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Gay & Bisex

Solo quella notte


di Membro VIP di Annunci69.it SkyStar
22.01.2026    |    4.712    |    4 9.0
"Preso da un coraggio improvviso (complice sempre l’alcool), gli confessai che da ragazzino mi era capitato di masturbarmi pensando a lui..."
Le vacanze erano solo il pretesto. Il caldo, l’alcool, la sensazione di essere lontani da casa avevano abbassato ogni difesa.

Avevo circa trent’anni ed ero in Grecia con amici quando, una sera, incontrammo per caso un altro gruppo di italiani. Venivano dalle nostre stesse zone, alcuni li conoscevo già di vista. La cosa creò subito un clima familiare e decidemmo di organizzare una cena nella villa che avevano affittato loro, una casa luminosa con una piscina al centro.

Eravamo un gruppo di uomini e donne tra i trenta e i quarantacinque anni. Tra cibo, scherzi e alcool l’atmosfera si fece presto più spinta. Qualcuno propose di giocare a obbligo o verità, e da lì le cose iniziarono a scivolare senza troppa resistenza. Poco dopo alcuni si appartarono, altri si prepararono per andare in disco. Alla fine restammo in cinque o sei a bordo piscina.

Fu Fernando a rompere il momento.
«Andiamo a fare un tuffo.»

Fernando aveva 45 anni, era separato, il più grande di noi. Nel mio paese gestiva un negozio di articoli casalinghi. L’avevo sempre trovato affascinante, il classico uomo mediterraneo, moro con occhi verdi, altezza nella media e quel modo maschile e sicuro che non aveva bisogno di esibizione. Non avevamo mai avuto molta confidenza, ma non nego che era stato più volte oggetto delle mie fantasie adolescenziali.

Non tutti accettarono. Alla fine andai solo io con lui. Arrivati a bordo piscina, complice l’euforia e soprattutto le birre bevute, Fernando si spogliò e si tuffò nudo.

Rimasi seduto a guardarlo.

Avevo davanti agli occhi esattamente ciò che avevo immaginato: un corpo magnifico, abbronzato, un petto tonico coperto da una peluria castana, presente ma non eccessiva. I glutei erano sodi, segnati da una lieve linea di peli che scendeva tra le natiche. Davanti, un cespuglietto riccio incorniciava il sesso: a riposo, circa 13 o 14 centimetri, con palle piene. Rimasi minuti interi immobile a bordo vasca, finché non mi afferrò il piede e mi trascinò in acqua.

Uscimmo poco dopo e rimanemmo ad asciugarci tra le sdraio. Preso da un coraggio improvviso (complice sempre l’alcool), gli confessai che da ragazzino mi era capitato di masturbarmi pensando a lui.

Fernando mi sorrise, compiaciuto. Mi disse che ero sempre stato carino, ma che agli uomini non era mai riuscito a interessarsi davvero. Continua dicendo che ci aveva provato in passato, anche con travestito o trans, ci arrivava vicino… ma non era mai riuscito a concludere. Annuii, combattuto tra l’imbarazzo e la delusione per essermi esposto sulla mia sessualità.

Poi, mentre stava per rimettersi i boxer, qualcosa cambiò, si fermò e mi disse che aveva tanta voglia di sborrare in quel momento e che quindi, se volevo, mi concedeva di toccarlo e farlo venire. Ma nulla di più.

Non esitai un secondo, afferrai il suo cazzo con la mano e iniziai ad andare su e giù, con un ritmo molto lento all’inizio. Quei 14 centimetri, poco alla volta, si stavano indurendo. Ricordo che in lunghezza crebbe ancora di qualche centimetro, non eccessivamente, ma di spessore diventò enorme, duro come marmo.

Ci fu la tentazione di appoggiare le labbra, ma non volevo che si indispettisse, così continuai a masturbarlo come meglio sapevo fare. Lo sentivo gemere, mi chiedeva se mi stesse piacendo. Notò che mi ero eccitato anch’io e mi disse di sentirmi libero, con l’altra mano, di segare il mio cazzo.

Lo feci uscire dal costume e iniziai a segare il mio cazzo e il suo. Ero compiaciuto e, in quel momento, non desideravo nulla di più. L’happy ending stava per giungere: Fernando era al culmine, il respiro sempre più corto, e dopo un fragoroso «Ah sì», mi schizzò addosso fiumi di sperma. Pochi istanti dopo, anche il mio sperma si aggiunse al suo.

Era stato magnifico e intimo.

Dopo quella sera, tra noi tornò il rapporto che c’era sempre stato: saluti e cordialità. Non si è mai più fatto cenno all’accaduto le volte che ci siamo incontrati
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