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PESCA LA FORTUNA
18.07.2026 |
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"Poi sparì, andando verso l’uscita, dove c’era la cinquantenne, che aveva pescato CUM GIRL..."
Io e Lina fummo invitate a una festa che si teneva in un locale per scambisti. Il tema della festa era PESCA LA FORTUNA. Ad invitarci fu un mio vecchio amico, con il quale non mi sentivo da molto tempo.Lina passò a casa mia per prepararsi quel pomeriggio.
“Secondo te”, mi chiese mentre si metteva lo smalto alle unghie, “che cacchio vuol dire ‘Pesca la fortuna’?”.
“Ah, boh. Non ne ho idea. Antonello” (il mio amico) “non è stato molto chiaro al riguardo”.
“Ma poi non fa un po’ strano invitare due trav a una festa per scambisti?”.
“Mah, e perché mai. Probabilmente ci saranno anche delle donne”.
“Tu dici?”.
“Non lo so. Lo immagino”, le dissi, mentre mi applicavo il fondotinta.
La sera passò a prenderci Antonello.
“Allora, siete pronte belle?”, ci disse.
“Più o meno”, pigolò Lina.
“Dubbi? Riguardo a cosa”.
“Non ho capito il senso di questa festa”.
“Ah, guarda, è tutto molto semplice, vedrai. Vi divertirete”, ci assicurò.
Io non fiatai. Mi fidavo di Antonello. Era un uomo a posto. Fidato.
Lina alzò le spalle, e non ci pensò più.
Quando arrivammo davanti al locale, lo trovammo sorprendentemente vuoto. Nessuna macchina. Zero persone ad attenderci.
“Siamo sicuri che la festa sia qui?”, chiedo ad Antonello.
“Sì, tranquille. La gente arriverà tra un po’. La notte è lunga”, fece lui, sorridendo.
Io e Lina scendemmo dalla macchina e ci avviammo verso l’entrata.
Ci aprì la porta quello che, supponemmo, era il proprietario.
“Benvenute. Siete le prime”, ci fece. “Adesso vi preparo subito qualcosa da bere, nell’attesa. Cosa gradite”, ci chiese gentilmente.
“Per me una cocacola”, dissi.
“Io prendo una vodka-lemon”, azzardò Lina.
“Ve le preparo subito. Intanto… accomodatevi pure”.
Il posto era carino. Accogliente. Belle poltroncine in velluto rosso. Tutto molto ben curato. Ci sedemmo.
“Che te ne pare?”, chiesi a Lina.
“Be’, il posto è okay, direi”.
“Ah, bene, bene”, sentiamo, è Antonello, “vi siete già accomodate, vedo”.
“Il proprietario ci sta portando qualcosa da bere”, dissi.
“Claudio, porta un rum-cola anche a me”, urla.
“Okay”, si sentì dall’altra sala.
Arrivarono le nostre bibite. Parlammo. Ridemmo. Intanto cominciano ad arrivare altre persone. Sia donne che uomini.
Salutarono e si sedettero vicino a noi.
“Anche voi per la grande festa ‘Pesca la Fortuna?”, chiese un tipo bene piantato, sulla cinquantina.
“Sì”, gli rispose Lina. “Ma precisamente, di cosa si tratta?”, sempre più incuriosita.
“Ah”, fece la donna che era entrata assieme all’uomo che aveva appena parlato, “è una cosa divertentissima. Mettono un’urna con dei bigliettini al centro della stanza, tu ne peschi uno e lì trovi scritto il tuo ruolo”.
“Interessante”, osservai io.
“Sì, sì. Siamo quattro donne, stasera, più voi due”.
“E uomini? Questi che vediamo?”.
Nel frattempo era entrata altra gente.
“Oh, penso molti di più. Arrivano a tutte le ore”.
Lina, ora che avevano soddisfatto la sua curiosità, sembrava più pimpante, eccitata, anche forse grazie al drink che stava sorseggiando.
Quando nel locale c’era ormai un bel po’ di gente che beveva e parlava, Claudio comparse con un carrello sopra il quale si trovava la famosa urna.
“Siete pronti?”, disse.
Un siiiiiii, tuonò all’unisono.
“Allora”, continuò lui, “spiegherò a tutti come si svolge questa ‘Pesca la Fortuna’ (anche a quelli che arriveranno nel corso della serata ovviamente)”. Prese fiato. “Come potete vedere qui c’è un’urna da cui le sei figure femminili qui presenti dovranno pescare la loro missione. Una volta pescato il bigliettino, vi verrà assegnato un cerchiello riportante il vostro ruolo. Intesi? Tutto chiaro?”.
Un altro coro di ‘sì’ si levò.
“Il ruolo o la missione”, continuò, “dura un’ora, poi, quando sentirete il suono di questa campanella”, la sbatté, in modo che suonasse, “dovete fermarvi, e andare a pescare di nuovo. E così via. Finché non sentirete suonare due volte di seguito la campanella, il gioco continua. Ci siamo, domande?”.
Tutti parlottavano tra loro. Io guardai Lina e le feci l’occhietto. Lei alzò lo sguardo al soffitto.
“Bene, allora”, disse il proprietario, “chi inizia per prima?”.
Lina guardò me. Ma io lasciai che una signora, suppergiù sui cinquantacinque, si facesse avanti prima di me. Infatti si alzò e, sorridente, andò verso l’urna. Infilò dentro la mano e pescò un bigliettino. Subito lo mostrò alla platea.
ONLY ANAL, c’era scritto.
“Sono stata fortunata”, disse la signora, ridacchiando.
Tutti risero con lei.
Poi si alzò una ragazza, un po’ formosetta, piuttosto giovane. Pescò e, anche lei, mostro orgogliosa la sua missione.
FUCK & CLAP
Sorrise, soddisfatta.
Ne avranno da sculacciare con quel bel culone, pensai.
Poi mi alzai io. Le persone cominciarono a intonare un ohhhhhhhhhhh, finché non estrassi il foglietto.
Lessi: CUM GIRL
“E vai!”, disse uno.
Tornai a sedermi e cominciai a chiacchierare con la signora cinquantacinquenne.
Lina si alzò per ultima. Anche per lei deli ohhhhhhhhh di incoraggiamento.
Pescò e mostro il bigliettino.
BLOWJOB.
Tonò a sedersi accanto a me.
“Praticamente farai la rizza cazzi”, le dissi ridendo.
“Infatti. Io li rizzo e tu li svuoti”, disse lei, non tanto convinta.
“Suvvia, è un gioco. Tra un’ora si cambia. Non hai sentito il proprietario Claudio?”.
“Sì, sì. Speriamo”.
A quel punto Claudio passò con i cerchielli e ce li consegnò.
Io inforcai il cerchiello nella parrucca e guardai Lina.
“Ti dona proprio”, le dissi.
“Fai la spiritosa, sì”, fece lei.
Subito dopo prendemmo posizione. Le danze iniziavano.
Il proprietario aveva fatto sistemare a terra due cucini molto soffici, in modo che, stando in ginocchio, a me e Lina non a un certo punto non ci dolessero.
Intanto, qualcuno, già eccitato, passò subito all’azione, quindi Lina aveva poco da divertirsi con quelli. Altri, con il pistolino ancora moscio o barzotto, invece, aspettavano in fila davanti a lei.
Il primo che arrivò alla mia postazione era un signore piuttosto anzianotto. Aveva il cazzo che gli stava scoppiando.
Disse solo: “Sei tuo lo sborratoio?”.
“Sì”, pigolai io.
“Apri la bocca e tira fuori la lingua, allora, ci voglio sborrare sopra”, disse e, appena lo disse, mentre io, velocemente feci come mi aveva chiesto, svuotò le sue palle sulla mia lingua.
Subito dopo si voltò e uscì dalla porta alle sue spalle.
Nel frattempo, la cinquantacinquenne stava urlando come una cagna. Qualcuno glielo stava ficcando nel culo senza pietà.
Lina, che non riusciva più a starci dietro solo con la bocca, aveva preso a segarne due mentre pompava un terzo.
Continuavano ad arrivare uomini. Si presentavano nudi alla porta.
Il secondo che mi capitò era un ragazzo. Aveva le palle gonfie. Le vuotò in attimo sulla mia faccia. Quello dietro mi ficcò il cazzo duro e violaceo fino all’ugola e scaricò nella mia gola gridandomi “puttana”.
Quello dopo ancora, un quarantenne brizzolato, mi chiese di aprire la bocca. Mi tappò il naso con due dita e mi sborrò in bocca. Quando si assicurò che non ne usciva più nemmeno una goccia, si pulì la cappella sulle mie labbra e mi disse: “Fammi vedere se l’ha mandata giù”.
Apersi la bocca. Vuota.
“Brava, troia”, disse.
A quel punto, sentii suonare la campanella. Cambio.
Ci fermammo tutti. La cosa era parecchio imbarazzante, ma il gioco consisteva proprio in questo.
Gli uomini, col pisello in erezione (ad alcuni era calata bruscamente), continuavano a menarselo, attendendo la nuova estrazione.
Corremmo alle urne.
La culona aveva il culo viola, a suon di schiaffi e cinghiate. Era sorridente.
“Via”, mi fece, “verso nuove avventure”.
Sorrisi mentre infilavo la mano nell’urna.
BONDAGE, pescai.
“Qui ti voglio”, disse Lina, ridacchiando, mentre si rimetteva il rossetto.
“La mia specialità”, feci io.
Lina pescò ONLY ANAL.
Prima di andare a sistemarci nella nuova posizione, dopo esserci fatte consegnare il cerchiello dal proprietario, chiesi a Lina se sapeva che fine avesse fatto Antonello.
“È di là. Al bar. Ubriaco”.
Scossi la testa.
Un ragazzo, con il cazzo che gli stava su bello dritto senza bisogno di manipolazione, mi applicò sulla bocca una palla tenuta ferma da un elastico passato dietro la testa. Poi venni fatta distendere su un lettino, lì a d’uopo, e mi furono legate, con ganci e manette, mani e piedi. La cosa cominciava a farsi interessante. Erano in tre attorno a me. A parte questo giovane, gli atri due, tarchiati e maturi, ci sapevano fare.
Uno, quello forse più grosso, tirò fuori un frustino e mi diede una frustata sul gluteo destro. Urlai, dentro di me, perché con la palla in bocca era praticamente impossibile emettere suoni.
Subito dopo me ne rifilò un altro, sull’altro gluteo. Uno dei tre, afferrò lo spaghetto del mio perizoma e, con uno strattone, me lo levò via. Sentii un bruciore intenso ai fianchi e all’inguine. Poi sfoderò un grosso cazzo nero di gomma a forma di piramide, e cominciò a insinuarmelo tra le chiappe. A un tratto, senza preavviso, me lo spinse dentro. Aprii gli occhi a palla. Il cazzo a forma di piramide era infilato nel mio culo e loro tre mi guardavano. Uno dei tre, il più giovane, prese una cinghia e mi frustò dieci volte.
Sbrodolavo come una cagna.
“Può bastare”, fece quello più grosso.
Mi liberarono mani e piedi e mi tolsero il boccaglio.
Sempre il più grosso, a quel punto, mi ordinò di inginocchiarmi. Lo feci. Poi si avvicinò e infilò il suo grosso cazzo venoso nella mia bocca (tutto questo mentre avevo ancora il cazzo a forma di piramide nel culo), mi tappò il naso con le dita e, con l’altra mano, mentre mi scopava la bocca, mi schiaffeggiava con forza.
“Succhia seduta sul cazzo”, mi ordinava.
Sentivo il cazzo di gomma entrarmi fino in pancia, standoci seduta sopra.
Eravamo rimasti solo io e lui perché gli altri due, forse meno adusi a quella pratica, erano passati alla ragazza giovane, infilando i loro cazzi nella sua bocca.
Il tipo di fronte a me invece rilasciava le narici e le tappava ogni volta che mi spingeva il cazzo fino in gola.
“Brava puttana”, mi disse, infilandomi due dita in bocca.
Poi sparì, andando verso l’uscita, dove c’era la cinquantenne, che aveva pescato CUM GIRL.
“Aghth. Ahdght. Aght. Vacca”, sentii, un attimo dopo, dispiaciuta del fatto che non avesse svuotato nella mia bocca.
Ma ecco che la campanella suonava di nuovo.
Ci prendemmo tutti un attimo di pausa. Ordinammo da bere e ci sedemmo.
“Doppio anal due volte. Sono venuta di culo. Una cosa strepitosa”, annunciò Lina.
“Te l’avevo detto che ti saresti divertita”.
“Ma poi hanno tutti dei bei cazzi qui. Ma li scelgono a posta?”.
“E io cosa ne so”, le dissi.
“Sei bella rossa in faccia”, mi fece, sorseggiando una vodka lemon, ridendo.
Mi voltai.
“Mmmmm”, fece lei. “Interessante. Ti hanno frustata per bene”.
“Sono venuta anche io con quella piramide nel culo”, feci.
“E che fine hanno fatto le tue mutandine?”.
“Guarda”, le dissi mostrandole i lividi che avevo nell’inguine. “Quel porco me le ha strappate via come se fossero fatte di carta”.
“Ne ho un paio di nuove nella mia borsetta, di là, se vuoi”.
“Ah, ne ho anch’io”, feci. “Anzi, vado a recuperarle subito”.
Lasciai Lina. Prima di andare a prendere le mutandine mi fermai in bagno. Trovai Antonello curvo sopra il lavandino.
“Ma che sei, sbronzo?”.
“Sì. Anche se non completamente”, fece lui, quasi sorpreso di vedermi. “Mi stavo appunto sciacquando la faccia”.
“Perché te ne stai lì a bere e non ti diverti anche tu?”.
“Non mi…”, disse balbettando. “Non mi tira più, Priscilla. È questo il fatto”.
“Be’, ci sono dei rimedi… Tipo il Viagra o il Cialis…”, dissi scioccata.
“Non posso assumerli perché sono anche cardiopatico. La mia disfunzione erettile viene da lì”.
Tacqui un secondo.
“Vai in giro senza mutandine?”, disse lui, cambiando discorso. Era fortemente alterato.
“Be’, sono praticamente tutti nudi, qui”.
“Tutti, tranne me. Sono l’unico fesso”, osservò.
“Ma”, feci a quel punto. “scusa se te lo chiedo. Perché ci hai invitate qui sapendo che non avresti partecipato a ‘Pesca la Fortuna?’”.
“Perché pensavo che tutto questo mi avrebbe eccitato. Che vedendoti all’opera, mi sarei eccitato come una volta. Ma purtroppo non è più così. Devo farmene una ragione”.
Lo vidi piangere.
“Su, dai”, gli feci, per tirarlo su di morale. “Un giorno di questi chiamami, vediamo se riesco a fare il miracolo”.
“Perché non adesso”, fece lui.
“Sei ubriaco, Antonello. L’alcool peggiora la tua situazione”.
“Tu dici? Proviamo, almeno”.
“Ma come faccio con ‘Pesca la Fortuna’?”
“Puoi saltare un giro o due. Lo fanno tutte. Tra l’altro ho notato che sono arrivate anche altre tre donne”.
“D’accordo, allora”, dissi.
Mi dispiaceva proprio vederlo così. Antonello era pur sempre un amico. Una persona che mi era stata vicina nel momento del bisogno. Non potevo voltagli le spalle.
Ci appartammo in una stanzetta con grandi specchi alle pareti e al soffitto.
“Sai”, mi disse mentre si libera dei pantaloni. “Mi piaceva quando ti chiamavo troia”.
“Puoi farlo anche adesso”, gli dissi, “se la cosa ti eccita”.
Intanto cominciai a pensare a tutte le cose che gli piacevano fare. Me ne venne in mente una, mentre era davanti a me, con gli slip.
Mi inginocchiai e cominciai ad annusarglieli.
“Sì”, disse lui, “annusali bene, troia. Dopo te li ficco anche in bocca, se vuoi”.
“Mmmmm”, proferii io.
“Hanno un buon odore di maschio, vero, puttana. Annusarli bene”.
Continuai ad annusarli finché, a un certo punto, notai che il pacco si stava ingrossando.
“Funziona, allora”, dissi.
Lui restò più sbalordito di me.
“Tu sei proprio un’adoratrice del cazzo”, mi disse.
Spostai gli slip, sotto, in modo che fuoriuscissero le palle. Erano pelose e grosse come me le ricordavo. Le presi in bocca.
“Succhiami i coglioni, così, sì, da brava, troia”, disse.
Intanto la cappella cominciava a far capolino fuori dagli slip stretti.
Gli ciucciai le palle per cinque minuti. Mi dimenticai completamente di quelli per di là, di Lina, del gioco ‘Pesca la fortuna’.
A quel punto gli abbassai gli slip. Il suo uccello era già abbastanza duro. Odorava parecchio.
“Annusalo. Vacca”, mi disse.
Lo annusai. Aveva un odore intenso di qualcosa di rancido. Un odore da maschio. Puzzava di porco.
“Sei un maiale”, gli dissi.
“E tu una troia”, ripose lui.
Cominciai a segargli il cazzo mentre gli passavo la lingua attorno ai coglioni.
Gli diventò duro.
“Hai fatto il miracolo, puttana”, disse.
“Come sempre”, feci io.
“Ora apri bene la bocca che ci sborro dentro”.
Era talmente eccitato e in assenza di sesso che appariva piuttosto normale che stesse per venire subito.
“Troooooiiaaaa”, disse puntando il cazzo verso la mia bocca aperta e segandosi. “Bevi la sborraaaaa. Trooooiaaaa”, gridò.
Poi se ne venne, in quattro fiotti, inondandomi la bocca.
Deglutii.
“Sempre buona”, dissi.
“Mignotta”, ribadì lui sbattendomi il cazzo in faccia.
Subito dopo ci ricomponemmo. Lui non la finiva più di ringraziami, di elogiarmi, di dirmi che ero la migliore, che lo avevo salvato e via dicendo.
Ero felice per lui. Ma era piaciuto molto anche a me.
Dopo aver recuperato le mutandine, sono tornata a gioco ‘Pesca la Fortuna’.
C’era poca gente in realtà, adesso, e le danze si erano praticamente fermate.
“Dov’eri finita?”, mi chiese Lina, appena mi vide.
“A compiere una vera missione”, le dissi.
Aggrottò le sopracciglia. Non capì.
“Ti sei divertita?”, le chiesi.
“Moltissimo. Anche se adesso il ritmo langue”.
In quel memento sentimmo i due suoni di campana consecutivi. Il gioco era finito.
Antonello sembrava essersi ripreso. E per fortuna, dato che doveva accompagnarci a casa.
“Tutto a posto”, gli chiesi, mentre salivamo in macchina, “se vuoi guido io”.
“In realtà non ero proprio così sbronzo. Ho bevuto tre cose”.
Lina ascoltava senza parlare.
“Di’ un po’”, gli feci, “ma la storia del…”, mi fermai.
“Quella è vera. Anche se solo in parte. Ma quello di cui avevo bisogno era di ritornare ai vecchi tempi. Alle vecchie cose. Non so se mi capisci”.
“Dunque non faccio miracoli”, dissi, ridacchiando.
“Tu?”, fece Lina. “Tu al massimo fai disastri. Altro che miracoli”.
Ridemmo tutti e partimmo.
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