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Storia della mia vita 27


di Moltoesigente1
27.05.2024    |    1.966    |    1 9.0
"Per gran parte del tempo rimasi sotto di lei con le gambe sollevate, mentre tenevo dentro il suo magnifico cazzo di marmo..."
Continuazione da STORIA DELLA MIA VITA 26

CAPITOLO 27 - GLI ANNI FELICI DI UNO SCHIAVO INNAMORATO

Passammo tutto il fine settimana a giocare e a fare l’amore. Ed era molto diverso da prima, perché ora entrambi eravamo sicuri di essere innamorati l’uno dell’altro.

Subito mi condusse in camera da letto, mi spogliò nudo e mi legò le caviglie e le mani dietro la schiena.

Mi mise alla pecorina e mi penetrò con il grosso cazzo che aveva già usato al mare. Il mio culo non era ancora abituato a quel calibro e mi fece un po’ male, ma adoravo Ingrid quando mi faceva male.

Poi, dopo avermi bendato, mi condusse nella stanzetta attrezzata, che aveva tutte le pareti a specchio. Feci un po’ fatica, sia perché avevo le caviglie legate, sia perché il grosso cazzo nel culo mi rendeva i movimenti difficili, anche se le sensazioni che mi dava erano a metà fra il dolore e il godimento, mentre ero costretto a saltellare verso la stanza.

Qui mi slegò i polsi da dietro la schiena e li legò di nuovo sopra la mia testa agganciandoli alla catena che pendeva dall’anello del soffitto; poi tirò la catena sollevandomi da terra fin quasi al punto da farmi toccare il pavimento con le sole punte dei piedi. Mi tolse la benda, perché mi potessi vedere negli specchi appeso e potessi vedere lei, bellissima, con il body nero molto sgambato, le autoreggenti e i tacchi alti.

Passò un po’ di tempo a scegliere la frusta; una nuova, diversa da quelle che usava prima, mentre io penzolavo dal soffitto con le caviglie legate e, a tratti, stringevo l’ano intorno al grosso membro che mi penetrava. La mia erezione era già piuttosto importante.

Poi cominciò a frustarmi. Lo fece con parecchio vigore e mi faceva veramente tanto male. Implorai più volte pietà piangendo e supplicando. Ma le frustate arrivavano ancora più forti sul mio culetto. Qualcuna sulle cosce. Credo fossero quindici o forse di più.

Fu un supplizio, ma ero incredibilmente eccitato con il cazzo ritto e duro, già tutto bagnato del mio stesso liquido. Ingrid allo specchio era stupenda mentre brandiva la frusta che si stava per abbattere sul mio culo. Sembrava una vera regina che stava infliggendo il giusto castigo allo schiavo da punire.

Passai molto tempo in ginocchio ai suoi piedi o prostrato a terra, mentre mi teneva il guinzaglio al collo. Stavamo sempre nudi, ma lei non si era mai tolta le autoreggenti e i tacchi alti e mi faceva impazzire.

Facemmo l’amore tantissime volte in vari posti della casa: sul divano, in mansarda, sul tappeto….. e in tutte le posizioni: alla pecorina, alla missionaria, sdraiati su un fianco, a cavalcioni su di lei con il suo cazzo tutto dentro di me; persino in piedi in cucina con la mia fronte appoggiata sulle piastrelle e il culo sporto all’indietro, mentre lei, alle mie spalle, mi inculava tenendomi i fianchi.

Vedendo le strisce rosse della frusta sulla mia pelle tenera Ingrid si eccitava tantissimo e mi prendeva subito, incurante di dove fossimo.

Il grosso cazzo inserito nel mio culo mentre Ingrid mi frustava aveva reso molto elastico il mio ano e la penetrazione era diventata ancora più facile, come penetrare la vagina bagnata di una donna eccitata. Non era da meno la mia bocca, che Ingrid usava a suo piacimento in alternativa al mio culo.

La voglia di sesso era impetuosa per entrambi e non ci stancavamo mai. Era incredibile: dopo una venuta, bastavano venti o trenta minuti per tornare a essere arrapati come prima.

Alla fine avevamo bagnato di sperma ogni angolo della casa, anche se una parte del suo lo avevo ingoiato con i pompini oppure era rimasto nel mio ano dopo i suoi orgasmi dentro di me.

Anche in questo caso, però, molto sperma mi colava fuori e scendeva lungo le cosce; di conseguenza, essendo nudo, un po’ di sperma finiva sul tappeto, sul divano e sul pavimento. Era tutto talmente eccitante che persino il forte bruciore nel culo per le frustate ricevute era quasi sparito.

La notte fu meravigliosa. Per gran parte del tempo rimasi sotto di lei con le gambe sollevate, mentre tenevo dentro il suo magnifico cazzo di marmo.

Era la posizione che lei preferiva, perché mi possedeva totalmente in modo dolcissimo come se fossi la sua ragazza.

Continuavamo a baciarci con passione: interminabili bocca a bocca, mentre con movimenti armoniosi dei reni Ingrid mi faceva provare l’intenso piacere della penetrazione completa dentro al mio culo. Avevo il suo cazzo praticamente tutto affondato nel mio corpo e la sua lingua nella mia bocca mentre mi baciava con voluttà.

Poi ci fermavamo e io, guardandola con amore, le dicevo:
“Ti amo…. sono pazzo di te…. ti amo tanto….”
E mi rispondeva con un sussurro:
“Anche io ti amo da morire. Ti voglio tutto per me.”

Non era come con Eleonora. A lei dicevo “Ti amo” solo perché si eccitava ancora di più e veniva quasi subito. Con Ingrid, invece, era tutto diverso. Era un sentimento vero e le parole d’amore mi sgorgavano direttamente dal cuore.

Quando sentii che stava arrivando l’orgasmo più dolce e più tenero che avessi mai provato, mi lasciai andare:
“Ingrid….. mi fai venire….. aahhh…. vengo….. Ingrid….ti amo…. ti adoro…. Oooohhhh….. quanto ti adoro……..”

Accelerò i colpi di reni nel mio culo.
“Anche io sto venendo……. aahhhh…..Ti amo anch’io tantissimo….… aaaahhhh vengo..…..”

Un momento splendido: mentre godevo, sentivo il cazzo di Ingrid che si svuotava di nuovo dentro di me. Avevamo avuto un meraviglioso orgasmo contemporaneamente.

Ci addormentammo stretti l’uno all’altra. Era stupendo stare così, abbracciati sotto le coperte, come due innamorati persi.

Sentivo uno slancio totale verso Ingrid. Avrei fatto qualsiasi cosa per lei. Non desideravo altro che annullarmi completamente in lei, fare tutto quello che avesse voluto e subire tutti i supplizi che avesse deciso di infliggermi, dicendole “Ti amo” continuamente fra i lamenti e i gemiti di dolore per le torture con cui esercitava il suo dominio su di me.

Avevo finalmente trovato la mia casa e la persona che mi rendeva felice. E la mia felicità non era solo la straordinaria sintonia e attrazione sessuale che avevo trovato in Ingrid, ma anche l’immenso piacere di essere proprietà di qualcuno che adoravo nel profondo e che non avrei potuto lasciare mai più.

Ero anche molto determinato a tenere Ingrid legata a me. E qui sapevo che la partita diventava difficile. Avrei dovuto mantenermi sempre interessante ai suoi occhi per vincere le minacce rappresentate dal gusto della novità che altri uomini avrebbero potuto rappresentare per lei.

Sarebbe stata una lotta senza fine da combattere quotidianamente, per tenerla conquistata, ma ero assolutamente deciso a combatterla, perché la mia adorazione per lei era diventata veramente sconfinata.

La coppia che avevamo formato era fissa e senza deviazioni. Io non avrei mai potuto farmi toccare da nessun altra, in nessuna occasione. Neppure se Ingrid fosse stata lontana. La mia lealtà era radicata interiormente e non sentivo alcun bisogno di qualcosa d’altro. Lei non mostrava di essere gelosa, probabilmente perché era consapevole della mia assoluta e convinta fedeltà.

Ma era così anche per lei. A causa del suo lavoro, era continuamente a contatto con moltissime persone sempre nuove.

Tuttavia, nonostante fosse continuamente oggetto di grandissimo interesse da parte di tutti gli uomini (e spesso anche di donne: non era affatto infrequente che qualche bella signora fosse attratta da lei), pochi cercavano di corteggiarla, perché il suo atteggiamento, pur gentile e affabile, era sempre estremamente professionale e molto rigoroso nei rapporti sociali e interpersonali.

La sua classe scoraggiava qualunque approccio che non fosse corretto e persino deferente nei suoi confronti, anche da parte di uomini ricchi e potenti. Quelli che tentavano un inizio di corteggiamento erano poi costretti rapidamente a desistere, perché lei non lasciava alcuno spazio su questo fronte, pur comportandosi sempre con cortesia.

Indubbiamente era una donna estremamente diversa da Ramona. Anche quando eravamo in vacanza al mare o in montagna (non andammo più nel campeggio per transessuali del nostro primo incontro), non si lasciava coinvolgere da nessuno.

Era molto appagata da me e la cosa mi riempiva di felicità e di orgoglio. D’altra parte, io stesso cercavo comunque di mantenere sempre vivo, per quanto possibile, il suo interesse per me. Per quanto mi riguardava, poi, nessuno osava importunarmi, perché era chiaro a tutti che ero sua proprietà.

Seguirà: CAPITOLO 28 - LA TRAGEDIA PIU’ GRANDE

Titolo: STORIA DELLA MIA VITA 28
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