Lui & Lei
L'ESTATE PROIBITA DI ZIA LAURA (2)
25.02.2026 |
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"Forse posso aiutarlo senza oltrepassare il limite, razionalizzò, ma sapeva che era una bugia..."
Le giornate successive all'arrivo di Marco si susseguirono in un ritmo lento e afoso, come se l'estate stessa complottasse per amplificare la tensione che aleggiava nella villa. Zia Laura si svegliava presto, con il sole che filtrava dalle persiane e illuminava la sua camera da letto, un rifugio di lenzuola bianche e mobili antichi che odoravano di legno e di ricordi. Ogni mattina, mentre preparava il caffè in cucina, indossando una camicia da notte leggera che le arrivava appena sopra le ginocchia, ripensava agli eventi delle notti precedenti. Il cesto della biancheria, quei slipini bianchi e minuscoli che sparivano e riapparivano, leggermente stropicciati. Sapeva. E quel sapere la tormentava.Laura era una donna di principi saldi, forgiati da un'educazione cattolica e da un matrimonio che, pur finito male, le aveva insegnato il valore del dovere e della fedeltà. Divorziata da cinque anni, aveva scelto la solitudine come scudo, convinta che il suo tempo per l'amore e il desiderio fosse passato. A cinquantotto anni, si vedeva come una zia affettuosa, una figura materna per il nipote che la sorella le aveva affidato per l'estate. Marco era solo un ragazzo, timido e inesperto, con gli occhi pieni di sogni e il cuore puro. Educarlo, proteggerlo: questo era il suo ruolo. Eppure, ogni volta che lo guardava, sentiva un conflitto lacerante agitarsi dentro di lei, come una tempesta che si addensava all'orizzonte.
Quella mattina, mentre versava il caffè nelle tazze, Laura si fermò a fissare il giardino attraverso la finestra. Il suo riflesso nel vetro le rimandava un'immagine di sé: ancora bella, con curve morbide e una pelle che il tempo aveva reso vellutata. Ma sotto quell'apparenza serena, ribolliva un turbine di emozioni contrastanti. Da un lato, il senso di colpa la assaliva come una morsa. È mio nipote, si ripeteva, il sangue del sangue di mia cognata. Cosa sto facendo? Sto incoraggiando qualcosa di proibito, di sbagliato. Immaginava lo scandalo, le occhiate giudicanti della famiglia, la vergogna che avrebbe macchiato per sempre il loro legame. Era suo dovere fermarlo, parlargli, metterlo in guardia contro quei desideri nascenti. Dopotutto, lei era l'adulta, la responsabile. Aveva promesso alla sorella di prendersi cura di lui, non di sedurlo.
Ma dall'altro lato, una voce più profonda, repressa per anni, sussurrava tentazioni irresistibili. Erano passati cinque anni dall'ultimo tocco intimo, dall'ultima carezza che non fosse la sua stessa mano nelle notti solitarie. Il divorzio l'aveva lasciata arida, come un giardino trascurato, e ora Marco era come una pioggia improvvisa. La sua timidezza la inteneriva, la faceva sentire potente e desiderata. Vuole solo imparare, si diceva per giustificarsi, e io potrei insegnargli con affetto, senza ferirlo. È un ragazzo buono, e io... io merito un po' di gioia dopo tanto tempo. Il proibito amplificava tutto: l'idea di guidarlo, di essere la prima a introdurlo ai piaceri del corpo, la eccitava in un modo che non provava da decenni. Era un misto di materna tenerezza e carnale avidità, un conflitto che le stringeva il petto e le accelerava il battito.
Durante la colazione, seduta al tavolo con Marco, Laura accavallò le gambe sotto la camicia da notte, sentendo il tessuto scivolare sulla pelle nuda. Lui arrossì, distogliendo lo sguardo, e lei finse di non notare. Ma dentro di sé, la battaglia infuriava. Smettila, si rimproverava, stai giocando con il fuoco. È innocente, e tu lo stai provocando. Eppure, un sorriso interiore la tradiva: era contenta che lui la desiderasse. Quella lusinga le dava una scarica di vitalità, facendola sentire giovane, viva. Dopo colazione, mentre lui usciva per una passeggiata in spiaggia, Laura salì in camera sua. Si sdraiò sul letto, il cuore pesante. Chiuse gli occhi e ripensò a lui, al suo corpo magro e goffo, ai suoi sguardi furtivi. Le mani le scivolarono sul corpo, sotto la camicia da notte, toccando i seni pieni e scendendo verso il basso, dove gli slipini bianchi – gli stessi che lui aveva rubato notti prima – erano già umidi.
Si masturbò piano, con movimenti lenti e circolari, immaginando di essere lei a guidare le sue mani inesperte. Ma il piacere era intrecciato al rimorso: lacrime le rigarono le guance mentre raggiungeva l'orgasmo, un singhiozzo soffocato che mescolava estasi e colpa. Perché lo voglio così tanto? si chiese, ansimando. Era l'affetto materno distorto in qualcosa di più oscuro? O solo la fame repressa che esplodeva? Si alzò, si lavò il viso e decise di resistere. Oggi non lo provocherò, promise a se stessa.
Ma il pomeriggio portò nuove tentazioni. Tornati dalla spiaggia, dove aveva indossato un bikini che le modellava il corpo con eleganza, Laura si cambiò in un vestitino estivo aderente, di lino sottile che lasciava intravedere le forme. Seduti in veranda, chiacchierarono di libri e film, e lei notò come Marco la guardasse, gli occhi che scivolavano sulle sue gambe accavallate. Il conflitto riemerse, più forte: voleva dirgli di smetterla, di rispettarla come zia. Ma invece, posò una mano sulla sua, un gesto innocente che lo fece tremare. "Sei un tesoro, Marco," mormorò con voce calda, piena di tenerezza genuina. Lui balbettò una risposta, e lei ritrasse la mano, il cuore in subbuglio. Sto sbagliando tutto, pensò, ma una parte di lei godeva di quel potere.
La sera, mentre cenavano, Laura bevve un bicchiere di vino in più, cercando di affogare i dubbi. Il vino sciolse un po' le inibizioni, e quando si sedette sul divano, il vestitino salì sulle cosce, rivelando la curva delle gambe. Marco scomparve in bagno poco dopo, e lei sapeva cosa stava facendo. Invece di intervenire, salì in camera sua, chiuse la porta e si spogliò lentamente davanti allo specchio. Guardandosi nuda, toccò il suo corpo con mani tremanti: i seni, il ventre morbido, le cosce. Si masturbò di nuovo, in ginocchio sul letto, immaginando di confessargli tutto, di prenderlo tra le braccia per "educarlo". L'orgasmo arrivò violento, ma seguito da un'onda di nausea morale. Sono una mostro, si disse, piangendo piano. Lo amo come un nipote, lo voglio proteggere, ma questa voglia mi sta divorando.
Quella notte, sdraiata al buio, Laura lottò con i suoi demoni. Il dovere le imponeva di fermarsi: chiamare la sorella, mandare via Marco, confessare. Ma la voglia, alimentata dalla solitudine e dalla tenerezza per quel ragazzo timido, la spingevano verso l'abisso. Forse posso aiutarlo senza oltrepassare il limite, razionalizzò, ma sapeva che era una bugia. Il conflitto la teneva sveglia, un'altalena tra rimorso e desiderio, tra l'amore puro e il proibito che la rendeva umana, fallibile, viva.
L'estate continuava, e con essa il suo tormento interiore cresceva, pronto a esplodere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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