L’APPARTAMENTO (seconda parte)
Prima di andarci decisero di pranzare in un bistrot lì vicino. Si fermarono a chiacchierare per un bel po’; Valerio gli parlò di Domenico, della loro lunga amicizia; del perché aveva la disponibilità di quell’appartamento. Erano passate le tre del pomeriggio quando decisero di alzarsi e andarci.
Tutt’e due rimasero sorpresi dal gusto e dall’eleganza dell’arredamento del salotto. Valerio propose un drink e Daniele acconsentì. La vetrina dei liquori era fornitissima e i due optarono per un brandy. Si tolsero le giacche e le appoggiarono su una poltrona, quindi si accomodarono sul grande e comodo divano uno di fianco a l’altro. Dopo aver bevuto e chiacchierato un po’, Valerio mise un braccio sulla spalla di Daniele, poi incominciò ad accarezzargli la nuca e quindi i capelli. Il giovane dava segno di apprezzare quelle carezze, allora lo tirò a sé per baciarlo lungamente. Quando si staccarono, si alzarono per andare in camera da letto.
Anch’essa era arredata lussuosamente, con un ampio letto matrimoniale, ai piedi del quale c’era un grosso armadio con le ante a specchio, poi due poltrone e i comodini con sopra le rispettive abat-jour.
Si tolsero le scarpe; quindi Valerio sganciò la cintura dei pantaloni ma Daniele gli si avvicinò e lo fermò poggiandogli una mano sul braccio: «Aspetta. Vorrei essere io a spogliarti». Questi annuì e si lasciò sbottonare e sfilare la camicia. Subito dopo la canottiera, e così restò a torso nudo. Il petto era moderatamente coperto di peli neri ma ce n’erano qua e là anche di bianchi.
L’altro cominciò a baciarlo dolcemente prima sul collo, poi le spalle e quando diede una leccatina ai capezzoli, Valerio sussultò e gemette di piacere; poi cominciò a spogliare Daniele. Gli tolse velocemente la camicia e la t-shirt mettendo in mostra il petto glabro e la sua carnagione candida. Si baciarono di nuovo, abbracciandosi per sentire il contatto della pelle nuda dei loro corpi; finché Daniele si scostò leggermente per sganciare la propria cintura e lasciar scendere a terra i suoi pantaloni, quindi s’inginocchiò per fare lo stesso con quelli dell’altro, ritrovandosi con la faccia all’altezza dei suoi slip, sui quali c’era già un’evidente macchia umida, e sotto ai quali s’intuiva già una prominente erezione. A quel punto si alzò di nuovo in piedi per liberarsi del tutto dei suoi pantaloni e togliersi gli slip, mostrando il pene già eretto; quindi s’inginocchiò di nuovo per sfilarli a Valerio e liberargli il cazzo che scattò dritto davanti a lui. Glielo carezzò dolcemente ma evitò di prenderlo in bocca, memore dell’incontro precedente. Si alzò di nuovo, sempre tenendoglielo in mano e così anche Valerio allungò la sua per toccarglielo; dopo un po’ si staccarono per andare a distendersi sul letto, dopo averne tolto il fine copriletto.
Matteo girò la chiave nella serratura e la porta si aprì subito, pensò: “Ecco! Anche stavolta ha dimenticato di dare le quattro mandate”. Appena entrato lasciò cadere a terra il suo borsone da viaggio, notò subito la bottiglia di brandy e i due bicchieri sul tavolinetto del salotto, pensò: “Cazzo! Sono ancora i bicchieri dell’ultima volta? Ma che si è dimenticato anche di far venire la donna a pulire?”. Poi guardandosi meglio in giro, notò le due giacche da uomo appoggiate su una poltrona e sbalordito pensò: “Di chi cazzo sono? Ma allora c’è qualcuno qua dentro!”. Tese l’orecchio e riuscì a sentire degli ansimi provenire dalla camera da letto. “Oh bella! Ma che sta già scopando con qualcun altro? Voleva farlo in tre e farmi una sorpresa? – pensò – No, adesso gliela faccio vedere io a quel porco” e così si diresse furioso verso l’altra camera. Appena fu davanti alla porta lasciata aperta gli si presentò davanti una scena a dir poco stupefacente: due sconosciuti completamente nudi, distesi e abbracciati su quello che ormai considerava il suo letto. Non essendosi accorti del suo arrivo, i due, continuavano a baciarsi e a strofinarsi l’uno contro l’altro. Sulle prime non seppe decidere se far finta di niente e andarsene oppure far esplodere tutta la sua rabbia e cacciarli via immediatamente: la seconda opzione ebbe il sopravvento sulla prima.
«Si può sapere chi cazzo siete?» urlò infuriato. I due amanti si bloccarono, quindi Valerio scattò in piedi e a sua volta urlò: «Invece si può sapere, chi cazzo sei tu?»
«Questa da quasi due anni è anche casa mia, infatti sono entrato perché ho le chiavi. E voi?... Ma certo, ve le ha date quel bastardo e non si è neanche preoccupato di avvertirmi! Ma adesso mi sente» e così prese dalla tasca il suo cellulare per fare una chiamata.
«Bastardo che non sei altro, che bella sorpresa mi hai fatto!»
“Quale sorpresa? Non so di cosa parli” rispose Domenico.
«Mi trovo nel NOSTRO appartamento e ci ho trovato due uomini nudi che scopavano sul NOSTRO letto” disse con un tono molto contrariato, sottolineando ogni volta con enfasi la parola “nostro”.
“Ma tu non dovevi arrivare domani? Ho prestato l’appartamento a Valerio ma pensavo che fosse per lui, perché ci sono due uomini? Vuoi vedere che quello stronzo me l’ha chiesto per qualcun altro?”
Rivolgendosi all’uomo in piedi che lo fissava accigliato, chiese con tono sprezzante: «Sei tu Valerio?»
«Sì, sono io» rispose questi.
Poi parlando di nuovo al cellulare Matteo continuò: «Uno dei due dice di essere Valerio…»
«Io non dico di essere Valerio – lo interruppe questi – “sono” Valerio! Il più caro amico di Domenico e se non la pianti di usare questo tono beffardo, ti spacco la faccia»
«Ehi, calmati! Forse sono andato un po’ troppo sopra le righe, scusami».
Quindi rivolgendosi di nuovo a Domenico: «Va bene, uno è Valerio, ma a meno che non sia diventato quasi cieco improvvisamente, l’altro mi sembra a tutti gli effetti un uomo, ed è anche un bel tipo, e tu sai che me n’intendo»
“Cazzo! Valerio che scopa con un uomo, incredibile! Questa sì che è una sorpresa”.
«Senti caro, comunque se non arrivi qua entro mezz’ora, ti giuro che piuttosto farò sesso con questi due bei maschi, che sono anche di gran lunga più sexy di te»
“Stai buono, non fare casini, mi avevi detto che arrivavi il 16 alle 15 e ora io ho un altro impegno, vedo se riesco a liberarmi e cerco di arrivare lì prima possibile”
«Ecco, vedi chi è che fa i casini? Ti avevo detto che sarei arrivato il 15 alle 16 ma il guaio è che tu non mi ascolti e poi capisci tutto a modo tuo»
“Perdonami Matte’, arrivo subito”
«Va bene, datti una mossa».
Chiusa la telefonata, si rivolse a Valerio: «Okay, equivoco chiarito, abbassiamo le pistole… e piuttosto rialzate i vostri pistolini! Erano così belli, ma si sono già riabbassati».
Con questa battuta riuscì a far apparire un sorriso sul volto di Valerio, poi continuò: «Se volete, potete riprendere da dove siete stati così bruscamente interrotti. Insomma, vista l’amicizia con Domenico, fate come se questa fosse anche casa vostra».
«Ma quello che hai detto a Domenico era solo una minaccia o dicevi sul serio?» domandò Valerio.
«È ovvio che era solo una minaccia, ma a pensarci bene, un’orgetta a quattro potrebbe essere una buona idea per passare la serata, che ne dite?»
«Ma dici davvero?»
«Certo, perché no?»
A quel punto Valerio rivolse lo sguardo verso Daniele, per capire che ne pensava. Questi, che fino a quel momento aveva assistito muto e incredulo a tutta la scena, un po’ surreale e a tratti comica, annuì e poi aggiunse sorridendo: «Per me nessun problema».
Quindi rivolgendosi di nuovo a Matteo disse: «Bisognerà sentire cosa ne pensa Domenico»
«È ovvio!... Comunque visto che non ci siamo ancora presentati, io sono Matteo, tu “sei” …Valerio – e gli strinse la mano. Poi rivolgendosi a Daniele: «E tu, con quel bel viso d’angelo?»
«Daniele, piacere» rispose questi stringendogli la mano.
«Bene, io vado a farmi una doccia, e scusatemi se vi ho fatto capire in modo così brutale qual è il vero significato di “coito interrotto”» e così dicendo uscì dalla stanza; poi squillò il cellulare di Valerio.
Lo estrasse dalla tasca dei pantaloni e rispose: «Ehi, Domenico»
“Ciao Vale’, ma stai nell’appartamento? Io sto in macchina, tra un po’ arrivo, c’è un casino di traffico. Che sta succedendo?”
«No, stai tranquillo, c’è stata un po’ di tensione ma adesso è tutto risolto: l’equivoco si è chiarito. Ma chi è questo Matteo?»
“Non l’hai capito? È la mia nuova amante, solo che ho cambiato sponda… ah, ah, ah, ah! E invece chi è quello che sta con te? A quanto pare hai cambiato sponda pure tu. Era questo che mi tenevi nascosto!”
«Eh, eh, eh… sì, è così, lui si chiama Daniele, ci siamo conosciuti da poco, poi ti racconto»
“Allora benvenuto nel club degli adulteri ricchioni!”
«Comunque vedo che anche in fatto di uomini hai ottimi gusti: ‘sto Matteo è un fico da paura»
“Vale’, ma che ce stai a fa’ un pensierino? Non t’azzarda’ eh! Che quello m’ha già detto che je piaci, e pure Daniele je va a sangue. State boni, che sennò quando arrivo faccio una strage”
«Sbrigate ad arriva’, che quello c’ha fatto già delle proposte… ah, ah, ah, ah»
“Fermi!!!” e così terminò la chiamata.
I due non se la sentirono di ricominciare come se niente fosse e così si rivestirono, per poi bere un altro goccio di brandy e aspettare l’arrivo del padrone di casa. Dopo un po’ entrò in salotto Matteo con addosso solo l’accappatoio e si versò anche lui un po’ di liquore. In quel mentre suonò il campanello.
«Eccolo, è lui! – esclamò Matteo – Visto che non ha le chiavi ha dovuto suonare. Adesso gli facciamo un bello scherzetto. Daniele, tu aprigli il portone e la porta, tu Valerio, vieni con me in camera da letto. Non temere non ti voglio violentare».
Lo prese per mano e lo condusse con sé.
Domenico entrò e Daniele andò verso di lui tendendogli la mano: «Piacere, io sono Daniele»
«Sì, piacere» rispose Domenico stringendogliela, poi continuò: «Ma dove sono Valerio e Ma…?» s’interruppe quando riconobbe la voce di Matteo che gemeva nell’altra stanza.
«Cazzo! Ma allora diceva sul serio!» esclamò fiondandosi verso la camera da letto.
Appena fu davanti alla porta, vide i due in piedi fianco a fianco che scoppiarono in una fragorosa risata.
«Che stronzi! – imprecò Domenico – per un attimo ci ho creduto, ma solo per un attimo» e anche lui scoppiò a ridere. Si diressero tutt’e tre in salotto dove anche Daniele stava ridendo, seduto su una poltrona.
«Ascoltatemi. Per prima cosa voglio chiedere scusa a tutti voi per il casino che ho combinato – attaccò Domenico – però in fondo sono contento che sia successo, perché ho visto che avete già familiarizzato alla grande e se non ci fosse stato questo qui pro quo forse io non avrei mai conosciuto Daniele, e Valerio non avrebbe mai conosciuto Matteo, e certi segreti sarebbero rimasti tali; questo vuol dire che tra amici veri non dovrebbero mai esserci segreti»
«Sì, hai ragione» commentò Valerio.
«Allora a questo punto io proporrei una bella cenetta in un ristorante qua vicino e magari un bel poker come piccante dopo-cena… e naturalmente non sto parlando di una partita a carte»
Tutti scoppiarono a ridere e annuirono vistosamente in segno di approvazione.
«Bene, datemi il tempo di fare una doccia e poi usciamo» concluse Domenico.
Daniele avvertì la badante di sua madre che sarebbe rientrato tardi e Valerio inventò una scusa per giustificare a Lorena il suo mancato ritorno per cena.
Matteo svuotò la sua borsa da viaggio e sistemò le sue cose nell’armadio della camera da letto, quindi si vestì per uscire.
Dopo essersi docciato e rivestito, Domenico invitò tutti a seguirlo e così i quattro lasciarono l’appartamento per raggiungere a piedi a un ristorante non molto distante.
Durante la cena Matteo si dimostrò particolarmente interessato a conoscere Daniele e i due parlarono quasi esclusivamente tra di loro.
Valerio raccontò all’amico cosa era successo quel pomeriggio in cui aveva conosciuto il suo giovane partner; a sua volta Domenico raccontò di come aveva incontrato Matteo: «Ero a Milano per lavoro e una sera mi ritrovai senza nessun impegno. Sulle prime pensai di trovare come al solito una Escort con cui andare a cena e dopo scopare, ma mi sembrò una cosa troppo scontata; l’avevo fatto già tante volte, forse era più eccitante uscire da solo. Alla fine pensai: “Perché non provare qualcosa di completamente diverso?” così cercai su un sito di Escort uomini e ho beccato proprio lui. Era il più bello, e anche il suo modo di proporsi era diverso dagli altri. Siamo entrati subito in sintonia e da allora abbiamo iniziato a vederci. All’epoca faceva l’Escort occasionalmente, perché aveva poche richieste come fotomodello, ma ha smesso da quando ha iniziato ad essere sempre più richiesto per servizi di moda o pubblicità; è per questo che capita spesso a Roma»
«E così unisce l’utile al dilettevole» aggiunse Valerio.
«Certo! E ce la spassiamo sempre alla grande. Infatti a volte penso che lui viene quaggiù apposta; a Milano non gli mancherebbe di certo il lavoro»
«Da quel che ha detto lui, è già qualche anno che vi frequentate. Vuol dire che ti ci trovi bene»
«Sai che ti dico? Con lui credo di aver trovato finalmente la mia situazione ideale. Totale indipendenza di entrambi e l’unico legame che ci tiene uniti è la voglia e il piacere di stare insieme»
«In realtà l’altra sera a cena mi eri sembrato più sereno, ma non avrei mai immaginato che fosse questo il motivo»
«Ti confesso che in passato ogni tanto mi era venuta la curiosità di provare ad andare a letto con un uomo ma ero così impegnato con le donne, e tutto sommato abbastanza appagato, per cui rimandavo sempre. Auguro anche a te di trovarti bene con Daniele, da quel che mi hai detto mi sembra un tipo a posto e poi quant’è bello! Tra lui e Matteo non saprei dire chi lo è di più. Eh, eh, eh, eh»
«Sì, è vero. Ma senti, prima hai detto che tra veri amici non dovrebbero esserci segreti, allora te ne voglio dire uno io. Il desiderio di avere rapporti con un uomo, ce l’ho avuto sin da ragazzo, e sai cosa? Era proprio con te che avrei voluto farlo; fin da quando ci facevamo le seghe insieme guardando quelle riviste porno che rimediavi tu. Non ho mai avuto il coraggio di proportelo perché pensavo che mi avresti giudicato male e avevo paura di perdere la tua amicizia»
«Cazzo, non ci posso credere! Avevo anch’io lo stesso desiderio ma mi vergognavo a dirtelo. Vedi come siamo fatti? A volte ci perdiamo stupidamente delle occasioni che poi non ci ricapitano più»
«Già, è così. Ma lo sai che Matteo, prima che tu arrivassi, aveva adombrato l’ipotesi di fare una cosa a quattro questa sera?»
«Te l’ho detto che con lui c’è una bella sintonia»
«Io ero d’accordo, e anche Daniele, ma dovevamo sentire cosa ne pensavi tu. A me è sembrato subito che potesse essere un modo per recuperare quell’occasione persa di cui parlavi prima; ma visto che, senza saper niente, hai fatto la stessa proposta, mi chiedo se anche tu avevi lo stesso intento che avevo io»
«Eh già. Ma vedo che non ti sfugge niente; stai sempre lì ad analizzare tutto, o forse è solo che ormai dopo tutti questi anni, per te sono come un libro aperto»
«Mah… direi tutt’e due»
«E allora dai, facciamoci portare il caffè e torniamocene all’appartamento. Certo sono passati più di quarant’anni da allora, chissà come andrà»
«Andrà come deve andare, e poi non c’è nessun obbligo»
«Hai ragione, come va, va»
«Semmai anziché un poker, sarà una doppia coppia»
«Sicuro!».
Quando furono di nuovo nell’appartamento, Matteo prese subito Daniele per mano e lo condusse in camera da letto: «Noi cominciamo a riscaldare i motori, voi raggiungeteci quando vi pare».
I due amici invece vollero bere ancora un bicchiere di Brandy, seduti sul divano; poi su insistenza di Domenico ne seguì uno di un eccellente whisky e poi un altro ancora. Quando i loro sguardi s’incrociavano, si sorridevano a vicenda, ma nessuno diceva niente. Era chiaro che stavano cercando di sconfiggere con l’alcool l’imbarazzo che provavano.
Poi come se riprendesse un discorso interrotto in precedenza, Daniele esordì: «Mi ricordo che quando ci mettevamo a sfogliare quella riviste porno, non vedevo l’ora che tu te lo tirassi fuori»
«E poi tu facevi subito lo stesso» ribatté Domenico.
«Mi piaceva guardare il tuo pisello ma cercavo di fare in modo che tu non te ne accorgessi»
«Anche a me piaceva guardarti mentre te lo segavi lentamente; mi eccitava di più delle foto di quelle riviste»
«È vero. Anche per me era così»
«Forse perché quelle erano solo delle fotografie e invece i nostri erano veri… e a portata di mano. Eh, eh, eh»
«Eppure né tu né io abbiamo mai trovato il coraggio di allungarla la mano»
«Io non l’ho mai fatto perché temevo che non ti piacesse e poi chissà cosa avresti pensato di me»
«E io avevo la stessa paura; però poi la sera andavo in bagno a farmi una sega e immaginavo di essere io a segarti, e quando ripensavo a te che venivi, sborravo subito anch’io»
«Beh, allora dopo tutti questi anni, è arrivato il momento di passare dalla fantasia alla realtà»
Allora Domenico si alzò in piedi; si sbottonò la cinghia dei pantaloni; se li calò sotto le ginocchia insieme ai boxer, si rimise seduto e aggiunse: «Fai lo stesso anche tu perché anch’io ho voglia di toccartelo».
Valerio non se lo fece ripetere e imitò subito il gesto dell’amico.
Quindi seduti fianco a fianco, ognuno allungò il braccio per andare a stringere il membro dell’altro. Entrambi erano solo un po’ barzotti, ma presto i due li sentirono indurirsi e crescere nelle loro mani. Quello di Domenico tozzo e nodoso, quello di Valerio più affusolato e poco più lungo.
Ad un tratto Domenico si fermò per sfilarsi completamente boxer e pantaloni; quindi si piazzò in ginocchio sempre alla destra dell’amico e ricominciò a masturbarlo.
«Con la sinistra non mi viene bene. Solo con la destra riesco a dare il meglio di me» mormorò.
Valerio rise debolmente e riprese in mano il cazzo di Domenico, che però dopo solo un minuto smise di nuovo, poiché in quella posizione, era in grado di chinarsi agevolmente e così iniziò a fargli un pompino.
Stavolta fu Valerio a fermarlo: «Oddio Dome’, questa cosa mi fa impazzire, ma se non vuoi che venga subito è meglio se passiamo ad altro».
A quel punto Domenico lo cinse ai fianchi e lo fissò negli occhi; questi lo abbracciò, avvicinò la sua bocca a quella dell’amico e si diedero il primo bacio, e poi subito un altro più lungo. Quando si staccarono fu per alzarsi in piedi e spogliarsi completamente, per poi abbracciarsi di nuovo per cercare il contatto della pelle sulla pelle.
Si accarezzarono dappertutto, finché Valerio s’inginocchiò, e per la prima volta provò la sensazione di avere in bocca il pisello di un uomo. Fu sorpreso da quel sapore leggermente salato che sentì ma non ne fu disturbato, così cominciò a farselo scorrere dentro avanti e indietro. L’altro emetteva dei mugolii di evidente piacere e con le mani poggiate sulla testa dell’amico, ne accompagnava dolcemente il movimento. Dopo un po’ lo fermò e gli chiese: «Ti va di girarti?». L’altro annuì convinto. Si mise a novanta gradi, appoggiandosi coi gomiti a un bracciolo. Quindi l’amico si piazzò dietro a lui, gli allargò le chiappe ed iniziò a leccargli il buchetto. Questi gemette di piacere, sorpreso da quella bellissima sensazione mai provata prima.
Allora Domenico sollevò un cuscino del divano, sapendo di trovarci sotto una bottiglietta di lubrificante. Lubrificò con cura l’orifizio, provando ad entrare con un dito e poi due; mentre l’altro emetteva dei deboli mugolii di approvazione. Quando sentì che non c’era più troppa resistenza; lubrificò per bene anche il suo cazzo e iniziò a spingerlo dentro con estrema cautela e dolcezza. Ciononostante Valerio emise un gemito di dolore, al ché l’altro si fermò immediatamente; ma da troppo tempo questi aveva desiderato che succedesse una cosa simile e finalmente stava accadendo, perciò disse: «Non fermarti, continua». Allora Domenico iniziò ad affondare e ritrarsi con molta lentezza. Quasi subito la sensazione di dolore sparì e così l’amico cominciò a gemere di piacere e a masturbarsi. Andarono avanti così per alcuni minuti, dopodiché Valerio non poté trattenersi dal raggiungere l’orgasmo e subito dopo l’altro lo seguì a ruota, ma estrasse il suo uccello per schizzargli sulla schiena lo sperma che uscì copioso.
Dunque prese alcuni tovagliolini dal vicino tavolinetto per ripulirgliela e ne passò alcuni a Valerio, che aveva cercato di raccogliere nella mano il suo seme, ma inevitabilmente qualche goccia era caduta sul divano. Domenico ne raccolse una con un dito e l’assaggiò, quindi in tono scherzoso esclamò: «Però! Niente male!» e così scoppiarono a ridere entrambi.
Si sedettero e si accorsero dei gemiti di Matteo che provenivano dall’altra stanza, ma stavolta non erano simulati, perché anche in camera da letto si stavano dando da fare. I due amici si guardarono in faccia e sorrisero di nuovo ammiccando. Si baciarono ancora e dopo un po’ Valerio si alzò per andare a lavarsi.
Passò davanti alla porta aperta della camera da letto e diede un fugace sguardo all’interno ed ebbe la conferma che era Daniele che stava montando Matteo. Mentre entrava in bagno, pensando agli sviluppi futuri del loro rapporto, si rallegrò di questo, visto il godimento provato pocanzi con Domenico. Quando tornò in salotto, si rivestì in fretta, prese il mazzo di chiavi dalla tasca dei suoi pantaloni e disse: «Vabbè Dome’, s’è fatto tardi, devo andarmene, ecco le chiavi. Ci pensi tu a Daniele? Digli che domani lo chiamo e salutameli tutt’e due»
«Non ti preoccupare, gli chiamo un taxi, o se vuole può anche restare a dormire qua, sul divano, o meglio ancora possiamo anche dormire tutt’e tre nel lettone, vuol dire che invece di un poker faremo un tris. Tanto tu non sei geloso, vero? Ah, ah, ah, ah»
«Che paraculo che sei! Comunque grazie»
«E di ché? È stato un vero piacere per me… Letteralmente!»
«Già, pure per me. Allora a presto. Ciao».
Quindi più che di un poker si trattò di una inedita doppia coppia.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per L’APPARTAMENTO (seconda parte):

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