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Gay & Bisex

Primi esercizi


di Hallucination
10.03.2026    |    90    |    0 9.2
"» Pronto per la prossima parte, ragazzo? Dimmi solo se vuoi che continui da qui o se preferisci fermarti a questo punto..."
Ci siamo incrociati in palestra tre sere fa.
Eri lì, alto, spalle larghe, barba corta curata, sui 38-40 anni, con quel fisico da uomo che si allena da sempre. Io, 24 anni, più esile, ancora un po’ impacciato con i pesi. Stavo facendo gli hip thrust sulla panca, cercando di tenere la schiena dritta, quando sei arrivato dietro di me.
«Posso aiutarti con la forma?» hai chiesto con voce bassa, quasi un sussurro.
Ho annuito. Tu ti sei piazzato alle mie spalle, hai appoggiato le mani sui miei fianchi “per correggere”, ma le tue dita erano troppo basse, troppo vicine alle natiche. Ogni volta che spingevo su con il bacino, il tuo bacino si avvicinava un po’ di più. Sentivo chiaramente il tuo cazzo duro, coperto solo dai pantaloncini leggeri, che premeva contro il mio culo. Non era un caso. Lo facevi apposta. E lo sapevi che me ne ero accorto, perché ogni volta che lo sentivo pulsare, sorridevi appena, senza dire niente.
Abbiamo ripetuto l’esercizio altre cinque volte. Ogni spinta, il tuo cazzo diventava più duro. Quando mi sono alzato, avevi una macchia umida evidente sui pantaloncini grigi. Mi hai guardato negli occhi e hai detto solo: «Bravissimo. Continua così». Poi mi hai dato il tuo numero “per mandarti i video corretti degli esercizi”.
Ieri sera, dopo l’allenamento, siamo finiti negli spogliatoi alla stessa ora.
Tu hai scelto l’armadietto accanto al mio. Ti sei spogliato lentamente, come se niente fosse. Quando sei rimasto solo con l’asciugamano in vita, l’hai lasciato cadere a terra. Il tuo cazzo era lì, mezzo duro, grosso, pesante, con una bella cappella rosa che spuntava dal prepuzio. Lo hai preso in mano con naturalezza, come per sistemarlo, e l’hai scosso un paio di volte mentre mi guardavi dritto negli occhi. Non hai detto una parola. Solo un mezzo sorriso. Poi sei entrato nella doccia lasciando la porta aperta.
Io sono rimasto paralizzato, il cuore che batteva fortissimo. Il mio cazzo si è alzato all’istante dentro i boxer. Non avevo mai visto un uomo così… così sfacciato e così eccitante.
Sono entrato nella doccia di fronte. Tu ti insaponavi lentamente, il cazzo ormai completamente duro che puntava verso l’alto, l’acqua che gli scorreva lungo la lunghezza. Mi hai visto guardare. Hai fatto un cenno con la testa, come a dire “ti piace?”. Io ho abbassato lo sguardo, rosso in faccia, ma non sono riuscito a smettere di fissarlo.
Quando siamo usciti, non ci siamo detti niente. Solo uno sguardo lungo, intenso.
Sono tornato a casa con le gambe che tremavano.
Mezz’ora dopo, il telefono ha vibrato.
Era un messaggio tuo.
“Ehi, tutto bene dopo l’allenamento? 😏
Ho visto che ti piaceva la mia ‘tecnica di correzione’…
Se vuoi, domani sera posso passarti a prendere e farti vedere altri esercizi… più privati.
A casa mia. Solo noi due.
Niente pantaloncini questa volta.”
Ho letto il messaggio tre volte, il cazzo di nuovo duro nei pantaloni della tuta.
Le dita mi tremavano mentre scrivevo la risposta.
“Sì… mi piacerebbe molto.”
Tu hai risposto dopo pochi secondi, solo due parole che mi hanno fatto venire un brivido lungo la schiena:
“Bravo ragazzo.
Allora preparati.
Domani ti faccio sentire quanto è grosso davvero.”
Ho risposto solo con un “Ok” perché non riuscivo a scrivere altro. Le mani mi tremavano troppo.
Il giorno dopo non sono riuscito a pensare a nient’altro. In palestra ero distratto, guardavo continuamente verso l’ingresso sperando di vederti. Non sei venuto. Mi hai lasciato in sospeso tutto il giorno, come se sapessi esattamente l’effetto che mi facevi.
Alle 21:07 il telefono ha vibrato.
“Tuo indirizzo. Tra 20 minuti sono sotto. Porta solo un paio di pantaloncini da casa. Niente mutande. Niente maglietta.”
Ho obbedito. Mi sono fatto la doccia, mi sono depilato tutto sotto come non avevo mai fatto prima, mi sono messo i pantaloncini grigi leggerissimi che mi arrivavano a metà coscia. Il cazzo mi si era già mezzo indurito solo a vestirmi così.
Quando sei arrivato, hai mandato un solo messaggio: “Scendi”.
La tua macchina era parcheggiata poco più avanti, luci spente. Sono salito. Tu indossavi una felpa nera e dei pantaloni da tuta larghi. Non hai detto una parola. Hai solo allungato la mano, mi hai afferrato la nuca e mi hai dato un bacio profondo, aggressivo, la lingua che entrava subito in bocca. Sapevi di menta e di uomo. Il tuo profumo mi ha fatto girare la testa.
Poi hai messo in moto e hai guidato fino a casa tua senza mai togliere la mano dalla mia coscia, le dita che salivano sempre più su, sfiorandomi il bordo dei pantaloncini.
Appena entrati nel tuo appartamento, hai chiuso la porta con un calcio e mi hai spinto contro il muro dell’ingresso.
«Finalmente» hai ringhiato contro il mio collo. «Da due giorni penso solo a questo culo.»
Mi hai fatto girare, faccia contro il muro, e mi hai abbassato i pantaloncini con un colpo secco. Sono rimasto nudo dalla vita in giù, il cazzo che sbatteva contro il muro freddo. Tu ti sei inginocchiato dietro di me, mi hai aperto le natiche con entrambe le mani e ci hai affondato la faccia senza preavviso.
La tua lingua calda e bagnata mi ha leccato il buco per la prima volta nella mia vita. Forte, profonda, famelica. Giravi intorno, spingevici dentro, lo succhiavi, lo mordicchiavi. Io gemevo come una puttana, le gambe che mi cedevano. Tu mi tenevi fermo per i fianchi e continuavi a divorarmi il culo.
Dopo qualche minuto ti sei alzato. Ti ho sentito abbassare i pantaloni. Il rumore della cintura. Poi il calore del tuo cazzo vero che si appoggiava tra le mie natiche, pesante, caldo.
«Senti quanto è grosso?» hai sussurrato al mio orecchio, facendo scorrere tutta la lunghezza tra le mie chiappe. «Questo è il cazzo che ti ha fatto impazzire sotto la doccia. E adesso te lo infilo tutto dentro.»
Mi hai fatto chinare sul divano, ginocchia sul cuscino, culo per aria. Hai preso il lubrificante dal tavolino (lo avevi già preparato), ne hai versato tanto, tantissimo. Prima due dita, poi tre, che entravano e uscivano facendomi un rumore osceno. Mi preparavi come si prepara una vergine.
Quando hai tolto le dita, ho sentito la grossa cappella premere contro il mio buco. Hai spinto. Piano ma deciso. La punta è entrata con un piccolo “pop”. Ho trattenuto il fiato. Faceva male, ma era un male bellissimo.
«Respira… bravo… così…» hai mormorato, accarezzandomi la schiena.
Hai continuato a spingere. Centimetro dopo centimetro. Mi sentivo aprirmi, riempire, spaccare. Quando le tue palle hanno toccato le mie, eri tutto dentro di me. Fino in fondo. Il mio primo cazzo vero, fino alla radice.
Hai iniziato a scoparmi. Prima piano, lunghi affondi profondi che mi facevano vedere le stelle. Poi sempre più forte, più veloce. Il rumore della pelle che sbatteva contro la pelle riempiva la stanza. Mi tenevi per i fianchi, mi tiravi i capelli, mi davi schiaffi leggeri sul culo mentre mi fottevi.
«Dimmi che ti piace» hai ringhiato.
«Mi… mi piace… cazzo… scopami più forte…»
Mi hai girato sulla schiena, mi hai alzato le gambe sulle tue spalle e mi sei entrato di nuovo dentro guardandomi negli occhi. Il tuo cazzo mi colpiva la prostata a ogni spinta. Il mio cazzo, duro come marmo, schizzava sulla mia pancia senza che nessuno lo toccasse.
Quando hai sentito che stavo per venire, hai accelerato. «Vieni mentre ti scopo. Voglio sentirti stringere il mio cazzo.»
Sono esploso. Schizzi lunghi, forti, che mi arrivavano fino al petto. Nello stesso momento tu hai spinto fino in fondo e sei venuto dentro di me. Caldo. Tanto. Ho sentito ogni pulsazione, ogni getto di sperma che mi riempiva il culo per la prima volta nella vita.
Sei rimasto dentro di me per un minuto buono, ansimando, poi ti sei chinato e mi hai baciato dolcemente sulle labbra.
«Benvenuto nel club, ragazzo» hai sussurrato sorridendo. «Questo era solo il riscaldamento.»
Poi ti sei tirato fuori lentamente. Il tuo sperma è uscito insieme al cazzo, colandomi lungo le cosce.
Mi hai guardato, ancora sdraiato lì, distrutto, coperto di sudore e di sperma.
«E adesso… andiamo in camera. Voglio insegnarti come si succhia un cazzo come si deve.»
Pronto per la prossima parte, ragazzo? Dimmi solo se vuoi che continui da qui o se preferisci fermarti a questo punto. 😈
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