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Barista Sottomessa 4 – Pinzette e Collant
04.06.2026 |
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"Si alzava sulle punte, sporgeva il culo verso il locale mentre prendeva bicchieri o bottiglie..."
La sera seguente Sara arrivò al bar con il cuore che batteva forte. Dopo l’ultima sessione nel bagno, dove lui le aveva riempito il culo di sperma lasciandola gocciolare per tutto il turno di chiusura, pensava di aver ormai toccato il fondo della sua sottomissione. Si sbagliava.Poco dopo le nove, quando il locale era ancora mezzo pieno, lui entrò. Stesso sguardo freddo e autoritario. Si sedette al solito posto e le fece un cenno impercettibile con il mento. Sara sentì immediatamente la figa bagnarsi.
Quando il bancone si svuotò per un momento, lui le passò una borsa di carta nera sotto il bancone.
«Vai in bagno. Cambiati. Tutto. E torna subito.»
Sara obbedì senza fiatare. Nel piccolo bagno del personale aprì la borsa. Dentro c’era un completino diabolico: un paio di collant neri velatissimi con guêpière integrata, autoreggenti con rinforzo in silicone sulle cosce. Ma la vera crudeltà erano i due lunghi laccetti di seta nera che partivano dalla parte superiore delle calze, salivano lungo il busto e terminavano con due pinzette per capezzoli regolabili, piccole ma con una presa feroce.
Sara si spogliò tremando. Si infilò i collant lentamente, sentendo il tessuto lucido scivolare sulle gambe toniche. La guêpière le stringeva la vita già sottile, accentuando il suo culo alto. Poi, con un respiro profondo, posizionò le pinzette sui capezzoli già turgidi. Strinse fino a quando sentì una fitta acuta. Un gemito le sfuggì.
Provò a muoversi. Ogni passo tirava leggermente i laccetti. Ma quando alzò le braccia per sistemarsi i capelli… le pinzette tirarono forte verso il basso, strappandole un lamento di dolore misto a piacere.
«Cazzo…» sussurrò allo specchio, le guance già rosse.
Uscì dal bagno. La maglietta nera attillata nascondeva a malapena i piccoli seni sodi, ma i capezzoli erano visibilmente schiacciati e sporgenti sotto la stoffa. I jeans neri stretti fasciavano il culo reso ancora più evidente dalla guêpière.
Lui la guardò con soddisfazione mentre lei tornava dietro al bancone.
«Stasera prenderai molte cose dagli scaffali alti,» disse con voce bassa, solo per lei. «E voglio vederti soffrire.»
Il turno divenne una tortura deliziosa.
Ogni volta che un cliente ordinava una bottiglia dallo scaffale superiore, Sara doveva allungarsi. I laccetti si tendevano brutalmente, tirando le pinzette verso il basso. I capezzoli venivano strizzati con violenza, mandandole scariche di dolore dritte al clitoride. La figa le pulsava, bagnando il rinforzo dei collant.
«Ah…» le sfuggì una volta, mentre prendeva una bottiglia di vodka. Dovette aggrapparsi al bordo del bancone per un secondo, le gambe che tremavano. Il dolore era intenso, bruciante, ma la eccitava in modo osceno. Sentiva il succo colarle lungo l’interno delle cosce, rendendo il nylon scivoloso.
Un cliente abituale la guardò stranito.
«Sara, tutto okay? Sei tutta rossa…»
«Sì… solo… fa caldo qui dentro,» balbettò lei, mordendosi il labbro inferiore fino a farlo sbiancare.
Lui, seduto al bancone, sorrideva compiaciuto. Ogni tanto prendeva il telefono e le mandava un messaggio:
**“Allungati di più.”**
E Sara obbediva. Si alzava sulle punte, sporgeva il culo verso il locale mentre prendeva bicchieri o bottiglie. Le pinzette tiravano senza pietà. I capezzoli erano diventati due piccoli tizzoni ardenti. Il dolore era quasi insopportabile, eppure la figa le contraeva a vuoto, bagnata fradicia.
Verso le undici e mezza, quando il bar iniziava a svuotarsi, lui si alzò e andò dietro al bancone come se fosse il padrone.
«Magazzino. Subito.»
La spinse nel piccolo magazzino sul retro, chiuse la porta e la schiacciò contro gli scaffali.
«Mani in alto. Tieniti forte.»
Sara alzò le braccia. Lui le abbassò i jeans fino alle ginocchia, lasciando i collant e la guêpière al loro posto. Le pinzette erano ancora ben strette sui capezzoli gonfi. Le tirò i laccetti con forza, facendola gemere forte.
«Ti prego… fanno malissimo…»
«Bene.»
Le aprì le natiche, trovò il buchetto già umido di eccitazione e ci sputò sopra. Poi le infilò due dita dentro senza preavviso, allargandola.
«Sempre pronta come una troia,» ringhiò.
Tirò fuori il cazzo duro e glielo spinse nel culo in un’unica, violenta stoccata. Sara soffocò un urlo mordendo il braccio. Lui cominciò a fotterla con colpi profondi e brutali, mentre con una mano continuava a tirare i laccetti delle pinzette, torturandole i capezzoli senza sosta.
Ogni spinta faceva ondeggiare i seni e tirava ancora di più le pinzette. Il dolore e il piacere si mescolavano in un vortice violento.
«Vieni, puttana. Vieni mentre ti sfondo il culo con le tette torturate.»
Sara esplose. Un orgasmo devastante, quasi doloroso, che le fece contrarre il culo intorno al cazzo grosso. Le gambe le cedettero. Lui la tenne su per i fianchi e continuò a martellarla finché non le venne dentro con un ringhio basso, riempiendole il retto di sperma caldo e denso.
Quando uscì, le diede uno schiaffo forte sul culo.
«Lascia le pinzette e i collant fino alla fine del turno. E non ti pulire il culo. Voglio che servi gli ultimi clienti con il mio sperma che ti cola dentro i collant.»
Sara, distrutta, ansimante, con i capezzoli in fiamme e il culo pieno, riuscì solo a sussurrare:
«Sì… Padrone.»
Mentre tornava in sala, ogni passo le ricordava tutto: le pinzette che ancora tiravano, lo sperma che lentamente le scivolava fuori dal buchetto dilatato impregnando i collant, e la consapevolezza che ormai non poteva più fare a meno di quella degradazione totale.
Sapeva che la prossima volta sarebbe stata ancora peggio.
E lo desiderava con tutta se stessa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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