L’estasi del silenzio 1/5
Un sorriso oscuro apparve sulle labbra del Marchese. Senza dire altro, si abbassò su di lei, catturandole la bocca in un bacio possessivo mentre, con un’unica spinta fluida e potente, affondò fino alla radice dentro il suo sesso caldo e bagnato. La dama gridò contro le sue labbra, il corpo che si tendeva intorno a lui come una morsa di velluto bollente. Lorenzo rimase fermo per qualche secondo, godendo della sensazione di essere completamente avvolto da lei: le pareti interne che pulsavano, strette e fradice, che lo stringevano con avidità. Poi cominciò a muoversi. Non era più la lenta danza della seduzione. Erano affondi profondi, lenti e deliberati all’inizio, che si facevano via via più intensi. Ogni volta che si ritraeva quasi completamente, solo per affondare di nuovo con forza, il suono umido e carnale dei loro corpi che si univano riempiva la stanza, mescolandosi ai gemiti sempre più incontrollati di lei. Lorenzo le afferrò i polsi con una mano, bloccandoli sopra la testa contro il cuscino, mentre con l’altra le stringeva un seno, pizzicando il capezzolo tra le dita con la giusta pressione per farla sussultare. «Così… prendimi tutto», ringhiò piano contro il suo orecchio. «Senti come ti apro… come il tuo corpo mi accoglie fino in fondo. »La dama inarcava la schiena a ogni spinta, i fianchi che si sollevavano per andargli incontro, accogliendolo più profondamente. Il suo sesso era fradicio, i umori che colavano lungo le natiche e bagnavano le lenzuola. Ogni affondo colpiva quel punto sensibile dentro di lei, facendola tremare e gemere senza ritegno. «Più forte…», supplicò lei, la voce spezzata. «Ti prego… scopami più forte.»Lorenzo obbedì. Il ritmo divenne più incalzante, le spinte più profonde e potenti. Il letto a baldacchino cigolava piano sotto di loro, accompagnando il suono osceno della carne che sbatteva contro carne. Lui si chinò a succhiarle il collo, mordendolo leggermente, lasciando piccoli segni rossi che sarebbero stati nascosti dal colletto dell’abito il giorno dopo. La mano libera scese tra i loro corpi. Con due dita trovò il clitoride gonfio e cominciò a massaggiarlo con movimenti circolari rapidi, perfettamente sincronizzati con gli affondi del suo membro. La dama si tese improvvisamente, il corpo rigido come una corda. «Lorenzo… sto per…» «Vieni», ordinò lui, la voce roca e imperiosa. «Vieni sul mio cazzo. Stringimi forte mentre ti riempio. »L’orgasmo la travolse con violenza. Il suo sesso si contrasse ritmicamente intorno a lui, pulsando e spremendolo in onde calde e intense. Un grido lungo e gutturale le sfuggì dalla gola, mentre tutto il corpo tremava e si inarcava sotto di lui. Lorenzo non resistette oltre. Con pochi affondi potenti e profondi, sentì il piacere salire irrefrenabile. Affondò fino in fondo un’ultima volta e venne con un gemito rauco, riversando il suo seme caldo e abbondante dentro di lei, pulsando a ogni contrazione mentre la riempiva completamente. Rimasero così per lunghi istanti, uniti, ansanti, i corpi ancora percorsi da piccoli tremiti. Lorenzo le liberò i polsi e la strinse tra le braccia, rotolando su un fianco senza uscire da lei. Il suo membro ancora semi-eretto pulsava piano dentro il sesso bagnato e tremante della dama. Lei nascose il viso contro il suo petto, il respiro caldo sulla sua pelle. «Ancora…», mormorò lei, la voce debole ma piena di desiderio. «Non voglio che finisca.» Lorenzo sorrise nell’oscurità, accarezzandole la schiena con dita leggere. «Questa notte è ancora lunga, mia cara. E Venezia sa aspettare. »Le baciò la fronte, poi le labbra, con una tenerezza che contrastava con la ferocia di poco prima. «E io intendo prenderti ancora… e ancora… finché non sarai così piena del mio piacere che ogni passo domani ti ricorderà quanto ti sei arresa a me.» Fuori, il Canal Grande continuava il suo lento sciabordio, indifferente ai gemiti sommessi che, ancora una volta, stavano per riempire la stanza del Marchese.
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