Lui & Lei
L'ESTATE PROIBITA DI ZIA LAURA
25.02.2026 |
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"Mattine in spiaggia, dove zia Laura si spalmava la crema sulle gambe con movimenti lenti, consapevole dello sguardo di Marco..."
L'estate del 2025 era arrivata come un'onda calda e avvolgente, portando con sé il profumo salmastro del mare e il canto incessante delle cicale. Marco aveva appena compiuto diciotto anni, un traguardo che lo aveva reso ufficialmente un adulto, ma dentro di sé si sentiva ancora quel ragazzo timido e impacciato che arrossiva al solo pensiero di avvicinarsi a una ragazza. La scuola era finita, e i suoi genitori avevano deciso di mandarlo a passare le vacanze dalla zia Laura, la moglie divorziata del fratello di sua madre. Zia Laura viveva in una piccola villa sul litorale ligure, un posto isolato e tranquillo, perfetto per rilassarsi. O almeno, così pensavano i suoi genitori.Marco non vedeva la zia da un paio d'anni, da quando il divorzio aveva reso le riunioni familiari un po' più tese. Ricordava vagamente una donna elegante, con capelli castani che le arrivavano alle spalle e un sorriso gentile che illuminava il viso. Ma quando arrivò alla stazione e la vide aspettare con un vestitino leggero a fiori, che le sfiorava le ginocchia e si muoveva al minimo soffio di brezza, il cuore gli balzò in gola. Zia Laura aveva cinquantotto anni, ma il tempo sembrava averla sfiorata con delicatezza: la pelle era ancora liscia, il corpo snello e curato da anni di yoga e passeggiate in spiaggia. I suoi occhi verdi brillavano di una vitalità che contrastava con la solitudine che aveva confessato in qualche messaggio alla famiglia. "Benvenuto, nipotino mio!" esclamò abbracciandolo forte, e Marco sentì il suo profumo di lavanda e crema solare, un misto che lo fece arrossire senza motivo.
La villa era un paradiso: un giardino con ulivi antichi, una veranda affacciata sul mare e stanze luminose con pavimenti in cotto. Zia Laura gli aveva preparato la camera degli ospiti al piano di sopra, proprio di fronte alla sua. "Fatti una doccia e scendi per cena," gli disse con un sorriso materno, accarezzandogli la guancia. "Devi essere stanchissimo dopo il viaggio." Marco annuì, ma mentre saliva le scale, non poté fare a meno di notare come il vestitino le aderisse leggermente sui fianchi, e come le sue gambe, lunghe e toniche, si muovevano con grazia. Scosse la testa, rimproverandosi mentalmente. È tua zia, idiota. Smettila.
Quella prima sera cenarono in veranda, sotto un cielo stellato. Zia Laura indossava lo stesso vestitino, e mentre chiacchieravano di scuola, amici e futuro, Marco si trovò a fissare le sue gambe accavallate sotto il tavolo. La stoffa leggera saliva appena, rivelando la pelle chiara e liscia delle cosce. Lei sembrava non accorgersene, raccontando aneddoti del suo divorzio con un velo di malinconia. "È da anni che non ho più... beh, compagnia," confessò ridendo piano, ma i suoi occhi tradivano un'ombra di solitudine. "Ma va bene così, mi godo la pace." Marco annuì, ma dentro di sé provava una strana tenerezza per lei. Era così forte, così bella, e allo stesso tempo sembrava fragile. Lui, che non aveva mai baciato una ragazza per via della sua timidezza cronica, si sentiva protettivo nei suoi confronti, come se volesse consolarla.
La notte, nel suo letto, Marco non riusciva a dormire. Il caldo era opprimente, e i pensieri gli turbinavano in testa. Ripensava alle gambe accavallate della zia, al modo in cui il vestitino le scivolava sulla pelle. Si sentiva in colpa, un nodo allo stomaco per quei pensieri proibiti. È famiglia, si ripeteva, ma il suo corpo reagiva diversamente. Si alzò piano, scese al piano di sotto per bere un bicchiere d'acqua, e passando dal bagno comune notò il cesto della biancheria sporca semiaperto. Qualcosa di bianco e piccolo spuntava fuori: un paio di slipini, minuscoli, di cotone candido con un bordino di pizzo. Il cuore gli martellava nel petto. Erano della zia, ovviamente. Senza pensarci due volte, li prese, sentendo il tessuto morbido tra le dita. Odoravano di lei, di quel profumo dolce e intimo.
Tornò in camera sua, chiudendo la porta con cura. Si sdraiò sul letto, il respiro affannoso, e portò gli slipini al viso. L'eccitazione lo travolse come una marea. Si toccò piano, immaginando la zia in quel vestitino, le gambe accavallate che si aprivano appena. I sensi di colpa lo assalivano: era sbagliato, proibito, lei era sua zia. Ma proprio quel senso del tabù lo rendeva tutto più intenso. Si masturbò in silenzio, mordendosi il labbro per non fare rumore, e quando finì, si sentì esausto e sporco. Rimise gli slipini nel cesto prima dell'alba, sperando che nessuno se ne accorgesse.
Zia Laura, però, se n'era accorta. Quella mattina, mentre sistemava il bagno, notò che il cesto era stato toccato. Gli slipini bianchi, i suoi preferiti – così piccoli e aderenti che le facevano sentire giovane – erano leggermente spostati. Un brivido le corse lungo la schiena. Sapeva che era stato Marco; la casa era vuota altrimenti. All'inizio, un'onda di shock la investì: era suo nipote, il figlio di sua cognata, un ragazzo innocente. Ma poi, un sorriso malizioso le incurvò le labbra. Era lusingata, in un modo perverso. Erano anni che non si sentiva desiderata, e quel gesto ingenuo la faceva sentire viva. Fingendo indifferenza, li rimise a posto e scese a preparare la colazione.
Durante la giornata, tutto procedette normalmente, ma con una tensione sotterranea. Andarono in spiaggia, e zia Laura indossò un costume intero nero che le modellava il corpo alla perfezione. Marco cercava di non guardare, ma i suoi occhi scivolavano sulle curve dei suoi seni, sulle gambe che si stendevano sull'asciugamano. Lei lo notava, e una parte di lei si divertiva. "Vieni a fare il bagno?" gli chiese, alzandosi e stiracchiandosi, il costume che si tendeva leggermente. Marco arrossì e declinò, restando sdraiato a pancia in giù per nascondere l'imbarazzo. Tornati a casa, mentre lui faceva la doccia, zia Laura si ritirò in camera sua. Chiuse la porta, si sdraiò sul letto e pensò a lui. Il senso di colpa la tormentava: era sbagliato incoraggiarlo, anche solo con il silenzio. Era sua zia, aveva il dovere di proteggerlo, di educarlo. Ma la solitudine la divorava da anni, e quel ragazzo timido le ispirava una tenerezza infinita. Immaginò le sue mani inesperte, il suo sguardo innocente. Si toccò piano, sotto il vestitino leggero che aveva indossato per il pomeriggio, le dita che scivolavano sugli slipini umidi. Era proibito, sì, ma proprio per quello era eccitante. Si masturbò in silenzio, mordendosi il labbro, pensando a come avrebbe potuto guidarlo, per affetto, per aiutarlo a superare la timidezza. Quando finì, si sentì in colpa, ma anche stranamente contenta.
La sera, durante la cena, zia Laura indossò un altro vestitino estivo, ancora più leggero, di cotone bianco che le arrivava a metà coscia. Seduta sul divano dopo cena, accavallò le gambe con nonchalance, lasciando che la stoffa salisse appena. Marco, seduto di fronte, non riusciva a staccare gli occhi. Il suo cuore batteva forte; si stava innamorando di lei, non solo per la bellezza, ma per la gentilezza, per come lo ascoltava parlare dei suoi sogni. "Sei un ragazzo speciale, Marco," gli disse lei con voce dolce, accarezzandogli il braccio. "Meriti di essere felice." Lui annuì, il viso in fiamme, e si scusò per andare in bagno. Lì, di nuovo, il cesto della biancheria. Questa volta, prese un altro paio di slipini, sempre bianchi e minuscoli, e li portò in camera. Si masturbò pensando a lei, al suo sorriso, alle gambe accavallate, al proibito che li legava.
Zia Laura, dalla sua stanza, sentì i rumori sommessi. Sapeva cosa stava facendo, e invece di intervenire, chiuse gli occhi e si toccò di nuovo, immaginando di essere lei l'oggetto dei suoi desideri. Il senso di colpa la dilaniava: era sua zia, aveva un dovere morale. Ma la voglia cresceva, mista a tenerezza. Voleva proteggerlo, educarlo, e allo stesso tempo divertirsi dopo anni di astinenza. È solo un gioco innocente, si disse, ma sapeva che non lo era.
Le giornate successive seguirono lo stesso ritmo. Mattine in spiaggia, dove zia Laura si spalmava la crema sulle gambe con movimenti lenti, consapevole dello sguardo di Marco. Pomeriggi pigri in veranda, con vestitini leggeri che svolazzavano al vento, rivelando scorci di pelle. E notti separate, ma unite dal segreto: lui che rubava la sua biancheria intima, masturbandosi con il cuore pieno di amore proibito; lei che fingeva di non sapere, ma si eccitava al pensiero, toccandosi con sensi di colpa che si mescolavano al piacere. Marco si sentiva sempre più innamorato, scrivendo addirittura poesie segrete su di lei nel suo quaderno. Zia Laura, dal canto suo, lo guardava con occhi pieni di tenerezza, come un cucciolo da accudire, ma con un fuoco interiore che cresceva piano.
Una sera, dopo una passeggiata al tramonto, zia Laura si sedette sul divano e accavallò le gambe, il vestitino che saliva pericolosamente. "Raccontami di te, Marco. Hai una ragazza?" chiese con innocenza, ma i suoi occhi brillavano. Lui balbettò un no, arrossendo. Lei sorrise, posandogli una mano sulla gamba. "Non preoccuparti, l'amore arriva quando meno te l'aspetti." Quel tocco lo fece tremare. Più tardi, in bagno, lui prese di nuovo gli slipini, e lei, passando di lì per caso, vide l'ombra sotto la porta. Fingendo di non accorgersene, tornò in camera e si masturbò pensando a lui, il proibito che la faceva sentire viva.
L'estate procedeva, e il confine tra affetto e desiderio si assottigliava ogni giorno di più. Ma per ora, tutto restava nascosto, un gioco di sguardi, tocchi innocenti e masturbazioni solitarie, avvolto nel velo del proibito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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