Gay & Bisex
Sincerità
Nobilis69
06.06.2026 |
324 |
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"Percepiva che quell'amicizia tra i due ragazzi era profonda, e vederli sempre allegri era una gioia..."
Che dire, Dante era un uomo che potremmo definire realizzato. Aveva un buon lavoro, una bella villetta con piscina e un bel giro di amici con i quali si vedeva spesso. Solo il suo matrimonio era andato male: Olga, la moglie, l'aveva mollato anni prima per andarsene con il suo personal trainer. Gran figa lei, gran figo lui, e il quadretto si era composto. Nell'andarsene, però, gli aveva lasciato i figli, troppo presa dalla nuova relazione e dal cazzo del palestrato per occuparsene. Ecco che Dante si era ritrovato a fare anche da mamma, annullando di fatto la sua vita e crescendo da solo i ragazzi che, fino alla maggiore età, videro la madre ben poche volte. Successivamente, sia Simone che Alessandra non vollero più sapere niente di lei e della sua vita.
Simo e Alex erano ormai due stupendi ragazzi: diciotto anni lei e venti lui. Simone somigliava alla mamma: alto, bruno di capelli e con un bel fisico; Alex, invece, ricordava più il padre: slanciata, magra, capelli lunghi chiari e occhi azzurri. Dante li aveva fatti viaggiare molto, in Italia e nel mondo. Le loro estati erano sempre state caratterizzate da un viaggio in qualche bel posto e dalle vacanze al mare nella loro casetta sul litorale, a poca distanza dalla città.
Entrambi i ragazzi apparivano sereni e perfettamente calati nella loro età. Alex aveva iniziato una relazione con Francesco, un compagno di scuola, mentre Simone sembrava essere più farfalla, volando da un fiore all'altro.
Quell'anno Simone cominciò l'università, entrando a Medicina dopo aver superato brillantemente il test. Era felice perché voleva fare il medico fin da bambino e si era buttato sugli studi con un impegno che Dante ammirava contento.
Simone aveva cominciato a studiare insieme a Pietro, un ragazzo conosciuto in facoltà che viveva in una casa con altri studenti, come di norma era — ed è — per i fuorisede. Un bel giovane, Pietro, anche lui ben piazzato, con la barbetta e gli occhi vispi nerissimi. La loro era una squadra forte: si caricavano a vicenda nello studio e, agli esami, il trenta era quasi sempre assicurato.
Un giorno Simone andò dal padre:
«Papà, ti volevo chiedere una cosa».
«Dimmi» disse Dante.
«Volevo chiederti se Pietro può trasferirsi da noi. Io ho una camera grande con un secondo letto non utilizzato. Ci sarebbe utile per poter studiare ancora meglio. Ti premetto che Pietro non sa niente, ma se per te va bene, glielo vorrei proporre».
«Ma certo, Simone, diglielo pure. Mi fa piacere, mi sembra un bravo ragazzo. Se non ho capito male viene da una famiglia non molto abbiente; immagino i sacrifici dei suoi per farlo studiare fuori sede».
«Grazie, papà!» disse Simone con uno sguardo felice, forse un po' troppo...
Dante rimase perplesso: gli era sembrata una reazione quasi esagerata. «Mah...» pensò, «chi vi capisce, figli miei...».
E Dante aveva ragione. Simone e Pietro, oltre a pesanti sessioni di studio, condividevano piacevolmente anche intense sessioni di sesso.
Quella sera Simone prese coraggio e disse:
«Pietro, io ci ho pensato tanto. Perché non ti trasferisci qui?»
«Ma Simone, come faccio? Sarei una persona in più. Come farà tuo padre? E tua sorella? È un casino...»
«Nessun casino. Ho accennato la cosa a mio padre e lui è d'accordo. Ti puoi sistemare in camera con me. Mia sorella ha i suoi spazi e il suo bagno, noi possiamo condividere il mio. Sarebbe tutto sotto controllo. L'unica cosa è che non so quanto mio padre possa accettare la nostra relazione. Sai, ha un'età... e forse potrebbe non accettarla. Per cui bisognerebbe tenere un profilo basso».
«Per me va bene. Sentirò i miei. Sicuramente vorranno parlare con tuo padre».
«Lo immagino. Digli pure di chiamare».
La sera successiva la mamma di Pietro chiamò. Parlò a lungo con Dante, il quale la rassicurò che non avevano nulla di cui preoccuparsi e che Pietro poteva stare da loro senza problemi.
E così, armi e bagagli, Pietro si trasferì da Simone.
«Dio, che bello!» disse Simone, «io e te nella stessa stanza».
Si avvicinò a Pietro e lo baciò; Pietro rispose al bacio. Gli ormoni fecero il resto: in dieci secondi erano nudi sul letto, ciascuno con in bocca il membro dell'altro. Si succhiarono e si leccarono avidamente e a lungo.
«Oddio, Simone... non ti fermare...»
«Nemmeno tu... continua, ti prego...»
E poco dopo un potente orgasmo li colse.
«Cazzo, c'è sperma ovunque...» disse Pietro.
Simone si mise a ridere: «Baciami, scemo...».
E la danza del sesso riprese. Questa volta Simone cominciò a leccare il culo di Pietro, che mugolava di piacere, finché:
«Dammelo, Simo! Voglio il tuo cazzo nel culo! Ti prego...»
E Simone non si fece pregare. Lo penetrò fino in fondo, lasciando Pietro senza fiato. Poi lo scopò a lungo mentre Pietro, con le gambe sulle spalle di Simone, si masturbava guardando il suo maschio che lo possedeva. Vennero entrambi, ritrovandosi poi esausti sul letto a guardarsi negli occhi.
«Pietro, io ho avuto tante storie con ragazze, ma non mi sono mai sentito così. Io credo di amarti. Non è solo il sesso, è qualcosa di più. Credo che la mia vita non abbia senso senza te».
«Anche per me, Simo. Non mi sono mai sentito così. Anche io ho avuto ragazze, ma con te è diverso. Anche io credo di amarti». E si abbracciarono di nuovo.
La vita e la nuova convivenza andavano avanti. Pietro si trovava bene con loro; i suoi genitori mandavano in continuazione prelibatezze dal paese. Alex aveva la sua storia e Dante era contento. I risultati universitari e scolastici di entrambi andavano alla grande. Pietro si sentiva a casa e, in estate, era andato in viaggio e al mare con loro.
Dante li osservava. Percepiva che quell'amicizia tra i due ragazzi era profonda, e vederli sempre allegri era una gioia. In spiaggia, poi, erano un piacere per la vista: due bei fusti che non passavano inosservati e che facevano girare lo sguardo dei passanti sulla battigia.
Un giorno Dante rientrò a casa prima dal lavoro perché non stava bene. Al suo ingresso percepì dei rumori dalla camera di Simone, per cui si avvicinò. La porta era semiaperta e, quando fu davanti, vide: Pietro era sdraiato sul letto e Simone era sopra di lui, con tutto il pisello di Pietro nel culo.
«Oddio, Pietro... dammelo ancora... sì, così, così... ohhhhh, cazzo, che bello... ahhhhhhhhhhh!» e venne copiosamente sulla pancia di Pietro, che, tolto dal culo di Simone il suo cazzo, gli sborrò sulla schiena con spruzzi potenti.
Dante si allontanò e, senza far rumore, uscì di casa. Salì in macchina e andò a fare un giro per schiarirsi le idee.
«Cazzo, ho un figlio gay! E ora come lo affronto? Cosa gli dico? Qualcosa gli devo dire...».
Fece un lungo giro in auto; aveva bisogno di pensare. Rientrò a casa all'ora consueta, come se nulla fosse. Pietro e Simone stavano studiando, li sentiva ripetere in camera. A cena ci furono le stesse conversazioni di sempre. Poi Dante si scusò e disse che andava a letto perché non si sentiva bene.
Il mattino successivo Pietro ed Alex erano usciti presto per delle commissioni, e Dante si trovò da solo con Simone.
«Simo, ti devo parlare».
«Dimmi, papà».
«Ieri pomeriggio sono tornato a casa presto e vi ho visti, tu e Pietro che stavate scopando...».
Simone sbiancò e abbassò lo sguardo.
«Ora capisco perché hai voluto che Pietro venisse ad abitare qui».
«Mi dispiace, papà» disse Simone in un sussurro.
«Da quanto va avanti questa storia?» chiese Dante.
«Dall'inizio dell'università. Ci siamo conosciuti, piaciuti ed eccoci qua... Mi dispiace, ma è successo. Ci vogliamo bene, io e Pietro...».
«Questo l'ho visto ieri sera...».
Simone allora alzò la testa e disse:
«No, papà. Quello che hai visto era sesso. Il nostro rapporto va molto oltre».
Dante lo guardò negli occhi e, con un velo di risentimento, rispose:
«E tu pensi che io non possa capirlo, vero?»
Silenzio pesante. Si guardarono a lungo, con Simone che aspettava senza parole.
«Lo sai cosa mi disturba di più di questa cosa? Che tu non mi abbia detto nulla, che tu non sia stato del tutto sincero con me. Dopo che la mamma è andata via ci eravamo promessi di dirci sempre tutto. Tu, però, a quel "tutto" hai tolto questa storia. Non me ne hai parlato, anzi, me l'hai nascosta».
«Pensavo che ti saresti incazzato, papà. E sì, ho pensato che non avresti capito».
«Grave errore, figlio mio. Certo, non ti nascondo che mi avrebbe fatto piacere che al posto di Pietro ci fosse stata una ragazza, ma so anche che al cuore non si può comandare. E se voi, come dici, vi volete bene, per me è ok. Ti prego, però, di non offendere più la mia e la tua intelligenza. Va bene?»
Simone lo abbracciò d'impeto, e quell'abbraccio valeva più di mille parole.
«Grazie, papà. Ho commesso un errore. Ti prego di perdonarmi».
Dante lo baciò sulla fronte, come faceva sempre da quando era bambino.
«Perdonato».
La sera si ritrovarono tutti a tavola. C'era anche Francesco, il ragazzo di Alex. La tavola era imbandita come nelle occasioni importanti. Pietro era imbarazzatissimo, ma sostenne gli sguardi. Durante la cena si fecero le solite chiacchiere, poi Simone chiese un attimo di attenzione e comunicò anche ad Alex e Francesco della sua storia con Pietro.
Alex ne fu felicissima!
"Siete veramente bellissimi insieme!" Disse baciandoli entrambi sulle guance.
Simone disse: «Sono stato uno sciocco a pensare che non avreste capito. Forse davvero sono io il retrogrado. Vi prego tutti di scusarmi».
Dante si alzò in piedi: «Brindo a voi quattro, ragazzi. Che la vita vi regali sempre il meglio, come ha fatto con me!»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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