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Gay & Bisex

La sfida delle troiette 1


di Marko-92
04.04.2026    |    2.007    |    3 9.0
"«Basta… brucia… fa male…» gemeva, ma il corpo spingeva indietro involontariamente, tradendolo..."
Il loft di Stefano era caldo, quasi soffocante, nonostante l'aria condizionata. L'odore di legno antico, pelle e lubrificante al silicone riempiva ogni respiro. Fabio e Giulio erano in ginocchio sul tappeto persiano spesso, le ginocchia che già cominciavano a far male per la pressione sul pavimento. I loro cuori battevano così forte che sentivano il pulsare nelle orecchie. Il cazzo di Fabio era così duro da far male, la cappella tesa e lucida, un filo continuo di pre-sperma che colava lento lungo la verga fino a formare una piccola pozza sul tappeto. Giulio aveva la bocca semiaperta, il respiro corto e caldo, le palle contratte per l'eccitazione nervosa.
Stefano li osservava con calma predatoria, la voce bassa e roca.

«Regole chiare. Sistema di punti. Chi vince diventa la mia troietta ufficiale. L'altro guarderà e leccherà mentre scopo la vincitrice. Ma prima… dovete imparare a godere come vere donne.»

Tirò fuori le due gabbiette di castità. Fabio sentì un nodo allo stomaco: un misto di terrore e desiderio così violento che gli fece tremare le cosce. Quando Stefano gli prese il cazzo tra le dita grandi e callose, strinse forte. Il tocco era rude, possessivo. Le palle vennero spinte dentro l'anello freddo di plastica con una pressione insistente che faceva male, un dolore sordo e profondo ai testicoli. Poi il cazzo venne forzato nella gabbia stretta: la plastica rigida schiacciò la verga ancora dura, piegandola dolorosamente, impedendole di gonfiarsi. Il click del lucchetto risuonò come una sentenza.

Subito arrivò la sensazione orribile e meravigliosa: il cazzo pulsava furiosamente contro le sbarre, cercando di indurirsi, ma veniva schiacciato senza pietà. Un bruciore di frustrazione si irradiava dalle palle strette fino alla base della spina dorsale. Pre-sperma continuava a uscire, accumulandosi caldo e viscido sul fondo della gabbia, senza via d'uscita. Fabio si sentiva umiliato, piccolo, ridotto a un buco in attesa. Il cuore gli martellava, le guance bruciavano di vergogna.
Giulio provò lo stesso rituale. Quando le sue palle vennero spinte dentro, sentì un dolore acuto, come una stretta troppo forte. Il cazzo entrò nella plastica fredda con uno scatto umiliante. Il click lo fece sobbalzare. Immediatamente il suo cazzo cercò di gonfiarsi e venne bloccato: una pressione costante, fastidiosa, quasi dolorosa sulla cappella sensibile. Ogni pulsazione mandava fitte di frustrazione lungo tutto il corpo. Il pre-sperma gocciolava dentro la gabbia, caldo e appiccicoso, rendendo la plastica scivolosa contro la pelle. Giulio sentiva le lacrime pungersi agli angoli degli occhi per l'umiliazione, ma il culo gli si contraeva involontariamente, già bagnato di desiderio.
Stefano sorrise.

«Da oggi il vostro cazzo non esiste più. Solo il culo e la gola. Imparerete a venire solo quando vi apro.»

Stefano si sedette sul divano, il suo enorme cazzo da 22 cm già mezzo duro che pulsava pesante tra le gambe. Fabio fu il primo. Le dita grosse e callose, indice e medio, gli entrarono in bocca. Sapevano di uomo, di sale e di pelle. Spinsero lentamente sulla lingua, poi in fondo alla gola. Fabio sentì la pressione forte contro l'ugola, il riflesso di vomito che saliva violento. La gola si contrasse spasmodicamente, un bruciore acido gli risalì dallo stomaco. Saliva densa cominciò a colare dal mento in lunghi fili, bagnandogli il petto. Gli occhi lacrimavano copiosamente, il naso colava. Ogni secondo era una lotta: il petto che si alzava e abbassava veloce, il bisogno di tossire che diventava insopportabile. Dopo 38 secondi il corpo tremava, i muscoli della gola in fiamme. Quando Stefano ritirò le dita, Fabio tossì violentemente, fili di saliva che gli pendevano dalle labbra, il respiro rotto.

Giulio resistette solo 29 secondi. Le stesse dita gli invasero la gola. Sentì il conato arrivare prima, la gola che si chiudeva di scatto, un sapore acido di bile in bocca. Tossì forte, sputando saliva ovunque, le lacrime che gli rigavano il viso caldo. Il petto gli bruciava per lo sforzo.

Fabio vinse i 2 punti. Punteggio: Fabio 2 – Giulio 0.

Come ricompensa, poté leccare la cappella enorme di Stefano. La lingua toccò la pelle calda, liscia, gonfia. Sentì il sapore salato del pre-sperma, il calore pulsante della verga. La cappella era così grossa che gli riempiva quasi tutta la bocca. Ogni leccata gli mandava brividi lungo la schiena, mentre la sua gabbia stringeva dolorosamente il cazzo imprigionato.
Giulio, punito, sentì Stefano lubrificare il mini-plug da 1,5 cm. Il gel freddo colò tra le natiche. Poi la punta del plug premette contro il buchetto vergine. Spinse. Un bruciore acuto, come uno strappo, gli attraversò il buco stretto. Il muscolo si contrasse violentemente, cercando di respingere l'intruso. Il plug entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, dilatando le pareti delicate con un dolore pungente e costante. Quando la base più larga passò, Giulio urlò piano, un gemito acuto di dolore misto a sorpresa. Il plug rimase piantato dentro di lui, una pressione piena e fastidiosa che gli faceva pulsare il buco. Ogni piccolo movimento mandava fitte di bruciore. Si sentiva pieno, violato, umiliato, e stranamente eccitato: la prostata veniva premuta leggermente, mandando scariche di piacere confuse che non potevano sfociare da nessuna parte per via della gabbia.

Poi arrivò il momento che entrambi temevano e desideravano: le dita nel culo.

Stefano li mise a quattro zampe, culi alti e offerti. Il lubrificante freddo e viscido colò tra le natiche di Fabio, facendolo rabbrividire. La punta dell'indice di Stefano premette contro il buchetto ancora strettissimo. Spinse. Fabio sentì prima la pressione esterna, poi un dolore acuto quando il dito forzò l'anello muscolare. Il bruciore era intenso, come se il buco venisse strappato. Il dito entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, aprendo le pareti calde e strette. Fabio ansimava forte, la fronte premuta sul tappeto, le dita artigliate nella lana. Sentiva ogni nocca passare, ogni movimento del dito che girava dentro di lui, stirando i tessuti vergini. La prostata venne toccata: una scarica elettrica di piacere profondo e strano gli attraversò il basso ventre, mescolandosi al dolore. Il suo cazzo imprigionato pulsava furiosamente nella gabbia, mandando fitte di frustrazione dolorosa. Pre-sperma colava copioso dentro la plastica.

«Basta… brucia… fa male…»

gemeva, ma il corpo spingeva indietro involontariamente, tradendolo.

Stefano passò a Giulio. Lo stesso lubrificante freddo. Lo stesso dito che premeva. Giulio sentì il buchetto contrarsi per il panico.

Quando il dito entrò, il dolore fu lancinante: un bruciore profondo, una sensazione di strappo e di pienezza forzata. Il dito girava, apriva, massaggiava. Ogni movimento mandava fitte di dolore miste a quel piacere proibito alla prostata che gli faceva contrarre le dita dei piedi. La gabbia stringeva il cazzo così forte che quasi faceva male. Giulio aveva le lacrime che gli scendevano sul viso, il respiro rotto, il corpo coperto di sudore freddo. Dentro di lui si agitava un vortice: dolore, umiliazione, piacere nascente, paura di non farcela, desiderio disperato di essere aperto di più.

I due ragazzi gemevano all'unisono, corpi sudati, culi che pulsavano intorno alle dita del Master, gabbiette che gocciolavano pre-sperma inutile sul tappeto. Ogni sensazione era amplificata: il bruciore nel culo, la pressione costante della castità, la saliva che colava dal mento di chi aveva appena preso le dita in gola, il cuore che batteva all'impazzata, le gambe che tremavano per la tensione.
Stefano ritirò lentamente le dita, lasciando i buchi leggermente aperti, rosati e lucidi di lubrificante.

«Brave troiette. Avete appena sentito cosa significa cedere. Domani sarà peggio… e meglio. La vostra trasformazione è cominciata.»

Fabio e Giulio rimasero a quattro zampe, respiri affannati, culi che pulsavano di un dolore sordo e di un desiderio nuovo, profondo. La rivalità bruciava ancora, ma ora era mescolata a una sottomissione viscerale. Sentivano entrambi la stessa cosa: erano spaventati, umiliati, doloranti… e non erano mai stati così eccitati in vita loro.
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