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Gay & Bisex

Cuckold per una notte


di cazzovenoso
01.09.2026    |    3.330    |    6 9.6
"I suoi coglioni rimbalzavano contro quel culo, colpo dopo colpo; ogni volta che lui affondava completamente, Lorenzo emetteva quel piccolo suono spezzato..."
Erano circa le due di notte quando mi svegliai con una strana sensazione di tensione addosso, intercettando un rumore ovattato che rompeva il silenzio del mio appartamento.
Allungai pigramente il braccio nel buio, ma la mia mano trovò solo lenzuola vuote: Lorenzo non era più accanto a me.

Quella sera il mio migliore amico Alessandro era rimasto a dormire da noi nella camera degli ospiti – un'abitudine che ormai si ripeteva quasi tutti i weekend – ma l'istinto mi disse subito che i rumori che stavano svegliando la casa non provenivano dalla “sua” stanza.
Dal soggiorno arrivava un chiarore debole, filtrato dalla luce del corridoio lasciata socchiusa, accompagnato da un suono felpato, ritmico e costante.
Mi alzai, mettendomi a ridosso della porta, trattenendo il fiato: un sommesso scricchiolio e una serie di respiri pesanti e soffocati non lasciavano spazio a dubbi: qualcuno, là fuori, si stava divertendo senza di me.
Alessandro, infatti, era sul divano insieme al mio fidanzato, e i due erano nel pieno di un momento di, diciamo così, intensa intimità.
Lorenzo era in ginocchio tra le gambe di Alessandro, che se ne stava comodamente abbandonato contro i cuscini del divano; i boxer di Ale erano stati completamente abbassati, mentre la bocca del mio fidanzato avvolgeva già con decisione il suo cazzo succhiandolo in modo lento, profondo, assecondando ogni spinta con piccoli gemiti soffocati che morivano nella stanza, nel disperato e quasi eccitante tentativo di non svegliarmi.
Alessandro aveva la testa inclinata all’indietro, una mano nei suoi capelli, completamente abbandonato al piacere.
Sono rimasto lì fermo per un secondo a guardare; lo stomaco mi si è rivoltato, ma ho anche sentito quel calore familiare accendersi dentro di me; non era la prima volta che fantasticavamo su qualcosa del genere, ma era la prima volta che stava succedendo davvero.
Erano davvero belli da vedere, sembrava l’inizio di un porno.
Lorenzo si staccò un attimo, alzò lo sguardo e mi vide; non si fermò, ma iniziò a masturbarlo con la mano dicendo: “Amo… ho fatto un brutto sogno e mi sono svegliato così eccitato… ne avevo bisogno… mi capisci, vero?”.
Ale mi guardò, diviso tra il senso di colpa e l'eccitazione del momento “Tutto okay per te?”.
All’inizio non dissi niente, mi limitai ad avvicinarmi e a sedermi sulla poltrona di fronte a loro, poi “Non fermatevi” sussurrai “voglio guardare”.

In un lampo mi si sbloccò un ricordo.
Era una calda serata di fine giugno di un anno fa.
Eravamo tutti e tre seduti sul terrazzo di casa nostra, circondati dalle luci calde della città e con la terza bottiglia di vino rosso quasi vuota sul tavolo; l'atmosfera era rilassata, ma tra una risata e l'altra si avvertiva una strana elettricità, quel tipo di tensione che si crea quando si superano i confini dei discorsi ordinari.
Io e Lorenzo stavamo insieme già da due anni: il nostro rapporto era solido, basato su una fiducia totale, e non avevamo mai avuto paura di esplorare i nostri lati più nascosti.
Alessandro, il mio migliore amico di sempre, faceva ormai parte della nostra quotidianità; passava i weekend da noi e la complicità tra lui e il mio fidanzato era evidente, ma fino a quella sera era rimasta confinata dentro i limiti di un'amicizia affettuosa.
Il discorso, ad un certo punto, cadde sulle fantasie inconfessabili.
Ricordo che guardai Alessandro, che fissava Lorenzo mentre quest'ultimo rideva a una sua battuta, con gli occhi un po' lucidi per l'alcol.
“Sapete come la penso” dissi, appoggiando il calice sul tavolo e guardandoli entrambi “credo che la gelosia sia un concetto superato se c'è una fiducia cieca. Anzi, a me l'idea di vedere Lorenzo con qualcun altro non farebbe arrabbiare. Mi ecciterebbe da impazzire”.
Lorenzo si bloccò per un istante, sorpreso ma chiaramente stimolato dalla mia provocazione; guardò prima me e poi Alessandro, con un sorriso complice che gli illuminava il viso “È vero” confermò, la voce leggermente più bassa del solito “ne abbiamo parlato spesso tra noi. Se dovesse succedere con la persona giusta, sotto gli occhi di Christian, per me sarebbe un'esperienza incredibile…”.
Alessandro posò il suo bicchiere, lo sguardo improvvisamente serio e concentrato.
Guardò me, quasi a voler cercare conferma che non stessi scherzando, e poi si voltò verso Lorenzo “Ragazzi, non giocate con il fuoco” disse con un mezzo sorriso, tentando di fare il distaccato ma fallendo “lo sapete che Lore è un bellissimo ragazzo… Se mi date il via libera, io non mi tiro indietro eh… Se non mi sono permesso di fare qualcosa fino ad ora è solo per l’amicizia e il rispetto tuo, Chri, e vostro ovviamente” e fu proprio in quel momento che il gioco si trasformò in un patto reale.
Ci sporgemmo verso il centro del tavolo, le voci ridotte a un sussurro per non farci sentire dai vicini, e iniziammo a definire i dettagli di quello che, fino a quel momento, era stato solo un pensiero astratto; stabilimmo tre regole precise che avrebbero dovuto guidarci se l'occasione si fosse mai presentata: dissi chiaramente che non avrei mai tollerato un tradimento alle mie spalle, ma che l'idea di essere presente, di guardare ogni dettaglio e di guidare l'azione con i miei occhi e le mie parole mi faceva impazzire.
Volevo essere il regista della situazione.
Anche Lorenzo mise in chiaro i suoi desideri: ammise che se la cosa fosse andata in porto, voleva potersi abbandonare completamente ad Alessandro, senza freni e senza sensi di colpa, lasciando che lo prendesse e lo dominasse fisicamente sul letto o ovunque fossimo, sapendo che io ero lì a godermi la scena.
Alessandro, dal canto suo, accettò subito, dicendo che l'idea di farlo davanti a me, con il mio consenso e la mia approvazione, rendeva tutto ancora più intenso ed eccitante, ma voleva assicurarsi che fossimo tutti e tre convinti, e aggiunse che lo avrebbe scopato senza riserve, spingendo al massimo per farlo godere davanti a me.
Ma quella “cosa” indefinita doveva rimanere un gioco di pura attrazione fisica, un regalo erotico per tutti e tre e una fantasia da vivere insieme; non doveva esserci spazio per sentimenti o dinamiche di coppia esterne: una volta finito, tutto sarebbe tornato alla normalità, per quanto possibile.

Gli occhi di Lorenzo si illuminarono: tornò su di lui con ancora più foga, stringendogli il cazzo mentre mi fissava, e ricominciando con foga a lavorarglielo di bocca; Alessandro gemette e iniziò a spingere contro di lui, nella sua gola, con cattiveria.
Ero eccitato come poche altre volte, il cazzo mi esplodeva nelle mutande guardandoli giocare, ma volevo vedere di più “Scopatelo! Mettilo a pecora e scopalo come fai con le tue troiette!” ordinai.
Tempo zero lo girò, chinandolo a forza sul bracciolo del divano in modo che fosse rivolto verso di me: gli leccò il buco giusto il tempo di prepararlo un po’ e senza dire niente lo prese da dietro con una spinta fluida e decisa.
Il suono e l'atmosfera erano travolgenti. Lorenzo gemette forte, stringendo il cuscino mentre Alessandro continuava a possederlo in profondità con un ritmo costante.
Io rimasi lì seduto a guardarli, con l'eccitazione che aumentava a ogni movimento, guardando il grosso cazzo del mio amico sparire nel buco del culo del mio ragazzo, ancora e ancora.
I suoi coglioni rimbalzavano contro quel culo, colpo dopo colpo; ogni volta che lui affondava completamente, Lorenzo emetteva quel piccolo suono spezzato.
“Porca troia, è così accogliente”, borbottò Ale, guardandomi dritto negli occhi mentre continuava a spingere dentro Lorenzo, il quale girò la testa, incrociò il mio sguardo e ansimò “Cazzo… lo sento tutto… mi dispiace amo… avevo solo bisogno di questo…”.
Non risposi.
Scivolai semplicemente con la mano nei pantaloncini e iniziai a toccarmi, partecipando a modo mio a quella scena.
Ero durissimo.
Impugnai il mio uccello e cominciai una lenta, eccitantissima, sega; mi sputai sulla mano e lavorai la mia cappella per bene.
Alessandro se ne accorse e sorrise, afferrò i fianchi di Lorenzo più forte e accelerò il ritmo, i suoni bagnati degli schiaffi che riempivano la stanza; si tirò fuori per un secondo, lo girò di nuovo, stavolta sulla schiena, spingendogli le gambe in alto per offrirmi una visuale perfetta, continuando a muoversi dentro di lui in posizione del missionario mentre Lorenzo mi fissava con gli occhi vitrei.
“Vuoi sborrargli dentro?” chiesi a bassa voce.
Alessandro mi guardò, senza smettere di spingere “Vuoi davvero che lo faccia?”.
“Sì, te lo sto chiedendo”.
“Cazzo Chri sei sicuro? Lo metto in cinta eh, sappilo!”.
Annuii “Fallo. Farciscilo. Voglio vederlo”.
Lorenzo gemette sentendo quelle parole “Ti prego, sì… riempimi” implorando che succedesse.
Alessandro spinse ancora più forte, finché Lorenzo venne per primo, scosso dai tremiti, le cosce che stringevano attorno al bacino di Ale.
Qualche secondo dopo, anche Alessandro si seppellì completamente dentro di lui con un ultimo gemito, sborrando violentemente, proprio davanti ai miei occhi; rimase in profondità, pulsando, pompando tutto in quel meraviglioso culetto, proprio davanti a me.
Io, guardando i suoi fianchi sobbalzare mentre veniva, schizzai ovunque con un grugnito animale.
Quando finalmente si tirò fuori, un denso sperma iniziò a sgorgare e a colare sul divano.
Lorenzo rimase lì disteso ad ansimare, esausto.
Mi alzai, e mi sedetti sul bordo del divano; senza dire una parola, allungai la mano per accarezzare Lorenzo e toccare i segni del loro rapporto, sentendo quanto fosse caldo e pieno.
Trattenne il fiato.
Guardai quel disordine intimo, poi lo guardai di nuovo, chiedendogli di ripulire i nostri cazzi con la lingua.
Lorenzo non esitò e si prese cura di noi, mentre Alessandro rimase in silenzio, a metà tra l’imbarazzato e l’eccitato da tutto ciò che era appena successo.
Per smorzare la tensione mi avvicinai a lui e gli stampai un intenso bacio con la lingua; in quindici anni di amicizia non era mai successo, ma non si tirò indietro, anzi, ricambiò con foga.

Il silenzio che seguì, rotto solo dai nostri respiri che rallentavano all'unisono, portava con sé il peso e la meraviglia di un confine superato per sempre.
Sdraiato sul divano, stretto tra il corpo caldo di Lorenzo e la presenza solida di Alessandro, sentivo la pelle ancora accaldata e la mente incredibilmente lucida; guardai il soffitto della stanza, lasciando che i pensieri vagassero tra i vecchi accordi nati per gioco sul balcone e la realtà sconvolgente di ciò che si era appena consumato sotto i miei occhi.
Non c'era traccia di rimpianto o di gelosia; l'immagine di Alessandro che possedeva Lorenzo, l'intensità di quel bacio inaspettato e l'abbandono totale del mio fidanzato si erano fusi in un'unica, potentissima certezza: avevamo osato spingerci dove avevamo solo osato sognare.
Lorenzo si mosse nel sonno, cercandomi e appoggiando la testa contro la mia spalla, mentre Alessandro, dall'altro lato, allungò una mano nel buio sfiorando la mia, come a voler confermare che, nonostante tutto, eravamo ancora noi: tre vertici di un triangolo che aveva trovato una nuova, segreta e perfetta armonia.
Chiusi gli occhi, lasciandomi scivolare nel sonno tra le due persone più importanti della mia vita, consapevole che il mattino successivo avrebbe portato con sé una luce nuova, e che niente, tra noi, sarebbe mai più stato lo stesso.
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