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Lui & Lei

L'ESTATE PROIBITA DI ZIA LAURA (4)


di Gabbiano59
26.02.2026    |    276    |    0 8.0
"” Lui obbedì come un automa, sedendosi a un metro da lei, le mani strette in grembo per nascondere l’erezione..."
Il giorno dopo quella scena nel salotto, l’aria nella villa sembrava ancora più densa, come se il desiderio represso di entrambi avesse saturato ogni angolo. Laura si era svegliata con una determinazione nuova, mista a un tremore di paura e di eccitazione. Aveva deciso di alzare leggermente la posta, non per crudeltà, ma perché il conflitto interiore la stava logorando: o fermava tutto, o lasciava che il fuoco bruciasse un po’ di più, solo un po’. Scelse la seconda via, dicendosi che era ancora “innocente”, che stava solo… normalizzando il corpo, il caldo, la naturalezza.

Quel pomeriggio non indossò più vestitini leggeri. Quando Marco rientrò dalla sua passeggiata solitaria lungo la spiaggia – era uscito per sfogare l’erezione dolorosa che non lo lasciava in pace – trovò la zia in cucina, intenta a tagliare frutta per una macedonia. Indossava solo un reggiseno bianco di pizzo semplice, coppa piena ma trasparente nei bordi, e un paio di mutandine bianche minuscole, quelle a perizoma con il davanti a triangolo strettissimo e il retro che spariva tra le natiche. Il cotone era candido, ma al centro, proprio dove il tessuto aderiva alle piccole labbra, si vedeva una macchia umida, scura, allungata, inequivocabile.

Laura si voltò verso di lui con un sorriso tranquillo, materno, come se fosse la cosa più normale del mondo.
“Ciao tesoro. Hai visto che caldo oggi? Non si respira.” Si passò una mano sulla fronte, fingendo di asciugarsi il sudore inesistente. “Io non ce la faccio più con i vestiti. Mi sono messa comoda. Dovresti farlo anche tu, no? Sei tutto sudato.”
Marco rimase impalato sulla soglia, gli occhi spalancati. Non riusciva a staccare lo sguardo dalle mutandine. La macchia era lì, evidente, e sembrava allargarsi leggermente sotto i suoi occhi mentre lei si muoveva. Il cuore gli batteva così forte che temeva lei potesse sentirlo.

Laura continuò a trafficare con il coltello, come se non si accorgesse del suo sguardo inchiodato. Poi, con noncuranza, si girò di tre quarti, offrendogli la vista del retro: il filo sottile del perizoma scompariva tra le natiche sode, lasciando nude quasi tutte le curve. Si chinò leggermente per prendere una ciotola dal mobile basso, e le mutandine si tesero ancora di più, la stoffa umida che si incollava alla pelle.

Marco emise un suono soffocato, una specie di gemito trattenuto.
Lei si rialzò, posò la ciotola sul tavolo e finalmente lo guardò. Fece finta di notare la sua espressione sconvolta.
“Che c’è, Marco? Sei diventato rosso come un peperone.” Rise piano, una risata calda, affettuosa. “È solo perché fa caldo, no? Guarda, anch’io sono tutta sudata…” Si passò le dita sul davanti delle mutandine, proprio sopra la macchia umida, sfiorandola con la punta delle dita come per controllare. Poi le alzò davanti agli occhi, mostrandogli le dita lucide. “Vedi? È solo sudore… o meglio…” Fece una pausa, lo sguardo dolce ma penetrante. “Non è pipì, tranquillo. Non devi preoccuparti.”

Si avvicinò di un passo, lenta, quasi ipnotica.
“Quando una donna si eccita, tesoro,” continuò con voce bassa, paziente, come se stesse spiegando come si fa la maionese, “il corpo produce una specie di lubrificante naturale. È normale, sai? Succede quando si sente… calore dentro. Desiderio.” Pronunciò l’ultima parola con una dolcezza infinita, gli occhi fissi nei suoi. “Non c’è niente di cui vergognarsi. È il corpo che parla. E il mio corpo, in questi giorni…” Si morse appena il labbro inferiore. “…sta parlando tanto.”
Marco era incapace di muoversi. Sentiva l’erezione premere violentemente contro i pantaloncini, dolorosa, evidente. Lei abbassò lo sguardo per un istante, lo notò, ma non commentò. Invece gli posò una mano sul braccio, calda, rassicurante.
“Perché non ti metti comodo anche tu?” ripeté, la voce morbida ma con una nota di sfida nascosta. “Togliti la maglietta, almeno. E i pantaloncini. Tanto siamo solo noi due. Non c’è nessuno che ci giudica. E poi… fa davvero troppo caldo.”
Lui scosse la testa, balbettando qualcosa di incomprensibile, ma Laura non insistette. Si limitò a sorridere, tornò al tavolo e si sedette su una sedia, accavallando le gambe. Il gesto fece tendere di nuovo le mutandine, la macchia umida si allargò visibilmente sotto i suoi occhi. Lei finse di non accorgersene, prese un pezzo di pesca e lo morse piano, lasciando che il succo le colasse sul mento e poi sul décolleté, tra i seni.

“Vieni qui,” disse poi, battendo leggermente la mano sulla sedia accanto alla sua. “Siediti un attimo. Non morderti la lingua, Marco. Dimmi cosa provi.”
Lui obbedì come un automa, sedendosi a un metro da lei, le mani strette in grembo per nascondere l’erezione.
Laura si sporse appena verso di lui, il reggiseno che si tendeva sui capezzoli duri.
“Lo so che sei timido,” sussurrò. “E lo capisco. Ma non devi avere paura di me. Io ti voglio bene, tanto. E voglio che tu stia bene. Che impari a non vergognarti del tuo corpo… e del mio.” Fece una pausa, poi aggiunse con un filo di voce: “Guarda pure, se ti va. Non mi dà fastidio. Anzi.”

Marco abbassò gli occhi. La macchia sulle mutandine era ormai una chiazza ampia, il cotone quasi trasparente in quel punto, e si intravedeva la forma gonfia delle piccole labbra, il solco centrale scuro di umori. Lui tremava.
Laura allungò una mano e gli sfiorò il ginocchio, un tocco leggerissimo.

“Vedi? È tutto normale. È solo… eccitazione. Come la tua.” Il suo sguardo scese sul rigonfiamento evidente nei pantaloncini di lui. “Guarda quanto sei duro. È bellissimo. Significa che anche tu mi desideri, no?”
Marco annuì piano, incapace di negare.
Lei sorrise, tenera, quasi commossa.

“Allora togliti quei pantaloncini, tesoro. Lascia che l’aria ti accarezzi. Te lo prometto: non succederà niente che tu non voglia. Solo… staremo comodi. Insieme.”
Si alzò, gli tese la mano.

Marco, con le mani che tremavano, si slacciò i pantaloncini e li fece scivolare giù, restando in boxer. L’erezione tendeva il tessuto, una macchia umida anche lì, di pre-eiaculazione.
Laura lo guardò con occhi pieni di affetto e di fame.
“Bravo,” mormorò. “Così va meglio.”

Poi si voltò, si chinò per prendere un bicchiere d’acqua dal tavolo, offrendogli di nuovo la vista completa del perizoma bagnato che le spariva tra le natiche. Quando si rialzò, si girò verso di lui e disse, con voce dolce:
“Adesso vieni con me in salotto. Ci mettiamo sul divano. E parliamo. O non parliamo. Vediamo cosa succede quando fa così caldo… e quando due persone si vogliono bene.”

Marco la seguì, nudo tranne i boxer, il cuore in gola, il corpo in fiamme.
Laura camminava davanti a lui, le mutandine bianche che ondeggiavano a ogni passo, la macchia umida che luccicava alla luce del tramonto.

Il confine si era assottigliato ancora di più. E nessuno dei due, ormai, aveva più voglia di fermarsi.
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