Gay & Bisex
Il mio nuovo dottore 1
12.04.2026 |
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"Eppure quelle mani grandi, quella voce, quel cazzo che aveva intravisto sotto i pantaloni… gli avevano fatto venire pensieri che non aveva mai osato avere..."
Alessandro spinse la porta a vetri dello studio medico con un sospiro nervoso. Era un lunedì pomeriggio di fine ottobre, il cielo grigio di Milano premeva contro le finestre. Aveva vent’anni da poco compiuti, era arrivato in città da tre mesi per l’università fuori sede e quel maledetto mal di gola non voleva saperne di andarsene. Si era deciso a chiamare il nuovo medico di famiglia solo perché il vecchio dottor Rossi era andato in pensione e gli avevano assegnato questo certo dottor Mauro Bianchi.Lo studio era piccolo, intimo, quasi accogliente. Le pareti color crema, una scrivania di legno scuro, un lettino coperto da un lenzuolo di carta bianco e l’odore leggero di disinfettante misto a qualcosa di più caldo, forse dopobarba.
Alessandro si sedette nella sala d’attesa vuota, le mani sudate sulle ginocchia dei jeans. Indossava una felpa grigia e una maglietta bianca sotto, niente di particolare. Si sentiva un ragazzino, anche se tecnicamente era già un universitario.
La voce era profonda, calda, con un accento lombardo morbido. Mauro apparve sulla soglia e Alessandro, per un secondo, rimase senza fiato.
Era alto, spalle larghe, camicia bianca impeccabile tesa sul petto ampio e ancora muscoloso nonostante i cinquant’anni. La testa era completamente pelata, liscia e lucida sotto la luce del neon, e quel dettaglio lo rendeva stranamente sexy, virile in un modo che Alessandro non riusciva a spiegarsi. Gli occhi scuri, penetranti, lo squadrarono un attimo di troppo, poi si addolcirono in un sorriso professionale ma caldo.
«Ciao, Ale. Siediti qui, davanti a me. Raccontami tutto con calma.»
Alessandro si accomodò sulla sedia di fronte alla scrivania. Mauro si sedette, incrociò le mani grandi e forti, e ascoltò. Il ragazzo parlò del mal di gola, della vita da fuori sede, dello stress degli esami. Mauro annuiva, prendeva appunti, ma ogni tanto il suo sguardo scivolava sul collo di Alessandro, sulla curva delle spalle sotto la felpa, sulla bocca mentre parlava.
«Va bene, andiamo di là sul lettino. Togliamo la felpa, così ti visito come si deve.»
Alessandro obbedì. Si alzò, si sfilò la felpa e rimase in maglietta. Mauro gli fece cenno di togliere anche quella. «Tranquillo, è routine.»
La maglietta finì sulla sedia. Il torace di Alessandro era liscio, poco peloso, ancora da ragazzo, ma già con una bella forma grazie alle ore in palestra del residence. Mauro si avvicinò con lo stetoscopio freddo.
«Respira profondo… sì, così… ancora.»
Le mani grandi del medico gli sfiorarono la schiena nuda. Il palmo era caldo, quasi bollente. Premette piano tra le scapole, poi più in basso, fino alla base della spina dorsale. Alessandro sentì un brivido lungo la schiena che non aveva niente a che fare con il freddo dello stetoscopio.
«Polmoni a posto» mormorò Mauro, ma non si spostò subito.
Le dita rimasero lì, a tracciare cerchi leggeri, come per controllare qualcos’altro. «Hai la pelle calda… forse un po’ di febbre. Sdraiati, ti misuro la pressione.»
Alessandro si stese sul lettino. Mauro gli avvolse il bracciale intorno al braccio, ma mentre stringeva la pompetta il suo ginocchio sfiorò la coscia del ragazzo. Un contatto casuale. O forse no.
«Pressione un po’ alta» disse Mauro con un mezzo sorriso. «Normale per uno che è nervoso. Rilassati.»
Poi passò alla gola. Gli mise una mano sotto il mento, gli inclinò la testa e gli guardò dentro con la spatola. Il viso di Mauro era vicinissimo. Alessandro sentiva il suo respiro caldo sulla guancia, l’odore di pulito e di uomo maturo.
«Gola arrossata, ma niente di grave. Ora controlliamo anche l’addome, se non ti dispiace.»
Alessandro annuì, anche se dentro di sé sentiva un nodo allo stomaco. Mauro gli abbassò leggermente l’elastico dei jeans e della biancheria, solo pochi centimetri, ma abbastanza perché le sue dita sfiorassero la peluria chiara dell’inguine. Il tocco era professionale, eppure… lento. Deliberato.
«Qui tutto regolare» disse piano, ma la mano rimase un secondo di troppo sulla pancia bassa.
Alessandro sentì il cazzo muoversi dentro i boxer. Una reazione improvvisa, imbarazzante. Cercò di pensare ad altro, ma il sangue affluiva lo stesso.
Mauro se ne accorse. Lo sguardo gli cadde per un attimo sul rigonfiamento evidente sotto la stoffa. Non disse niente, ma sorrise appena, un sorriso complice, quasi paterno.
«Hai fatto sesso ultimamente, Ale?» chiese con naturalezza, come se fosse una domanda qualsiasi. «Qualche partner? Protetto, spero.»
Alessandro arrossì violentemente. «No… cioè… mai. Sono vergine. Non ho mai… con nessuno.»
Il silenzio che seguì fu denso. Mauro lo guardò dritto negli occhi. Quegli occhi scuri sembravano leggersi dentro.
«Capita. A vent’anni è normale essere curiosi. Molto curioso.»
Si alzò, andò verso l’armadietto e prese un flacone di gel. «Sdraiati di nuovo. Ti controllo meglio l’addome e l’inguine. È importante per un ragazzo della tua età.»
Alessandro obbedì, il cuore che batteva fortissimo. Mauro gli abbassò i jeans fino alle ginocchia, poi i boxer. Il cazzo del ragazzo, già mezzo duro, svettò libero, lungo e sottile, con la cappella rosea che luccicava appena.
Mauro non finse indifferenza. Prese il cazzo tra due dita, lo sollevò piano, lo esaminò come se stesse controllando davvero qualcosa di medico.
«È tutto regolare qui… ma sei molto sensibile, vedo.»
Il pollice sfiorò la cappella, un movimento lento, circolare. Alessandro sussultò, un gemito basso gli sfuggì dalle labbra.
«Dottore… io… non so se…»
Mauro lo zittì con dolcezza, la voce bassa e rassicurante.
«Shh. Non devi sapere niente adesso. Il tuo corpo sta solo rispondendo. È normale. Lasciati visitare.»
La mano grande avvolse completamente il cazzo e iniziò a muoverlo su e giù, piano, con movimenti esperti. L’altra mano scivolò sotto i testicoli, li soppesò, poi un dito lubrificato sfiorò l’ano, senza entrare, solo premendo piano intorno all’anello stretto.
Alessandro chiuse gli occhi, le gambe che tremavano. «È… è la prima volta che qualcuno mi tocca così…»
«Lo so» rispose Mauro, continuando a masturbarlo con calma, il pollice che passava sulla fessura umida. «E ti piace, vero? Senti come sei duro per me.»
Il ragazzo annuì, incapace di parlare. Il piacere saliva rapido, troppo rapido. Mauro accelerò appena il ritmo, l’altra mano che ora premeva un dito contro l’entrata, senza forzare, solo stuzzicando.
«Vieni quando vuoi, Ale. Non trattenerti.»
Alessandro venne con un gemito strozzato, schizzando sul suo stesso ventre, fiotti caldi e abbondanti. Le gambe gli tremavano. Mauro continuò a muovere la mano piano, spremendo ogni goccia, poi prese una salvietta calda e lo pulì con cura, quasi con tenerezza.
«Bravo ragazzo» mormorò, la voce roca. «Prima visita andata benissimo.»
Si alzò, si sistemò la camicia. Il rigonfiamento nei suoi pantaloni era evidente, grosso, impressionante. Non cercò di nasconderlo.
«Per il mal di gola ti do una cura. Ma se vuoi possiamo fare un controllo più approfondito la prossima volta. Ho uno studio attrezzato a casa mia, più tranquillo. Niente fretta, niente occhi indiscreti. Solo noi due.»
Porse ad Alessandro un biglietto con l’indirizzo e un numero privato.
Alessandro si rivestì con le mani che ancora tremavano. Si sentiva umiliato, eccitato, confuso. Era il suo medico. Eppure quelle mani grandi, quella voce, quel cazzo che aveva intravisto sotto i pantaloni… gli avevano fatto venire pensieri che non aveva mai osato avere.
Uscì dallo studio con il cuore che batteva ancora forte e il culo che pulsava leggermente dove il dito di Mauro aveva premuto.
Sul marciapiede, il telefono vibrò. Un messaggio da un numero sconosciuto.
«Hai un corpo bellissimo, Ale. Non vedo l’ora di visitarti meglio. A presto. Mauro.»
Alessandro guardò lo schermo, arrossì di nuovo, ma sorrise.
E per la prima volta nella sua vita, sentì che stava per succedere qualcosa di enorme. Qualcosa di proibito. Qualcosa di irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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