Gay & Bisex
Il mio nuovo dottore 2
15.04.2026 |
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"Il cazzo di Alessandro, lungo e sottile, svettò duro contro il lenzuolo, la cappella lucida di liquido preseminale..."
Due settimane erano passate dal primo incontro allo studio.Alessandro aveva ricevuto il messaggio di Mauro quel giovedì sera, mentre studiava sul letto del residence.
«Sabato pomeriggio alle 15:00 da me. Studio privato, più comodo e tranquillo. Indirizzo qui sotto. Non portare niente, solo te stesso. Ti aspetto, Ale.»
Il cuore gli era schizzato in gola. Aveva riletto il messaggio dieci volte, le dita che tremavano sul telefono. Sapeva che non era solo una visita medica. Lo sapeva dal modo in cui Mauro lo aveva guardato l’ultima volta, dal modo in cui lo aveva toccato. Eppure aveva risposto solo con un semplice
«Va bene, ci sarò».
Sabato arrivò con un cielo limpido e freddo. Alessandro si presentò alla villetta moderna in periferia alle 14:55 in punto, jeans scuri, felpa nera e uno zainetto leggero in spalla. Il giardino era curato, con siepi basse e un vialetto di ghiaia bianca. La porta si aprì prima ancora che suonasse il campanello.
Mauro era lì, in camicia bianca con i primi due bottoni aperti sul petto villoso e muscoloso, maniche arrotolate sugli avambracci forti. I pantaloni eleganti grigi gli fasciavano le cosce potenti. La testa pelata brillava sotto la luce del portico. Sorrise, quel sorriso caldo e autoritario che Alessandro aveva sognato per due settimane.
«Benvenuto, Ale. Entra. Qui siamo solo noi due. Nessun altro.»
La voce era bassa, rassicurante, ma con una nota più profonda, più intima. Lo fece passare in un ampio ingresso luminoso, poi giù per un corridoio corto fino allo studio medico privato al piano terra. Era perfetto: lettino regolabile con staffe imbottite, armadio a vetri pieno di strumenti luccicanti, lampada scialitica grande e mobile, un piccolo schermo ecografico, un carrello con flaconi di gel, guanti e salviette. Tutto pulito, professionale… e terribilmente eccitante.
«Spogliati pure, Ale. Togliti tutto tranne le mutande per ora. Poi sdraiati sul lettino, a pancia in giù.»
Alessandro obbedì con le mani che gli tremavano. Si sfilò la felpa, la maglietta, i jeans. Rimase in boxer neri, il corpo liscio e teso sotto la luce morbida dello studio. Si stese sul lettino, il viso caldo contro il lenzuolo di carta.
Mauro si avvicinò. Le sue mani grandi si posarono subito sulle spalle del ragazzo, massaggiandole piano.
«Sei nervoso, lo sento. Va bene. È normale. Oggi andiamo piano, ma facciamo le cose come si deve. Prima ti misuro la temperatura. Il modo più preciso è rettale, fidati di me.»
Alessandro deglutì.
«Dottore… è davvero necessario? Non possiamo usare quello normale?»
Mauro ridacchiò piano, un suono basso e virile.
«No, piccolo. Qui nel mio studio facciamo le cose per bene. Rilassati.».
Prese un termometro lungo e sottile dal carrello, lo lubrificò abbondantemente con un gel trasparente e freddo. Poi abbassò con calma l’elastico dei boxer di Alessandro fino a metà coscia, scoprendo le natiche sode e lisce.
«Apri un po’ le gambe… così, bravo.»
Alessandro sentì le dita calde di Mauro separargli le natiche con delicatezza. Il gel era freddo contro l’anello stretto. Un dito spalmò il lubrificante intorno, premendo appena, girando piano.
«Respira profondo, Ale. Non stringere.»
Il termometro scivolò dentro lentamente, centimetro dopo centimetro. Era freddo, estraneo, ma la sensazione di essere riempito, anche solo così poco, fece irrigidire il cazzo di Alessandro contro il lettino.
«Ah…» gli sfuggì un gemito soffocato.
«Rilassati… bravo ragazzo»
mormorò Mauro, la voce era calda e paterna.
Lasciò il termometro dentro per un minuto intero, ma il suo dito indice rimase lì accanto, premendo piano contro la pelle sensibile. Poi, quando il termometro uscì, il dito non se ne andò. Scivolò appena dentro, solo la punta, ruotando lentamente.
Alessandro sobbalzò.
«Dottore… sento… è strano…»
«Lo so. Senti fastidio?»
chiese Mauro, ma il tono era già più intimo, più basso. Il dito premette più a fondo, trovando la prostata e massaggiandola con un movimento circolare lento e preciso.
Un’onda di piacere improvviso attraversò Alessandro dalla punta del cazzo fino alla nuca. Il suo corpo si inarcò involontariamente.
«N-no… non è fastidio… è… oddio…»
Mauro sorrise contro la sua nuca.
«Vedi? Il tuo corpo risponde benissimo. Sei già duro come marmo.»
Con la mano libera abbassò completamente i boxer. Il cazzo di Alessandro, lungo e sottile, svettò duro contro il lenzuolo, la cappella lucida di liquido preseminale. Mauro lo avvolse con la mano grande, stringendolo alla base con fermezza.
«Controllo anche qui. Tutto regolare… ma sei sensibilissimo, Ale. Guarda come pulsavi.»
Iniziò a masturbarlo lentamente, dal basso verso l’alto, con movimenti esperti e controllati. L’altra mano continuava a lavorare dentro di lui: un dito, poi due, che si aprivano piano, dilatando l’anello stretto mentre premevano la prostata senza pietà.
Alessandro tremava, le gambe aperte, il viso nascosto tra le braccia.
«Dottore… io… non so se dovremmo… è la prima volta che…»
«Shh.» Mauro si chinò su di lui, il petto villoso che sfiorava la schiena del ragazzo. Il suo fiato caldo sull’orecchio.
«Non devi sapere niente. Lasciati guidare. Oggi solo mani. Solo piacere. Senti come sei bagnato per me?»
Accelerò il ritmo sulla mano, il pollice che passava sulla cappella sensibile a ogni passaggio. Le due dita dentro spingevano più a fondo, ruotando, aprendo.
Alessandro gemette forte, spingendo indietro contro la mano del medico senza volerlo. Il piacere era troppo, troppo intenso.
«Sto… sto per…»
«Vieni, Ale. Vieni per me. Non trattenerti.»
Il ragazzo esplose con un grido strozzato. Fiotti caldi e abbondanti schizzarono sul lenzuolo e sul suo stesso ventre, mentre il culo si contraeva spasmodicamente intorno alle dita di Mauro. Continuò a venire per quasi trenta secondi, tremando tutto.
Mauro non smise subito. Spremette ogni goccia, poi tirò fuori lentamente le dita. Prese una salvietta calda e profumata e pulì con cura il ragazzo, il culo, il cazzo ancora mezzo duro, il ventre.
«Bravo ragazzo»
mormorò, baciandogli piano la nuca sudata.
«Prima volta superata. Hai preso tutto benissimo.»
Alessandro rimase lì, sdraiato, respirando affannosamente. Si sentiva svuotato, umiliato e incredibilmente vivo. Il culo pulsava ancora, vuoto ma sensibile.
Mauro si alzò, si sistemò la camicia. Il rigonfiamento nei suoi pantaloni era enorme, impressionante. Non lo nascose.
«Puoi rivestirti. La prossima volta andiamo oltre. Ma solo quando sarai pronto.»
Gli passò una mano tra i capelli, poi gli diede un leggero schiaffetto affettuoso sul culo nudo.
«Ora vai a casa e riposa. E se senti il bisogno di pensare a me stasera… sai dove scrivermi.»
Alessandro si rivestì in silenzio, le gambe molli. Quando uscì dalla villetta, il sole stava calando. Sentiva ancora le dita di Mauro dentro di sé, il calore della sua mano sul cazzo, quella voce bassa che gli diceva “lasciati guidare”.
Sul treno verso il residence il telefono vibrò.
Un messaggio da Mauro.
«Hai un culetto bellissimo, Ale. Molto stretto. Non vedo l’ora di aprirlo meglio. A presto. Il tuo medico.»
Alessandro arrossì fino alle orecchie, ma sorrise mentre stringeva il telefono al petto.
Sapeva che sarebbe tornato.
Sapeva che non avrebbe potuto farne a meno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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