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Gioventù


di Membro VIP di Annunci69.it Nobilis69
25.06.2026    |    1.873    |    7 9.8
"​Qualche anno dopo, Marco si ammalò di un male incurabile che nel giro di poco tempo lo portò alla tomba..."
Racconto di fantasia, ma con un fondo di verità.
Buona lettura

Marco e Massimo erano cresciuti insieme. Avevano fatto tutto insieme.
Nati lo stesso anno a pochi mesi di distanza da genitori amici fin da ragazzini, vivevano nello stesso quartiere e frequentavano gli stessi amici. Da piccoli frequentavano le rispettive case come se fossero praticamente fratelli gemelli.

​Poi era arrivata la scuola: elementari e medie in classe insieme. Si divisero solo alle superiori. Erano nati verso la fine degli anni sessanta, per cui si ritrovarono alle superiori nei mitici anni ottanta, quando tutto era facile e spensierato.

Ogni sera si ritrovavano con gli altri amici al muretto vicino a casa di Marco a chiacchierare, fumare di nascosto e a progettare la vita.

​Mi direte: fin qui "nihil novi sub divo", nulla di nuovo sotto il cielo. Verissimo. Ma quello che non sapete, e che neanche i loro amici sapevano, è che Marco e Massimo erano una coppia. Ebbene sì. Una coppia a tutti gli effetti. Si volevano bene in maniera pura e semplice. Ognuno era la forza e il supporto dell'altro. All'inizio non avevano capito cosa fosse il loro rapporto, ma a loro andava bene così.

​Quando li raggiunse quell'età in cui gli ormoni prendono il sopravvento, iniziarono anche gli incontri di tipo sessuale. All'inizio erano solo seghe in compagnia, poi la cosa si fece più seria. Cominciarono quindi le seghe vicendevoli, per poi passare ai pompini.
Cazzo, erano sempre con gli uccelli di fuori, sempre duri e desiderosi di essere soddisfatti, e loro assecondavano piacevolmente le richieste che madre natura poneva.

​Una sera, intorno ai loro diciott'anni, nella cameretta di Massimo, mentre si sfidavano a un videogioco, cominciarono di nuovo a toccarsi e segarsi.
​«Cazzo Massimo, oggi ce l'ho duro a tremila! Ci fosse una figa qui la apro in due!»
«Lo vedo Marcolino! Ma la figa non c'è. Come si rimedia?»
«E come vuoi rimediare? Come al solito. Sega e pompa.»
«Mah... io un'idea ce l'avrei...» disse Massimo.
​E detto questo, tirò su le gambe mettendo in bella mostra il buco del culo.
​«Ma sei scemo?» disse Marco.
«Per niente. Mi sono stufato di infilarmi in culo i cetrioli di nonna. Fai poche chiacchiere e inculami. Ho una voglia di prendere quel tuo cazzone fino alle palle.»
​Marco non se lo fece ripetere due volte. Si sputò sulla cappella e cominciò a penetrarlo.
​«Ohhhhhhhh siiiiiiiii, finalmente carne vera e caldaaaaa... mmmmm.... scopami Marcoooo...»
​E Marco lo scopò con tutta l'irruenza dei suoi diciott'anni, mentre Massimo si segava come un pazzo.
​«Massimo, sto per venire...» disse Marco.
«Vai, vai... non fermarti... sborrami dentro... siiiiiii... sto per venire anche io... ohhh... eccomi, eccomi, ahhhhhh...»
​E Massimo venne sulla pancia, mentre Marco a sua volta gli riempiva il retto. Dopo si guardarono ansimanti.
​«Cazzo, è stato bellissimo!» disse Marco.
«Vero! Mi sono sentito riempito e posseduto. Quel tuo cazzone dentro di me era... favoloso!»

​Qualche pomeriggio dopo si ritrovarono di nuovo, questa volta nella cameretta di Marco, che non aveva videogiochi ma una bella serie ben nascosta di fumetti porno tipo Lando, Il Tromba, Il camionista, ecc.
​«Boia Marco, ce l'ho di marmo stasera...»
​E Marco fece come Massimo: alzò le gambe e gli mostrò il culo.
​«Ma Marco, che cazzo fai?»
«Aspetto che tu lo usi, però fai piano perché, primo, anche tu ce l'hai grosso e, secondo, nel mio buco non c'è mai entrato nessun cetriolo della nonna.»
«Ma quindi anche a te piace prenderlo?»
«Dopo te lo dico. Intanto muoio dalla curiosità di provare. Dai, fai meno chiacchiere...»
​E con una mano gli prese il pisello e se lo avvicinò al buco.
​«Fai piano...»
​E Massimo obbedì. Delicatamente lo penetrò. Marco avrebbe voluto gridare dal dolore, ma si trattenne. Poi lo sfintere si dilatò e Massimo entrò a spron battuto.
​«Cazzo, cazzo, cazzo... che male... fermo un attimo... ecco, ecco, così, vai, vai, ohhhh... cazzo che goduria, vaiiiiiii, scopami, scopami, scopami...»
​E Massimo lo scopò a modo, con garbo ma anche con forza. Vennero praticamente in simultanea.
​«Cazzo Massimo! Mi è piaciuto un sacco! Da rifare!»

​E infatti lo rifecero molte volte, sempre di nascosto ma sempre piacevolmente.

​Dopo un po' di tempo, l'estate della maturità, una sera dopo una solenne chiavata, nudi sul letto, Marco disse:
«Senti, io credo di non poter stare senza di te. A parte il sesso, sei tutto. Non so se sia amore, però credo di volerti bene, Massy.»
«Anche per me è la stessa cosa. Non posso stare lontano da te. Ma purtroppo succederà.»
«Perché? Vai via?»
«Sì, Marco. Andrò all'università in un'altra città e quindi non ci vedremo molto.»
«E quando lo hai deciso? Me lo potevi dire!»
«Pensavo che tu lo immaginassi. La facoltà che voglio fare qui non c'è, mentre la tua sì.»
​Marco si alzò dal letto, si rivestì e, mentre stava andando via, gli disse semplicemente:
«In bocca al lupo.»

​Durante gli studi sia Marco che Massimo incontrarono due ragazze con le quali entrambi progettarono la loro vita futura. Dopotutto eravamo ancora negli anni novanta e le coppie gay non erano molto ben viste. Tuttavia, quando si ritrovavano, gli sguardi e qualche parolina riportavano in superficie il loro vissuto di gioventù.

Memori della loro amicizia, fecero ognuno da testimone all'altro nei rispettivi matrimoni, continuando nella tradizione di fare tutto insieme.

​Anni dopo, con i figli ormai grandi, fissarono di vedersi loro due a cena.
​«Come stai Massimo? Ho seguito la tua carriera. Sei un grande professionista.»
«Grazie. Sto bene, ma anche tu hai fatto grandi cose, anche con riconoscimenti cittadini.»
«Beh, direi che sia io che te ce la siamo cavata bene, dai...»
«Vero. Ma a me torna in mente spesso quell'ultima volta che siamo stati insieme. Siamo nati troppo presto. Fossimo stati ventenni adesso sarebbe stato diverso, penso.»
«Lo penso anch'io, sai? Io non mi sono dimenticato di nulla. E ora che siamo qui, io e te da soli a cinquantacinque anni suonati, è come se il tempo non fosse passato.»
​Massimo prese il telefono e cominciò a spippolare.
​«Che cazzo fai?»
«Sto prenotando una camera a ore. Se ti va, potremmo riprendere il discorso...»
«Cosa?»
«Ti va o no una bella chiavata?»
«Sai che ti dico? Sei matto, ma accetto!»

​E così si ritrovarono in una camera d'albergo a scopare come due adolescenti.

​Qualche anno dopo, Marco si ammalò di un male incurabile che nel giro di poco tempo lo portò alla tomba. Da allora Massimo, ogni volta che va al cimitero a trovare i suoi, passa a fargli visita con il cuore gonfio di pianto per la perdita dell'amore della sua vita e della sua gioventù.
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