bdsm
Fuochi sottopelle
26.08.2025 |
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"Restò in ginocchio davanti a noi, il viso e i seni coperti di sborra che le colava giù fino al ventre..."
Il locale non aveva niente di elegante: tavolini di ferro storti, tovagliette di carta, birre servite in bicchieri spessi graffiati. Sul bordo di un tavolo bruciava un bastoncino d’incenso alla cannella infilato in un piattino scheggiato, e l’odore si mescolava al fritto che usciva dal chiosco vicino. La sera era calda, umida, piena di voci e risate che arrivavano dalla strada.Li vidi arrivare mano nella mano. Sergio tranquillo, jeans e camicia chiara; Tania invece con un vestitino corto color sabbia che lasciava intravedere cosce lisce, abbronzate. Si muoveva con leggerezza, ma bastava un’occhiata per capire che sotto non portava niente. Era già parte del gioco, e il modo in cui si sedette davanti a me, incrociando le gambe con malizia, lo confermava.
“Andrea?” chiese Sergio, stringendomi la mano. “Sì” risposi. Non servivano presentazioni: ci fu subito intesa.
Tania prese la parola con naturalezza, la cannuccia tra le labbra. “Mi piace quando non decido io. Quando qualcuno mi prende e mi dice cosa fare. L’anale mi eccita, anche spinto. E sogno da tempo di avervi entrambi, dentro e sopra di me. Non uno o l’altro, tutti e due insieme.”
Sergio annuì, senza scomporsi. “So cosa le accende. Io ci sarò sempre, ma questa volta voglio esserci fino in fondo, non solo a guardare. Voglio che la prendi anche tu, e che lei ci senta entrambi.”
Bevemmo in silenzio per un attimo, lasciando che le parole restassero sospese. Poi mi chinai verso Tania, abbassando la voce. “Ti faremo aprire piano. Prima il ghiaccio, poi la cera. Poi i nostri cazzi. Non avrai scampo: ti useremo come chiedi tu. E resterai ferma finché non decidiamo noi.”
Il suo sorriso si fece più malizioso. “È questo che voglio. Sentirmi usata, tenuta, senza scelta.”
Sergio rise piano, fiero. “Le piace dirlo con leggerezza, ma la verità è che non si ferma mai: vuole essere piegata e riempita.”
“E tu?” gli chiesi.
“Io godo nel vederla aprirsi, nel sentirla gridare mentre un altro la scopa. Ma questa volta voglio spingerla insieme a te.”
Tania si sporse verso di me, gli occhi brillanti. “Allora dammi un comando, subito.”
La guardai, le gambe incrociate che scoprivano la pelle liscia. “Apri le cosce. E tienile ferme, non aggiustare il vestito.”
Lei lo fece, restando immobile, lo sguardo fisso sul mio.
“Brava” dissi piano. “Giovedì alle nove e mezza. Io porto le candele. Tu sarai nuda, in piedi, le mani lungo i fianchi. E aspetterai.”
“Aspetterò” ripeté lei, con un filo di voce che non era timore ma resa.
Pagammo in contanti, senza formalità. Li osservai mentre si allontanavano tra la folla. Mi rimase addosso l’odore di cannella e l’immagine netta: Tania in ginocchio tra due uomini, il viso sporco della nostra sborra, il corpo aperto che si prendeva tutto.
Giovedì arrivò senza esitazioni. Il portone della loro palazzina era aperto, scale di marmo chiaro e odore di cena che saliva dalle cucine. Suonai due volte. Sergio mi aprì quasi subito, un cenno veloce: “È pronta.”
Dentro l’aria era diversa, densa di incenso alla cannella. Le luci basse, il tappeto al centro del salotto, due candele sul tavolino e un bicchiere con ghiaccio che sudava. Non era un set: era una casa normale, trasformata con pochi dettagli nel posto perfetto.
Tania era già lì. In piedi, nuda, le mani lungo i fianchi. Il vestito gettato su una sedia. Il corpo immobile, il respiro un po’ accelerato, ma lo sguardo deciso. Non cercava copertura, non sorrideva: aspettava.
Chiusi la porta e mi avvicinai. “Brava” dissi, girandole intorno. Le presi il mento. “Così ti voglio: ferma, pronta a essere toccata quando decido io.” Lei annuì appena, senza distogliere lo sguardo.
Presi un cubetto di ghiaccio e lo passai lento dal collo al seno, indugiando sul capezzolo. Si irrigidì, un gemito le uscì dalle labbra. Subito dopo inclinai la candela accesa e lasciai cadere una goccia precisa. Il contrasto la fece urlare, il corpo che scattava in avanti. Sergio le prese subito i polsi dietro la schiena, la bloccò senza fatica.
“Resta ferma, troia” le sussurrai nell’orecchio, la voce bassa ma tagliente. Lei ansimò forte, e il suo “sì” fu un sussurro spezzato che valeva più di qualsiasi supplica.
Alternai ancora: ghiaccio rapido, cera lenta, i suoi gemiti che diventavano più sporchi, più profondi. Le cosce iniziarono ad aprirsi da sole, il respiro sempre più corto. “Vuoi di più?” le chiesi, inclinando la candela sul ventre.
“Sì… cazzo, sì!” gridò, senza più trattenersi.
“Allora dimmi chi sei.”
“La vostra… usatemi come volete!”
Il suo corpo si piegava a ogni colpo di calore, ma restava lì, trattenuta dalle mani di Sergio. Lui la guardava con occhi pieni di desiderio, il cazzo già duro sotto i jeans. “Non l’ho mai vista così pronta” disse, baciandole la spalla.
L’ultima goccia cadde sul basso ventre, e subito dopo ci passai il ghiaccio sopra. Lei esplose in un gemito lungo, le cosce che si spalancarono ancora di più. Quando la lasciai, era bagnata, le gambe tremanti, ma lo sguardo acceso. “Non fermatevi adesso” disse, ansimando. “Voglio sentirvi dentro.”
Sergio rise piano, eccitato. “Hai sentito? Non c’è più spazio per i giochi leggeri.”
Ed era chiaro che la cera e il ghiaccio erano stati solo l’inizio: la notte stava per aprirsi davvero.
“In ginocchio.”
Lo dissi senza alzare la voce, ma lei crollò subito sul tappeto, obbediente. Le cosce aperte, il petto segnato da piccole macchie rosse della cera, i capezzoli tesi. Si mise con le mani dietro la schiena, lo sguardo rivolto in alto, in attesa.
Sergio si mise accanto a lei, orgoglioso. “Guarda come ti aspetta, Andrea. È già la nostra puttanella.”
Le presi il viso tra le mani, stringendole le guance. “Apri la bocca.” Lo fece all’istante. Tirai fuori il cazzo duro e le appoggiai la cappella sulle labbra, sfregandola piano avanti e indietro. “Tieni la bocca spalancata, fammi sentire il calore della tua lingua.”
Lei gemette con la bocca piena, la lingua che si muoveva a obbedire. Sergio la guardava eccitato, le passò una mano tra i capelli, spingendola di più verso di me. “Prendilo tutto, amore. Non ti tirare indietro.”
Spinsi più a fondo, fino a sentire il suo respiro incepparsi. “Brava, così… ingoia. Sei una troia perfetta quando tieni il cazzo in gola.” Le lacrime agli occhi non la fermarono: restò immobile, con le labbra serrate intorno a me.
Quando la tirai indietro, il filo di saliva le scendeva dal mento. “Dimmi cosa vuoi adesso.”
“Voglio essere scopata” ansimò. “Voglio le vostre mani, i vostri cazzi. Voglio che mi usiate tutta.”
Le spinsi la testa verso Sergio. Lui era già duro, jeans aperti. Glielo infilò in bocca senza esitazione, affondando lentamente. Lei gemette, il viso che si muoveva avanti e indietro guidato dalla sua mano. Io le tenevo i polsi dietro la schiena, costringendola a restare in posizione.
“Così, amore. Prenditi anche il mio” disse lui, ansimando. “Non lasciare un attimo libera la bocca.”
Io la guardavo dall’alto, il corpo nudo, le cosce che si aprivano sempre di più. Le misi un dito sulla fica bagnata e scivolai dentro, lento. Lei quasi urlò, ma il suono si perse soffocato dal cazzo di Sergio.
“Sei tutta nostra” le dissi. “Un buco in bocca, uno sotto. Ti apriremo dappertutto.”
Lei si dimenava, gli occhi spalancati, le lacrime e la saliva che colavano, ma non cercava di scappare. Anzi, si spingeva contro di noi, come se il corpo chiedesse più di quanto le stessimo dando.
Quando Sergio la tirò via un istante, lei sputò un filo di saliva e ansimò: “Fatelo… riempitemi, vi prego…”
E quello fu il segnale chiaro che il passo successivo era inevitabile.
“In ginocchio.”
Lo dissi senza alzare la voce, ma lei crollò subito sul tappeto, obbediente. Le cosce aperte, il petto segnato da piccole macchie rosse della cera, i capezzoli tesi. Si mise con le mani dietro la schiena, lo sguardo rivolto in alto, in attesa.
Sergio si mise accanto a lei, orgoglioso. “Guarda come ti aspetta, Andrea. È già la nostra puttanella.”
Le presi il viso tra le mani, stringendole le guance. “Apri la bocca.” Lo fece all’istante. Tirai fuori il cazzo duro e le appoggiai la cappella sulle labbra, sfregandola piano avanti e indietro. “Tieni la bocca spalancata, fammi sentire il calore della tua lingua.”
Lei gemette con la bocca piena, la lingua che si muoveva a obbedire. Sergio la guardava eccitato, le passò una mano tra i capelli, spingendola di più verso di me. “Prendilo tutto, amore. Non ti tirare indietro.”
Spinsi più a fondo, fino a sentire il suo respiro incepparsi. “Brava, così… ingoia. Sei una troia perfetta quando tieni il cazzo in gola.” Le lacrime agli occhi non la fermarono: restò immobile, con le labbra serrate intorno a me.
Quando la tirai indietro, il filo di saliva le scendeva dal mento. “Dimmi cosa vuoi adesso.”
“Voglio essere scopata” ansimò. “Voglio le vostre mani, i vostri cazzi. Voglio che mi usiate tutta.”
Le spinsi la testa verso Sergio. Lui era già duro, jeans aperti. Glielo infilò in bocca senza esitazione, affondando lentamente. Lei gemette, il viso che si muoveva avanti e indietro guidato dalla sua mano. Io le tenevo i polsi dietro la schiena, costringendola a restare in posizione.
“Così, amore. Prenditi anche il mio” disse lui, ansimando. “Non lasciare un attimo libera la bocca.”
Io la guardavo dall’alto, il corpo nudo, le cosce che si aprivano sempre di più. Le misi un dito sulla fica bagnata e scivolai dentro, lento. Lei quasi urlò, ma il suono si perse soffocato dal cazzo di Sergio.
“Sei tutta nostra” le dissi. “Un buco in bocca, uno sotto. Ti apriremo dappertutto.”
Lei si dimenava, gli occhi spalancati, le lacrime e la saliva che colavano, ma non cercava di scappare. Anzi, si spingeva contro di noi, come se il corpo chiedesse più di quanto le stessimo dando.
Quando Sergio la tirò via un istante, lei sputò un filo di saliva e ansimò: “Fatelo… riempitemi, vi prego…”
E quello fu il segnale chiaro che il passo successivo era inevitabile.
Sergio rallentò il ritmo, il cazzo che scivolava ancora dentro la sua fica zuppa. Si tirò indietro, lasciandola aperta e ansimante sul tappeto. “Adesso tocca a te” mi disse, con un lampo negli occhi.
Mi posizionai tra le sue cosce, le presi i fianchi e la tirai verso di me. Il calore della sua figa mi accolse subito, scivolando dentro con un affondo deciso. Lei urlò, la schiena che si inarcava, i seni che balzavano in alto. Sergio le afferrò i polsi, schiacciandoli a terra.
“Resta ferma, troia” le sussurrai mentre cominciavo a spingerle dentro. “Apri le gambe e prenditelo tutto.”
Lei gemeva forte, la voce spezzata. “Sì… cazzo… più forte… scopami!”
Il suono dei colpi rimbalzava sulle pareti, le mie spinte secche, profonde. La sua fica stringeva intorno a me come se volesse succhiarmi dentro, e io non le lasciai tregua. Sergio guardava ogni mio movimento, eccitato, il cazzo duro che brillava davanti al suo ventre.
“Guarda com’è bella mentre lo prendi” disse lui, chinandosi a baciarle la bocca. “Ti piace, amore, sentirlo scoparti davanti a me?”
“Sì!” gridò lei, il viso arrossato. “Lo voglio dentro… vi voglio tutti e due!”
Le tirai i capelli, costringendola a guardarmi. “Dillo meglio.”
“Sono la vostra puttana!” urlò, il corpo che tremava sotto di me. “Scopatemi insieme!”
Le spinte si fecero più violente. Il tappeto strisciava sotto di noi, i suoi gemiti ormai un grido continuo. Sergio le leccava il collo, le mordeva le spalle, la teneva bloccata mentre io affondavo sempre più.
A un certo punto il suo corpo cedette: un orgasmo improvviso le scosse il ventre, le cosce che si chiusero intorno al mio cazzo come una morsa. Urlò senza ritegno, scuotendosi sotto di noi. Io continuai a scoparla anche mentre gemeva, cavalcando quell’onda senza darle respiro.
Quando si rilassò, ansimante, Sergio mi guardò e rise piano. “Adesso è pronta per essere riempita in ogni buco.”
“E lo sarà” risposi, senza rallentare il ritmo.
Tania aprì gli occhi, sudata, le labbra tremanti. “Fatelo… vi prego… voglio sentirvi tutti e due dentro di me.”
Il corpo di Tania tremava ancora dopo l’orgasmo, ma negli occhi non c’era resa: c’era fame. Sergio mollò i suoi polsi, solo per girarla di lato e tenerla con il busto piegato in avanti, le cosce spalancate. “Così, amore. Mostrati tutta” le sussurrò.
Io uscii lentamente dalla sua fica, lasciandola vuota, e Sergio prese subito il mio posto. La spinse dentro con un colpo deciso. Tania urlò, le mani graffiando il tappeto. “Ti piace, puttanella?” le chiese, spingendo più forte. “Ti piace avere il cazzo di tuo marito che ti apre mentre un altro ti guarda?”
“Sì!” gridò, ansimando. “Cazzo, sì!”
Mi inginocchiai davanti al suo viso. “Apri la bocca.” Lei ubbidì all’istante. Le poggiai la cappella sulle labbra, strofinandola sulle sue guance, sulla lingua. “Tienilo caldo mentre ti scopa. Non smettere finché non ti riempio la gola.”
Il suo corpo si muoveva tra noi due: Sergio che la prendeva senza pietà da dietro, io che le usavo la bocca davanti. I suoi gemiti erano un gorgoglio soffocato, le lacrime che le bagnavano gli occhi, la saliva che le colava dal mento.
“Guardala” ansimai. “Sta implorando di essere riempita ovunque.”
“E lo sarà” ribatté Sergio, stringendole i fianchi. “Non è più mia moglie: è la nostra troia.”
Le spinte si fecero più veloci, e io le spinsi il cazzo più a fondo in gola. Lei tossì, ma non si tirò indietro. Anzi, mi guardò con gli occhi lucidi, pieni di resa e desiderio.
Dopo qualche minuto ci fermammo insieme, come se fosse naturale. La lasciai respirare, il viso bagnato di saliva, e Sergio uscì lentamente da lei, il cazzo lucido. “Adesso sì che è pronta” disse, stringendole il culo.
Io le afferrai i capelli, costringendola a guardarmi. “Vuoi sentirci tutti e due dentro?”
“Sì” ansimò, la voce roca. “Scopatemela tutta… apritemi il culo e la fica insieme.”
Sergio rise, eccitato. “L’hai sentita. Non è più un gioco.”
“No” risposi, spingendola giù sul tappeto. “Ora la sfondiamo davvero.”
La stendemmo di nuovo sul tappeto. Le gambe le tremavano, ma quando la tirai per i fianchi e Sergio le sollevò il bacino, spalancò le cosce da sola. “Fate quello che volete… vi voglio dentro tutti e due” ansimò, con un filo di voce che era più ordine che supplica.
Mi sistemai tra le sue gambe, entrando nella fica già aperta e grondante. Lei gemette forte, la schiena che si inarcava. “Brava, tienilo dentro” le sussurrai, spingendo fino in fondo. Sergio si inginocchiò dietro di lei, le aprì il culo con le mani e iniziò a spingersi piano nel suoculo.
Il corpo di Tania sobbalzò, un urlo pieno le esplose dalla gola. “Cazzo!” gridò, le mani che si serravano sul tappeto.
“Respira, troia” le disse Sergio, affondando un po’ di più. “Apri il culo per noi.”
“Tienila ferma” aggiunsi, stringendole i polsi.
Quando fu dentro anche lui, la sensazione ci travolse tutti: io che la riempivo davanti, lui dietro, e lei schiacciata in mezzo, completamente posseduta. I suoi gemiti erano un miscuglio di piacere e dolore, ma non si tirò indietro. Anzi, spalancò ancora di più le gambe.
“Guardala” ansimai. “Ha due cazzi dentro e ancora chiede di più.”
“Chi sei adesso?” le gridò Sergio all’orecchio, spingendo forte.
“La vostra puttana!” urlò lei, la voce spezzata, gli occhi chiusi. “Scopatemi tutta, non fermatevi!”
Cominciammo a muoverci in ritmo. Quando io spingevo in fondo, lui arretrava; quando lui affondava, io restavo fermo. Poi trovammo la cadenza giusta: insieme, forti, veloci. Il suo corpo oscillava tra noi come un giocattolo stretto, i seni che balzavano a ogni colpo, i gemiti che diventavano urla senza controllo.
“Ti spacchiamo la fica e il culo nello stesso momento” le sussurrai, mordendole il collo.
“E ti piace, vero?” aggiunse Sergio, spingendo ancora più forte.
“Sììì!” gridò, quasi piangendo dal piacere. “Non fermatevi, vi prego, scopatemi fino a spaccarmi!”
Il suo corpo esplose in un orgasmo violento, le gambe che si serravano intorno ai nostri fianchi, la fica che pulsava intorno al mio cazzo mentre il culo stringeva quello di Sergio. Non si fermava: veniva e gridava, il tappeto graffiato dalle sue unghie.
Noi continuammo a scoparla così, uno davanti e uno dietro, fino a quando crollò sul tappeto, esausta ma sorridente, il viso rosso, la pelle intrisa di sudore.
Sergio le baciò la schiena, ansimando. “Bravissima, amore. Sei nata per prenderci tutti e due.”
Io le afferrai i capelli, la costrinsi a guardarmi. “E non è ancora finita. Ti sporcheremo tutta.”
La lasciai scivolare dal mio cazzo, mentre Sergio usciva piano dal suo culo. Tania rimase a terra, a gambe aperte, il corpo scosso dagli ultimi spasmi. Ma quando sollevò il viso, il sorriso era ancora lì, sporco e malizioso. “Voglio vedervi venire su di me” ansimò. “Spremetevi addosso, fatemi sentire la vostra sborra ovunque.”
Ci guardammo con Sergio e non servì altro. La tirammo su in ginocchio, tra noi due. Le gambe le tremavano, ma restava dritta, i seni alti, la bocca socchiusa. Io le presi i capelli e le spinsi la testa sul mio cazzo, facendole aprire le labbra. “Succhia forte, troia, fammi venire in gola.”
Sergio le teneva il mento, costringendola a girarsi verso di lui. “No, adesso la cappella la senti anche qui, sulla lingua.”
Si alternava tra noi, la bocca che ci inghiottiva a turno, le mani dietro la schiena. Ogni volta che provava a prendere respiro, uno dei due le riempiva subito la bocca di nuovo. Le guance le si arrossavano, la saliva che colava giù per il mento, i gemiti strozzati che aumentavano la tensione.
“Bravissima” ansimai, spingendole la testa avanti e indietro. “Tienilo fino in fondo, fammi sentire la gola che stringe.”
Sergio rideva, sudato, con la mano che le stringeva i capelli. “Guarda come ci prende. È la nostra puttanella, nata per succhiarci i cazzi.”
Lei non si tirava indietro. Anzi, cercava più a fondo, con la lingua che ci avvolgeva, il corpo che tremava di eccitazione. “Sporcatemi tutta” riuscì a dire a un certo punto, con la bocca bagnata. “Riempitemi la faccia di sborra.”
Era quello che volevamo. La facemmo inginocchiare bene, le mani dietro la schiena, il petto spinto in fuori. Ci stringemmo ai lati della sua testa, i cazzi duri, gonfi. Io le passavo la cappella sulle labbra, Sergio le sfregava il cazzo sulle guance, lasciandole strisce di pre-sperma. Lei gemeva, la lingua fuori, pronta a raccogliere.
“Tieniti pronta, troia” dissi, serrandole i capelli. “Non ti muovere finché non ti abbiamo coperta.”
“Sì! Fatelo!” urlò lei, spalancando la bocca.
Pochi colpi ancora e ci venne insieme. Io le schizzai sul volto, la sborra che le colava sugli zigomi e in bocca; Sergio la inondò sul collo e sui seni, i fiotti caldi che le scivolavano fino alla pancia. Tania restò ferma, il viso all’insù, gli occhi chiusi, la bocca aperta ad accoglierci.
“Cagna perfetta” gemette Sergio, ansimando.
Io la presi per il mento, facendole deglutire quello che aveva in bocca. “Così ti voglio, sporca della nostra sborra, senza lasciare niente.”
Lei sorrise, il viso coperto, le labbra bagnate. “È questo che volevo. Essere usata, riempita, sporcata da voi due.”
E in quel momento non c’era dubbio: aveva avuto esattamente la sua fantasia.
Restò in ginocchio davanti a noi, il viso e i seni coperti di sborra che le colava giù fino al ventre. Respirava ancora a scatti, la bocca socchiusa, gli occhi lucidi ma fieri. Non c’era vergogna, solo un sorriso stanco e soddisfatto: sapeva di aver avuto tutto quello che desiderava.
Sergio si abbassò accanto a lei, le passò un fazzoletto di carta sul viso, senza fretta. “Hai superato ogni limite, amore mio. Sei stata incredibile.” Non era una frase da copione: lo diceva da uomo che l’aveva vista trasformarsi sotto i nostri occhi.
Io le tesi un bicchiere d’acqua fresca. Bevve a sorsi rapidi, l’acqua che le scendeva sulle labbra ancora sporche. Rise piano, tossendo un po’. “Cristo… mi avete svuotata. Non ho mai goduto così.”
Sergio le baciò la tempia, ancora sudato. “E pensa che hai chiesto tu tutto questo.”
Lei si voltò verso di me, il seno nudo che brillava di gocce bianche. “Rifallo” disse, sorridendo sporca. “Non domani, ma presto. Voglio sentirmi di nuovo presa così, in ogni buco, fino a restare senza fiato.”
L’aiutammo ad alzarsi. Camminò nuda fino al bagno, lasciando impronte leggere sul parquet. L’acqua scrosciò, breve, giusto il tempo di lavarsi il viso e rinfrescarsi. Tornò con i capelli bagnati, l’asciugamano stretto intorno al corpo, ma il sorriso identico a prima: malizioso, complice.
Si buttò sul divano, le gambe raccolte sotto di sé. Io mi sedetti di fronte, Sergio le accarezzava la coscia. Restammo così, in silenzio, solo a respirare. Nessuno sentiva il bisogno di parlare troppo: i nostri corpi avevano già detto tutto.
Quando mi alzai per andarmene, Sergio mi accompagnò alla porta. Ci stringemmo la mano, forte. “È stato perfetto. Era quello che sognava da anni.”
Annuii. “E tu sei stato parte del gioco quanto lei.”
“Già. E non sarà l’ultima volta.”
Nel corridoio, l’ascensore arrivò lento come sempre. Avevo ancora l’odore di cannella sulle mani e la sensazione calda della sua pelle sulle dita. Sorrisi tra me, con una certezza: quella notte, sporca e intensa, non sarebbe rimasta un episodio isolato. Avevamo aperto una porta, e nessuno dei tre voleva richiuderla.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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