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Sfondata nel bagno: la barista sottomessa
31.05.2026 |
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"Iniziò a fotterla nel culo con colpi forti, profondi, tenendola ferma per i fianchi..."
Sara aveva ventiquattro anni, capelli mori corti e spettinati che le davano un’aria da ragazzaccia ribelle. Era magra, atletica, con gambe lunghe e toniche da runner e un fisico asciutto che faceva girare la testa. Al bar dove lavorava indossava sempre una maglietta nera attillatissima che le segnava i piccoli seni sodi e un paio di jeans neri stretti che le fasciavano il culo alto e rotondo come una seconda pelle.Era una sera tranquilla, poco prima della chiusura. Lui entrò poco dopo le undici: alto, sui quarant’anni, spalle larghe, barba curata e uno sguardo che sembrava già sapere cosa voleva. Si sedette al bancone e ordinò un whisky doppio, senza distogliere gli occhi da lei.
«Sei troppo bella per stare dietro a un bancone tutta la notte» disse con voce bassa, dopo il secondo bicchiere.
Sara arrossì ma sorrise. C’era qualcosa in quell’uomo, una sicurezza brutale, che la fece bagnare quasi subito. Parlarono poco. Lui non chiese, ordinò. Le disse che la voleva. Le disse che l’avrebbe presa nel bagno del bar e che lei gli avrebbe ubbidito.
E Sara, invece di mandarlo a fanculo come avrebbe fatto con chiunque altro, sentì le mutandine infradiciarsi.
«Tra cinque minuti chiudo» mormorò lei, la voce già tremante.
Quando l’ultimo cliente uscì, lui si alzò, girò intorno al bancone e la prese per il polso. Senza una parola la spinse verso il bagno del personale, chiuse la porta a chiave e la sbatté contro il lavandino.
«In ginocchio.»
Sara ubbidì all’istante. Gli abbassò i pantaloni e tirò fuori un cazzo già duro, grosso e venoso. Lo prese in bocca con urgenza, succhiando avidamente mentre lui le teneva la testa con entrambe le mani e spingeva in gola. Faceva rumori osceni, sbavava, gli occhi lucidi mentre lui le scopava la bocca senza pietà.
«Brava puttanella… così.»
La tirò su per i capelli, le alzò la maglietta e le strizzò forte i seni, pizzicandole i capezzoli fino a farla gemere. Poi la voltò, le abbassò i jeans e le mutandine fino alle caviglie con un gesto secco. Le aprì le gambe e si inginocchiò dietro di lei.
La leccò con violenza: lingua larga sulla figa fradicia, poi sul buchetto del culo, succhiando e penetrandola con la punta. Sara tremava, le mani aggrappate al lavandino, le gambe molli.
«Ti prego…» implorò.
Lui si alzò, le mise una mano sulla nuca schiacciandola contro lo specchio e le appoggiò il cazzo contro il buco del culo.
«Respira.»
Entrò con un’unica spinta brutale. Sara urlò, un misto di dolore e piacere mentre lui la apriva senza pietà. Iniziò a fotterla nel culo con colpi forti, profondi, tenendola ferma per i fianchi. Ogni stoccata la faceva sobbalzare, i seni che sbattevano contro il lavandino freddo.
«Sei mia stasera» ringhiò lui mentre la inculava sempre più forte, schiaffeggiandole il culo.
Sara venne violentemente, la figa che gocciolava sul pavimento, il culo stretto intorno al cazzo grosso che continuava a martellarla. Lui non durò molto dopo: con un grugnito finale le scaricò tutto dentro, riempiendole il retto di sperma caldo.
Quando uscì, Sara aveva le gambe che tremavano. Lui le diede un ultimo schiaffo sul culo e le sussurrò all’orecchio:
«Domani alla stessa ora.»
Lei tornò in sala pochi minuti dopo, con le guance rosse come fuoco, i capelli ancora più spettinati e un dolore sordo e delizioso al culo. Ogni passo le ricordava quanto era stata appena sfondata. Si sentiva usata, sporca… e terribilmente eccitata.
Mentre puliva il bancone, già sapeva che l’indomani avrebbe aspettato con ansia quel momento. E che appena lo avesse rivisto, avrebbe fatto di tutto per finire di nuovo nel bagno, col culo in aria e la bocca piena.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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