Gay & Bisex
Benedetta cena di lavoro
SkyStar
08.01.2026 |
6.083 |
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"Sentii il suo respiro farsi pesante quando, d’improvviso, mi sfilò quel tronco dalla bocca, mollò la stretta delle mie mani dal suo cazzo e venne sul pavimento..."
Correva l’anno 2010. In quel periodo avevo circa vent’anni e lavoravo da pochi mesi in un’azienda di crediti. Ero uno degli ultimi arrivati, ancora alle prime armi, con addosso l’insicurezza tipica di chi vuole dimostrare tutto e subito.Per migliorare la collaborazione interna, la direzione aveva istituito una riunione informale il venerdì pomeriggio, che quasi sempre finiva con una cena tutti insieme.
A tavola le gerarchie si sciolgono. Non esistono ruoli, titoli o anzianità: si mangia, si beve e si parla di tutto. Spesso quella cena era anche una scusa per allungare la serata, per sentirsi liberi, lontani da casa, da mogli, mariti o compagni, da responsabilità e routine.
Quella sera ero seduto accanto ad Aldo, uno dei collaboratori più anziani, sui cinquantacinque anni. Uno di quelli che tutti ascoltavano perché conosceva l’azienda da una vita, ed era davvero un bell’uomo. Con me era sempre stato gentile, quasi protettivo, forse incuriosito dal fatto che fossi così giovane, in un paese che non fosse il mio.
Dopo un po’ la conversazione scivolò dal lavoro alle situazioni sentimentali. Aldo iniziò a lamentarsi di quanto il sesso fosse sparito dalla sua vita, di quanto si sentisse ancora carico, eccitato, con il desiderio sempre acceso e nessuno con cui sfogarlo, dato che la moglie, in piena menopausa, era completamente disinteressata.
Io ascoltavo in silenzio, arrossendo un po’. Non avevo grande esperienza, né con le donne né con il sesso in generale, ma quelle parole mi colpivano più di quanto avrei voluto ammettere.
Il vino scendeva veloce. Era una di quelle sere di inizio estate in cui tutto sembra più possibile.
A fine cena Aldo mi chiese se potevo accompagnarlo al parcheggio della ditta. Durante il breve tragitto sospirò:
«Cazzo… stasera scoperei anche un buco nel muro».
Non risposi, ma sentii la sua mano posarsi sulla mia coscia. Non la spostai.
Arrivati in ditta mi chiese di entrare un attimo.
«Devo pisciare. E magari ci facciamo un caffè.»
Aveva le chiavi.
Entrammo. Preparai il caffè alla macchinetta. Ci sedemmo sul divanetto. Il silenzio era carico.
Aldo mi guardò fisso.
«Sei un bel ragazzo, lo sai?»
Non feci in tempo a rispondere. Si slacciò i pantaloni e tirò fuori il cazzo. Grosso, duro, maturo. Un cazzo normale, ma che emanava una voglia evidente di essere toccato. Rimasi immobile, con il cuore che batteva fortissimo.
«Non ti spaventare… se non vuoi, dimmelo.»
Non dissi nulla. Allungai la mano e lo presi. Era caldo, pulsava. Iniziai a segarglielo timidamente, poi sempre più sicuro. Aldo gemeva piano.
Mi prese per la nuca.
«Succhiamelo, ragazzo.»
Lo feci. Credo male all’inizio, poi sempre meglio. Sentii il suo respiro farsi pesante quando, d’improvviso, mi sfilò quel tronco dalla bocca, mollò la stretta delle mie mani dal suo cazzo e venne sul pavimento.
Mi guardò sorridendo.
«Bravo, ragazzo. Però non ti sei meritato la mia sborra: la devi desiderare.»
Mi fece alzare, mi spogliò, mi toccò dappertutto. Mi sentivo vulnerabile ed eccitato come mai prima. Mi fece piegare in avanti, usò il sapone come lubrificante e iniziò a giocare con il mio buchetto. Mi chiese, essendo così giovane, se avessi un condom. All’epoca ne portavo sempre uno nel portafoglio: lo presi dalla tasca dei pantaloni e glielo porsi.
Sfilò le dita, infilò il preservativo ed entrò dentro lentamente.
Non sentii dolore. Solo una sensazione profonda che mi fece gemere. Aldo mi scopava con decisione, sapendo esattamente cosa fare. Sentivo il piacere salire, incontrollabile.
Quando venne dentro di me, venni anch’io, con un orgasmo violento che mi lasciò senza fiato.
Restammo qualche secondo in silenzio. Poi ci ricomponemmo come se non fosse mai successo nulla.
Io, il ragazzo inesperto, avevo scoperto qualcosa di me che non sapevo potesse accadere.
E forse quella sera mi ero sentito un po’ la sua puttana, e non mi era dispiaciuto.
Purtroppo, però, dopo qualche settimana la mia esperienza di lavoro finì e mi trasferii in un’altra città. Di Aldo avrò sempre un ricordo bellissimo: forse il primo uomo maturo che mi abbia fatto sognare
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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