Preludio alla Nascita di Angie
Dopo un’adolescenza con dubbi sulla mia identità sessuale, pensavo di essere un bel ragazzo tranquillamente etero ma mi sbagliavo. Io, non alto (1,69m), fisico atletico (67 kg) da sportivo qual ero, viso gentile, quasi femminile, occhi verdi, capelli castano scuro un po’ lunghi, imberbe e con pochi peli sul corpo, facilmente potevo esser preso per una femmina.
Capii subito che il mio essere attraeva certi maschi e che la cosa provocava in me emozioni – tentazioni – mai provate prima. Però sì, mi sorpresi di queste emozioni nuove per me all’epoca, pensavo di aver superato i dubbi adolescenziali sulla mia identità sessuale vissuti a 12 anni.
Mi sorpresi per l’emozione che mi dava la sera camminare per le strade con fare femminile ed osservare che ciò richiamava l’attenzione di alcuni passanti che rallentando mi guardavano invitandomi dall’auto. Successe anche che i primi giorni, appena arrivato, alloggiavo in un vecchio hotel vicino a Termini, una sera mi trovai il comodino pieno di riviste porno. Evidentemente la mia presenza faceva eccitare i pensieri di qualche inserviente dell’albergo.
Dopo l’albergo avevo affittato una stanza in grande appartamento di una signora anziana. C’era un altro affittuario, un giovane un po’ trasandato e strano, spilungone dai capelli rossi. Questo tipo, forse studente fuoricorso da anni, mi veniva sempre a cercare in camera mia, parlava molto e cercava un contatto fisico. Così un giorno, facendo una specie di lotta, mi ritrovai sdraiato sul letto con lui sopra che mi teneva le braccia ai lati della testa. Mi ribellai e lo cacciai in malo modo. Non mi piaceva il tipo però io interessavo a lui.
Infine trovai un appartamentino in zona Monte Celio che condividevo con un altro ragazzo, più giovane di me, anche lui della mia città, anche lui fidanzato e che era venuto a Roma per un apprendistato in banca di 10 mesi prima di tornare a casa. Mario si chiamava. Era un bel ragazzo, più alto (1,80 m), più robusto e senz’altro più virile di me. Moro, con peluria diffusa su tutto il corpo e un po’ di barba: non si radeva tutti i giorni, come invece facevo io. I fine settimana tutti e due tornavamo alla città d’origine con le fidanzate ad aspettarci in stazione.
Lavoravamo, io e Mario, solo la mattina ed alle 3 il pomeriggio, quando io tornavo all’appartamento, lui c’era già perché la banca era lì vicino. Ognuno aveva una sua stanza, poi c’era una cucina ed un bagno. Dopo circa tre mesi che convivevamo eravamo diventati amici ed in confidenza. Mario parlava e fumava molto, mi confidava della sua vita. Io ero molto più riservato. Di solito andavo io in camera sua, giacché lui mi invitava, ci sedevamo sul letto e parlavamo e scherzavamo. Ma sempre più spesso mi accorgevo, mentre lui parlava suadente, di non ascoltarlo ed incantarmi sui suoi begli occhi grandi e scuri, sulla bocca, e poi il mio sguardo correva giù, al petto, all'addome villosi, alle gambe robuste e su quel che c’era nel mezzo. Mario, appena in casa, si metteva in pantaloncini da calcio con sotto niente e una maglietta sopra, ma in estate restava nudo sopra. Lui si deve essere accorto di questi miei sguardi.
Passò così l’inverno, la primavera ed arrivò l’estate, e faceva caldo. Sdraiati sul letto di Mario, sempre in disordine, guardavamo la TV, vestiti poco: pantaloncini da calcio e maglietta io, a torso nudo lui: successe l’inaspettato. Mi ritrovai Mario sopra di me, non seppi dir di no e fu il suo primo bacio. Il primo bacio lingua in bocca avuto da un uomo in assoluto. Li ricordo ancora i baci di Mario perché sapevano di sigarette.
Scoprii che lui etero non era ed aveva una certa esperienza. In poco tempo mi fece diventare la sua amante. Già perché io, istintivamente, assunsi tra i due il ruolo della femmina. Da adolescente mi ero sentita la femmina che soddisfaceva i maschi a scuola, ma pensavo di aver superato quei dubbi, ed invece eccoli di nuovo. A Roma nacque Angie, ma questo fu qualche anno dopo. Quando convivevo con Mario, lui era il dominante, mi trattava da femmina e mi chiamava col mio nome al femminile: Angela. Ciò mi tentava ed eccitava, però ero ancora indecisa, mi sentivo strana ed in colpa. Soprattutto il fine settimana quando mi vedevo con la fidanzata.
Ma non seppi resistere alla tentazione, divenni Angela per Mario e mi lasciai andare ai suoi voleri per i mesi che restavano prima che lui tornasse alla città natale.
Dopo l’evento del primo bacio, che mi lasciò in stato confusionale, Mario si accorse che ci stavo e quel giorno, come piaceva a lui, mi prese per la nuca, mi tirò a se e mi trovai col suo bel cazzone in bocca. Erano anni che non succhiavo un cazzo, ma il ricordo e la tentazione erano rimasti dentro di me fin dalla prima volta a 12 anni, poi dopo più niente. Ed adesso eccomi qua col cazzo di Mario in bocca che succhio inesperta ma con foga e mi bevo tutto il suo sperma.
Confusa e con vergogna, quella volta scappai in bagno e poi mi chiusi in camera. Non volevo più vedere Mario. Ma il giorno dopo, in ufficio, pensavo solo a quell’esperienza che mi tentava moltissimo. E così il pomeriggio alle 15, appena in casa, Mario che mi chiama: “Angela, vieni che ho voglia”; ed io “sì eccomi, vado prima un attimo in bagno”.
Diventò quasi un dovere soddisfare Mario il pomeriggio, di ritorno dal lavoro da lunedì a giovedì. Arrivavo, mi spogliavo e facevo quel che a lui più piaceva, ci baciavamo, lo leccavo e spompinavo. Ma ben presto volle qualcosa di più e di nuovo. “Angela, spogliati e vieni in bagno, ti devi depilare tutta. Non sopporto sentire la tua peluria”, “ma come faccio, cosa gli dico alla mia ragazza”, “cazzi tuoi, inventati qualcosa”. Quindi lametta e schiuma da barba e, dopo il trattamento e la crema, mi ritrovai con la pelle liscia dappertutto e con solo un triangolo di peli sopra il pube: che emozione, mi piacevo! Mario si occupò di depilarmi per bene la figa-anale ancora vergine.
Poi arrivò il giorno del clistere, che Mario aveva procurato e che voleva facessi ogni pomeriggio prima di andare in camera sua. Ed anche questa pratica, mai fatta prima, mi eccitò e mi piacque. Per completare l’opera Mario mi regalò un perizoma rosso che aveva fregato alla sua ragazza. Mi ritrovai così tra le sue braccia, con lui che mi carezzava e palpeggiava, mi baciava e si faceva slinguare e spompinare. Per la prima volta avevo dato libero sfogo ai miei pensieri erotici, mi sentivo femmina e mi piaceva moltissimo.
Ben presto Mario mi chiese di mettermi a pecorina sul bordo del letto, lui dietro in piedi. Sentii una, due sue dita che mi entravano dentro, lubrificavano, dilatavano; poi il suo cazzone sulla mia fighetta vergine: forzava, forzava ed infine entrò prepotentemente. Un dolore acuto e insopportabile mi fece piangere: “ahi, mi fai male, ahi”, esclamai con le lacrime agli occhi. Cercai di fuggire alla presa di Mario sdraiandomi in avanti sul letto, ma lui mi rimase dentro e, ancor più eccitato dai miei gemiti, continuò a scoparmi con foga. Il dolore persisteva, ma andava diminuendo, ed io gemevo “ahi, Mario ahi, ahi…” ma quell’ "ahi!" pian piano divenne un “oh, sì!”. Era ciò che avevo fantasticato per anni ed ora era realtà. A questo punto Mario si fermò, mi tirò su a pecorina di nuovo, uscì col suo cazzone durissimo, sentii che osservava la mia fighetta anale ancora stretta. Lubrificò di nuovo e poi “bene Angela, bene, vieni”. E dentro di nuovo con forza e mi rifece male ma era un dolore già più sopportabile e questa volta io gridai, ”sìììììì Mario, sì!
Era fatta. Quasi tutti i giorni mi scopava, ed io in ufficio ci ripensavo ed aspettavo il pomeriggio eccitata perché mi piaceva sempre di più. Mario non volle mai vedere il mio cazzo -che a quei tempi era ancora bello grosso-, e nemmeno che mi toccassi in sua presenza. Così ero costretta a masturbarmi in camera mia.
Ma ero pur sempre bisex allora. Così se non avevo voglia di Mario, semplicemente il pomeriggio non tornavo a casa. Avevo anche qualche amica, però mai la portai a casa, non sapevo come avrebbe reagito il mio amante.
Poi Mario si stancò delle scopate pomeridiane, volle uscire con me in tarda serata. Eravamo senza auto, usavamo i mezzi pubblici e poi passeggiavamo per le vie del centro di Roma ed a Mario piaceva tenere una mano sulla mia nuca, all’inizio mi dava noia poi ci feci l’abitudine: anche questo dettaglio mi faceva sentire femmina, e più sua. Mario era spesso eccitato e quando cominciava a sussurrarmi nell’orecchio “ho voglia”, voleva dire che voleva che lo spompinassi subito in qualsiasi luogo ci trovavamo: poteva essere l’androne di un palazzo ottocentesco dal portone lasciato aperto, oppure dietro un cespuglio in un parco, o al cinema. Al cinema fu per me particolarmente eccitante. Ricordo che da ragazzo ci andavo con la mia ragazza, ci sedevamo nelle ultime file e lì ci toccavamo. Ed ecco adesso che la ragazza ero io.
Seduti nelle ultime file, Mario si metteva la giacca sulle gambe, gli tiravo fuori il cazzo (adoro l’odore che resta sulla mano dopo aver maneggiato un cazzo costretto nei pantaloni). Quando ce l’aveva duro, incurante dei vicini, mi tirava giù, mi metteva la giacca sulla testa e si faceva spompinare fino a venirmi in bocca. Poi soddisfatto diceva: “che palle questo film, andiamocene”. Io emozionata per l’avventura mi divertivo a incrociare gli sguardi dei vicini di fila quando chiedevamo permesso per uscire. Poi Mario scoprì un cinema porno e lì davamo spettacolo, io lo spompinavo e d’intorno vari guardoni si masturbavano. Mi portò anche nel bagno del cinema porno e mi volle scopare lì davanti a tutti.
Non mi opponevo ai desideri di Mario, a Roma nessuno mi conosceva e cedevo in libertà alle mie tentazioni. Mario era contento di me e mi faceva i complimenti: “te mi sembri più donna che uomo, hai un bel fisico dalla pelle liscia, e ti piace spompinare e farti scopare”; “forse hai ragione Mario, mi piace essere la tua femmina, ma non sono sicura, mi piacciono anche le ragazze e sai che sono fidanzato. Non ho idea di come andrà a finire questa storia mia”; e Mario “secondo me sei più femmina che maschio, e vedrai che anche la tua ragazza se ne accorgerà, vedrai arriverà il momento che dovrai scegliere tra essere Angelo o Angela”. Sapevo che aveva ragione e queste sue parole mi eccitavano e preoccupavano al tempo stesso.
Continuammo la nostra relazione fino a novembre quando lui tornò a casa per lavorare in banca. Di solito il fine settimana non tornavamo alla città natale assieme: lui viaggiava il venerdì mattina e tornava a Roma il lunedì mattina, io il venerdì sera e tornavo la domenica notte. Ma una volta in settembre, quando ci divertivamo sempre più spesso a fare sesso nei posti più impensati, Mario volle viaggiare in treno con me. Sedevamo nello stesso scompartimento e lui mi sussurra “ho voglia, vai in bagno”. Obbediente vado in bagno, non chiudo la porta a chiave e mi siedo sulla tazza. Arriva Mario col cazzo già duro, però prima mi fa alzare, mi bacia a lungo e poi mi fa sedere e si fa spompinare. Poi smette, “alzati, girati e tira giù i pantaloni, dai”; ma quella volta seppi resistere “no Mario, qui no, vieni fatti succhiare che mi piace tanto”. Lo feci venire e si calmò.
Infine la nostra storia terminò quando lui tornò alla città natale ed io restai a Roma. Non ci siamo più rivisti, ne cercati. Meglio così. Da sola a Roma avevo l’appartamentino tutto per me, ed Angela mi restò chiusa dentro.
Tornai ad essere maschietto, più o meno. Infatti, come da sempre, attratto dalla particolare femminilità di trav e trans, guidavo la notte (avevo comprato un’automobile) per andare a vederli. Cominciai a frequentarli ed infine conobbi Samantha, una affettuosa e splendida trav che mi fece diventare Angie: fu lei a darmi questo nome, fu un battesimo.
Continua nel mio racconto “La Nascita di Angie”.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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