Gay & Bisex
A volte basta un’ora
SkyStar
20.07.2024 |
1.336 |
3
"Emanuele era dentro di me e, con movimenti sempre più forti e in crescendo, mi stava scopando alla grande..."
Ci sono giornate in cui la voglia di fare del sano e buon sesso è a livelli altissimi e, spesso, quello che manca è la giusta sincronizzazione perché gli incontri accadano davvero. Essendo io un ragazzo bisex, potrei dire di avere una doppia scelta e quindi di essere avvantaggiato, ma a volte capita di desiderare proprio ciò che non si ha.Una mattina ricevetti un messaggio dal mio capo: avevo tre ore abbondanti libere nel pomeriggio, perché alcuni appuntamenti che avrei dovuto fare erano saltati. Era una di quelle giornate in cui mi sentivo particolarmente voglioso di conoscere sessualmente un uomo. Sapendo quindi di avere questo grande spazio libero, scrissi velocemente un last su questo sito.
Ricevetti qualche messaggio interessante, ma purtroppo, non essendo ospitale, non si concludeva nulla… tranne che con uno. Lo chiamerò Emanuele (anche se il suo nome è un altro). Dopo le classiche domande rompighiaccio arrivammo a chiederci dove vederci e, proprio lì, pensai: ora salta di nuovo tutto. In effetti nessuno dei due era ospitale, ma Emanuele non si lasciò certo spaventare dalla cosa.
Si descriveva come dominante e come un ottimo “conduttore” del rapporto. Fu così che, capite le nostre intenzioni di incontrarci, propose di vederci fuori dal parcheggio di un centro commerciale, dicendo che poi ci avrebbe pensato lui.
Mi diressi all’appuntamento all’orario accordato e, già due minuti prima dell’incontro, mi arrivò un suo messaggio per chiedermi dove fossi. Risposi che stavo arrivando. A causa del traffico arrivai con qualche minuto di ritardo, scesi dalla macchina e non vidi nessuno… o meglio, c’erano alcuni uomini nel parcheggio, ma speravo che Emanuele non fosse nessuno di loro.
Giusto il tempo di guardarmi intorno e scoraggiarmi, sentii suonare un’auto che mi fece cenno di avvicinarmi. Mi chiamò per nome. Mi accostai e gli chiesi se fosse Emanuele: era lui. E che fortuna avevo avuto. Un uomo sui 45/50 anni, fisico tonico, sposato (la fede al dito non mentiva), uno sguardo di chi sa il fatto suo e, soprattutto, un profumo di uomo dentro quell’auto che era qualcosa da mandare in estasi.
Salii dal lato passeggero e lui partì. Non sapevo dove stesse andando, ma mi fidai. Arrivammo in una strada abbastanza isolata, circondata da alberi che sembravano creare una sorta di box naturali, al riparo da sguardi indiscreti e dal passaggio delle auto. Si fermò tra due alberi e spense la macchina.
Io non amo molto farlo all’aria aperta, ma l’intraprendenza di Emanuele andava premiata. Gli poggiai la mano su una gamba e, in un istante, mi ritrovai la sua lingua nella bocca. Mi diede un bacio passionale, di un’intensità assurda. Mentre continuava a baciarmi tra bocca e collo, spostai la mano dalla gamba alla patta del pantalone e tastai il suo cazzo: era davvero notevole quello che stavo per avere.
Proprio per il poco tempo a disposizione iniziai subito. Abbassammo il sediolino, lo feci rilassare, gli slacciai i pantaloni e li lasciai scendere insieme ai boxer. Quello che avevo toccato potevo solo immaginarlo: mi ritrovai davanti un cazzo bellissimo, di dimensioni perfette, circa 19/20 cm, bello pieno, con una lieve peluria d’accompagnamento e un profumo di uomo irresistibile.
Mi fiondai su di lui e iniziai a lavorarlo con cura: succhiavo, leccavo, scendevo lentamente fino alla gola e poi aumentavo il ritmo. Mi aiutavo con la mano, aggiungevo saliva, passavo alle palle e poi ricominciavo a pompare. Più lo sentivo ansimare, più mi prendeva la voglia di continuare.
A un certo punto vidi Emanuele prendere qualcosa dal taschino vicino allo specchietto: mi mostrò il preservativo. Io annuii e lui mi disse che voleva scoparmi a novanta, appoggiato sui sedili posteriori, con il culo fuori dalla portiera e lui in piedi, fuori dall’auto.
Il tempo di metterci in posizione e sentii la sua lingua bagnarmi completamente. Mi stava leccando come se mi stesse già scopando, sentivo la lingua e le dita aprirmi dolcemente, e stavo godendo come non mai. All’improvviso sentii avvicinarsi il suo cazzo: iniziò a spingere lentamente.
Premetto che solitamente avverto sempre un po’ di dolore, ma in quell’occasione, nonostante la sua notevole dote, sentii tutto il suo cazzo entrare senza la solita sensazione di bruciore. Emanuele era dentro di me e, con movimenti sempre più forti e in crescendo, mi stava scopando alla grande. Lo sentivo godere e mi diceva che, avendo io il buchetto stretto, non avrebbe resistito ancora molto.
Gli dissi di continuare così, perché stavo per venire anch’io. Il tempo di dirlo e schizzai a terra vicino all’auto. Emanuele si spostò pensando avessi colpito le sue scarpe o la macchina, invece ero stato preciso. Gli presi il cazzo in mano, sfilai il preservativo e lo finii con la mano, pompandolo finché venne. Mi colpì con lo sperma sulla maglia e ironizzai dicendo che era stato tutto perfetto, ma il finale con la maglia sporca potevamo evitarlo.
Ci ricomponemmo e rientrammo al parcheggio. Ci siamo ripromessi di risentirci e, soprattutto, lui starà sempre attento ai miei last minute sul sito
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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