Lui & Lei
Sara (... notte prima dell'esame)
16.07.2026 |
7 |
1
"Mentre mi muovevo dentro di lei, il mio sguardo cadde sulla curva perfetta del suo sedere, quel pensiero proibito che mi tormentava da tutta la sera..."
Capitolo 1: Come ci siamo conosciuti“...ora raccontateci un po’ di voi. Come vi siete conosciuti?”
Finalmente la fatidica domanda, quella che aspettavamo da tutta la sera. È il dubbio che si legge negli occhi di chiunque veda un professore universitario non più giovanissimo uscire con una studentessa di medicina splendida e molto più giovane come Sara. La differenza d’età colpisce, la curiosità fa il resto. Sorrido, le accarezzo la mano sotto il tavolo e insieme sfoderiamo la solita, romantica versione ufficiale: una storia fatta di timidi sguardi tra la prima fila e la cattedra, esplosa in una grande passione solo dopo la fine della prima sessione d'esami. Non c'è nulla di falso, sia chiaro, ma le cose sono andate in modo un po' diverso. E questa mi sembra la sera giusta per ricordare i fatti nella loro originale, spietata bellezza.
Due anni prima
Anche quella sera avevo fatto tardi in facoltà. Il giorno dopo ci sarebbe stata la sessione di Anatomia 1, il primo vero scoglio per le matricole di Medicina, e dovevo ancora firmare i verbali, ricontrollare i test e sistemare i compiti d'esame. Quella mattina ero arrivato in ritardo per colpa della mia compagna e di una delle sue solite crisi di gelosia, ed ero stato costretto a parcheggiare l'auto molto lontano, nell'ultima fila dei parcheggi assegnati a noi professori: una specie di terra di nessuno dove i lampioni della facoltà faticavano a fare luce e le linee a terra venivano inghiottite dalle ombre serali. Finalmente raggiunsi la macchina, desideroso solo di togliermi dalle spalle la stanchezza emotiva di una lunghissima giornata. Mentre frugavo nella mia borsa alla ricerca delle chiavi dell’auto, una voce interruppe quel silenzio che mi aveva accompagnato lungo tutto il piazzale deserto.
“Professore?” Una voce femminile, dolce, giovane. Sicuramente quella di una studentessa.
“Mi dica...” risposi, senza nemmeno girarmi, continuando a cercare le chiavi dell’auto.
“Mi scusi se la disturbo, ma sono in un'ansia totale per l'esame di domani...” disse, lasciando la frase in sospeso, con un tono quasi implorante che aveva il sapore di un invito implicito a rassicurarla.
Mi voltai lentamente, giocando con il portachiavi tra le dita, e la vidi. Sara. Una studentessa del primo anno: attenta, sempre in prima fila, le mani veloci nel catturare sul suo quaderno ogni cosa che dicevo, occhi magnetici, un'intelligenza accesa e … pericolosamente bella. Quella sera indossava un paio di jeans molto attillati che le fasciavano le gambe come fossero dipinti su di esse, e sopra aveva solo un giubbottino corto, scuro, allacciato fino al mento, che le evidenziava la linea sottile della vita prima di perdersi nella curva morbida dei suoi fianchi. Era impossibile non rimanere rapiti dalle linee del suo corpo, da quelle curve perfette, da quel fondoschiena che sembrava volesse uscire dai suoi pantaloni in un'urlata provocazione alla mia compostezza istituzionale.
“Cazzo, sono il suo professore, non posso fare questo tipo di pensieri su una mia allieva” mi dissi. Ma fu solo un pensiero puramente razionale, dovuto alla mia istruzione formale ma privo di una reale convinzione. La verità era che in quel momento mi percorsero la mente un milione di pensieri e fui letteralmente rapito da quelli più pericolosi, che mi stavano già scaldando il sangue.
“Non deve preoccuparsi, signorina. Se ha studiato, vedrà che non ci saranno problemi”, risposi, sfoderando il mio miglior tono distaccato e professionale, una barriera di parole banali e poco partecipi.
Intano lei fece un primo, piccolo passo verso di me, riducendo lo spazio tra di noi e rendendomi impossibile anche solo il pensiero di voler salire sulla macchina.
Capitolo 2: Lo sconforto di una studentessa modello
“Ha ragione, prof... ma il problema è proprio questo. In questi mesi non sono riuscita a studiare come avrei dovuto. Lei lo sa che sono sempre a lezione, mi metto davanti, prendo appunti, chiedo approfondimenti... ma è stato un periodo difficile. E adesso ho il terrore di fallire”.
Disse tutta la frase guardando a terra, per poi alzare gli occhi lentamente, passandosi distrattamente la lingua sulle labbra e fissandomi dritto negli occhi. In quel momento la mia lucidità vacillò: non capivo se stessi ascoltando l'ansia genuina di una studentessa impreparata o la studiata recita di una donna che stava misurando la mia resistenza nel darle quell’aiuto che sarebbe stato davvero impossibile negarle se si fosse avvicinata ancora un po’.
“Mi dispiace per le sue difficoltà, signorina, ma l'università non è un ente di beneficenza e solo lo studio garantisce il superamento dell'orale. Se non ha aperto libro, dubito che domani la commissione apprezzerà lo sforzo della sola presenza.” Le dissi cercando di mantenere un po’ di formale distacco, ma la mia voce era meno ferma di quanto volessi e lei se ne accorse e ne approfittò subito.
“Il fatto è che...” mi incalzò, facendo un passo avanti e riducendo ancor più la distanza tra noi. Il suo profumo era intenso ma delicato allo stesso tempo, e invase le mie narici come una boccata d'aria pura. “...io vivo a Torino da sola e devo mantenermi. Ha idea di quanto sia costosa la vita qui per una studentessa? Tre mesi fa ho iniziato un piccolo passatempo online per pagarmi l'affitto e l'università. Mi porta via tantissimo tempo, e lo studio è andato a farsi benedire.”
L'unica cosa sensata e logica da fare sarebbe stata augurarle buona fortuna, salire in auto e andarmene veloce. Ma la stanchezza per l’ennesimo litigio con la mia compagna e il brivido di quel gioco proibito ebbero la meglio: volevo vedere fin dove avrebbe avuto il coraggio di spingersi.
“Di che genere di attività stiamo parlando, signorina?” chiesi, con un tono di voce ormai abbandonato a una strana intimità formale.
“Beh... ho aperto un canale su una piattaforma social. Per gioco, all'inizio. Carico dei video, vendo alcuni miei oggetti personali... Non voglio giustificarmi, ma gli affari vanno fin troppo bene e ho trascurato i libri”, disse, e per la prima volta il suo tono implorante svanì, sostituito da una mezza risata maliziosa e sicura di sé.
“Capisco”, risposi. Il sangue ora pulsava nelle tempie, a ritmo accelerato. Mi resi conto che non la stavo più guardando con il dubbio di cosa sarebbe potuto succedere, ma solo con la certezza di capire quando sarebbe successo.
“Prof... io non posso permettermi di perdere questo anno”, sussurrò, accorciando l'ultimo centimetro di distanza fino quasi a farmi sentire il calore del suo respiro.
“Capisco”, ripetei. In quel momento avrei potuto riprendere ancora un minimo di lucidità, ma quella sera decisi di spegnere la razionalità e di lasciarmi trasportare dagli eventi.
“Guardi. Per fare questo video di tre minuti, ad esempio, ci ho messo più di un'ora”. Mi tese il braccio, avvicinando lo schermo del suo cellulare al mio viso.
Capitolo 3: Il gioco proibito
Nel filmato si vedeva Sara, ripresa da dietro, appoggiata a un letto mentre si muoveva con una lentezza ipnotica su un dildo colorato. Un video tecnicamente perfetto, privo di qualsiasi ingenuità. Quel fondoschiena che oscillava sullo schermo era lo stesso che avevo davanti, immobile nell'ombra. Sentii la testa girare, non solo per il video, ma per la sfacciataggine con cui me lo stava mostrando. Riprese il telefono e fece scorrere lo schermo con la punta del dito. “E questo? Solo due minuti, ma ore di montaggio». Nel secondo filmato, con un rossetto rosso fuoco, Sara si tormentava i capezzoli con uno sguardo fisso in camera che sembrava bucare lo schermo.
Mentre fissavo lo schermo, avvertii il rumore metallico di una zip che si apriva lentamente, un suono quasi assordante in quel silenzio rotto solo dall’ansimare della ragazza nel video. Quando sollevai gli occhi dal telefono, mi resi conto che sotto il giubbotto non c'era nessuna maglietta. Sara era completamente nuda. Aprì i lembi della giacca, offrendo alla frescura della notte e alla mia vista il suo seno perfetto, i capezzoli già turgidi per il freddo e per l'adrenalina. Ora era completamente esposta, nel corpo e nei suoi desideri. Si spinse contro di me, appoggiando una mano al mio petto e sussurrandomi dolce e calda all'orecchio con una malizia infinita: “Mi può dare un aiutino per domani, professore? Per favore...”
Quella richiesta sussurrata fu il colpo di grazia alla mia residua etica professionale, ma fu anche il segnale che aspettavo per riprendermi il controllo.
“Dipende da quanto ci tiene, signorina...”
Le passai un braccio intorno alla schiena con decisione, infilai la mano destra sotto l'elastico dei suoi jeans afferrandole la natica nuda e la tirai a me con forza. La baciai con foga, quasi a volerle togliere il fiato, mordendole le labbra mentre la sua lingua cercava la mia. Sara sapeva esattamente cosa voleva, e ora lo sapevo anch'io. Lei voleva l'esame, io volevo il suo corpo. Un equo compromesso.
Smisi di baciarla e la afferrai saldamente per i fianchi. La fissai negli occhi, poi la girai di spalle e la spinsi contro la fiancata della mia macchina, sentendo col palmo della mano il contrasto tra la carrozzeria gelida e il calore della sua pelle. Le strinsi i seni da dietro, saggiando con i denti la pelle sensibile del suo collo, mentre lei poggiava le mani sul cofano dell’auto cercando stabilità. Con un movimento fluido le tirai giù i jeans e gli slip fino alle caviglie, lasciandola libera di allargare le gambe e rimanere esposta.
Mi beai per un istante della vista di quel fondoschiena magnifico, quello che tutta la facoltà sognava. Lo colpii con una manata secca, precisa; le sfuggì un piccolo urlo nella notte, così mi chinai, lo baciai e lo morsi con decisione. Un secondo gemito graffiò l'oscurità, ma lei sapeva bene che doveva resistere se voleva quel libretto firmato. Mi chinai, bagnandola con la lingua, prima davanti e poi spingendomi verso dietro. Profumava di buono, un'essenza troppo ricercata per essere il risultato dell'ansia dell'ultimo minuto. Si era preparata meticolosamente per quell'incontro.
Mi rialzai tenendola premuta contro la lamiera con una mano sulla schiena, esigendo la sua immobilità. Con l'altra mi sbottonai i pantaloni e liberai il sesso, duro come il marmo. Non volevo essere dolce, volevo possedere il corpo di quella giovane ragazza disposta a tutto, e perdermi con lei.
“Sicura, Sara?” le chiesi nell'orecchio in un ultimo barlume di lucidità.
“Mai stata così sicura... sono sua, prof”, rispose con la voce spezzata dall'adrenalina. Era tutto ciò che volevo sentire.
Capitolo 4: Scacco matto
La penetrai da dietro con un colpo netto, profondo. Il ritmo era lento, pesante, quasi a volerle imprimere sulla carne il peso di tutta la tensione accumulata fino a quel momento. Volevo godermi ogni singola frazione di secondo, sentire le sue pareti stringersi e accogliermi. Mentre mi muovevo dentro di lei, il mio sguardo cadde sulla curva perfetta del suo sedere, quel pensiero proibito che mi tormentava da tutta la sera. Mosso solo dall'istinto, mi bagnai due dita con la saliva e cercai la sua intimità più nascosta, sfiorando quel piccolo anello teso. Sara ebbe un sussulto immediato, un brivido che le corse lungo la schiena, ma non si tirò indietro; al contrario, spinse il bacino ancor più contro la mia mano, come se stesse aspettando quel momento da tutta la sera.
Cominciai a prepararla lentamente, accarezzandola e dilatandola millimetro dopo millimetro, finché la tensione di quel desiderio non divenne insostenibile. Uscii dal davanti, bagnato dei suoi umori, e puntai dritto verso quel suo secondo ingresso, così stretto e caldo. Sara strinse i denti, le mani artigliate al metallo freddo della carrozzeria per trovare un appoggio. Non appena la punta vinse la prima resistenza, sentii il suo muscolo cedere e accogliermi completamente. La scopai così, con spinte lente, godendomi lo spettacolo della sua schiena inarcata che si muoveva nella penombra del parcheggio. Sara gemeva contro il suo riflesso nel vetro della macchina sempre più forte, in un misto di piacere e abbandono totale, finché il suo corpo non iniziò a contrarsi in un orgasmo violento che la fece tremare tutta.
Sentirla cedere in quel modo spezzò ogni mio freno: un istante dopo venni anch'io, scaricando tutto il mio calore dentro di lei con un rantolo profondo e liberatorio. Rimasi schiacciato contro la sua schiena per qualche secondo, respirando il suo stesso affanno, mentre il silenzio del parcheggio tornava ad avvolgerci. Poi mi staccai lentamente. Sara, sfinita e con le gambe ancora tremanti, si accovacciò di fianco alla ruota dell'auto. La guardai dall'alto mentre il mio seme cominciava a colare fuori da lei, bagnando l'asfalto, ultimo atto di quel momento che sarebbe rimasto il nostro segreto.
Ci ricomponemmo in silenzio. Poi tirai fuori dalla mia ventiquattrore il foglio con le domande e le risposte esatte dell’esame del giorno dopo e glielo tesi.
“Ecco qui tutte le risposte corrette alle domande di domani” dissi cercando di recuperare un po’ della mia fredda professionalità.
Quando lei mi guardò, nei suoi occhi intravidi una luce nuova in quella sera, una sfumatura quasi dolce. Poi mi sorrise con il sorriso complice di chi ha appena stretto un patto inconfessabile, si rivestì e se ne andò nell'oscurità, lasciandomi con mille dubbi.
Il giorno dopo lo scritto fu un successo, e l'orale della settimana successiva andò ancora meglio. Rispondeva alle mie domande con precisione, persino su quegli argomenti che avevo volutamente escluso dal foglio che le avevo consegnato. Padroneggiava una fluidità e una conoscenza della materia che non si improvvisano in pochi giorni, nemmeno studiando giorno e notte. Allora la verità mi colpì in un lampo: quella sera non le serviva affatto il mio foglio, sapeva già tutto. L'ansia, la minaccia di fallire, l'appostamento nel parcheggio... era stata tutta una scusa. Non era venuta per l’esame, era venuta a prendersi me.
Una volta firmato il trenta sul libretto, si alzò dalla cattedra guardandomi dritto negli occhi con un sorriso radioso. La ritrovai poco dopo fuori dall'aula, appoggiata alla parete del corridoio, mentre mi aspettava.
“Cosa fa stasera, prof?”
“Stasera non ho programmi”, le risposi dopo quella strana rivelazione, “Se le va, può accompagnarmi a bere una birra...”
“Stasera devo girare un video... ma domani sono libera, se le va”, mi rispose, con la stessa malizia calcolata di quella notte.
Ed è così che tutto è iniziato
professore studentessa parcheggio video intimo sesso orale doppia penetrazione fondi schiena scambio favori cattedra
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Sara (... notte prima dell'esame):

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
