trans
POLTRONE E MONTA
16.04.2026 |
3.554 |
6
"Ci dava dentro talmente forte, con prepotenza, che per due, tre volte mi toccò gridare..."
Avevo ordinato un divano nuovo e stavo attendendo la consegna.Verso le dieci del mattino sentii suonare il campanello. Alzai il videocitofono e mi resi conto che erano quelli della consegna.
Gli dissi che mi trovavo al quarto piano e che per salire avrebbero potuto servirsi dell’ascensore.
Dopo una decina di minuti, erano davanti alla mia porta. Stavano trascinando il divano servendosi di un carrello.
Li feci entrare. Mi salutarono e, quello più vecchio dei due (avrà avuto sessant’anni), mi chiese, indicandolo, se quello era il divano vecchio da portare via. Gli dissi di sì e loro, dopo aver posato a terra il divano nuovo da montare, tirarono su di peso il mio vecchio divano e lo portarono fuori. Quindi scesero con l’ascensore e sparirono per un venti minuti.
Quando ritornarono io stavo cercando sistemando un po’ di cose e pulendo a terra dove si trovava il vecchio divano prima.
“Con permesso”, disse l’uomo brizzolato, ben tarchiato, seguito da un ragazzo, sui quarant’anni, alto e piuttosto robusto.
“Prego, prego, entrate”, dissi io.
“Un quarto d’ora, e il suo divano è bell’e che montato”, disse l’omone.
“Fate pure con calma”, feci io. E poi aggiunsi: “Vi va qualcosa da bere?”.
Il ragazzo fece un cenno con la testa.
“Birra, acqua, coca-cola?”, chiesi.
“Per me birra”, disse l’uomo bianco di capelli.
“Una coca-cola va bene”, rispose invece il ragazzo.
Andai a prendere le bibite mentre loro due iniziarono a darsi da fare con il montaggio.
“Eccole qua”, dissi, poggiandole sul tavolinetto.
L’uomo tarchiato prese la bottiglia e cominciò a bere a garganella.
“Cazzo, avevo proprio sete. Grazie”, fece.
Il ragazzo, invece, continuò a lavorare.
“Leggo”, continuò l’uomo, “che sulla bolla c’è scritto che il divano è in consegna a P.G. È lei suppongo”.
“Certo che sì, e chi altri sennò”, dissi, sorridendo.
“Be’, sa, uno potrebbe anche confondersi, vedendola. Potrebbe scambiarla per la moglie”.
“Lei è molto gentile”, dissi, prendendolo come un complimento.
“Allora metta una firma qua”, fece lui indicandomi dove.
Firmai e poi loro proseguirono con il montaggio.
Non ero vestita in modo granché attraente. Però indossavo dei leggings grigi attillatissimi, zoccoletti trasparenti e un top bianco. Ero truccata giusto quello che bastava per apparire decente. Ma a quanto pare avevo fatto colpo anche in quelle condizioni.
“Ecco”, disse il ragazzo che, fino a quel momento non aveva spiaccicato parola, “direi che è a posto”.
“Già fatto? Che veloci”, dissi.
“Non siamo così veloci in tutto, però, eh”, disse l’uomo ridacchiando.
“Lo spero”, feci io, assecondando la sua allusione.
“Ora non resta che provarlo”, disse il ragazzo.
“Be’, lo provo io”, dissi, andando a sedermi.
Mi accomodai e distesi le gambe.
“Davvero molto comodo”, dissi. “Perfetto”.
L’uomo tarchiato mi guardò e disse:
“Be’ bisognerebbe fare una prova più specifica, anche. Alle sollecitazioni”, guardando il ragazzo, che trattenne un sorriso.
“D’accordo”, dissi io, reggendo il gioco. “Seve qualche attrezzo specifico?”.
“Oh, sì”, disse l’uomo, “due attrezzi precisamente. Se vuole li tiriamo fuori”.
“Eh… se è necessario per testare la stabilità del divano, perché no”.
I due si guardarono. Subito dopo si slacciarono i pantaloni e li tirarono giù, insieme alle mutande, fino a metà coscia.
“Eccoli qui, signorina, gli attrezzi”, disse l’uomo maneggiando il cazzo.
Quello del ragazzo era già quasi duro. Subito si avvicinò al divano, dove ero distesa, si inginocchiò sopra di me gambe aperte e mi infilò l’uccello in bocca e cominciò a scoparmela.
Aveva un cazzo grosso e venoso, curvo, che non mi scendeva in gola, ma mi spingeva in fuori la guancia.
L’uomo tarchiato, intanto, si liberò dei pantaloni e iniziò a segarsi.
Fece lo stesso anche il ragazzo. Si tolse i pantaloni e le mutande mentre affondava il suo cazzo nella mia bocca.
Dopo cinque minuti di dentro e fuori quello più vecchio prese il comando delle operazioni e mi disse di tirarmi su, girarmi e mettermi con la pancia appoggiata alla seduta del divano.
“Ora inizia il test vero e proprio”, disse.
Subito dopo, con uno strattone, mi strappò i leggings dietro.
“La troia non porta neanche le mutandine”, disse rivolgendosi al ragazzo.
“Sì, me ne ero accorto, prima”, gli rispose lui.
Io intanto, zitta, avevo iniziato a sbrodolare di brutto.
L’uomo recuperò due profilattici dai pantaloni e se li infilarono.
Poi, a turno, iniziarono a sbattermelo dentro.
L’uomo assestava dei colpi decisi, ma poi rallentava. Mentre il ragazzo era una specie martello pneumatico. Ci dava dentro talmente forte, con prepotenza, che per due, tre volte mi toccò gridare.
“Ora proviamo lo schienale”, fece l’uomo tarchiato, e mi chiese di inginocchiarmi con la pancia appoggiata allo schienale e la testa in avanti.
Lui saltò in piedi su divano e mi infilò dentro il cazzo di nuovo.
Soliti colpi, decisi e ben assestati. Venni di culo.
Poi venne il turno del ragazzo. Il più vecchio scese, fece il giro del divano, e da dietro lo schienale mi sbatté la verga in bocca, mentre il ragazzo, ora in piedi sul divano, aveva cominciato a lavorarmi il culo senza pietà.
Cercai di gridare, ma l’uomo mi scopava la bocca con forza, e non ci riuscii.
Venni di culo un paio di volte.
Si diedero il cambio, uno davanti e uno dietro, per una ventina di minuti. Finché non mi chiesero di inginocchiarmi a terra.
“Non vorremmo sporcarle il divano nuovo, signorina”, disse l’uomo.
Quando mi girai, notarono che avevo una grossa chiazza sui leggings.
“Guarda quanto ha goduto la vacca”, disse l’uomo al ragazzo. “È tutta bagnata”.
“Voglio la sborra”, dissi io, che ormai avevo perso la testa.
Il signore robusto afferrò la sua bottiglia di birra e la vuotò.
Poi si misero entrambi ai miei lati, in piedi. Segavo e ciucciavo contemporaneamente, a turno, i due cazzi duri come l’acciaio.
Se ne venne prima il ragazzo, con tre fiotti di sborra densa, che accolsi tutti nella mia bocca − mentre con l’altra mano continuavo a segare l’uomo robusto − e gli ripulii ben bene il cazzo.
Poi fu il turno dell’uomo, che mi infilò tutto il cazzo in bocca, mi prese la testa tra le mani e, gemendo, svuotò le sue palle nella mia gola.
Ripulii anche il suo cazzo con la lingua.
“Brava troia”, disse lui. “È stato proprio un piacere consegnare questo divano. Dovrebbero essere tutte così le consegne, non pensi Gianni?”, (seppi solo in quel momento il nome di quello più giovane) chiese al ragazzo che, nel frattempo, stava bevendo la sua coca-cola.
“Dai che andiamo”, disse lui rivestendosi velocemente. “Abbiamo altre quattro consegne da fare oggi”.
L’uomo si infilò le mutande e i pantaloni.
Io stetti lì a guardarli, con i miei leggings strappati e intonsi.
“Ah”, fece l’uomo prima di uscire e raccattare i suoi quattro attrezzi. “Il costo del servizio di montaggio glielo abboniamo. Se l’è ampiamente ripagato. E comunque, come ha potuto appurare di persona, il divano ha superato brillantemente il test”.
“Ne avrà un sacco di test, ancora, da superare”, gli dissi io, ridendo.
“Immagino”, ridacchiò lui.
Poi se ne andarono senza voltarsi.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per POLTRONE E MONTA:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
