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Jessica calcetto - L’Orgeria
13.09.2025 |
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"Alle sue spalle udì Emilio dire «Porca puttana, se solo potessi*, mi farei chiavare da te per una settimana!»
Claudia stava per scoppiare in una risata ma riuscì soffocarla..."
Claudia compose il numero della sua amica Laura che le rispose dall'auto. Era imbottigliata nel traffico di Milano.«Organizziamo qualcosa?» Laura sapeva che l'amica non usava giri di parole.
«Appena arrivo a casa, sento com’è messo Giovanni e ti faccio sapere.»
«Contatta anche Emilio. Io intanto faccio un fischio alla nostra amica Jessica sperando che riesca ad organizzarsi.»
«Sarebbe interessante!» convenne Laura. «A più tardi!»
Le amiche si salutarono.
Furono fortunate: Giovanni, Jessica ed Emilio dissero di essere in grado di liberarsi per la mattina del giovedì seguente.
Optarono per quella fascia oraria perché i figli sarebbero stati a scuola.
La location era un appartamento in uno stabile in zona Isola: la vecchia abitazione dei genitori di Giovanni che si erano trasferiti sul Lago Maggiore.
Fortunatamente la coppia di anziani aveva portato con sé i mobili della camera da letto che Giovanni e Laura avevano adattata a “Orgeria”.
Per prima cosa si erano procurati una pesante tenda color crema da appendere alla finestra. Avevano scelto un tessuto pesante per la fonoassorbenza e perché da fuori non si vedessero le sagome delle persone. Di norma non lasciavano le tapparelle abbassate per troppi giorni consecutivi perché non volevano che dall’esterno si pensasse che l’appartamento fosse vuoto. Era un precauzione per ridurre le probabilità di furti.
Sul pavimento avevano disposto materassini da palestra dello spessore di cinque centimetri su cui tendevano tre grandi teli di cotone tramite velcro. Oltre a ciò avevano acquistato cinque cuscini rettangolari alti trenta centimetri - per ogni evenienza.
Infine, alle pareti, per evitare fastidiosi rimbombi, erano stati fissati pannelli fonoassorbenti. L’illuminazione era fornita da due lampade a stelo sistemate in diagonale in due angoli opposti.
L’orario d’arrivo era tra le nove e le nove e venti.
Laura e Giovanni si erano recati nell’appartamento già la sera precedente per “allestire” la location con un nuovo grande telo che copriva i materassini.
Onde evitare di dare eccessivamente nell’occhio, avevano poi organizzato l’ordine di arrivo dei partecipanti.
I primi furono ovviamente Laura e Giovanni che si sistemarono già spogliati nella camera.
Poi fu la volta di Jessica ed Emilio.
Laura andò ad aprirgli sporgendo solo la testa ma, una volta chiusa la porta gli si presentò in tutto il suo splendore. Fece strada spiegando loro come procedere: le scarpe venivano lasciate nell’anticamera su un piccolo tappeto sintetico. Da lì, attraverso una porta con la vetrata smerigliata, si entrava nel soggiorno dove ci si spogliava. I vestiti venivano riposti in un armadio. Laura fece loro intendere che apprezzava che fossero sistemati con ordine e non “alla cazzo di cane”.
In camera da letto si accedeva con la biancheria intima o nudi. Questa era la regola.
Infine, poco dopo, arrivò Claudia che aveva una copia delle chiavi.
Fece il suo ingresso tutta nuda. I quattro stavano chiacchierando, segno che avevano già rotto il ghiaccio.
Jessica era rimasta con gli slip e il reggiseno e anche Emilio indossava ancora i suoi boxer.
«Ragazzi! Voi siete ancora troppo vestiti!» disse Claudia camminando sui materassini.
«Gliel’abbiamo già detto. Si stanno acclimatando...» rispose Laura.
«E va bene.» sospirò Emilio con un sorriso e si sfilò i boxer portando alla luce un bell’arnese, per quanto ancora barzotto.
Jessica, vista la mossa, armeggiò col gancetto del reggiseno. Claudia la raggiunse mettendosi alle sue spalle e le sussurrò all’orecchio «Permetti?»
Come il reggiseno scivolò a terra, Claudia, sempre da dietro, le afferrò il seno massaggiandolo delicatamente. Jessica chiuse gli occhi e si appoggiò al petto di Claudia.
Laura si mosse verso Emilio camminando a quattro zampe.
«Ciao, Emilio.» disse con voce bassa, leggermente rauca.
«Ma ciao, Laura.» rispose lui.
Lei allungò una mano per agguantare quel bel bigolone e iniziò a menarglielo.
Giovanni si distese con la faccia all’altezza della bernarda della moglie e iniziò a leccargliela. Nel frattempo il cazzo di Emilio, grazie alla sapiente stimolazione manuale di Laura, aveva raggiungo dimensioni ragguardevoli, sia in lunghezza che in circonferenza. «Ma ce l’hai il porto d’armi per quell’attrezzo?» chiese lei.
«Non è pericoloso.» disse Emilio.
Laura spalancò la bocca e iniziò un impegnativo pompino.
Osservando la scena, a Claudia venne un’idea. Bisbigliò qualcosa all’orecchio di Jessica che annuì e si mosse. Distesa su un fianco si cacciò il cazzo di Giovanni in bocca poi divaricò le gambe per permettere a Claudia di tuffarsi sulla sua giovane figa depilata.
«Adesso me lo voglio scopare, questo obice!» disse Laura e si sedette sul cazzo di Emilio. «È grosso, mi sembra di partorire al contrario.» ma alla fine la sua bernarda colante “Eau de Vagine” fagocitò quel troncone della felicità.
La donna impostò il ritmo e la profondità a cui era intenzionata a farsi “scandagliare” da quelle sonda di carne intostata.
Giovanni osservava la scena con interesse misto a preoccupazione per l’incolumità della moglie.
Claudia bisbigliò qualcosa all’orecchio di Jessica che annuì. La ragazza si mise a pecora davanti a Giovanni sculettando leggermente. Il messaggio gli arrivò forte e chiaro. Senza dire niente le montò sopra penetrandola. La sua ceppa dura le entrò in figa come una barra d’acciaio rovente entrerebbe in un panetto di burro.
Claudia si distese davanti a Jessica a gambe spalancate. Anche quell’invito era chiaro.
Come prima cosa le cacciò la lingua in figa, poi un dito, poi due e poi via a spennellare quel clitoride gonfio e arrapato fino all’orgasmo di Claudia.
Anche Giovanni era prossimo alla sborrata. Estrasse il cazzo, poggiò l’asta nell’incavo delle chiappe di Jessica lasciando la cappella esposta che subito dopo zampillò la pastosa crema calda che accompagna gli orgasmi degli uomini.
Alle sue spalle udì Emilio dire «Porca puttana, se solo potessi*, mi farei chiavare da te per una settimana!»
Claudia stava per scoppiare in una risata ma riuscì soffocarla. Si girò sulla pancia e dovette coprirsi la bocca con entrambe le mani.
«Ma porca troia!» urlò Laura e smise di cavalcare.
«Che succede?» esclamò con tono allarmato Emilio.
«Scusa ma non sono abituata a sentire parlare durante la chiavata. Mi distraggo facilmente.» mentì Laura. Claudia andò a nascondersi dietro a un muro improvvisato di cuscini dove fu scossa dalle risate trattenute.
«Vabbe’. Ti spiace leccarmela prima di chiavarmi nuovamente?» chiese Laura facendo appello a tutto l’autocontrollo che le era rimasto.
«Ma certo! La tua figa ha un ottimo sapore!»
Fortunatamente Emilio sapeva usare meglio la lingua per la passera che per l’idioma italico.
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*in realtà, nella stesura originale, avevo scritto "potrei" però probabilmente il racconto non sarebbe stato accettato dal sito a causa dell'errore grammaticale.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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