trio
21/04 camionisti
Ilprete20
22.04.2026 |
121 |
11
"Mentre tornavo verso l'auto di mio marito, con il sapore di quegli sconosciuti ancora sulle labbra, sapevo che quella non era stata solo una notte di sesso, ma l'inizio di una nuova, torbida..."
La nostra auto, parcheggiata nell'ombra di una fila di giganti d'acciaio. Mio marito mi guardò, un misto di sfida e devozione negli occhi, poi fece un cenno verso il primo camion della fila. "Ti aspettano," sussurrò, lasciandomi una carezza che sapeva di addio e di possesso allo stesso tempo. Scesi dall'auto, sentendo il freddo della notte sulla pelle nuda sotto il cappotto lungo, mentre lui restava lì, a osservarmi mentre mi avvicinavo alla cabina illuminata da una luce soffusa... il tempo di bussare è Venni accolta da mani grandi e callose, ma incredibilmente delicate. Il primo camionista mi aiutò a salire, avvolgendomi in un profumo di caffè in cabina...il primo camionista, un uomo maturissimo dalle spalle larghe come la cabina stessa, mi accolse senza dire una parola. L'inizio fu un gioco di sguardi baci e tocchi leggeri, quasi sussurrati. Mi trattava come un tesoro prezioso, esplorando ogni centimetro della mia pelle con una lentezza che mi faceva impazzire.Mi prese il viso tra le mani giganti, iniziando a baciarmi con una fame che mi fece mancare il respiro. Le sue mani iniziarono a esplorare sotto i miei vestiti, non più con dolcezza, ma con la sicurezza di chi sa esattamente cosa vuole prendersi. Mi fece sedere sul bordo del sedile, poi si inginocchiò tra le mie gambe, aprendole con forza e iniziando a onorarmi con una passione erotica che mi fece inarcare la schiena.... e che lingua dio mio
Ma la dolcezza era solo la miccia. Quando il desiderio iniziò a farsi insopportabile, lui afferrò il telefono... Poche parole secche, un codice tra colleghi, e pochi istanti dopo la porta della cabina si aprì di nuovo..un secondo uomo, ancora più massiccio, salì la cabina, improvvisamente piccola, sembrava scoppiare per la tensione erotica.
Guarda cosa ti ho portato," disse il primo, mentre il collega mi squadrava con occhi carichi... Il secondo uomo portò con sé un'energia nuova, travolgente. In quel momento, la dinamica cambiò: Le loro lingue si intrecciavano alla mia a turno, o cercavano spazio contemporaneamente, riempiendomi la bocca
non ero più solo una donna da corteggiare, ma il centro di un uragano di sensi. Mi fecero inginocchiare a loro tra i 2 sedili neanche il tempo di dire 2 parole stavo già a bocca piena per circa 10 minuti per poi sdraiare sul lettino posteriore, mentre le loro attenzioni diventavano sempre più audaci e pretenziose...
Senza cerimonie, mi trascinarono sul lettino dietro i sedili. Fu lì che il gioco cambiò ritmo. Usarono le cinghie di fissaggio del carico, quelle robuste e ruvide, per legarmi le caviglie ai montanti della cabina. Mi ritrovai con le **gambe spalancate**, completamente indifesa e offerta alla loro vista. Iniziarono a prendermi a turno, e poi insieme, in un crescendo di erotismo sfrenato. Non c’era spazio per la gentilezza: era un possesso totale, fisico, quasi primordiale. Sentivo la struttura del camion vibrare a ogni loro spinta, mentre il metallo scricchiolava sotto il peso della loro foga. i loro corpi enormi possenti una schiena immensa liscia e muscolosa di kilometri macinati e bistecche mangiate e donne scopate... Mentre uno mi riempiva con forza, l'altro mi dominava dall'alto, costringendomi a baci carichi di desiderio.
Era un ritmo sfrenato, una danza di corpi che scuoteva l'intera cabina.Ogni mio sussulto diventava un urlo che lacerava il silenzio della notte. Gridavo il loro piacere, gridavo la mia sottomissione, consapevole che ogni mia vibrazione arrivava dritta alle orecchie di mio marito, fermo lì sotto...
Mi sentivo usata, desiderata e finalmente libera da ogni tabù. Nn potevo dire di no nn avevo capito chi stava chiamando
Ero lì, legata e preda di due sconosciuti, mentre le corna che stavo mettendo al mio uomo diventavano un marchio indelebile impresso nella mia carne....
Dopo il tempo passato sul lettino, mi trascinarono sul sedile del passeggero. Lo spazio era stretto, quasi soffocante, il che rendeva tutto ancora più eccitante. Mi ritrovai schiacciata tra i loro petti massicci, un sandwich di pelle calda grasso e muscoli tesi. Le loro lingue si intrecciavano alla mia a turno, o cercavano spazio contemporaneamente, riempiendomi la bocca mentre i loro respiri pesanti diventavano l'unica colonna sonora della notte.
Fu lì che provai la **doppia**: una sensazione mai sperimentata prima, un riempimento totale che mi faceva sentire quasi mancare l'aria. I loro membri, così grossi e imponenti, mettevano a dura prova il mio corpo, provocandomi quei dolori acuti e deliziosi che solo una passione così estrema può dare. Le mie gambe, ormai prive di forza, tremavano in modo incontrollato, incapaci di reggere il ritmo di quel possesso simultaneo che mi stava portando oltre ogni confine. La danza di piacere selvaggio che sembrava non voler finire mai, mentre le mie grida continuavano a scuotere le lamiere di quel gigante d'acciaio... Arrivò il momento dell'apice. Un’esplosione coordinata, selvaggia, che mi lasciò sfinita. Sentii il calore della loro **crema buonissima** invadermi e sporcarmi, un dono caldo che segnava la fine di quella battaglia erotica. Ero ridotta a un ammasso di brividi, con la testa che girava e il cuore che martellava contro le costole.
Il primo a scendere fu l’amico, scomparendo nel buio del piazzale per tornare al suo mezzo. Poi toccò a me. Quando aprii la portiera, le mie gambe cedettero quasi, costringendomi a reggetmi alla maniglia. Mio marito era ancora lì sotto, una sagoma silenziosa nell'auto, testimone muto del mio totale stravolgimento.
Prima di scendere del tutto, mi voltai verso il padrone di casa, quel camionista vecchietto che mi aveva accolta per primo. C’era una scintilla diversa nei suoi occhi.
Ci scambiammo i numeri di telefono con un sorriso d'intesa, mentre lui mi accarezzava la guancia ancora arrossata.
Tra poche settimane è il mio compleanno, mi sussurrò all'orecchio, "e voglio che il mio regalo sia tu."
Scesi dal camion barcollando, sentendo ancora il peso e il calore di quegli uomini dentro e fuori di me. Salutai con la mano, un gesto lento che prometteva molto più di un arrivederci. Mentre tornavo verso l'auto di mio marito, con il sapore di quegli sconosciuti ancora sulle labbra, sapevo che quella non era stata solo una notte di sesso, ma l'inizio di una nuova, torbida abitudine. Il prossimo appuntamento era già fissato, e l'attesa sarebbe stata essa stessa un tormento erotico.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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