Lui & Lei
Le avventure di Chiara: la squadra di calcio7
Adam82209
16.06.2026 |
37 |
0
"Lei, incurante degli sguardi degli uomini accomodati sui braccioli, si sdraiò appoggiando la testa sulla gamba di Bruno e mi fece segno di avvicinarmi..."
Quando uscimmo dai bagni del centro commerciale erano appena le diciotto. Erano già passate sei ore e mi rincuorai pensando che ne mancavano ancora altre diciotto. Mi stavo divertendo talmente tanto che, fosse stato per me, non avrei sprecato neanche un’ora per dormire.Lo fermai e lo baciai. In quel momento avrei voluto dirgli:
«Ehi, numero 10…»
O, per meglio dire:
«Ehi Bruno, che ne dici se continuiamo a vederci anche dopo?»
Ma non volevo essere troppo appiccicosa e, soprattutto, non volevo legarmi troppo a un uomo, non in quel momento della mia vita. Avevo altri progetti e Bruno, con i suoi modi di fare e il suo fascino, mi avrebbe fatto perdere la testa.
Dopo una partita a bowling e un veloce apericena andammo a vedere un film. Eravamo nell’ultima fila e nella sala non c’erano più di trenta persone. Bruno si divertiva ad accendere e spegnere l’ovetto o a toccarmi.
A un certo punto gli infilai una mano nei pantaloni e iniziai ad accarezzarlo, facendolo diventare duro. Gli abbassai la patta e continuai a giocare con lui.
«Non credo sia una buona idea.»
Mi bloccai, un po’ delusa. Possibile che si vergognasse? Eppure eravamo praticamente soli. Essendo al centro dell’ultima fila, dietro di noi non c’era nessuno e la persona più vicina era seduta in fondo, nella prima poltrona alla mia sinistra, apparentemente disinteressata a noi.
«Ti devo dire una cosa…»
Mi avvicinai con l’orecchio.
«Soffro di iperspermia… Se mi fai venire facciamo un disastro.»
Non avevo mai sentito parlare di una patologia del genere e quasi mi venne da ridere. Così mi guardai intorno e mi chinai. Lui mi tirò subito su.
«Hai capito cosa ho detto? Praticamente, quando vengo… diciamo che posso riempire una siringa da dieci.»
Io mi riabbassai e continuai con tutta la passione possibile. Volevo regalargli qualcosa di memorabile. Lui accese di nuovo l’ovetto e questo accrebbe ancora di più la mia eccitazione. A un certo punto lo vidi reclinare la testa all’indietro e sentii la sua mano spingermi verso di sé.
Non so se avrebbe davvero riempito una siringa da dieci, ma fu comunque impressionante. Nonostante fosse venuto appena tre ore prima, ebbe un’eiaculazione incredibile. Quando rialzai la testa, pensai che se già allora mi aveva quasi riempito la bocca, quando mi era venuto dentro due volte nel pomeriggio doveva avermi praticamente inondato.
Quel pensiero mi eccitò ancora di più e non vedevo l’ora di ritrovarmi con lui in un letto comodo.
Mi tirai su, pulendomi la bocca, e per poco non mi venne un infarto.
Seduto accanto a me c’era il tipo che fino a poco prima stava in fondo a sinistra.
«E questo da dove salta fuori?» pensai.
Era un uomo sulla trentina, con la barba, un po’ stempiato ma tutto sommato carino. Con assoluta nonchalance sollevò il cestello dei popcorn. Sotto la tuta era evidente il rigonfiamento dei pantaloni.
Mi voltai verso Bruno inarcando un sopracciglio.
Lui mi prese la mano e mi sussurrò di non preoccuparmi, che ci avrebbe pensato lui a proteggermi se ce ne fosse stato bisogno. Poi accese di nuovo l’ovetto e sorrise malizioso.
Mi voltai verso lo sconosciuto mordendomi il labbro. Lui sfiorò la mia mano e un brivido mi attraversò la schiena.
Bruno, dopo avermi toccato la coscia per richiamare la mia attenzione, mi fece l’occhiolino e io annuii.
Allungai una mano verso lo sconosciuto e iniziai ad accarezzarlo. Bruno continuava a giocare con il telecomando, aumentando e diminuendo l’intensità delle vibrazioni.
Più passavano i minuti e più sentivo crescere l’eccitazione.
Quando tutto finì, lo sconosciuto si sistemò e tornò tranquillamente al proprio posto senza dire una parola.
Mi pulii le labbra con il dorso della mano e ripresi a guardare il film.
Avevo appena vissuto qualcosa di completamente fuori dagli schemi e, cosa che mi sorprese più di tutto, mi era piaciuto moltissimo.
Mi voltai verso Bruno, che guardava lo schermo come se non fosse successo nulla.
Sorrisi.
Pensai che con lui avrei probabilmente realizzato alcune delle fantasie più nascoste dentro di me.
Come se avesse percepito il mio sguardo, si voltò, mi fece l’occhiolino e, porgendomi il bicchiere di Coca-Cola, tornò tranquillamente a seguire il film.
Usciti dal cinema, Bruno prese in mano il cellulare e, dopo averci smanettato qualche istante, me lo mise davanti.
«Dimmi cosa ne pensi.»
Guardai lo schermo. A pochi chilometri da noi era segnalato un posto dove si praticava car sex. L’esperienza con lo sconosciuto al cinema mi aveva incuriosita e salii in macchina dicendogli di muoversi.
Arrivammo in una zona industriale. Tra aziende e tir parcheggiati si apriva un grosso parcheggio, attraversato da un continuo via vai di auto.
Entrammo e ci fermammo senza scendere.
Dopo un paio di tentativi di approccio da parte di alcuni singoli, un’auto che aveva già fatto un giro intorno a noi ci fece segno accendendo e spegnendo i fari.
Bruno si avvicinò fino ad affiancarla.
Quando abbassarono il finestrino scoprimmo che si trattava di una coppia sulla quarantina. Lui era magro, portava gli occhiali, era ben vestito e di bella presenza. Lei era biondissima, vistosamente truccata e vestita in modo molto appariscente.
La prima impressione fu positiva e decidemmo di continuare la conversazione in un locale lì vicino.
Sembravano molto a loro agio ed esperti in quel tipo di incontri, così come Bruno. Tutti e tre sembravano seguire regole non scritte che io ignoravo completamente.
Per me era la prima volta e non nascondo che fossi un po’ nervosa, ma anche incredibilmente curiosa ed eccitata.
Seguendo la loro auto arrivammo presso un distributore di benzina, in fondo al quale, oltre ai soliti tir in sosta, si vedeva l’insegna di un pub.
Scendemmo e ci presentammo.
Franco e Nadia.
I due uomini parlarono per qualche istante quasi sottovoce, mentre io e Nadia facevamo conoscenza.
Mi piacquero subito. Erano spiritosi, simpatici e, dopo pochi minuti, sembrava di conoscerli da sempre.
Bevemmo qualcosa continuando a chiacchierare.
Quando tutti e quattro capimmo che c’era la giusta sintonia e la necessaria fiducia, decidemmo di andare avanti.
Ci proposero due alternative: raggiungere un posto appartato oppure prendere una stanza nel motel che si trovava a pochi chilometri.
Optammo per la seconda soluzione.
Avevo assolutamente bisogno di una doccia, sia prima sia dopo.
Appena arrivati in camera corsi verso il bagno. Nadia venne con me per farmi compagnia.
Le raccontai del gioco che stavo facendo con la squadra di calcio e della giornata incredibile che stavo vivendo con Bruno, il numero dieci.
Prima di entrare in doccia mi sfilai il vestito e lei notò immediatamente gli accessori che avevo ancora addosso.
«Hai un sapore bellissimo ed è un peccato rovinarlo col sapone… cosa ne dici di fare la doccia dopo, insieme?»
Nadia si spogliò lasciando cadere i vestiti in un angolo.
Mi prese per mano e mi attirò a sé.
Poi, tenendomi sempre per mano, tornammo dagli uomini che nel frattempo non avevano perso tempo. Si erano messi comodi e, in mutande, stavano chiacchierando seduti al tavolo mentre fumavano una sigaretta.
Andai a sedermi con Nadia sul divano.
Lei, incurante degli sguardi degli uomini accomodati sui braccioli, si sdraiò appoggiando la testa sulla gamba di Bruno e mi fece segno di avvicinarmi.
Non potei fare a meno di notare alcuni particolari che attiravano immediatamente l’attenzione.
L’atmosfera nella stanza si fece sempre più rilassata e confidenziale.
Quella che era iniziata come una semplice conoscenza si stava trasformando rapidamente in qualcosa di molto più intenso.
E, sorprendentemente, mi sentivo perfettamente a mio agio.
Nadia si spogliò buttando i vestiti in un angolo. Mi prese le mani e, tirandomi a sé, mi baciò. Poi, tenendomi per mano, tornammo dagli uomini che nel frattempo non avevano perso tempo. Si erano messi comodi e, in mutande, chiacchieravano seduti al tavolo fumando una sigaretta.
Andai a sedermi con Nadia sul divano. Lei, incurante dei due uomini accomodati sui braccioli, si sdraiò appoggiando la testa sulla gamba di Bruno e, sollevando le gambe, mi fece cenno di avvicinarmi.
Non potei fare a meno di notare alcuni particolari del suo corpo che attiravano immediatamente l’attenzione.
Mi sistemai vicino a lei mentre l’atmosfera nella stanza diventava sempre più rilassata e confidenziale.
La mano di Franco non tardò ad arrivare. Lo sentii sfiorarmi prima le gambe e poi risalire lentamente, mentre continuava a osservarmi senza fretta.
Bruno, invece, sembrava perfettamente a suo agio e continuava a scherzare e chiacchierare con Nadia.
L’atmosfera si fece via via più intensa.
Nadia, sempre più coinvolta, mi guidava con naturalezza, come se fossimo amiche da molto più tempo di quanto fosse realmente.
Mi colpì la fiducia con cui si lasciava andare e il modo in cui sembrava vivere ogni cosa senza il minimo imbarazzo.
Più passavano i minuti e più avevo l’impressione che tra noi quattro si fosse creata una sintonia particolare.
Franco continuava a partecipare con entusiasmo, mentre Bruno manteneva quella sua sicurezza tranquilla che ormai avevo imparato a conoscere.
A un certo punto Nadia sembrò raggiungere il culmine dell’eccitazione. Il cambiamento nel suo respiro, nei movimenti e nelle espressioni era evidente.
Poco dopo anche Franco si lasciò andare, esausto ma soddisfatto.
La situazione continuò ancora per un po’, tra risate, complicità e momenti di intensa partecipazione da parte di tutti.
Quando finalmente il ritmo rallentò, mi resi conto di essere completamente sfinita.
Fu soltanto allora che mi allontanai da Nadia e mi lasciai cadere accanto a lei sul divano.
Ci scambiammo un sorriso complice.
I ragazzi andarono a fare una doccia, separatamente, mentre noi rimanemmo sedute a parlare.
Approfittammo di quel momento di tranquillità per scambiarci i numeri di telefono e continuare a chiacchierare.
Mi piaceva davvero.
Era una persona solare, diretta e simpatica.
Quando arrivò il momento di salutarci, mi dispiacque quasi più lasciare lei che il motel.
Quando ci rimettemmo in viaggio verso Firenze, l’orologio segnava ormai le quattro del mattino.
Ero stanchissima.
Tutta quella attività e tutte quelle emozioni mi avevano prosciugata.
Bruno, invece, sembrava ancora abbastanza sveglio.
Vedendomi un po’ rimbambita, si fermò in autogrill per fare colazione, comprare le sigarette e concederci una pausa.
«Non credere che tu abbia finito… Sei ancora a mia disposizione per otto ore.»
Sorrisi.
Non lo avevo dimenticato affatto.
Quelle sedici ore erano volate.
Mi ero divertita da morire, non soltanto per quello che era successo, ma soprattutto per le situazioni assurde e imprevedibili che si erano create e per la simpatia di Bruno.
Con lui veniva naturale accettare qualunque proposta.
Avevi sempre la sensazione che sapesse esattamente quello che stava facendo e che il suo obiettivo fosse quello di divertirsi insieme a te, non a tue spese.
Arrivati a Firenze andammo a casa sua. Non vedevo l’ora di buttarmi a letto e dormire un po’, per poi chiudere in bellezza quella giornata. Ci sdraiammo nudi ripercorrendo i momenti che avevamo passato insieme, finché, stremati, ci addormentammo.
Alle dieci mi svegliai. Tirai fuori il beauty case dal trolley e andai in bagno. Dopo una bella doccia calda, preparai la colazione e tornai in camera da letto con un vassoio in mano.
Bruno dormiva beatamente. Mi infilai sotto il lenzuolo e mi accoccolai a lui, baciandolo sul petto e accarezzandolo tra le gambe.
Si avvicinò per baciarmi, ma lo scansai.
«Bevi il caffè prima… ti puzza l’alito.»
Si mise seduto appoggiando la schiena alla testiera del letto, si grattò la testa e si guardò intorno ancora mezzo addormentato.
Gli passai la tazzina e tornai sotto il lenzuolo.
Quando sentii che aveva posato il caffè sul comodino, tornai a baciarlo.
Lui mi fermò e mi attirò a sé.
Per qualche minuto rimanemmo semplicemente abbracciati, assaporando quella strana intimità che si crea dopo aver condiviso così tanto in così poco tempo.
Mi colpiva sempre la facilità con cui riusciva a passare dalla provocazione alla dolcezza.
Poco prima era il solito Bruno, imprevedibile e irriverente.
In quel momento, invece, sembrava quasi un’altra persona.
Mi lasciai andare contro di lui, ascoltando il suo respiro e ripensando alle ore trascorse insieme.
Ripercorremmo mentalmente la giornata, commentando gli episodi più assurdi e quelli che ci avevano fatto ridere di più.
Ogni volta che uno dei due ricordava qualcosa, l’altro scoppiava a ridere.
Era una sensazione strana.
Avevamo passato meno di ventiquattro ore insieme eppure avevo l’impressione di conoscerlo da molto più tempo.
Forse era proprio quello che mi spaventava.
Bruno aveva un modo tutto suo di entrare nella testa delle persone.
Riusciva a metterti a tuo agio, a farti abbassare le difese e a convincerti a seguirlo ovunque senza nemmeno accorgertene.
Ero partita convinta di vivere semplicemente un’altra estrazione.
Invece mi ritrovavo a pensare che, una volta finito tutto, mi sarebbe mancato.
Quando arrivò il momento di salutarci provai una strana stretta allo stomaco.
Non era amore.
Non era nemmeno tristezza.
Era la consapevolezza di aver vissuto qualcosa che non avrei dimenticato facilmente.
Bruno era riuscito a sorprendermi, divertirmi, farmi arrabbiare e ridere nel giro di una sola giornata.
E, mentre tornavo verso casa, continuavo a ripensare alla stessa domanda.
Se non ci fosse stato quel gioco, se non ci fossero state quelle regole e quel momento particolare della mia vita, avrei davvero lasciato andare una persona come lui?
Non trovai una risposta.
Ma una cosa la sapevo con certezza.
Quelle ventiquattro ore erano volate via troppo in fretta.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Le avventure di Chiara: la squadra di calcio7:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
