Gay & Bisex
Dignità
Nobilis69
18.05.2026 |
2.793 |
8
"Matteo indugiò ancora un po' finché lo sfintere non cedette e il cazzo di Sergio entrò tutto dentro..."
Quella mattina si alzò con una voglia matta. Aveva proprio necessità di farsi una bella scopata, che fosse con una donna o con un uomo.Sergio, 50 anni, aveva un bel fisico palestrato e una mazza sempre affamata. Bisessuale convinto da sempre, nonché scapolo impenitente, viveva in città in un piccolo attico dal quale dominava i tetti e che gli regalava ogni giorno una vista magnifica. Un buon lavoro gli consentiva una vita discretamente agiata che, al giorno d'oggi, non era cosa da poco.
Si alzò dal letto con il cazzo durissimo che chiedeva soddisfazione. Si chiese se fra i suoi contatti, maschili e femminili, ci fosse qualcuno disponibile. Prese quindi il cellulare e cominciò a mandare messaggi, ma ricevette solo due di picche. Se lo aspettava: dopotutto era mercoledì mattina e la gente era impegnata in tutte quelle attività quotidiane che male si incastravano col sesso. Lui, invece, quel giorno era libero da impegni.
Come fare?
Gli venne in mente una app di incontri gay. In fondo, un bel culo di maschio avrebbe fatto proprio al caso suo. Cominciò a scorrere gli annunci. Ce n'erano pochi online, per lo più i soliti che cercavano cose al limite della legalità. Stava per chiudere quando un annuncio lo colpì:
"Aiutami per favore"
Lesse la bio: "Ciao. Ho quarant'anni. Ho perso tutto e con questo annuncio perdo anche la dignità. Disposto a tutto. Contattami."
C'erano anche delle foto che ritraevano un bell'uomo.
Sergio rimase interdetto. Si poteva arrivare a tanto? Pensò anche che fosse un annuncio fake, di quelli da cui bisogna stare lontani. Decise comunque di provare a contattarlo.
«Dove sei? Ti va di incontrarci?»
Una manciata di secondi dopo, la risposta:
«Sono in via... se vuoi ci possiamo vedere anche subito».
«Perfetto, sei vicinissimo. Facciamo così: ti mando la posizione e vieni da me. Ok?» E inviò la mappa. «Quando ci sei manda un messaggio. Ti apro il portone».
Dopo circa dieci minuti arrivò il messaggio:
«Ci sono. Mi apri?»
«Ecco. Sali, ultimo piano».
Il tempo che l'ascensore facesse il suo lavoro, e l'ospite arrivò.
«Buongiorno. Piacere, Matteo».
Davanti a Sergio c'era un magnifico ragazzo: alto, ben fatto, educatissimo. Indossava abiti che avevano visto giorni migliori, ma era pulito. Teneva gli occhi bassi ed era evidentemente in imbarazzo.
«Piacere, io sono Sergio», disse il padrone di casa. «Posso offrirti un caffè? Hai fatto colazione?»
«Grazie, un caffè lo prendo volentieri».
«Senti, a quest'ora ci vuole un bel cappuccino, altro che caffè...»
Matteo sorrise: «Grazie».
Sergio andò nell'angolo cottura e preparò due cappuccini, poi prese un po' di biscotti e si mise al tavolino insieme a Matteo. Fecero colazione insieme. Ad un certo punto, Matteo scoppiò a piangere.
«Che succede?» chiese Sergio.
«Succede che non ne posso più. Ho perso tutto: il lavoro, la casa, tutti i miei pochi soldi. Ed eccomi qui, da te, a fare la puttana. Ho bisogno di aiuto e l'unica cosa che mi resta da vendere è il mio corpo, insieme alla mia dignità. Francamente pensavo fosse più facile».
«Raccontami», disse Sergio.
E Matteo gli raccontò tutto.
Aveva un buon lavoro come magazziniere in una ditta di trasporti. Riusciva a mantenere un buon tenore di vita, visto che era solo, e cercava di risparmiare ogni centesimo. Non aveva fidanzate e non ne cercava; la sua vita solitaria gli piaceva. Aveva avuto solo qualche storia, prevalentemente di sesso, e nulla più. Poi, un giorno, arrivò al lavoro e trovò un mare di auto della polizia e della Guardia di Finanza davanti ai cancelli. Era tutto sotto sequestro per traffico di droga. Dall'oggi al domani si era ritrovato senza lavoro. Aveva provato a ricollocarsi in tutti i modi, ma senza riuscirci. Piano piano aveva dato fondo ai suoi risparmi e presto avrebbe dovuto lasciare la casa per finire per strada. Così aveva tentato la via di vendersi per soldi.
«Cazzo, che storia», disse Sergio.
«Credimi, posso capire che tu adesso mi metta alla porta, ma il mio passo successivo sarà andare a buttarmi sotto un treno. Ormai ho perso tutto. Se non otterrò nulla da te, domani sarò per strada».
Sergio era sconvolto; gli era persino passata la voglia.
«Ok. Ora che ti sei sfogato, accompagnami a casa tua. Quanto devi al proprietario?»
«Cinquecento euro».
«Bene. Chiamalo e digli di venire a riscuotere».
«Ma... sei sicuro?»
«Sicuro come il fatto che mi chiamo Sergio».
Matteo fece la telefonata. Dopo una mezz'ora erano a casa sua: un monolocale malsano con quattro mobili mezzo rotti.
«Fai le valigie, paghiamo e poi ti trasferisci da me».
«Ma se neanche mi conosci?»
«Mi fido».
E così, pagato quell'aguzzino del proprietario, Matteo si lasciò il passato alle spalle. Sergio lo sistemò in una piccola cameretta che non usava più da tempo. Matteo era contentissimo.
«Senti Matteo, facciamo così: io ti assumo come colf. Mi fai le pulizie e mi tieni in ordine la casa. Ti pago i contributi e ti do vitto e alloggio. Poi proveremo a sistemarti meglio. Se per te va bene...»
«Grazie, Sergio! Non chiedo di meglio. Non so come ringraziarti».
«Non ti preoccupare. Anche io ho passato momenti difficili e so come ci si sente».
Sergio si avvicinò e lo baciò leggermente sulle labbra. Matteo non si ritrasse.
«Ok, ora facciamo la spesa».
Prese il PC e ordinò online una bella quantità di roba che li avrebbe sfamati entrambi per una settimana, fissando la consegna per il pomeriggio tardi.
«Bene. Se vuoi puoi farti una doccia, e se hai del bucato da fare, in terrazza c'è la lavatrice».
Matteo rimase immobile, con le lacrime che gli scendevano copiosamente. Si avvicinò a Sergio e lo baciò, ma questa volta non lievemente, bensì in modo profondo. Sergio rispose al bacio; quel ragazzo sapeva di buono.
L'eccitazione montò rapidamente in entrambi. In breve si ritrovarono nudi sul letto. Quel bacio pareva non finire mai; continuavano a limonare come due adolescenti. Poi Sergio prese l'iniziativa: «Vieni con me. Togliamoci di dosso il passato».
E lo portò sotto la doccia. Insaponò Matteo dappertutto: sulle spalle massicce, sui pettorali, sull'addome, sulla schiena. Poi si prese cura del pisello di Matteo, che svettava eretto.
«Mio Dio! Sei grossissimo!» disse Sergio.
Detto questo, lo prese in bocca. Gli leccò la cappella e tutta l'asta fino alle palle, poi lo pompò in profondità. Fu un pompino lunghissimo, fino a quando Matteo disse che stava per venire. Sergio ci diede dentro ancora di più, finché Matteo non sborrò copiosamente.
«Cazzo, non mi avevano mai fatto un pompino così...» disse Matteo.
Si trasferirono sul letto e ripresero a baciarsi. Sergio iniziò poi un rimming sfrenato che mandò Matteo in paradiso.
«Vuoi prenderlo?» chiese Sergio.
«Sì, lo voglio. Ma sappi che sei il primo... non mi fare male, ti prego».
Sergio prese il lubrificante e ne mise una dose generosa sul suo cazzo e sul buco di Matteo, poi lo invitò a sedersi su di lui. Matteo afferrò il cazzo, lo posizionò sul buco e cominciò piano piano a infilarlo. Il dolore, inizialmente, lo fermò.
«Tranquillo, è normale. Ti devi abituare. Poi sentirai un piacere mai provato prima».
Matteo indugiò ancora un po' finché lo sfintere non cedette e il cazzo di Sergio entrò tutto dentro. Il dolore lo paralizzò, ma piano piano virò in un piacere profondo.
«Oddio! Cazzo, che bello! Mi arriva in gola...» e cominciò a muoversi su e giù ritmicamente. «Oddio, oddio... sì, mi piace, ohhh...»
Matteo venne con potenti spruzzi mentre Sergio, a sua volta, gli riempiva le viscere.
Rimasero lì fermi. Il cazzo di Sergio, ormai moscio, uscì dal buco con un rumore umido.
«Non avevo mai scopato con un uomo», disse Matteo.
Sergio lo guardava sorridendo, pensando tra sé: «Certo che è veramente un figo pauroso!»
Cominciò così la loro convivenza. Matteo faceva il colf, mentre Sergio si divideva tra il lavoro e le sue solite avventure.
Ben presto, però, Sergio si accorse che quelle scappatelle non lo soddisfacevano più come un tempo. Gli piaceva sempre più rifugiarsi tra le braccia di Matteo; in quell'abbraccio si sentiva a casa. Avevano preso anche a dormire insieme.
Una sera, pur avendo combinato un incontro con una sua vecchia fiamma, si rese conto che avrebbe sicuramente fatto cilecca. Non aveva alcun interesse a farsi una scopata con quella donna: voleva solo tornare da Matteo. Così, con una scusa patetica, la mollò. Prese la macchina e, a tutta velocità, tornò a casa.
«Sergio! Che ci fai qui?» disse Matteo quando lo vide entrare.
«Io... non lo so... ecco... io non posso più stare senza di te».
«Ma io e te stiamo sempre insieme, anzi, a volte mi sento di troppo. Forse è arrivato il momento che io vada via».
«Io ti sto dicendo che a cinquant'anni mi sono innamorato. Di te, Matteo. Ti prego, non andare via».
«Dici sul serio, Sergio?»
«Sì. Non sono mai stato così serio».
«Oh mio Dio! E io che pensavo... Anche io sono innamorato di te. E non perché mi hai salvato, ma perché sei una persona stupenda! Pensa che non credevo ci si potesse innamorare tra uomini. In questi mesi, però, mi sono reso conto che ci si innamora delle persone, a prescindere dal sesso! E non ti cambierei per nulla al mondo».
Si avvicinò a Sergio e lo baciò teneramente.
«Sergio, io ti amo!»
«Anche io».
E quella sera non fecero solo del buon sesso. Si presero vicendevolmente non solo i corpi, ma tutto il loro essere, tutta la loro essenza. Avevano imparato che amarsi vuol dire condividere, e il sesso era diventato condivisione di piacere e di unione. Quell'abbraccio e quel bacio erano diventati un'entità nuova: quella fusione che è la sostanza di ogni vera unione.
La città sotto di loro pulsava della solita vita, ma la loro era sbocciata quel giorno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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