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Lui & Lei

Il Muro di Ghiaccio


di WarmEmbrace
16.07.2026    |    6    |    1 6.0
"Il tavolo della sala si muove avanti e indietro accompagnando i nostri movimenti sotto il ritmo incessante dei miei affondi..."
Capitolo 1: La Provocazione

Anche questa sera, finita una cena frugale, ci siamo messi sul divano a perderci ognuno nei propri pensieri. Io e Sara siamo a dieci centimetri di distanza, eppure sembriamo separati da un muro di ghiaccio sempre più spesso e opaco. Ognuno è perso nel riflesso del proprio telefono, tra immagini che scorrono veloci o video che non riescono a catturare l’attenzione, a caccia di quel qualcosa di nuovo che possa smuoverci dal nostro immobilismo, ma che non arriva mai.

Improvvisamente Sara lascia cadere il cellulare sul divano, quasi lanciandolo nella sua corsa verso i cuscini, fissa un punto nel vuoto e, facendosi sfuggire di proposito un lungo sospiro per attirare l’attenzione, rompe il silenzio con una finta spensieratezza: “Domani sera non ci sono a cena. Esco con Gabriele, il collega della sede di Palermo. Mi porta all’Osteria del Leone d’Oro, in centro”.

Istintivamente sento una fitta allo stomaco, come se qualcosa non quadrasse nella sua voce, una sensazione che non provavo da tempo; mantengo lo sguardo sul mio cellulare, ma gli occhi diventano seri. “L’Osteria del Leone d’Oro. Posto impegnativo per un collega di lavoro. Immagino che il ragazzo punti a un dopocena molto interessante”, dico con una voce monocorde evitando volutamente il contatto visivo.

Sara si gira a guardarmi, appoggiando il mento sulla spalla. Le labbra sono piegate in uno strano sorriso che faccio fatica a decifrare: “Beh, se spende duecento euro di cena, è ovvio che ci speri. Ed è maledettamente bello sentirsi desiderate e corteggiate da qualcuno, ogni tanto”.

“Quindi mi stai dicendo che te lo vuoi scopare? Così, tra una chiacchiera e l'altra sul divano?” le dico abbandonando lo schermo ormai vuoto e guardando nella sua direzione.

Lei fa una mezza risata, quasi infastidita dalla mia domanda: “Mica ho detto questo. Ma in ufficio l'aria è decisamente calda. Mi gira intorno spesso, mi abbraccia con la scusa dei saluti, mi fissa il culo quando passo nei corridoi... e poi da qualche giorno esagera”.

“In che senso esagera, Sara?”

Lei si morde il labbro inferiore, gli occhi le brillano di una luce sporca: “Mi manda delle foto. Di lui. Inequivocabili. Dice che mi pensa, e che mi vuole fare vedere l’effetto di questi pensieri, dritto in ufficio o in casa sua. Peccato che le ho cancellate, altrimenti ti farei vedere cosa significa avere un uomo che muore di voglia per te”.

Lo stupore scompare dal mio volto, sostituito da una rabbia sorda e repentina che mi stringe la gola: “Sara, quando fai così la bambina che vuole provocare a tutti i costi, saresti solo da prendere e sculacciare da lasciarti i segni”.

A quelle parole lei scatta in piedi. Quella risposta l'ha accesa. Cammina fino al tavolo della sala, si appoggia con le mani al bordo del vetro della superficie e mi lancia lo sguardo di chi vuole riprendersi il controllo totale: “Parli tanto, ma non faresti un cazzo. Sei spento. Se anche mi mettessi qui, adesso, davanti a te, col culo di fuori, non avresti le palle di toccarmi. Gabriele, invece, non aspetta altro”.

Con un movimento secco e provocatorio, si tira giù i leggings neri e gli slip fino alle ginocchia. Inarca la schiena, spingendo indietro il fondoschiena nudo, offrendomelo come un guanto di sfida. “Vedi? Sai solo parlare”.

Capitolo 2: La Furia della Gelosia

In quel preciso istante, quel muro di ghiaccio formatosi in così tanti anni si frantuma in mille pezzi in un decimo di secondo.

Mi alzo dal divano e in tre passi veloci le sono addosso. Le pianto una mano pesante sulla natica nuda, senza pensare, bloccandola contro la superficie fredda del tavolo di vetro. Mi chino su di lei, il mio respiro è corto, agitato e veloce: “Stasera sei davvero una stronza, Sara. E hai assolutamente esagerato”.

Sollevo ancora la mano e la tiro giù con tutto il peso dei miei pensieri. Un rumore sordo e pieno riempie la stanza e copre un suo sospiro. La carne diventa immediatamente rossa. Il colpo la fa sussultare, le mani le scivolano sul ripiano ma riesce a tenerle salde ai bordi.

“Tutto qui?” mi provoca, con la voce che le trema leggermente per le sensazioni di dolore e piacere che si alternano.

Non le rispondo. Sciack. Un'altra manata sulla natica sinistra. La vedo mordersi le labbra fino a lasciare il segno dei denti, mentre un altro gemito soffocato le sfugge dalla gola. Le lascio giusto il tempo di riprendersi appena e poi le do altre due sculacciate, precise e profonde, finché la sua pelle non è pulsante, infuocata dai miei colpi e dal suo desiderio.

All’ultima manata le sue ginocchia si piegano leggermente, segno di una resa del corpo ma non del suo animo. Allora scivolo con la mano in mezzo alle sue cosce, trovando un’inaspettata sorpresa: il suo sesso è letteralmente un lago, fradicio d'eccitazione per la punizione che lei stessa ha provocato. Allora spingo due dita dentro di lei e incomincio a giocare con la sua intimità, spingendole in profondità e cercando tutti i recettori del suo piacere, stimolandoli con fermezza, ascoltando i suoi sospiri sincopati.

Sara sussulta, ansima lasciandosi andare alla lucida follia di quella sera. Non c'è spazio per troppi preliminari o per la dolcezza: sono in lei con le mie dita premendo fino alle nocche, sono rude, istintivo, animale… Ad un certo punto penso persino di farle un po’ male, ma lei riesce a stupirmi ancora urlando contro il ripiano:

“Scopami... ti prego, scopami...” mentre il suo respiro caldo e umido appanna il vetro davanti a lei.

“Attenta a quello che desideri e provochi, Sara… non ti ho chiesto il permesso”, le dico con la voce rotta dall’eccitazione nell'orecchio, mentre mi abbasso i pantaloni. “Oggi ti prendo come voglio io, sei mia ed è ora di ricordartelo”.

Capitolo 3: Lei è mia

Tolgo le dita da lei e, senza darle il tempo di muoversi, punto il mio sesso, gonfio e pulsante, verso la sua intimità. Spingo a fondo, con decisione, entrando in lei con tutto il mio peso in un unico movimento profondo.

Un sospiro più forte degli altri esce con forza dalle sue labbra, come fosse un urlo liberatorio del troppo tempo in cui il suo sesso non si era più sentito così pieno di me. Le mani si aggrappano con ancora più forza al tavolo mentre mi dice: “Stronzo... fa male...” ma al tempo stesso si spinge contro il mio bacino, aderendo perfettamente alla mia carne.

“Non dire stronzate, Sara, so che ti piace essere presa così. Dillo ora. Dillo che ti piace sentirti presa con forza”.

“Sì... sì, cazzo... prendimi... fammi sentire solo tua”.

Eccitato da quelle parole comincio a scoparla da dietro con un furore puramente animale. Il tavolo della sala si muove avanti e indietro accompagnando i nostri movimenti sotto il ritmo incessante dei miei affondi. Entro ed esco da lei senza sosta per minuti che sembrano eterni. È una scopata brutale, priva di romanticismo, un possesso fisico totale che cavalca i suoi sospiri finché la sua carne non comincia a contrarsi in un orgasmo violentissimo che la fa tremare tutta. A quel punto, con un rantolo profondo, vengo anch'io, scaricandole dentro tutto il mio calore in un fiotto caldo e abbondante.

Resto premuto contro di lei per qualche secondo, con il respiro accelerato, finché non torna regolare; poi mi stacco lentamente.

Allungo il braccio verso il divano, afferro il mio cellulare e torno sopra di lei. Faccio partire un video, stringendo l'inquadratura sul suo sedere piegato sul tavolo. Con le dita le allargo le natiche ancora rosse dalle sculacciate, riprendendo in alta definizione il suo sesso ancora aperto, da cui cola viscido il mio seme bianco che gocciola sul legno del parquet. Sara resta immobile, sfinita, con la faccia appoggiata sul ripiano di vetro del tavolo.

Salvo il video e glielo invio direttamente su WhatsApp. Poi le appoggio il cellulare vicino al tavolo e lascio scorrere le immagini appena registrate.

“La prossima volta che quel coglione di Gabriele ti manda una foto in ufficio, tu rispondigli con questo”, le dico con la voce ferma e lo sguardo fisso sul suo corpo stanco ma appagato. “Così il ragazzo capisce cosa c'è ad aspettarti a casa, e ci penserà due volte prima di fare il viscido con mia moglie”.

Senza aggiungere altro, indietreggio e mi lascio cadere sul divano. La guardo mentre riprende fiato sul tavolo della sala, entrambi finalmente liberi da quel silenzio assordante che ci stava distruggendo.
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