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Barista sottomessa, 3: Sperma nel Culo
04.06.2026 |
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"Lui le scopava la faccia senza riguardo, tenendole la testa ferma mentre le lacrime le rigavano le guance..."
Sara aveva 24 anni, capelli mori corti e spettinati che le davano un’aria da ragazzaccia ribelle. Era magra ma con curve invitanti: seni sodi di media grandezza, vita stretta e un culo alto, rotondo e sodo che i jeans neri attillati fasciavano in modo quasi osceno.Dopo il turno con il plug vibrante telecomandato che l’aveva fatta venire dietro al bancone mentre serviva i clienti, Sara era ormai completamente persa.
Quella sera, poco prima della chiusura, lui tornò.
Entrò con il solito passo sicuro, ordinò un whisky doppio e la fissò con quello sguardo possessivo che le faceva bagnare le mutandine all’istante. Quando l’ultimo cliente uscì, chiuse la porta a chiave e girò il cartello su “Chiuso”.
«Bagno. Subito.»
Sara non protestò. Lo precedette con le gambe già tremanti. Appena dentro, lui chiuse la porta e la spinse con forza contro il lavandino.
«Mani sul bordo. Gambe larghe.»
Lei obbedì immediatamente. Lui le abbassò jeans e mutandine fino alle caviglie con un gesto secco, lasciandola nuda dalla vita in giù. Le schiaffeggiò il culo con forza, più volte, finché la pelle non divenne di un rosso vivo.
«Hai tenuto il mio plug dentro tutto il turno come una brava troia?»
«Sì, Padrone…» mormorò Sara, la voce già spezzata dal desiderio.
Lui si abbassò, le aprì le natiche e sputò direttamente sul buchetto ancora sensibile. Senza alcun altro preavviso infilò due dita dentro, allargandola rudemente.
«Ancora dilatato… perfetto.»
Tirò fuori il cazzo già durissimo e lo premette contro l’ano di Sara. Non usò lubrificante. Spinse.
Sara soffocò un urlo quando la grossa cappella le forzò l’anello muscolare. Lui continuò, implacabile, affondandole tutto il cazzo nel culo fino in fondo in un’unica lunga spinta brutale.
«Cazzo… sì…» gemette lei, aggrappandosi al lavandino.
Lui le afferrò i capelli corti e le tirò la testa indietro, costringendola a guardarsi nello specchio mentre iniziava a inculare con colpi potenti e profondi. Ogni stoccata la sbatteva contro il mobile, i seni che uscivano dalla maglietta e ondeggiavano violentemente.
«Guardati. Guarda che faccia da puttana mentre ti sfondano il culo nel tuo bar.»
Sara aveva gli occhi lucidi di lacrime di piacere, la bocca aperta, la saliva che le colava sul mento. Lui le infilò due dita nella figa fradicia mentre continuava a martellarle il retto senza pietà.
«Ti prego… posso venire?» supplicò lei con voce rotta.
«No.»
Lui tirò fuori il cazzo di colpo, lasciandola aperta e pulsante. La fece girare, la spinse in ginocchio sul pavimento sporco e le ficcò il membro dritto in gola.
«Puliscilo. Senti il sapore del tuo culo.»
Sara succhiò con avidità, leccando ogni centimetro, assaporando il gusto muschiato del proprio buco. Lui le scopava la faccia senza riguardo, tenendole la testa ferma mentre le lacrime le rigavano le guance.
Quando fu soddisfatto, la rimise in piedi, la piegò di nuovo sul lavandino e le rientrò nel culo con ancora più violenza. La stava usando come un oggetto. Schiaffi sul culo rosso, capelli tirati, insulti sussurrati all’orecchio.
«Sei solo un buco per il mio cazzo. La mia barista sottomessa.»
Sara esplose in un orgasmo devastante, la figa che schizzava sul pavimento mentre il culo si contraeva spasmodicamente intorno al grosso membro. Pochi secondi dopo anche lui ringhiò e le venne dentro, pompando getti abbondanti di sperma caldo nel suo retto.
Quando uscì, il seme bianco iniziò subito a colarle fuori dal buchetto dilatato, scendendo lungo le cosce tremanti di Sara.
Lui le diede un ultimo forte schiaffo sul culo e le sussurrò all’orecchio:
«Lascia tutto il mio sperma dentro mentre finisci di pulire il locale. Non ti pulire. Voglio che torni a casa così.»
Sara, ancora scossa e con le gambe deboli, annuì con sguardo completamente sottomesso.
«Sì, Padrone.»
Mentre lui se ne andava, lei rimase lì, piegata sul lavandino, il culo rosso e gocciolante di sperma, a fissarsi allo specchio con un misto di vergogna e profonda eccitazione.
Sapeva che sarebbe solo peggiorato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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