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Jessica Calcetto - una storia a sé


di Duiula_Ikseks
10.09.2025    |    1.143    |    6 7.6
"Claudia alzò il bicchiere per prendere lo scontrino che si era inzuppato di condensa..."
Claudia, quarantadue anni, fisico ben tenuto, capelli lunghi e mossi color del rame, prese posto ad un tavolo all’esterno di un bar cittadino.
«Cosa le porto, signora?» chiese la ragazza. Poteva avere diciotto o vent’anni. Mora, carina ma un po’ grezza, forse.
Un tipo che può piacere agli uomini. Anzi, no. Più che piacere, è una che ispira veloci scopate da consumarsi frettolosamente, anche in piedi, dietro un muro.
«Aspetto una persona, grazie.» rispose Claudia sorridendo alla giovane.
In quel momento Laura girò l’angolo della strada e Claudia sollevò un braccio per attirarne l’attenzione. L’amica rispose al gesto e accelerò il passo.
«È tanto che aspetti?» chiese sedendosi.
«Pochi minuti. Ma sono arrivata in anticipo.»
«In auto?»
«E dove si può lasciare l’auto ormai, a Milano?»
Laura alzò gli occhi al cielo e sbuffò annuendo ad occhi chiusi per confermare la considerazione dell’amica.
La ragazza del bar apparve nuovamente.
«Adesso possiamo ordinare.» le disse Claudia.
La cameriera prese nota e tornò all’interno.
Laura la seguì con lo sguardo girando la testa.
«Ti piace?»
«Non so.» rispose Laura senza distogliere gli occhi «Fossi un uomo la definirei “chiavabile”.»
Claudia rise e scosse la testa.
«Beh? Ho detto qualcosa che non va?»
«Anzi, sei stata molto precisa. L’ho pensato anch’io, infatti.»
«Te la faresti?»
«Forse assieme a te, sì.»
«Anche assieme a Franco?»
Claudia fece un profondo respiro «Fino a due settimane fa, ti avrei detto di sì.»
«Per via di quella storia?»
Claudia strinse la mascella ed espirò dal naso ad occhi chiusi. Annuì.
«Che coglione!» disse Laura.
«Non me ne parlare. Ancora non so come faccio a tollerarlo nel letto alla sera.»
«Rendigli pan per focaccia!»
«Magari. In questo momento, non è così facile. Ci vorrebbe la scintilla giusta.»
Laura annuì.
Arrivò la ragazza col vassoio. Depose il Mojito per Laura e la Vodka per Claudia sul tavolo. Chiese che l’ordinazione venisse pagata al subito.
Claudia le allungò una banconota da cinquanta Euro.
«Il prossimo giro è mio!» dichiarò Laura. Claudia annuì.
Attesero che la cameriera tornasse col resto prima di riprendere il discorso. Poi brindarono.
«La settimana scorsa avevo chattato con un tipo. Sembrava uno distinto. Cinquantasei anni, separato, commercialista.» iniziò Laura.
«Dove? Su Facciabuco?»
«Sì, uno del gruppo di scrittura.»
«E?»
«E mi ha chiesto di uscire.»
«E tu? Non farti cavare le parole con le pinze.»
Laura sbuffò.
Claudia aggrottò le sopracciglia «Che c’è?»
«Ma sì, ci siamo visti due giorni dopo.»
«E non mi hai detto niente?»
«Te lo dico adesso, di persona. È meno imbarazzante.»
«Dai, sono curiosa!»
Laura rise debolmente e scosse la testa. «Non ti aspettare chissà che. Anzi!»
«Che sarà successo mai?»
«Ascolta e poi mi dirai.»
Claudia prese ancora un sorso e si appoggiò allo schienale, incrociò le mani e sorrise.
«Insomma. Dopo aver chattato, ci scambiamo il numero di telefono e alla prima occasione mi chiama. Simpatico, bella voce. Brillante. Mi ha fatto un’ottima impressione. Allora lo metto alla prova e gli dico che io incontro soltanto con mio marito. E tua sai che è vero!»
Claudia annuì.
«Insomma, lui dice gli va bene. Sento che mi vuole fare una domanda ma poi si trattiene.»
«Ci sta: eravate al telefono.»
«Infatti!» confermò Laura annuendo «Concordiamo posto e ora.»
«Al solito bar in zona Garibaldi?»
«Sì, almeno lì si può parlare lontani da orecchie indiscrete.»
Apparve la cameriera e Laura interruppe il suo racconto.
Claudia lanciò uno sguardo interrogativo alla ragazza.
«Mi scusi, signora. Avevo dimenticato lo scontrino.» sollevò il bicchiere col Mojito e vi mise sotto il pezzo di carta piegato a metà. Poi ebbe un fugace sorriso e si allontanò.
Le due donne si scambiarono uno sguardo interrogativo. Claudia alzò il bicchiere per prendere lo scontrino che si era inzuppato di condensa.
Nella parte interna, la ragazza aveva scritto il suo numero telefonico aggiungendo il nome, “Jessica”.
Claudia si sincerò che la ragazza non fosse nei paraggi e mostrò la scritta all’amica.
«Apperò, la zoccolina!» esclamò.
«Parla piano, cazzo!» fece Claudia con un mezzo sorriso.
«Che intendi fare?»
Claudia fissò il biglietto per qualche istante. Poi prese lo smartphone e memorizzò il numero.
«“Jessica Calcetto”?» la canzonò Laura.
«Scema!» rise Claudia. «Comunque, sì. Mi sembra appropriato!»
Laura le mostrò la lingua e rise a sua volta.
«Finisci di raccontarmi del commercialista attempato!» riprese Claudia.
«Ah, sì! Lo incontriamo. I due uomini, sembra si stiano simpatici.»
«Ottimo!»
«Infatti! Se non fosse che a un certo punto Emilio (questo il nome del commercialista) dice “A volte penso che se avrei più tempo...”.»
Claudia scoppiò a ridere.
«Che cazzo ridi?»
Claudia si piegò in avanti ridendo.
«Avrei voluto vedere te!»
«Mi è venuto da ridere perché ho pensato alla definizione che avevi dato ai “Sepotreiverrei”!»
«Insomma, dopo quella bestemmia grammaticale, l’ho messo un po’ in stand-by e gli rispondo un po’ come mi va.»
«E tuo marito?»
«Figurati che cazzo gliene frega a lui dei congiuntivi e degli imperfetti! Se fosse stato per lui, avrebbe organizzato il terzetto la sera stessa!»
Claudia rise. Poi si fece seria.
Laura strinse gli occhi «Conosco quello sguardo.» mormorò.
«Facciamo una cosa a cinque!»
«Cioè?»
«Tu, tuo marito, il commercialista, io e...»
«E?»
«E “Jessica Calcetto”.»
«Azzo! Questa non me l’aspettavo!»
«Mi è venuto un flash!» Claudia fece una smorfia simile a un sorriso obliquo.
Laura annuì sorridendo con la stessa espressione. Sollevò il suo bicchiere «Brindiamo! Brindiamo al calcetto!»
Più tardi, quando ebbero lasciato il bar, Laura chiese «Ma pensi che la ragazzina ci stia?»
«Secondo me, sì.»
«Probabilmente hai ragione.» disse Laura.
Le due amiche fecero ancora un tratto di strada insieme e poi si salutarono.
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