Gay & Bisex
Fratelli per caso
Nobilis69
02.10.2025 |
1.326 |
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"Simone si avvicinò di scatto a Francesco fronteggiandolo e gli sferrò un pugno sul torace facendolo cadere lungo disteso sul letto..."
Nella grande casa in campagna Francesco aveva sempre vissuto. Famiglia agiata la sua, il padre Arturo imprenditore e mamma Laura insegnante, ma proveniente da una nobile famiglia. La grande casa era infatti un'eredità. Con lui c'era anche una sorella, Livia di due anni più piccola.
Era bello vivere in quella casa, tanti amici che venivano a giocare nel grande giardino quando erano piccoli e che negli anni non erano diminuiti grazie alla non comune dote di mamma Laura di accogliere le persone, anche le più diverse e di entrare in sintonia con loro.
Nella dependance viveva la famiglia della servitù che comunque veniva trattata praticamente alla pari pur con un rapporto di lavoro. Si chiamavano Gino e Marisa con il loro figlio Simone, coetaneo di Francesco con il quale condivideva anche il compleanno! Anche con loro il rapporto era ottimo tanto che i due ragazzi crebbero praticamente insieme come due fratelli gemelli, frequentavano le stesse scuole e le stesse persone.
Passarono gli anni e questa loro amicizia si consolidò in maniera forte tanto da festeggiare insieme anche i compleanni con mamma Laura e mamma Marisa che guardavano con affetto i loro ragazzi. Al diciottesimo compleanno fecero una grandissima festa tutti insieme circondati dagli amici di sempre.
Mamma Laura voleva un gran bene a Simone tanto da aiutare la famiglia a pagargli gli studi di economia insieme a Francesco.
Durante questo periodo Simone si fidanzò con Livia.
L'università finì e sia Francesco che Simone furono assunti nell'impresa del padre lavorando fianco a fianco. Erano entrambi molto intraprendenti e curavano gli affari rendendo prospera l'azienda e quindi loro stessi.
Poco tempo dopo Livia e Simone si sposarono stabilendosi nella dependance rimasta purtroppo vuota dopo la morte di Gino e Marisa in un gravissimo incidente d'auto.
Francesco invece non accennava a sistemarsi, era un essere libero e inquieto. La mamma spesso glielo chiedeva e lui cambiava argomento.
Ai trent'anni Francesco e Simone erano due bellissimi uomini. Francesco alto, capelli lunghi, occhi neri profondi ed un fisico mozzafiato forgiato dalla palestra. Simone invece meno alto, capelli corti castano chiari sempre con taglio impeccabile, occhi verde salvia, fossetta birichina sul mento con un bel fisico di chi pratica ciclismo. Insomma due gnocchi da urlo.
Una sera a cena erano tutti insieme: papà, mamma, Francesco, Simone e Livia.
Conversazione fluida di chi non ha pensieri.
Ad un certo punto Francesco disse:
"Scusate, ma devo dirvi una cosa personale". Silenzio incuriosito degli astanti. Francesco infatti non parlava molto di se e la sua vita privata figuriamoci in "plenaria" davanti a tutta la famiglia. Tutti si aspettavano francamente la rivelazione del nome di una fidanzata.
Con estrema fatica e con una faccia quasi funerea riprese: "volevo dirvi che sono gay e lo sono da sempre. Non riesco più a nascondere questo mio essere. Per me è diventato insostenibile tacere. Volevo dirvelo, anzi dovevo dirvelo. Questa è la mia natura e non intendo più nasconderla. Da un paio di mesi ho un compagno con il quale ci frequentiamo e che presto, non appena lui si sentirà pronto, ve lo presenterò".
Calò il gelo. Il papà, dopo qualche minuto, chiese scusa, si alzò ed uscì dalla stanza da pranzo, la mamma articolò un mezzo pensiero dicendo: "Va tutto bene Francesco. Per noi sei sempre lo stesso nostro figlio. Tu hai il diritto di amare chi vuoi. Se sei felice anche noi lo siamo".
Livia si associò alle parole della mamma.
Simone taceva, ma si percepiva dai suoi occhi sconcerto e una certa rabbia.
In quel clima surreale la cena si concluse e dopo un po' si ritirarono tutti nelle proprie stanze.
Come faceva di solito Francesco si mise nudo seduto sul letto a leggere un libro con una buona musica classica di sottofondo. Quella sera aveva scelto la Quinta di Mahler.
Dopo un po' sentì bussare alla porta.
"Avanti!" Disse.
La porta si aprì e dietro si materializzò Simone.
"Entra, entra pure..." disse Francesco mettendosi in piedi accanto al letto. In un certo qual modo si aspettava quella visita.
"La Quinta di Mahler. Ottima scelta" disse Simone. E riprese:
"Perchè non mi hai mai detto nulla in tutti questi anni?" Cominciò Simone.
"Io e te abbiamo sempre condiviso tutto come due gemelli! Potevi avermelo detto!".
Francesco rispose:
"Mi dispiace tanto Simone. Non volevo perdere la tua amicizia e questo sentimento fraterno che ci unisce. Ecco perchè ho taciuto. Credimi, mi è costato molto non dirtelo".
"Lo sai che cosa succederà adesso vero? Che con questa vicenda tuo padre ridurrà il carico di lavoro a te per girarlo a me. Sai come la pensa al riguardo."
"Che ti importa? Hai sempre voluto incarichi nuovi in azienda e te li meriti tutti. Sei in gamba, dinamico e molto preparato mentre io molto meno. Che cos'è che ti turba?".
Simone si avvicinò di scatto a Francesco fronteggiandolo e gli sferrò un pugno sul torace facendolo cadere lungo disteso sul letto.
"Non lo capisci eh? Brutta testa di cazzo! Non lo capisci che cos'è che mi turba? Io sono come te! Gay fino al midollo!! Sono anni che ti desidero! Ho sposato tua sorella per poter continuare a starti vicino! E tu te ne esci oggi dicendo sono gay...ho un compagno...! Io ho passato anni a desiderarti! Ho mentito a me stesso e a quella santa di tua sorella!"
Mentre vomitava in faccia a Francesco queste cose si era messo a cavalcioni su di lui.
Francesco si aspettava un altro pugno vista la rabbia. Simone invece ad un certo punto gli afferrò la testa e prese a baciarlo con passione e violenza allo stesso tempo.
Francesco restò all'inizio interdetto poi rispose al bacio di Simone facendo danzare le lingue. Questo ruppe tutti i freni inibitori e dopo poco erano nudi sul letto intenti a succhiarsi vicendevolmente l'uccello nel più classico dei 69. Francesco succhiava piano, lentamente, appassionatamente. Simone invece con tutta l'irruenza di aver finalmente conquistato l'oggetto del suo desiderio.
Continuarono così a lungo finché, con un sincronismo quasi perfetto, vennero l'uno nella bocca dell'altro. Il tempo di riaversi un attimo ed ecco che Simone iniziò un rimming sul culo di Francesco: "dai leccami il culo....ahhhh.... siiiiii, continua......."
Simone non si fece pregare e continuò a leccare e preparare quel buco che aveva tanto desiderato.
"Scopami Simone! Ti prego dammi il tuo cazzo!"
E così Simone lo prese. Lo fece mettere a pecorina e lo penetrò con foga, anzi con rabbia. Francesco sentì molto dolore anche perchè il buon Simone era discretamente dotato. Lo scopò a lungo e Francesco godeva da matti. Più Simone spingeva e più Francesco godeva.
Dopo un po' di tempo Simone aumentò il ritmo, appagando gli istinti più profondi e venne scaricando nel retto di Francesco una cospicua quantità di seme caldo.
La tempesta si era calmata.
I due si guardarono a lungo senza parlare. Francesco poi disse:
"Non mi ero mai accorto che tu fossi gay Simone. Credevo ti piacessero le donne, non gli uomini. Mi dispiaceva non palesarmi anche per questo. In realtà mi sei sempre piaciuto".
"Tu mi piaci fin dai tempi delle medie!! Sono sempre stato pazzo di te! Mi sono ammazzato di seghe pensando a te!" disse Simone.
"E adesso? Come la gestiamo questa cosa?" riprese Francesco.
"Non lo so, ma un modo di amarci lo troveremo, lo dobbiamo trovare! Non voglio perderti".
Francesco lo baciò.
"Neanche io" disse.
Si baciarono e il miracolo si rinnovò!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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