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Gay & Bisex

Preda Sfuggente


di relaxlove
10.06.2026    |    1.160    |    0 6.7
"I suoi occhi scuri scivolarono su Davide come se fosse un pacco di merce in più sullo scaffale, senza fermarsi, senza interesse..."
L'aria del supermercato era pesante, satura di quel tipico odore chimico di disinfettante misto a plastica e a quella paura collettiva che si respirava ovunque durante il Covid. Le luci al neon ronzavano con un tono costante, fastidioso, che grattava contro le tempie. Davide si spostò lentamente tra i corridoi stretti, la sua struttura massiccia occupando quasi tutto lo spazio disponibile. Con i suoi quarantatré anni, la testa rasata e la pelle chiara che contrastava con i suoi occhi azzurri penetranti, era un uomo che comandava attenzione di solito. Ma lì, tra le file di scaffali vuoti e persone con le mascherine che fissavano i propri piedi, era solo un'altra sagoma anonima.

Poi, lo vide.

Era nell'isola delle conserve, un uomo dall'aspetto ordinario, indistinguibile, tranne per gli occhi. Sopra la mascherina chirurgica blu, quegli occhi scuri brillavano con un'intensità che fece fermare Davide col carrello. L'uomo stava guardando una scatola di pelati, ma poi, forse per una distrazione o un ricordo improvviso, i suoi occhi si strinsero in un sorriso. Le pieghe ai lati delle palpebre si approfondirono, piccole rughe di espressione che raccontavano di risate vere, di una vita vissuta. Fu come un pugno nello stomaco per Davide. Non era solo attrazione; era una fame improvvisa, violenta e predatoria.

In un batter d'occhio, il supermercato svanì. Il ronzio del neon si spense, sostituito dal silenzio ovattato e caldo della sua mente. Davide non stava più guardando un estraneo tra i barattoli di pomodoro. Era nella sua stanza da massaggio, privata e profumata di oli caldi. L'uomo era lì, disteso sul lettino nero, nudo, la pelle esposta e vulnerabile sotto le luci soffuse. La mascherina non c'era più. C'erano solo quegli occhi scuri e quel sorriso che faceva impazzire Davide.

Nella sua fantasia, Davide si avvicinò. Le sue mani, grandi e calde, iniziarono a scorrere lungo le caviglie dell'uomo, salendo lentamente verso i polpacci, sentendo la tensione muscolare sotto le sue dita. Non era un massaggio rilassante; era una ricognizione, una presa di possesso. Ogni centimetro di pelle era territorio da conquistare. Immaginò l'odore dell'altro uomo, un misto di sapone e sudore, mentre le sue mani affondavano nei muscoli delle cosce, spingendole con decisione, separandole.

L'uomo sul lettino sollevò lo sguardo. Quegli occhi scuri lo fissarono, pieni di un desiderio ricambiato, silenzioso ma assordante. Davide sentì il cazzo indurirsi immediatamente, diventando pesante e urgente nei pantaloni. Si chinò, portando il suo viso a livello dell'inguine dell'altro. Nella sua mente, l'odore era intossicante. Prese il cazzo dell'uomo con la mano, sentendolo pulsare, caldo e vivo. Era pesante, perfetto. Davide non perse tempo. Fece scivolare la lingua lungo l'asta, dalla base alla punta, lentamente, assaporando ogni centimetro come fosse una prelibatezza rara.

Poi, con un movimento fluido, inghiottì tutto. Prese il cazzo in bocca fino in fondo, sentendo la testa spingersi contro la gola, soffocandolo piacevolmente. Ma non chiuse gli occhi. Mai. Sollevò lo sguardo, fissando direttamente quegli occhi scuri mentre la sua bocca lavorava, le guance cave per la suzione, la lingua che avvolgeva il glande con movimenti circolari e insistenti. Voleva vedere l'uomo perdersi, vederlo sciogliersi sotto il suo controllo. Voleva che l'altro sapesse chi stava comandando quel piacere.

La fantasia di Davide si fece più cruda. Si immaginò risalendo lungo il corpo dell'uomo, baciando e mordicchiando la pelle calda del petto, il collo, finché non si trovarono faccia a faccia. "Vuoi questo cazzo?" sussurrò Davide nella sua mente, la voce roca. L'uomo annuì, gli occhi pieni di lacrime di eccitazione. Davide si posizionò tra le sue gambe, sollevandole, aprendolo completamente. Senza preliminari, senza delicatezza eccessiva, si spinse all'interno. Il cazzo di Davide, spesso e duro, penetrò l'uomo con un movimento deciso, scavando un passaggio stretto e caldo.

Il contatto visivo rimase intatto, un filo elettrico che li legava mentre Davide iniziava a scoparlo. Ogni colpo era profondo, potente, facendo tremare il lettino. Davide affondò con forza, le sue mani che stringevano le cosce dell'altro con forza sufficiente da lasciare segni, marchi di possesso. "Guardami," ordinò silenziosamente il suo sguardo. E l'uomo lo guardava, mentre veniva preso, mentre il suo corpo veniva usato per il piacere di Davide. Era un'immagine di pura dominazione, uno scambio di potere assoluto canalizzato attraverso lo sguardo. Davide sentì l'orgasmo avvicinarsi, un'onda calda che partiva dalla base della schiena, pronta a esplodere dentro quell'uomo, a riempirlo, a marcarlo come suo per sempre.

Un carrello che urtava contro un banco in un corridoio adiacente ruppe l'incantesimo con un tonfo sordo.

Davide sobbalzò, il respiro affannoso, il cuore che martellava furiosamente contro le costole. Si accorse di aver stretto talmente forte il manico del suo carrello da far sbiancare le nocche. Il supermercato tornò all'improvviso, freddo e clinico. L'odore di disinfettante lo assalì di nuovo, nauseante. Davide si passò una mano sulla testa rasata, cercando di riordinare i pensieri che giravano vorticosamente.

Guardò di nuovo verso l'isola delle conserve. L'uomo c'era ancora. Si era appena voltato, la spesa nel carrello. Per un secondo, il loro sguardo incrociò. Davide si aspettava qualcosa, un cenno, un lampo di riconoscimento, qualsiasi cosa che confermasse l'elettricità che aveva appena vissuto nella sua testa. Si sentì pronto a saltargli addosso lì stesso, a prenderlo, a realizzare quella fantasia.

Ma l'uomo non fece nulla. I suoi occhi scuri scivolarono su Davide come se fosse un pacco di merce in più sullo scaffale, senza fermarsi, senza interesse. Non ci furono pieghe di sorriso, non ci fu sguardo intenso. L'uomo distolse lo sguardo e si allontanò, spingendo il carrello verso le casse con un ritmo noioso, metodico.

Davide rimase immobile, pietrificato. La confusione gli annebbiò la mente. Non gli era mai capitato. Di solito era lui a non guardare, a scartare gli altri senza un secondo pensiero. Oppure, quando voleva qualcuno, lo sapeva ottenere. Il suo sguardo era un'arma, e nessuno gli era mai sfuggito così completamente. Si sentì esposto, come se la sua avidità fosse stata dipinta a caratteri cubitali sulla fronte. L'uomo se ne andò, svanendo tra la gente, ignaro di essere stato appena posseduto, distrutto e amato nella mente più oscura di Davide. Davide rimase lì, con il cazzo ancora duro e la bocca asciutta, a fissare lo spazio vuoto dove l'uomo era stato, incapace di comprendere come una preda potesse scappare senza mai accorgersi del predatore.
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