lavoro, anche perché dovevo sostenere ancora due esami prima di ultimare il percorso, tuttavia non volevo deludere il prof, ero oramai sua e poi quella stretta di mano mi aveva elettrizzata.
Dedicai la settimana a consultare documenti, scritti e quant’altro necessario. Finito questo lavoro feci una breve relazione riportando i dati bibliografici di riferimento.
Mi recai quindi in facoltà, ma davanti allo studio del prof c’era una fila di studenti. Non appena uscì un attimo, mi feci avanti per fargli vedere che ero stata puntuale. Lui mi guardò distrattamente e mi disse che non poteva ricevermi per i troppi impegni, ma che mi avrebbe ricevuto il giorno successivo nell'altro studio e mi allungò un bigliettino con l’indirizzo e mi licenziò dicendomi “signorina, sia puntuale”.
Rimasi stupita, però la curiosità di andare in quello studio mi fece ridestare.
Il giorno successivo mi recai all'indirizzo indicato dal prof. Indossai un abito di seta allacciato davanti con una fila di bottoni fino all'inguine. Suonai alla porta , lui mi aprì e mi fece accomodare nel suo studio. Mi fece sedere sul divanetto mentre lui si sedette alla scrivania. Gli allungai il mio lavoro e lui iniziò a leggere attentamente. A un certo punto con la scusa di chiedermi un chiarimento, si avvicinò sedendosi sul divanetto.
Sentivo tutto il suo magnetismo ed io vibravo come una corda di violino e lo ascoltavo rapita.
Mentre leggeva ad alta voce i miei appunti, con fare distratto, posò la sua mano sulla mia gamba e incominciò ad accarezzarla. Non sapevo cosa fare, ma mi eccitava terribilmente, il mio clitoride era impazzito.
Finito di leggere sussurrò che andava bene, ma che bisognava fare un lungo lavoro e che ci saremmo visti per comodità sempre lì.
Io lo guardai stupita coi miei occhi da cerbiatta, quando all’improvviso il prof mi baciò ardentemente. Io, profondamente timida, restai prima di sasso, ma poi mi dissi che era quello che volevo e lasciai scivolare la sua lingua nella mia bocca.
Mentre ci baciavamo il prof mi sbottonò il vestito, scoperse i miei piccoli seni ed incominciò ad accarezzarli I capezzoli intanto erano diventati turgidi sotto le sue dita.
Di colpo smise di baciarmi si alzò, lasciandomi li come una bambola abbandonata che chiedeva attenzioni e con voce perentoria mi disse, da oggi in poi le tue piccole tette necessitano di un trattamento speciale.
Allibita risposi “ si signore”.
Lui, con tono di rimprovero mi disse che dovevo rivolgermi a lui chiamandolo “danna”( termine giapponese) perché da quel momento lui mi avrebbe nutrita di cultura.
A quel punto si avvicinò mi prese la mano e se la portò sul membro e disse "fammi vedere come sanno essere riconoscenti quelle labbra".
Intimorita, ma eccitata gli presi il membro in mano, lo rimirai e poi incominciai a baciarlo e leccarlo cercando di dare il massimo di me stessa.
Lui si faceva succhiare e mi abbassava il vestito fino ai fianchi in modo da impedirmi di usare le braccia, mi strizzava i capezzoli, mi diceva metti le labbra a cuoricino da brava bambina..
Dopo un lungo periodo di silenzio in cui lui me lo strusciava insalivato, disse che voleva provare la mia completa docilità, mi fece mettere a quattro zampe, la testa appoggiata al divano, mi alzò il vestito, e spostando il tanga iniziò a giocare con la mia rosellina che pulsava impazzita.
Aspettò che gemessi e allora mi penetrò d'amblé col suo membro, fu un momento di dolore, io volevo liberarmi, ma lui mi strinse i polsi nel foulard che portavo, e mi disse “non devi resistere al tuo danna mentre ti sta facendo sua”, allora mi rassegnai e cedetti.
Alternò sapienti colpi prima piano e poi più forte , fin quando svuotò tutto il suo seme sulle mie chiappine
Mi disse sei fantastica in questa posa, rimani così e lasciati vedere colare il mio succo.
Poi si sistemò e mi disse, ora puoi andare, però ricordati che dovrai sempre dimostrarmi la tua riconoscenza e docilità.
Divisa tra spavento , eccitazione e gioia, timidamente gli baciai la mano che mi porse mentre ero ancora discinta sul divano e me ne ritornai a casa sapendo che in me c’era un parte del mio danna.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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