Lui & Lei
La ragazza austriaca in riviera…
Unpodileggerezza
16.06.2026 |
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"Come succede quando due persone decidono di fidarsi l’una dell’altra per qualche ora e condividere molto più di una semplice conversazione..."
La sera aveva quella magia particolare che la Riviera sa regalare soltanto d’estate.Le luci dei locali si riflettevano sui marciapiedi ancora caldi, la musica arrivava da ogni direzione e l’aria profumava di mare, crema solare e libertà.
Camminavo senza una meta precisa lungo il lungomare.
Intorno a me c’erano gruppi di ragazzi, coppie mano nella mano, famiglie che passeggiavano lentamente dopo cena.
Poi la vidi.
Veniva verso di me.
Capelli scuri e lisci che le accarezzavano le spalle a ogni passo. Occhi azzurri, luminosi anche nella penombra. Aveva quel tipo di bellezza che non colpisce per perfezione, ma per presenza.
Incrociammo lo sguardo.
Una volta.
Poi ancora.
E qualcosa rimase sospeso tra noi.
Non una promessa.
Una possibilità.
Continuammo a camminare.
Quando ormai stava per superarmi, si fermò.
— Scusa… sai dov’è questo locale?
Mi mostrò il nome sul telefono.
L’accento tradiva le sue origini.
Le spiegai la strada.
Lei ascoltò.
Poi sorrise.
— Credo che mi perderei comunque.
Risi.
— Allora posso accompagnarti.
Accettò immediatamente.
Cominciammo a camminare insieme.
Mi raccontò di essere arrivata dall’Austria da pochi giorni.
Vacanza improvvisata.
Nessun programma preciso.
Solo il desiderio di staccare da tutto.
Parlava con leggerezza, ma dietro alcune frasi si intuiva una stanchezza che non aveva nulla a che fare con il viaggio.
Più passavano i minuti, più la conversazione diventava naturale.
E più la distanza tra noi diminuiva.
Le nostre braccia si sfioravano ogni tanto.
I sorrisi arrivavano spontanei.
Ogni tanto uno dei due interrompeva il discorso solo per guardare l’altro.
Come se la vera conversazione stesse avvenendo lì.
Negli sguardi.
Quando arrivammo davanti al locale, lei rimase qualche secondo a osservare l’ingresso.
La musica era forte.
La fila lunga.
Le luci troppo intense.
Poi si voltò verso di me.
— In realtà non ho più voglia di entrarci.
— Nemmeno io.
Rise.
Quella risata sciolse qualcosa.
— Allora portami in un posto bello.
— Conosco il posto giusto.
Camminammo verso il porto.
Le voci della città rimasero sempre più lontane.
Davanti a noi soltanto il mare e il rumore lento delle onde contro il molo.
Raggiungemmo una panchina in una zona tranquilla, quasi nascosta.
Sedemmo vicini.
Molto vicini.
Per un po’ nessuno parlò.
Lei osservava l’acqua.
Io osservavo lei.
Il vento le spostava qualche ciocca di capelli davanti al viso.
A un certo punto la sistemò dietro l’orecchio e si voltò verso di me.
Eravamo abbastanza vicini da percepire il respiro l’uno dell’altra.
Nessuno abbassò gli occhi.
Quel momento sembrò allungarsi.
Come se il tempo avesse deciso di rallentare.
Lei sorrise.
Un sorriso piccolo.
Intimo.
Poi cercò la mia mano.
Le dita si intrecciarono alle mie.
Sentii un brivido corrermi lungo le braccia.
Non era soltanto attrazione.
Era quella rara sensazione di sintonia immediata che a volte nasce tra due sconosciuti.
Parlammo ancora.
Di viaggi.
Di paure.
Di sogni mai raccontati.
Di tutte quelle cose che normalmente si tengono nascoste.
Eppure quella sera sembravano leggere.
Facili.
Naturali.
A un certo punto smettemmo di parlare.
Non serviva più.
La distanza tra noi sparì del tutto.
Il mare continuava a respirare davanti alla panchina.
Le luci del porto brillavano in lontananza.
Noi restammo lì.
Vicini.
Abbracciati.
Lasciando che la notte facesse il resto.
Quando tornammo a guardarci, qualcosa era cambiato.
Non in modo evidente.
Ma profondo.
Come succede quando due persone decidono di fidarsi l’una dell’altra per qualche ora e condividere molto più di una semplice conversazione.
Il mondo intorno sembrava essersi allontanato.
Esistevano soltanto il rumore delle onde, il vento e quella complicità nuova che ormai ci apparteneva.
Più tardi ci alzammo dalla panchina.
Camminammo lungo il molo senza fretta.
Ogni tanto lei si appoggiava al mio braccio.
Ogni tanto io la facevo ridere.
Eravamo entrambi consapevoli che probabilmente quella notte sarebbe rimasta unica.
Forse era proprio quello a renderla così preziosa.
Quando arrivò il momento di salutarci, rimanemmo fermi qualche secondo.
Nessuno dei due sembrava avere voglia di essere il primo ad andarsene.
Lei mi guardò.
Quegli occhi azzurri avevano perso la distanza che avevo notato all’inizio della serata.
Adesso c’era serenità.
Una leggerezza nuova.
— Sono felice di essermi persa — disse.
Sorrisi.
— Anch’io.
Lei rise piano.
Poi mi abbracciò forte.
Come si abbraccia qualcuno che è arrivato all’improvviso e che, proprio per questo, sarà difficile dimenticare.
La vidi allontanarsi lungo il lungomare illuminato.
Voltarsi una volta.
Sorridere ancora.
E sparire tra la gente.
Il mare continuava a muoversi nell’oscurità.
Io rimasi qualche minuto a guardarlo.
Con quella strana sensazione che certe persone non entrino nella nostra vita per restare.
Entrano per regalarci una notte capace di sembrare infinita.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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