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Il Marchese di Venezia 1/1
07.04.2026 |
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"Ogni dettaglio della storia era calibrato per stimolare curiosità e ardore: un gioco di parole, un sorriso suggerito, un gesto appena accennato..."
Il crepuscolo calava sulle calli silenziose di Venezia, e le maschere dei passanti riflettevano bagliori di lampade che si muovevano come lucciole tra i palazzi d’acqua. Nel cuore di un palazzo sul Canal Grande, il Marchese Lorenzo Valdieri attendeva. Seduto su un divano damascato, i guanti neri tra le mani, l’abito di seta blu scuro rifletteva appena la luce tremolante di un candelabro. Sul tavolino di mogano, un bicchiere di vino rosso e una piccola pila di libri antichi completavano la scena.La stanza, elegantemente arredata con tappeti persiani e drappeggi di velluto, conduceva alla camera da letto a baldacchino. Il letto, ornato di seta color avorio, era già preparato, ma la presenza della giovane donna sarebbe stata l’ultimo tocco a quell’atmosfera di attesa. La finestra aperta lasciava entrare l’odore dell’acqua stagnante e dei fiori notturni che crescevano sui balconi, un aroma sottile e seducente.
Il Marchese iniziò a raccontare, con voce calda e lenta, mentre il suono dell’acqua all’esterno scandiva ogni parola. La storia era quella di un giovane aristocratico francese, intraprendente e ingegnoso, che aveva imparato a giocare con le convenzioni della virtù e del piacere. La sua audacia non era mai crudele, ma raffinata, una danza tra desiderio e controllo. Raccontava di inganni, di sguardi rubati dietro ventagli, di incontri segreti nei corridoi illuminati a cera, e del sottile brivido di trasgredire senza mai farsi scoprire.
Mentre il Marchese narrava, immaginava la giovane donna che presto avrebbe attraversato il corridoio: una nobildonna veneziana, il volto parzialmente celato da una maschera decorata con piume e pietre scintillanti, gli occhi luminosi sotto la benda di seta che le copriva metà del volto. Ogni dettaglio della storia era calibrato per stimolare curiosità e ardore: un gioco di parole, un sorriso suggerito, un gesto appena accennato.
Il battito della città e il tintinnio dei gondolieri sembravano attenuarsi, come se la città stessa trattenesse il respiro. Il Marchese sorseggiò il vino, lasciando che le note fruttate scivolassero sulla lingua, mentre le parole sulla trasgressione virtuosa e sulla seduzione raffinata dipingevano immagini nella mente di chi ascoltava. Il racconto diventava un invito, un preludio all’arrivo della donna, il filo sottile che avrebbe legato due esistenze per una notte sospesa tra realtà e fantasia.
Poi, un leggero bussare alla porta interruppe il silenzio. Il Marchese si alzò lentamente, il cuore accelerato per l’attesa più dolce, e si avvicinò alla soglia. Dietro la porta, la nobildonna mascherata lo guardava, il viso parzialmente nascosto, pronta a varcare la soglia e a partecipare al gioco che Lorenzo aveva sapientemente tessuto, tra passione elegante e mistero senza tempo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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