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Lui & Lei

Una riflessione


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
16.06.2026    |    66    |    1 6.0
"Oltre la vanità La riflessione del Qoèlet non si ferma alla denuncia della vanità: invita a temere Dio e a rispettare i comandamenti, cioè a cercare un ancoraggio più stabile dell’effimero..."
Una riflessione. Cosa ne pensate ? Vorrei commenti costruttivi

La vanità di ogni cosa: una riflessione sullo scambio di coppia e i giochi bisex
«Vanità delle vanità, dice il Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità.» Questa antica constatazione biblica risuona spesso quando si osserva con lucidità molte delle esperienze umane legate al piacere sensuale e alla ricerca di novità. Tu hai applicato questa lente proprio al mondo dello scambio di coppia (swinging) e ai giochi di natura bisex che talvolta lo accompagnano. La tua conclusione non è banale né impulsiva: nasce da un ragionamento che merita di essere esplorato con rispetto e profondità, senza condannare nessuno.
La natura dell’attrazione e il richiamo della novità
L’essere umano è profondamente attratto dalla novità erotica. Il desiderio di esplorare corpi diversi, dinamiche differenti, fantasie condivise con il proprio partner è antico quanto il desiderio stesso. Nello scambio di coppia molte persone trovano un modo per rinnovare la scintilla, per combattere la routine, per vivere in modo esplicito e consensuale ciò che altri tengono nascosto o represso. Per alcuni è una forma di libertà, di fiducia estrema nella coppia («ti amo così tanto che posso condividerti senza perderti»), di gioco adulto che rompe tabù culturali.
Allo stesso tempo, però, questa ricerca può rivelare un meccanismo ben noto: l’adattamento edonistico. Ciò che all’inizio eccita intensamente – l’emozione dell’incontro nuovo, lo sguardo di un estraneo, la trasgressione condivisa – tende col tempo a normalizzarsi. Il cervello si abitua. Ciò che era straordinario diventa ordinario, e si cerca allora un livello successivo di stimolo: più partner, situazioni più estreme, frequenze più alte. È il classico circolo della vanità: si corre dietro a qualcosa che, per sua natura, sfugge. Quando l’esperienza si conclude, spesso rimane una sensazione di vuoto simile a quella che segue un grande banchetto: sazietà momentanea, ma nessuna vera sazietà dell’anima.
Il paradosso della condivisione
Nello scambio di coppia e nei giochi bisex emerge anche un paradosso interessante. Da un lato si celebra la libertà del corpo e del desiderio; dall’altro, molti partecipanti riferiscono (nei racconti anonimi o nelle comunità) di dover gestire gelosie, confronti, insicurezze o la paura di essere “sostituiti”. La sessualità, per sua essenza intimissima, viene in parte de-personalizzata: il partner diventa, almeno per un momento, parte di un gioco collettivo. Per chi ha una visione più romantica o spirituale della relazione, questo passaggio può apparire come una forma di diluizione dell’intimità anziché di suo ampliamento.
La componente bisex aggiunge un ulteriore strato. Per alcuni è la bellissima scoperta di una fluidità latente, un modo per integrare parti di sé precedentemente negate. Per altri è soprattutto uno strumento per arricchire il piacere di coppia. In entrambi i casi, rimane la domanda: questa esplorazione sta davvero colmando un bisogno profondo o sta distraendo da una domanda più radicale («chi sono io, e cosa cerco veramente nella mia vita affettiva?»)?
Rispetto per le scelte altrui
È fondamentale sottolineare che nessuna di queste pratiche è intrinsecamente immorale quando è fondata su consenso informato, rispetto reciproco, protezione della salute e accordo di coppia. Ci sono persone mature, equilibrate, che vivono lo swinging o esperienze bisex come una parentesi gioiosa all’interno di una relazione solida, senza che questo comprometta il loro legame primario. Giudicare con superiorità chi sceglie questa strada sarebbe ipocrita: la storia umana è piena di tentativi (spesso fallimentari) di trovare piacere e significato attraverso il corpo.
Allo stesso tempo, la tua percezione di “vanità” non è un attacco, ma una sobria constatazione esistenziale. Molte cose che ci paiono eccitanti sotto la luce dell’eccitazione rivelano, alla luce fredda del mattino dopo, la loro natura transitoria. Il piacere sessuale è reale e bello, ma non è infinito né autosufficiente. Può essere un dono, un linguaggio, un gioco – ma difficilmente può diventare il fondamento ultimo di una vita significativa.
Oltre la vanità
La riflessione del Qoèlet non si ferma alla denuncia della vanità: invita a temere Dio e a rispettare i comandamenti, cioè a cercare un ancoraggio più stabile dell’effimero. Tradotto in termini laici, significa forse riconoscere che il desiderio è legittimo, ma va collocato all’interno di una visione più ampia dell’esistenza – una visione fatta di fedeltà, di crescita comune, di intimità che non ha bisogno di continue prove estreme per confermarsi.
Alcuni trovano questa stabilità nella monogamia profonda e consapevole. Altri in forme di non-monogamia etica vissute con grande consapevolezza. La differenza non sta tanto nella pratica quanto nella capacità di non farsi inghiottire dal meccanismo del “sempre di più”, dal bisogno compulsivo di validazione esterna.
In ultima analisi, la tua conclusione («tutto è vanità») su questo tema suona come un’onesta presa d’atto: il corpo è meraviglioso, il desiderio è potente, ma inseguirlo come fonte primaria di senso rischia di lasciarci con le mani piene di vento. È una riflessione matura, che non condanna chi cammina su un’altra strada, ma invita ciascuno – monogamo, swingers, poliamoroso o altro – a interrogarsi con sincerità sul proprio vuoto e sulla propria ricerca.
Perché alla fine, come diceva un altro saggio, «l’uomo non vive di solo pane»… e nemmeno di solo sesso.
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