trio
La ragazza alla pari
07.07.2025 |
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"Elisa si contorceva, persa, la schiena che si inarcava, le gambe che ci stringevano..."
Non era la prima volta che io e Marta giocavamo col limite, ma stavolta sapevamo entrambi che il fuoco che stavamo accendendo avrebbe bruciato tutto. Elisa non era solo una ragazza alla pari: era la tentazione fatta carne. Ventidue anni, un corpo minuto e pieno dove serviva, occhi neri che non ti guardavano mai davvero in faccia, perché preferiva lasciarti addosso la voglia di scoprire cosa pensasse. Quando varcò la soglia di casa nostra, carica di valigie e di quell'aria da brava ragazza fuori sede, capii che avevamo appena aperto una porta che non saremmo più stati capaci di richiudere.Indossava jeans così stretti che sembrava ci fosse voluta una preghiera per riuscire a chiuderli, e una maglietta bianca che lasciava intravedere il reggiseno scuro e i capezzoli tesi. Sudava leggermente: un misto di caldo e tensione, forse. O forse era eccitazione. L’odore della sua pelle giovane si mischiava al sapone fresco e al profumo già familiare di Marta che impregnava la casa. E l’aria era già satura di qualcosa che non era solo accoglienza.
Marta, trentotto anni e tutta la bellezza di una donna che sa esattamente cosa vuole, la guidò nella stanza. Io le seguivo con lo sguardo, fissandomi su come le mani di Elisa stringevano le cinghie della borsa, sulle curve strette nei jeans, su quella camminata incerta e sensuale insieme. E Marta lo sapeva. Lo vedevo nei suoi occhi quando si voltava verso di me, un lampo malizioso, un “te la sto servendo su un piatto d’argento” che non aveva bisogno di parole.
“Ti piace la stanza?” chiese Marta, la voce più morbida, più bassa del solito, carica di quel tono che riservava alle serate in cui sapeva che saremmo finiti a scoparci senza fiato.
“Sì… è davvero bella…” rispose Elisa, e il modo in cui arrossì, il modo in cui si passò la lingua sulle labbra, fu come uno schiaffo al mio autocontrollo.
La cena fu una recita lenta e sporca. Ogni parola, ogni gesto, era carico di un doppio senso che ci faceva sudare sotto la pelle. Elisa accavallava le gambe sotto il tavolo, e io immaginavo cosa avrei trovato se solo avessi infilato la mano tra quelle cosce. Marta la fissava quando beveva, quando rideva, quando si toccava i capelli. E io vedevo tutto, e mi facevo bastare quei dettagli per farmi pulsare il cazzo sotto il tavolo.
“È strano sentirmi così a mio agio con voi…” disse Elisa, giocando con il bordo del bicchiere, lo sguardo basso, ma il tono che tradiva un invito.
“Forse non siamo così diversi da quello che cerchi,” rispose Marta, un sorriso che era già promessa.
Dopo cena ci spostammo sul divano. Elisa si sistemò tra noi, la vestaglia leggera che aveva preso per coprirsi le scivolava sulla spalla, lasciando nudo quel pezzo di pelle che bruciava sotto i nostri sguardi. Le sue gambe erano piegate sotto di sé, ma ogni tanto si scioglievano, si allungavano, e io sentivo l’odore del suo corpo, del suo desiderio che già iniziava a inondare la stanza.
“Ti stai divertendo?” chiese Marta, chinandosi verso di lei, sfiorandole la guancia con le labbra senza baciarla davvero.
“Sì…” rispose Elisa, il fiato corto. “Molto.”
Io mi avvicinai appena, abbastanza da sentirle il calore della pelle. “Attenta, piccola... in questa casa il divertimento può diventare pericoloso…”
Lei mi guardò, quegli occhi scuri che brillavano nella penombra. “Forse è quello che voglio.”
E in quel momento capii che era solo questione di tempo prima che tutto crollasse. Prima che ci trovassimo nudi, addosso l’uno all’altra, senza più finzioni, senza più scuse.
I giorni seguenti furono un gioco lento, una danza in cui nessuno di noi osava ancora toccare davvero, ma tutti sapevamo dove volevamo arrivare. Elisa si muoveva per casa come se sapesse di essere desiderata. E giocava. Quegli shorts minuscoli, le canottiere senza reggiseno, i piedi nudi sul parquet che facevano eco nelle mie fantasie. Si chinava a prendere una tazza, e io fissavo il bordo dei jeans che scopriva l’inizio delle natiche. Si allungava a prendere un piatto e la maglietta saliva quel tanto da lasciarmi intravedere la pelle liscia del fianco. Ogni gesto sembrava studiato per farmi impazzire. E ci riusciva.
Marta la osservava senza nemmeno fingere più. La seguiva con gli occhi quando si passava la lingua sulle labbra, quando rideva, quando accavallava le gambe e la stoffa saliva a scoprire sempre un po’ di più. E io vedevo Marta, e vedevo Elisa che se ne accorgeva. E tutto diventava un gioco sporco e bellissimo.
Una sera, tornando a casa, la trovai sul divano. La vestaglia leggera presa da Marta le scivolava dalla spalla, lasciando nudo il collo, il petto che si sollevava a ogni respiro. Le cosce nude piegate sotto di sé. Un libro finto abbandonato sulle gambe. E lo sguardo che cercava il mio appena entrai.
“Giornata pesante?” disse, la voce bassa, morbida, come se mi stesse già spogliando con gli occhi.
“Abbastanza…” risposi, sedendomi accanto a lei, abbastanza vicino da sentire il calore del suo corpo.
“Lascia fare a me…” sussurrò, e le mani piccole e calde iniziarono a massaggiarmi le spalle, le dita che premevano sui muscoli tesi, che scivolavano sotto il colletto della camicia, che cercavano la pelle. Ogni tocco era un invito. Ogni sfioramento una promessa.
“Così non giochi pulito…” dissi, la voce spezzata, il cazzo già duro solo per quel tocco.
“Forse non voglio giocare pulito,” rispose, le labbra a un soffio dal mio orecchio, il respiro che mi accendeva la pelle.
In quel momento entrò Marta. La gonna nera che le scopriva le cosce, il rossetto che sembrava appena le avesse succhiato l’anima a qualcuno. Si fermò un attimo a guardarci, e il sorriso le piegò le labbra. “Disturbo?”
“Stiamo solo… rilassandoci…” disse Elisa, senza allontanarsi, senza smettere di farmi tremare con le dita.
Marta si sedette accanto a noi, una mano che si posò sulla mia coscia, l’altra che sfiorò il fianco nudo di Elisa. “Mi sembra un ottimo modo per concludere la giornata.”
Restammo così, fermi solo in apparenza, i corpi che si cercavano sotto la superficie. Marta passava le dita lungo la linea della vestaglia di Elisa, la spostava piano, come per sistemarla, ma in realtà scopriva sempre più pelle. Elisa tremava appena, il petto che si sollevava più rapido. Io sentivo ogni nervo in tensione, pronto a cedere.
“Non vi state prendendo gioco di me, vero?” dissi, la voce rotta dalla voglia.
“Forse sì,” rispose Marta, le dita che scivolarono sulle mie, che mi guidarono a toccare la pelle calda di Elisa. “O forse ci stiamo prendendo quello che vogliamo.”
Elisa si voltò verso di me, lo sguardo che bruciava. “E tu? Cosa vuoi, davvero?”
La risposta ce l’avevamo già scritta addosso. Bastava un respiro in più per far crollare tutto.
Era diventato impossibile distinguere il gioco dalla realtà. Bastava un gesto, un respiro, uno sguardo di troppo per incendiare l’aria. Bastava Elisa, lì in mezzo a noi, col suo corpo giovane e teso che sembrava implorare di essere preso. E noi eravamo pronti a farlo.
Quella sera il pretesto fu un film che nessuno guardava davvero. Le luci basse, la città fuori cancellata dal silenzio, e noi tre sul divano. Elisa al centro, le gambe piegate sotto di sé, la vestaglia leggera che le scivolava dalla spalla nuda, la pelle calda che ci chiamava come una preghiera sporca. Io sentivo il profumo della sua pelle, del suo desiderio, mischiato al nostro. Marta non diceva niente, ma ogni suo sguardo su Elisa era già una carezza.
“Fa caldo qui…” mormorò Elisa, passandosi una mano tra i capelli. La vestaglia scivolò ancora un po’, lasciando nudo un pezzo di seno.
“Forse siamo noi il problema…” disse Marta, il sorriso storto, gli occhi che bruciavano.
“Forse è proprio il problema che mi piace…” rispose Elisa, e la voce era già un invito.
Non servì altro. Marta si chinò e le prese le labbra in un bacio lento, carico, le lingue che si cercavano appena, ma bastò. Bastò a farci capire che era finita l’attesa. Elisa si abbandonò a quel bacio come se lo aspettasse da sempre. Io li guardavo, il cuore che martellava, il cazzo che pulsava nei pantaloni.
“Vi piace farmi impazzire, eh?” dissi, la voce bassa, spezzata.
“E a te piace guardarci, vero?” mormorò Elisa, staccandosi appena dalle labbra di Marta, il fiato caldo che mi sfiorava.
“Mi piace… ma mi piace ancora di più toccarvi.”
“Allora fallo,” disse, e il modo in cui lo disse mi fece tremare.
Le mie mani le trovarono le cosce, calde, lisce, il tremito della sua pelle sotto le dita. Marta le baciava il collo, il seno, la mordeva piano, le dita che già le stuzzicavano la pelle nuda. Elisa gemeva piano, si offriva, il corpo che si muoveva appena verso di noi, come se non bastasse mai.
“Guardala… Dio, guardala come ci cerca…” ansimò Marta, una mano che guidò la mia più su, sul fianco, poi verso l’interno coscia, verso quel calore che ci chiamava.
Elisa si lasciò sfuggire un gemito, le mani nei miei capelli, che mi tiravano a sé, le labbra che cercavano le mie. “Non fermarti… vi voglio… vi voglio adesso…”
La seta della vestaglia finì sul pavimento, un velo in meno, e il corpo di Elisa era lì, nudo, un invito, una promessa. Le gambe si aprivano appena, le labbra umide, gonfie di desiderio. E noi eravamo già suoi, prima ancora di toccarla davvero.
Il divano non bastava più. I nostri corpi si allungarono sul tappeto, tra cuscini e vestiti sparsi, la luce soffusa che accarezzava le ombre del desiderio. Elisa era nuda tra noi, il respiro corto, il petto che si sollevava veloce, i capezzoli tesi, la pelle calda che sembrava bruciare sotto le nostre mani. Marta si chinò su di lei, le labbra che la cercavano, la lingua che le scivolava sul collo, sui seni, le dita che stringevano i fianchi, che la facevano tremare.
Elisa si offriva, gli occhi persi nei nostri, le mani che ci cercavano, che si aggrappavano alla pelle, ai capelli. “Non fermatevi… vi voglio… voglio sentirvi…”
Marta prese un capezzolo tra le labbra, lo succhiò lento, poi più forte, e il gemito di Elisa fu un suono basso, caldo, che ci attraversò. Io le accarezzavo le cosce, salivo piano, sentendo il calore del suo sesso che pulsava, bagnato, gonfio. Le dita si insinuarono tra le pieghe, scivolarono, la sentirono stringere, cercare.
“Sei uno spettacolo… sei già tutta nostra…” le sussurrai, la voce roca, il cazzo duro che premeva contro il mio ventre.
“Così… sì… Dio… continuate…” ansimava lei, il corpo che si muoveva verso le nostre mani, verso le nostre bocche.
Marta si liberò degli ultimi veli, nuda, bellissima, gli occhi accesi di desiderio. Si abbassò su Elisa, le mani che le percorrevano il corpo, le labbra che la baciavano ovunque, la lingua che scendeva lungo il ventre, che la assaggiava appena sopra il sesso, un tocco che fece fremere Elisa come una scossa.
“Guardati… guardati come ci vuoi…” mormorò Marta, le dita che si insinuavano tra le mie, che guidavano il mio tocco.
Elisa gemeva più forte, le cosce che si aprivano, che ci volevano dentro, le mani che ci tiravano più vicini. Io la sentivo bagnata, calda, pronta. Le mie dita scivolavano lente, poi più profonde, il piacere che cresceva sotto le mani, sotto le labbra. Marta la stuzzicava, la baciava, la mordicchiava, le dita che le pizzicavano i capezzoli, che la facevano urlare.
“Non riesco a fermarmi… mi fate impazzire…” ansimava Elisa, persa, il corpo che si offriva, che si apriva.
“Non fermarti… lasciati andare… voglio sentirti godere…” disse Marta, e la prese di nuovo con la bocca, con le mani, mentre io la sentivo stringersi intorno alle dita, calda, bagnata, vicina.
Quella notte i confini erano già crollati. E noi eravamo pronti a farci travolgere.
Il tappeto era il nostro campo di battaglia, e i nostri corpi intrecciati la resa. Elisa si muoveva tra noi, il respiro spezzato, la pelle calda che si incollava alla nostra, i gemiti che ci facevano tremare. Marta era su di lei, le labbra che le percorrevano il petto, i seni, la pancia, la lingua che la assaggiava, le mani che le stringevano i fianchi, che la guidavano, che la facevano aprire. Io accarezzavo le sue cosce, salivo, sentivo il calore del sesso bagnato che ci chiamava.
“Dio, guardala… guardala come ci cerca…” ansimò Marta, un sorriso sporco sulle labbra, le dita che accarezzavano Elisa, che si univano alle mie a stuzzicarla.
Elisa gemeva, le mani nei nostri capelli, le gambe che si aprivano, che ci volevano. “Non fermatevi… vi voglio dentro… voglio perdermi…”
Le mie dita la trovarono, scivolarono tra le pieghe calde, la sentirono stringere, pulsare, bagnarsi ancora. Marta la baciava sul ventre, le accarezzava il clitoride con la lingua, lenta, un tocco che la fece urlare piano, un suono che ci fece vibrare.
“Così… sì… continuate… fammi impazzire…” gemeva Elisa, il corpo che si muoveva contro di noi, che ci chiedeva di più.
Marta si prese i suoi capezzoli tra le labbra, li succhiò forte, le dita che le accarezzavano il clitoride, che lo stuzzicavano mentre io affondavo piano le dita in lei, sentendola stringere, calda, pronta. Le mani di Elisa ci graffiavano la pelle, ci tiravano a sé.
“Guardala come gode… sentila come ci vuole… più forte…” disse Marta, la voce bassa, roca, le dita che si sporcavano dei nostri umori, che si portava alla bocca, il gusto di lei sulle labbra.
Elisa si contorceva, persa, la schiena che si inarcava, le gambe che ci stringevano. “Sì… sì… sto venendo… non fermatevi… Dio…”
Il suo corpo si spezzò in un orgasmo lungo, caldo, bagnato, il piacere che la attraversava come un’ondata, i gemiti che riempivano la stanza. Le nostre mani la tenevano stretta, le nostre bocche la accarezzavano, la portavano oltre.
Restammo così, un attimo infinito, i respiri mescolati, il cuore che batteva all’unisono, la voglia che ancora bruciava sotto la pelle.
Sapevamo che non era finita. Era solo l’inizio.
Elisa tremava ancora sotto le nostre mani, il corpo scosso dai residui dell’orgasmo, ma gli occhi, quegli occhi scuri, dicevano che ne voleva ancora, che non avrebbe avuto mai abbastanza. Si sollevò appena, le mani che ci cercavano, che ci graffiavano la pelle, il petto che si schiudeva come un invito sporco.
“Prendetemi ancora… non fermatevi… voglio perdermi tra voi…” ansimò, la voce bassa, roca di voglia.
Marta la prese tra le braccia, le labbra che la coprivano di baci lenti, affamati, la lingua che la sfiorava ovunque, le mani che le accarezzavano i seni, li stringevano, li pizzicavano fino a farla fremere di nuovo. Io scivolai lungo il suo corpo, le mani che le aprivano le cosce, il calore del suo sesso che mi bruciava le dita, il profumo bagnato del suo desiderio che mi riempiva la testa.
“Dio, guardala… sei pronta, piccola… calda, bagnata per noi…” ansimai, le dita che la scoprivano di nuovo, che la sentivano pulsare, accogliere, volere.
Elisa gemeva forte, le mani che ci tiravano a sé, il corpo che si muoveva contro le nostre bocche, contro le nostre dita. “Sì… così… voglio sentirvi… voglio sentirmi vostra…”
Marta la prese con la bocca, la lingua che la assaggiava, lenta, sporca, che la faceva urlare un gemito spezzato. Io la stuzzicavo con le dita, la sentivo stringersi, bagnarsi ancora, calda, viva sotto di noi.
“Così… continua… fammi impazzire…” ansimava Elisa, le gambe che si aprivano di più, il corpo che si tendeva, che ci chiamava.
Marta si liberò dell’ultimo velo di tessuto, nuda, splendida, i capelli spettinati, gli occhi che bruciavano. Si chinò su di me, mi prese il viso tra le mani, mi baciò forte, il sapore di Elisa sulla lingua, le dita che mi guidavano contro il corpo di lei. “Voglio vederti prenderla… voglio sentirvi…”
Il mio cazzo duro premeva contro il ventre di Elisa, bagnato dei nostri umori, pulsante di voglia. Le mie mani le accarezzavano i fianchi, la guidavano, e il suo corpo si apriva, pronto a ricevermi. Elisa si mosse contro di me, un gemito lungo, caldo, che ci fece tremare. “Prendimi… voglio sentirti dentro…”
E io sapevo che era finita l’attesa. Il passo successivo era inevitabile. E non ci saremmo più fermati.
Non c’era più spazio per esitazioni. Il corpo caldo di Elisa era sotto di me, le gambe che mi stringevano, il sesso bagnato che mi succhiava dentro come se non mi volesse più lasciar andare. La guardavo negli occhi, quegli occhi scuri accesi di voglia, e capivo che ogni freno era ormai spezzato. Le mie mani le stringevano i fianchi, la guidavano, la prendevano come ci chiedeva.
“Sì… così… prendimi… fammi tua… fammi sentire quanto mi vuoi…” ansimava Elisa, le unghie che mi graffiavano la schiena, che mi incitavano a spingere più forte.
E io obbedivo, affondavo dentro di lei con colpi lenti, profondi, per sentire ogni millimetro della sua carne calda che mi avvolgeva. Marta ci guardava, nuda, bellissima, le labbra lucide dei nostri umori, gli occhi che bruciavano. Si chinò su Elisa, le prese un seno tra le mani, lo strinse, lo succhiò con forza, la lingua che le girava intorno al capezzolo duro, mentre le dita cercavano il clitoride, lo stuzzicavano, lo accarezzavano.
“Guardala… guardala come ti prende… come ti stringe… la senti? Ti vuole tutto dentro…” sussurrava Marta, la voce bassa, sporca, le dita che non le davano tregua.
Elisa gemeva, urlava piano, il corpo che si muoveva contro il mio, che mi chiedeva di più, sempre di più. “Scopami… scopami come vuoi… non fermarti… voglio sentirti venire dentro di me…”
Le mie mani le afferravano i fianchi, la prendevano con colpi più veloci, più profondi, il suono delle nostre pelli che si scontravano riempiva la stanza, insieme ai nostri gemiti, ai respiri spezzati. Il piacere montava feroce, caldo, pronto a travolgermi. Ma la volevo sentire venire su di me, la volevo sentire tremare ancora.
“Vieni… vieni per me… voglio sentirti stringermi… voglio sentirti godere…” le sussurrai, le labbra che cercavano le sue, la lingua che si intrecciava alla sua in un bacio sporco, disperato.
Marta la stuzzicava senza sosta, la lingua che le passava sul collo, sul petto, le dita che strofinavano il clitoride, che la portavano oltre. “Così… sì… vieni, piccola… lasciati andare… voglio vederti spezzarti su di lui…”
Elisa si spezzò davvero, un urlo che ci fece tremare, il corpo che si tese, che si strinse intorno al mio cazzo, il sesso che mi succhiava dentro, caldo, bagnato, vivo. E io persi il controllo, la presi ancora più forte, ancora più dentro, il piacere che esplose in un’ondata calda, violenta, che mi svuotò dentro di lei.
Ma non era finita. Marta ci spinse, ci separò appena, mi prese il viso tra le mani, mi baciò con fame, con voglia. “Non è abbastanza… voglio sentirti dentro anche io… voglio sentirmi riempire…”
Elisa si sdraiò accanto, il corpo ancora scosso dai tremiti dell’orgasmo, le mani che ci accarezzavano, che ci guidavano. Marta mi si mise sopra, prese il mio cazzo ancora duro, bagnato, lo guidò dentro di sé con un gemito basso, caldo. Si mosse lenta all’inizio, godendosi ogni centimetro che la riempiva, poi più veloce, più forte.
“Dio… sì… così… scopami… fammi tua…” gemeva Marta, i capelli che mi cadevano addosso, le unghie che mi graffiavano le spalle. Elisa ci guardava, ci accarezzava, le mani che stuzzicavano Marta, che le stringevano i seni, che le accarezzavano il clitoride mentre mi cavalcava.
“Guarda come lo prendi… come lo vuoi dentro… sei uno spettacolo…” ansimava Elisa, la voce roca di voglia.
Marta si muoveva più forte, il cazzo che la riempiva, che la sentiva stringere, succhiare dentro. “Non fermarti… sto per venire… voglio sentirmi scoppiare…”
E io la prendevo, le mani sui fianchi, la guidavo, la sentivo tremare, calda, viva. Il piacere montava di nuovo, feroce, impossibile da fermare. Marta si spezzò, un orgasmo che la fece urlare, che la fece stringere intorno a me come se volesse tenermi prigioniero. E io venni con lei, un’esplosione calda, profonda, che ci unì ancora, che ci svuotò insieme.
Restammo così, fusi, sudati, ansimanti, i cuori che battevano all’unisono, le mani che ancora ci cercavano. E sapevamo che la notte non era finita.
Il respiro caldo di Marta mi sfiorava il collo, il suo corpo ancora tremante contro il mio, la pelle bagnata del nostro sudore che si incollava. Ma i suoi occhi erano fiamme vive, e Elisa non era da meno: distesa accanto, il petto che si sollevava rapido, la pelle lucida, le cosce ancora tremanti ma già aperte, già offerte. Nei suoi occhi non c’era più vergogna, solo fame.
“Non basta…” sussurrò Elisa, la voce roca, il fiato corto. “Voglio sentirti ancora dentro… voglio sentirti spezzarmi…”
Marta sorrise, sporca, complice. Le accarezzò il viso, le prese le labbra in un bacio che era una promessa, la lingua che la cercava, che la stuzzicava, che la faceva gemere ancora. “Allora prendi tutto… prendici fino in fondo…”
Elisa si mosse sopra di me, il suo sesso caldo e bagnato che mi cercava, le mani che guidavano il mio cazzo dentro di lei, lenta, godendosi ogni secondo, ogni centimetro che la riempiva. Il gemito che le sfuggì fu un colpo dritto al cuore e più giù. Iniziò a muoversi, lenta, il culo che mi stringeva, il corpo che si piegava su di me, i seni che si offrivano alle labbra di Marta, che non perse un attimo a prenderli, a succhiarli forte, a pizzicarli.
“Cristo… così… così sì…” ansimai, le mani che le stringevano i fianchi, che la guidavano, il piacere che saliva di nuovo come un’onda calda, feroce.
Elisa gemeva, si muoveva con più forza, più fame, il suono delle nostre pelli che si scontravano riempiva la stanza, i nostri respiri, i nostri gemiti. “Più forte… scopami più forte… fammi venire su di te… voglio sentirti dentro… voglio sentirmi riempire…”
Marta la stuzzicava senza sosta, la lingua che le scivolava sul petto, sul collo, le dita che le cercavano il clitoride, che lo accarezzavano, che lo stringevano appena per farla urlare. “Vieni… vieni su di lui… voglio vederti tremare mentre ti scopa…”
E io la prendevo come ci chiedeva, le mani che la guidavano, che la stringevano, il cazzo che la riempiva, che la sentiva stringere, succhiare, bagnarsi sempre di più. Il piacere montava, feroce, impossibile da trattenere.
Elisa si spezzò su di me, il corpo che tremava, che si stringeva, che si offriva, l’urlo che ci fece vibrare entrambi. E io la seguii, il piacere che esplose caldo, profondo, che ci svuotò, che ci legò ancora di più.
Ma non era finita. Marta ci spostò appena, si mise sopra di me, prese il mio cazzo ancora duro, bagnato dei nostri umori, e lo guidò dentro di sé con un gemito basso, caldo, che mi fece tremare. Si mosse lenta all’inizio, godendosi il modo in cui la riempivo, poi più forte, più decisa.
“Dio… sì… così… fammi tua… voglio sentirti battere dentro…” gemeva Marta, il corpo che si muoveva contro di me, le mani nei miei capelli, le labbra che mi cercavano. Elisa si chinò su di lei, la baciò, le accarezzò i seni, le stuzzicò il clitoride mentre io la prendevo senza pietà, più dentro, più forte.
“Guardati come lo vuoi… come lo prendi tutta… sei uno schianto…” ansimava Elisa, la voce roca di voglia, le mani che ci incitavano, che ci stringevano.
Marta gemeva, si muoveva più forte, il cazzo che la riempiva, il piacere che la faceva tremare. “Non fermarti… fammi venire… voglio sentirmi scoppiare…”
E io la prendevo, il piacere che montava di nuovo, caldo, feroce. Marta si spezzò, un urlo lungo, il corpo che si strinse, che si offrì, che mi succhiò dentro, e io venni con lei, un’esplosione calda, profonda, che ci unì ancora.
Restammo così, un groviglio di corpi sudati, bagnati, ansimanti, le mani che ancora si cercavano, le bocche che ancora si prendevano. E sapevamo che la notte non era finita.
Il silenzio che seguì fu breve, un respiro appena, prima che il desiderio ci travolgesse di nuovo. I nostri corpi erano incollati, caldi, bagnati, incapaci di fermarsi. Elisa si stese accanto a noi, le gambe ancora tremanti, il respiro spezzato, il sesso gonfio, umido, che sembrava chiamarmi ancora. Marta aveva gli occhi accesi, il petto che si sollevava rapido, la bocca socchiusa come se avesse bisogno di un altro bacio, di un altro gemito, di un altro cazzo dentro.
“Non basta…” mormorò Elisa, la voce roca, il corpo che si tendeva già verso di noi. “Voglio sentirvi ancora… voglio perdermi tra voi…”
Marta la prese tra le mani, la baciò senza più dolcezza, la lingua che la invase, che la stuzzicò, che la fece gemere subito. “Allora prendici… prendici fino a non averne più…”
Elisa si mise sopra di me, il sesso caldo e fradicio che scivolava sul mio cazzo, le mani che lo strinsero, che lo guidarono dentro con un gemito che ci fece tremare entrambi. Affondò lenta, sentendomi riempirla di nuovo, e il suo corpo si mosse come se volesse succhiarmi l’anima. Le mani che si aggrappavano alle mie spalle, i capelli scompigliati sul viso, il sudore che le colava tra i seni.
“Dio… sì… così… prendimi… scopami… fammi tua…” ansimava, le unghie che mi graffiavano, il culo che si muoveva contro di me, sempre più forte, più affamato.
Marta si chinò su di lei, le prese i seni tra le mani, li succhiò, li stuzzicò, le dita che le cercavano il clitoride, che lo accarezzavano con tocchi sporchi, decisi. “Guardala come ti vuole… come ti prende tutta dentro… Dio, sei splendida così…”
Il suono delle nostre pelli che si scontravano riempiva la stanza, insieme ai gemiti, ai respiri spezzati, al piacere che montava senza pietà. Io la guidavo, le mani che le stringevano i fianchi, che la facevano scendere più forte, più dentro, sentendola stringermi, succhiarmi, bagnarsi ancora.
“Non fermarti… voglio venire su di te… voglio sentirmi scoppiare mentre mi riempi…” urlava Elisa, persa, il corpo che si muoveva contro il mio, che mi chiedeva tutto.
E io glielo davo. La prendevo come voleva, come ci voleva, il cazzo che la riempiva, il piacere che mi montava, caldo, feroce. Marta la stuzzicava, le dita che non le davano tregua, le labbra che la baciavano ovunque.
Elisa si spezzò su di me, un orgasmo lungo, caldo, violento, il corpo che tremava, che mi stringeva, che mi succhiava dentro. E io venni con lei, un’ondata calda, profonda, che ci svuotò, che ci unì ancora di più.
Ma la notte non era finita. Marta ci spinse appena, si mise a quattro zampe, il culo alto, il sesso bagnato che si apriva per me. “Ora voglio io… voglio sentirti battere dentro… voglio sentirti spezzarmi…”
Non servivano parole. La presi da dietro, un colpo solo per affondare dentro, per sentirla calda, stretta, viva. Le mie mani le stringevano i fianchi, la prendevano forte, profondo, il suono delle nostre pelli che si scontravano ancora più forte, più sporco.
“Sì… così… Dio, così… scopami… fammi tua fino in fondo…” gemeva Marta, il corpo che si muoveva contro il mio, che mi voleva tutto.
Elisa era davanti a lei, le baciava la bocca, le accarezzava i seni, le stuzzicava il clitoride mentre io la prendevo, mentre la sentivo stringere, bagnarsi, succhiarmi dentro. “Guardala come gode… come ti vuole tutta dentro… siete uno spettacolo…”
Il piacere montava, feroce, impossibile da trattenere. Marta gemeva, urlava, il corpo che si spezzava sotto i colpi, il piacere che la faceva tremare. “Sto venendo… Dio… sto venendo… non fermarti…”
E io non mi fermavo. La prendevo fino a quando il piacere esplose, caldo, violento, che ci fece urlare insieme, che ci fece tremare, sudati, persi, uniti.
Restammo così, un groviglio di corpi stremati, le mani che si cercavano ancora, le bocche che si prendevano gli ultimi respiri. E sapevamo che quella notte ci aveva cambiati per sempre.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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