Gay & Bisex
La sfida delle troiette: prologo
10.04.2026 |
1.018 |
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"I 22 centimetri di cazzo spesso e venato saltarono fuori, già mezzo duro, la cappella grossa e violacea lucida..."
La palestra era quasi vuota quell’ora tarda della sera, solo il ronzio delle luci al neon e il clangore occasionale di un bilanciere. Stefano, quarant’anni, personal trainer da dieci, si muoveva tra le macchine con quella sicurezza animale che faceva voltare tutti. Corpo scolpito, spalle larghe, addominali che segnavano la maglietta aderente, e quel rigonfiamento evidente nei pantaloni della tuta che nessuno osava commentare ad alta voce. Ma lui sapeva. Sapeva esattamente l’effetto che faceva.Fuori dagli spogliatoi vide per la prima volta Fabio. Vent’anni, fisico da nuotatore, vita stretta, culo alto e sodo che tendeva i pantaloncini corti. Stava facendo squat con poca convinzione, lo sguardo perso. Stefano si avvicinò con passo lento, il sorriso da professionista.
«Brutte le ginocchia troppo avanti, ragazzo. Ti rompi la schiena così.»
Posò una mano grande e calda sulla spalla di Fabio, poi scese lentamente lungo la schiena fino al fondo schiena, correggendo la postura. Il tocco fu leggero, ma durò un secondo di troppo. Fabio arrossì violentemente, sentì un brivido caldo partire dal punto in cui la mano di Stefano lo aveva toccato. Il cuore gli accelerò. Non era la prima volta che notava quell’uomo, ma adesso… la mano era lì, possessiva, sicura.
«Grazie… coach» mormorò Fabio, la voce un po’ incrinata.
Stefano sorrise dentro di sé. “Cucciolo sensibile. Già eccitato da un tocco solo.”
Il giorno dopo toccò a Giulio. Stesso orario, stesso angolo della sala pesi. Giulio stava facendo addominali, il corpo sudato, la canotta bagnata che aderiva ai pettorali giovani. Stefano si fermò accanto al tappetino, le gambe divaricate.
«Troppo slancio con le braccia. Usa il core.»
Si chinò, posò una mano aperta sul basso ventre di Giulio, proprio sopra l’elastico dei pantaloncini, e l’altra sulla parte bassa della schiena. La pressione era ferma, calda. Giulio sentì il calore di quel palmo attraverso la stoffa sottile, il pollice di Stefano che sfiorava appena la pelle nuda. Un’ondata di eccitazione gli fece indurire il cazzo all’istante. Deglutì, cercando di non gemere.
«Così, bravo» disse Stefano, la voce bassa, quasi un ringhio. «Senti come si attiva tutto?»
Il suo sguardo scese apertamente sul rigonfiamento nei pantaloncini di Giulio. Non disse niente, ma il sorriso era diverso: più oscuro, più consapevole.
Da quel momento gli approcci diventarono quotidiani, sempre più intensi.
Con Fabio iniziò con correzioni “tecniche” che duravano sempre più a lungo: mani che scivolavano sul culo mentre correggeva lo stacco da terra, dita che premevano appena tra le natiche attraverso la stoffa quando lo aiutava negli hip thrust. Fabio tremava ogni volta, il cazzo duro nei pantaloncini, le guance rosse, incapace di nascondere quanto gli piacesse essere toccato da quell’uomo grande e dominante.
Con Giulio invece Stefano giocava più sporco. Lo faceva allenare davanti allo specchio, si metteva dietro di lui, il petto contro la sua schiena, il rigonfiamento evidente del suo cazzo premuto contro il culo del ragazzo mentre gli sussurrava istruzioni all’orecchio:
«Spingi indietro… senti come devi aprirti per caricare bene.»
Giulio sentiva il calore di quel cazzo enorme attraverso due strati di stoffa, il respiro caldo di Stefano sul collo, e ogni volta il suo buco si contraeva per l’eccitazione e la paura.
Una sera, dopo la chiusura, Stefano li trovò entrambi negli spogliatoi. Fabio e Giulio si stavano cambiando, nudi dalla vita in su, i cazzi ancora mezzi duri per gli allenamenti “speciali” della giornata. Si guardarono, poi guardarono lui.
Stefano chiuse la porta dietro di sé con un click.
«Vi ho osservati per settimane» disse piano, la voce bassa e calda. «Tutti e due. Mi fissate quando penso che non vi veda. Vi eccitate quando vi tocco. E so cosa volete davvero.»
Fece un passo avanti, tirando fuori lentamente la mazza dai pantaloni. I 22 centimetri di cazzo spesso e venato saltarono fuori, già mezzo duro, la cappella grossa e violacea lucida.
Fabio e Giulio rimasero immobili, gli occhi spalancati, i cazzi che si indurirono all’istante.
«Volete essere sverginati. Volete che vi apra quei culetti vergini e vi trasformi in troiette. Ma io non scelgo. Non ancora.»
Il suo sguardo passò da uno all’altro, crudele e divertito.
«Vi metto in competizione. Chi si spinge oltre, chi soffre di più, chi impara prima a prendere tutto… diventerà la mia ragazza ufficiale. L’altro guarderà, leccherà e implorerà.»
Fabio sentì un nodo allo stomaco: eccitazione, terrore, gelosia immediata verso Giulio.
Giulio invece strinse i pugni, la rabbia e il desiderio che gli incendiavano il petto: “Sarò io. Lo farò cedere per primo.”
Stefano rinfoderò il cazzo e sorrise.
«Stasera. A casa mia. Alle dieci. Nudi sotto i vestiti. Portate solo voi stessi… e tanta voglia di essere aperti.»
I due ragazzi annuirono, la voce rotta, i cazzi che pulsavano nei pantaloncini.
Stefano uscì dallo spogliatoio senza aggiungere altro, il cuore che gli batteva forte per l’eccitazione.
“Perfetti” pensò. “Due cuccioli vergini che si distruggeranno a vicenda pur di appartenermi. Sarà bellissimo guardarli spezzarsi e rinascere come le mie troiette.”
Quella sera, quando il campanello del loft suonò alle dieci in punto, Stefano aprì la porta con un sorriso predatorio.
Fabio e Giulio erano sulla soglia, tremanti, già eccitati e terrorizzati.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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