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Lui & Lei

IL RISVEGLIO DELL'ANIMA E DEL CORPO (3)


di Gabbiano59
02.03.2026    |    90    |    0 6.0
"“Maria… amore mio… ti sento… ti amo così tanto, ” singhiozzò lui contro il suo collo, le lacrime che si mescolavano al sudore..."
Maria aveva deciso, ma il suo cuore batteva come un tamburo impazzito, un misto di terrore e desiderio che le toglieva il fiato. Dopo notti insonni passate a rigirarsi nel letto, con le dita che sfioravano il telefono come se fosse una reliquia proibita, aveva ceduto. Gli scrisse, le parole che le uscivano dal profondo dell'anima:
“Luca, amore mio segreto, vieni da me. Voglio che tu catturi la mia essenza, con la tua macchina fotografica. Solo noi, qui, tra queste pareti che hanno visto troppa solitudine. Non resisto più senza di te.”
La risposta arrivò come un fulmine: “Arrivo, Maria. Il mio cuore è già lì.” Lei tremò, le lacrime che le pungevano gli occhi. Sto giocando col fuoco. Sto invitando il peccato in casa mia. Ma Dio, quanto lo voglio.

Quando il campanello suonò, Maria si sentiva come una tempesta interiore. Si era preparata con mani tremanti, indossando quel vestito nero aderente che le fasciava il corpo come una seconda pelle, aderendo alle curve morbide dei seni e dei fianchi, finendo un po’ sopra il ginocchio in un invito silenzioso. Sotto, il reggiseno nero di satin lucido le stringeva il petto, i capezzoli già inturgiditi dal solo pensiero di lui, e lo slip bianco lucido – minuscolo, audace, che copriva appena il suo sesso, lasciando le natiche esposte al minimo sfregamento. Lo aveva scelto per lui, per quel suo debole confessato per il bianco, puro e innocente, ma ora le sembrava un simbolo di corruzione. Si guardò allo specchio, gli occhi lucidi: Sembro una donna in fiamme. Una vecchia in fiamme.

Aprì la porta, e lì c’era Luca, il suo ragazzo dagli occhi profondi, il corpo giovane che emanava un calore che le arrivava dritto al cuore. I suoi occhi la divorarono all’istante, spalancati in un misto di stupore e fame.
“Maria… mio Dio, sei… un sogno incarnato. Una visione che mi toglie il respiro.”
Lei sentì un singhiozzo salire in gola, ma lo represse con un sorriso tremante. “Entra, tesoro. Entra nel mio mondo.”
Lo condusse in salotto, il cuore che le martellava nelle orecchie, ogni passo un’eco di desiderio represso. Aveva spostato i mobili per lasciare spazio alla luce del pomeriggio, che filtrava come un velo dorato. Luca estrasse la macchina fotografica, le mani leggermente tremanti, e iniziò a scattare. Prima ritratti innocenti: lei in piedi, il vestito che modellava ogni curva, il suo sguardo che catturava la vulnerabilità nei suoi occhi. Ma l’aria si caricò subito, un’elettricità palpabile che le faceva formicolare la pelle.

“Girati, Maria,” le sussurrò lui, la voce rauca. Lei obbedì, sentendo il suo sguardo bruciarle la schiena. Pose più intime: seduta sul divano, le gambe accavallate, il vestito che saliva quel tanto da far intravedere la pelle pallida delle cosce. Maria sentiva il calore salire dal basso, un’umidità traditrice che già bagnava lo slip bianco, rendendolo appiccicoso contro il suo sesso gonfio.

Le inibizioni si frantumarono come vetro sotto il peso del suo sguardo. Non ce la faccio più, pensò, il respiro affannoso. “E se… mi spoglio per te?” La voce le uscì come un gemito, carica di supplica.
Luca annuì, gli occhi velati di lacrime di emozione. “Sì, Maria. Mostrami tutto. Ti prego, fammi vedere la tua anima nuda.”
Con mani che tremavano come foglie al vento, Maria fece scivolare le spalline del vestito. Il tessuto cadde con un fruscio sensuale, ora ai suoi piedi come un velo di peccato. Rimase lì, esposta: il reggiseno nero lucido che scintillava, spingendo i seni pesanti verso l’alto, i capezzoli duri come perle sotto il tessuto. Luca scattò, il clic della macchina un ritmo ipnotico, ma i suoi occhi erano fissi su di lei, colmi di adorazione e lussuria. Lei si voltò, mostrandogli la schiena nuda, le curve delle natiche accennate dallo slip bianco che ora, bagnato dal suo desiderio crescente, iniziava a diventare semitrasparente, delineando il contorno del suo sesso umido.

“Sei… la mia musa, la mia dea,” balbettò lui, la voce rotta dall’emozione. “Non ho mai visto tanta bellezza, tanta intensità.”
Maria non resisteva più. Gli tolse la macchina dalle mani, la posò con un gesto sordo, e lo baciò – un bacio disperato, profondo, le lingue che danzavano in un turbine di passione repressa. Le mani di lui le accarezzarono la schiena, scendendo ai fianchi, stringendola con una forza che le strappò un singhiozzo. Sentì il suo membro eretto premerle contro il ventre, e un’onda di calore la travolse, bagnando ulteriormente lo slip.

Si spostarono barcollando verso il bagno, la stanza più intima, con lo specchio che rifletteva la loro follia. Maria si appoggiò alla parete fredda, le mani aperte come in preghiera, il corpo che tremava di anticipazione. Luca si spogliò con frenesia, strappandosi i vestiti di dosso: maglietta, pantaloni, slip. Il suo sesso giovane, eretto e pulsante, si ergeva per lei, una promessa di estasi. Maria lo guardò, le lacrime che le rigavano le guance. È mio. È sbagliato, ma è mio.
Lui si avvicinò, le mani sulle sue anche, tremanti di emozione. Le spostò lo slip bianco di lato, quel tanto che bastava per esporre il suo sesso bagnato, gonfio di desiderio, ma non lo tolse – voleva sentirlo lì, parte del loro peccato. Entrò in lei con un gemito strozzato, lento e profondo, riempiendola completamente. Maria urlò, un grido di puro abbandono, le unghie che graffiavano la parete come se volesse ancorarsi alla realtà. Lo slip, ormai inzuppato, sfregava contro il suo clitoride a ogni spinta, amplificando il piacere fino a un’intensità insopportabile. Diventò trasparente, aderente come una seconda pelle, rivelando ogni dettaglio del suo sesso mentre lui la penetrava con ritmo crescente, il sudore che colava sui loro corpi.

“Maria… amore mio… ti sento… ti amo così tanto,” singhiozzò lui contro il suo collo, le lacrime che si mescolavano al sudore. Le spinte divennero più intense, disperate, come se volesse fondersi con lei per sempre.
Lei venne in un’esplosione di stelle, l’orgasmo che le squassava l’anima, un urlo che echeggiò nelle piastrelle fredde, le gambe che cedevano. Luca la seguì, riversandosi dentro di lei con un grido spezzato, il seme caldo che la riempiva, mescolandosi ai suoi umori in un’unione sacra e profana. Lo slip tornò al suo posto, impregnato, appiccicoso, il bianco ormai macchiato e trasparente al centro, un testimone muto della loro passione.

Luca la baciò con tenerezza infinita, le lacrime che gli rigavano il viso. “Non voglio lasciarti… mai.” Ma dovette andare, e Maria lo accompagnò alla porta, il corpo ancora fremente, le gambe deboli. “Torna da me,” gli sussurrò, il cuore che si spezzava.

Sola, non si lavò. Non poteva. Voleva conservare lui, il suo seme, il suo odore. Si tolse solo il reggiseno, i seni liberi e pesanti, e si infilò sotto le coperte con lo slip ancora addosso, bagnato e caldo tra le cosce. Si rannicchiò in posizione fetale, le lacrime che bagnavano il cuscino. Che ho fatto? Ho peccato contro tutto ciò in cui credo. Contro mio marito, contro la mia età, contro Dio. Il rimorso la dilaniava, un dolore acuto al petto, immagini di giudizio eterno che le affollavano la mente. Sono una donna perduta, una nonna che si è data a un ragazzo. Che mostro sono diventata?

Ma sotto il rimorso, ribolliva un piacere profondo, travolgente, che le faceva pulsare il corpo. Ogni movimento faceva sfregare lo slip impregnato contro la sua intimità sensibile, ricordandole il suo seme dentro di lei, il suo calore giovane che la marchiava. Chiuse gli occhi e si toccò piano sopra il tessuto, le dita che tracciavano cerchi lenti, riaccendendo scintille di estasi. Un altro orgasmo la travolse, dolce e straziante, un singhiozzo di piacere che si mescolava alle lacrime. Mi ha amata. Mi ha voluta con un’intensità che non ho mai conosciuto. Il suo seme è parte di me ora, e non lo laverò via.
Rimase così per tutta la notte, in un turbine di emozioni: rimorso che la pugnalava, piacere che la cullava. Il sonno arrivò a tratti, interrotto da sogni febbrili di lui, del loro abbraccio contro la parete. Al mattino, si svegliò con lo slip secco in alcuni punti ma ancora appiccicoso al centro, il suo seme rappreso contro la sua pelle. Il sole filtrava, illuminando il suo viso rigato di lacrime essiccate. Il rimpianto era lì, un peso sul cuore, ma quando infilò una mano tra le cosce, sentendo il ricordo di lui, un sorriso tremante le sfiorò le labbra. Sono viva, dannatamente viva. E per lui… ne vale la pena. Il conflitto la consumava, ma l’intensità di quell’amore proibito la teneva in piedi, un fuoco che non si spegneva.
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