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Gay & Bisex

Puoi assaggiare, se vuoi.


di Hallucination
20.01.2026    |    4.823    |    17 9.7
"«Buongiorno» rispose, e per la prima volta non c’era traccia di imbarazzo nella sua voce..."
Vic e il confine della sabbia
Vic aveva scelto quella spiaggia quasi per dispetto.
Gli avevano detto che era “quella nudista un po’ particolare”, con troppi sguardi maschili e troppi corpi depilati, ma lui si era risposto mentalmente: “E quindi? Ho trentasei anni, un divorzio alle spalle, zero voglia di fingere ancora con le donne per un po’. Voglio stare nudo al sole senza dover dare spiegazioni a nessuno”.
Così era arrivato presto, aveva steso l’asciugamano in una zona intermedia – né troppo vicino al gruppo chiassoso di ragazzi abbronzatissimi, né troppo isolato come i solitari che sembravano aspettare un miracolo. Si era tolto i boxer con un gesto secco, quasi militare, e si era sdraiato a pancia in giù, deciso a ignorare il mondo.
Dopo una ventina di minuti sentì i passi sulla sabbia avvicinarsi.
«Posso sedermi qui vicino? C’è un po’ d’ombra che avanza.»
Voce calma, profonda, con un accento del sud che sembrava accarezzare le vocali. Vic alzò appena lo sguardo.
L’uomo era alto, spalle larghe ma non gonfie di palestra, addominali morbidi eppure definiti dal sole di tante estati. Completo depilato, sesso semi-eretto che dondolava leggermente mentre si chinava a stendere il proprio telo. Non si coprì, non fece nulla per nasconderlo. Semplicemente si sedette a gambe incrociate, a meno di un metro da Vic.
«Prima volta qui?» chiese senza guardarlo direttamente, come se la domanda fosse rivolta più al mare che a lui.
«Sì» rispose Vic, più secco di quanto avrebbe voluto.
«Si vede. Hai ancora il segno dei boxer.» Sorrise tra sé, indicando con il mento l’evidente striscia chiara sui fianchi di Vic. «Tra due giorni sparirà.»
Silenzio. Solo il rumore delle onde e qualche risata lontana.
«Ti disturbo se parlo?» continuò l’uomo. «Mi chiamo Nico, tra l’altro.»
«Vic.»
Nico annuì come se quel nome spiegasse già molte cose.
Parlarono del nulla per quasi un’ora. Del caldo assurdo di quell’estate, di quanto costasse il parcheggio, del fatto che il bar della spiaggia faceva un caffè schifoso ma i gelati erano onesti. Nico non fece mai una battuta ambigua, non si leccò le labbra, non lasciò cadere lo sguardo tra le gambe di Vic. Eppure era lì, nudo, sereno, con il sesso che ormai si era completamente rilassato contro la coscia, grosso anche da morbido.
A un certo punto Vic si girò a pancia in su. Lo fece quasi per sfida, come a dire “non ho niente da nascondere”. Il suo pene, traditore, era mezzo duro – non per desiderio consapevole, ma per quella strana elettricità che si crea quando si è nudi in mezzo a estranei che ti guardano senza vergogna.
Nico lo notò. Non commentò. Disse solo, con tono neutro:
«Fa strano la prima volta, vero? Sentire gli sguardi sulla pelle. Dopo un po’ diventa normale… quasi noioso.»
Vic rise nervoso. «Non proprio noioso.»
Nico si sdraiò anche lui sulla schiena, lasciando che il sole gli scaldasse l’inguine. Il suo sesso si mosse di nuovo, si irrobustì lentamente senza che lui facesse nulla per accelerare o nascondere il processo.
«Posso farti una domanda personale?» chiese dopo un po’.
Vic sentì il cuore accelerare. «Dimmi.»
«Hai mai lasciato che qualcuno ti toccasse lì… sapendo che non era una donna?»
Silenzio pesante. Vic fissava il cielo.
«No» rispose alla fine, voce bassa.
Nico non esultò, non cambiò espressione. Si limitò a mormorare:
«Capisco.»
Passarono altri minuti. Poi Nico si alzò in piedi, si scrollò un po’ la sabbia dalle cosce e disse con naturalezza:
«Vado a fare due passi in acqua. Se ti va di bagnarti i piedi…»
Non finì la frase. Si incamminò verso il mare, lento, il sedere sodo e abbronzato che si muoveva a ogni passo.
Vic rimase fermo altri trenta secondi buoni.
Poi si alzò.
Lo raggiunse quando l’acqua arrivava già alle ginocchia. Nico era girato di tre quarti, guardava l’orizzonte. Il sesso gli dondolava pesante, bagnato dagli spruzzi, la cappella scoperta e lucida.
Vic si fermò a un metro da lui.
Nico si voltò lentamente.
«Non devi fare niente che non vuoi» disse piano. «Però se hai curiosità… puoi semplicemente assaggiare. Solo quello. Senza mani, senza niente. Solo la bocca, una volta sola, per sapere com’è.»
Vic sentì le gambe tremare.
Guardò in basso. Il pene di Nico era completamente eretto adesso, inclinato verso l’alto, vena pulsante visibile sotto la pelle tesa, gocce d’acqua che scivolavano lungo l’asta.
Vic si inginocchiò nell’acqua bassa senza quasi rendersene conto.
Nico non si mosse. Non gli mise una mano in testa, non spinse. Rimase fermo, lasciando che fosse Vic a decidere ogni millimetro.
Vic si avvicinò. L’odore salmastro si mescolò a un profumo più intimo, muschiato, caldo. Aprì la bocca lentamente.
La prima cosa che sentì fu il calore. Poi la consistenza vellutata della pelle contro le labbra. Poi il sapore – salato, leggermente metallico, vivo.
Fece scivolare la lingua sotto il glande, timido, quasi spaventato. Nico emise un respiro lungo, ma non si mosse.
Vic lo prese più a fondo, solo pochi centimetri. La bocca si riempì. Il peso sulla lingua era straniero, eppure stranamente rassicurante.
Chiuse gli occhi.
Lasciò che la saliva scorresse, che il ritmo nascesse da sé.
Dopo forse un minuto si staccò, ansimante, con le labbra gonfie e lucide.
Nico lo guardò, serio.
«Allora?» chiese soltanto.
Vic si passò il dorso della mano sulla bocca.
«…è diverso» mormorò. «Ma non… non mi è dispiaciuto.»
Nico sorrise appena, la prima volta che Vic lo vide sorridere davvero.
«Allora forse tornerai domani.»
Vic non rispose.
Si rialzò, tornò verso gli asciugamani con le gambe che tremavano ancora.
Ma quando si sdraiò di nuovo, non si coprì.
E quando Nico tornò a sedersi accanto a lui, Vic non si spostò di un centimetro.
Il sole continuava a scendere.
E Vic, per la prima volta in vita sua, non aveva nessuna fretta di rivestirsi.
Il sole si era abbassato fino a sfiorare la linea del mare, tingendo tutto di arancione e viola acceso. La spiaggia si era svuotata quasi del tutto: restavano solo poche coppie lontane e un gruppetto di ragazzi che raccoglievano le loro cose ridendo. L’aria si era fatta più fresca, portando con sé l’odore del sale e delle alghe.
Vic era ancora sdraiato, le braccia dietro la testa, gli occhi socchiusi. Non aveva più indossato nulla dopo quel momento in acqua. Il suo corpo si era abituato al nudo, o forse era solo che non aveva più voglia di nascondersi.
Nico si alzò per primo, si scrollò la sabbia dai glutei con movimenti lenti, quasi cerimoniali.
«Sto morendo di fame» disse, guardando Vic con quel sorriso tranquillo che non prometteva niente e lasciava intendere tutto. «Ho una casa a cinque minuti da qui, verso le dune. Niente di speciale: pasta, vino, un po’ di pesce che ho preso stamattina. Se ti va di continuare la giornata insieme…»
Non era una domanda pressante. Sembrava più un invito a non interrompere ancora il flusso di quella strana, silenziosa complicità che si era creata tra loro.
Vic si tirò su a sedere. Sentì il cuore battere più forte, ma non era paura. Era qualcos’altro: curiosità mista a una fame che non aveva nulla a che fare con lo stomaco.
«Ok» disse semplicemente.
Si rivestirono quel tanto che bastava per non farsi fermare dalla polizia municipale – boxer, maglietta, infradito – e si incamminarono lungo il sentiero di legno che tagliava le dune. Camminarono in silenzio, spalla contro spalla ogni tanto, senza fretta. Ogni passo faceva scricchiolare la sabbia sotto i piedi.
La casa di Nico era una piccola villetta bassa, intonaco bianco screpolato dal sole, persiane azzurre, un portico con due sdraio e un tavolo di ferro battuto. Dentro odorava di legno vecchio, limone e basilico.
«Doccia?» propose Nico togliendosi la maglietta ancora umida di mare.
Vic annuì.
Doccia separata, per ora. Vic si lavò sotto l’acqua tiepida, si insaponò lentamente, sentendo il corpo ancora elettrico. Quando uscì, avvolto solo in un asciugamano intorno ai fianchi, trovò Nico in cucina, completamente nudo, che affettava pomodori con calma. Il suo sesso dondolava morbido mentre si muoveva, come se la nudità fosse la cosa più naturale del mondo anche lì dentro.
«Vino bianco?» chiese senza voltarsi.
«Sì.»
Nico versò due bicchieri, ne porse uno a Vic. Le loro dita si sfiorarono. Nessuno dei due si ritrasse.
Mangiarono in piedi, appoggiati al bancone: spaghetti aglio, olio e peperoncino, pomodori freschi conditi con origano e sale grosso, pane croccante. Parlarono poco. Ogni tanto Nico allungava una mano e sfiorava il braccio di Vic, o gli passava il piatto sfiorandogli il fianco. Piccoli gesti, mai invadenti.
Dopo il secondo bicchiere Vic sentì il calore salire, non solo per il vino.
Nico posò la forchetta, si pulì le labbra con il dorso della mano.
«Vieni» disse piano.
Lo prese per mano – gesto semplice, deciso – e lo portò in soggiorno. C’era solo un divano lungo, una lampada bassa, il rumore lontano delle onde che entrava dalla finestra aperta.
Nico si sedette, aprì le gambe senza fretta. Il suo sesso era già mezzo duro, riposato dopo la spiaggia, ma chiaramente pronto a ripartire. Guardò Vic negli occhi.
«Non devi fare niente» ripeté la stessa frase di prima, ma stavolta con un tono più intimo. «Però se vuoi… puoi continuare quello che hai iniziato in acqua. Oppure possiamo fare altro. Dimmi tu.»
Vic lasciò cadere l’asciugamano. Era nudo, eccitato, il membro teso contro l’addome. Si inginocchiò tra le gambe di Nico, lentamente.
Stavolta non esitò tanto.
Prese il sesso di Nico in mano per la prima volta – lo soppesò, lo accarezzò con il pollice lungo la vena principale, sentì pulsare sotto la pelle calda. Poi si chinò.
La bocca si aprì di nuovo, ma ora con meno timidezza. Lo accolse più a fondo, lasciò che la lingua scorresse lungo tutta l’asta, succhiò piano la cappella gonfia, assaporando il gusto più intenso, più concentrato, senza più l’acqua di mare a diluirlo.
Nico emise un gemito basso, gli infilò le dita tra i capelli – non per spingere, solo per accompagnare, per dire “sì, proprio così”.
Vic alzò gli occhi mentre lo succhiava. Vide Nico guardarlo, le pupille dilatate, le labbra socchiuse. Quello sguardo lo fece sentire potente, desiderato in un modo che non aveva mai conosciuto.
Dopo qualche minuto Nico lo fermò con dolcezza, tirandolo su per le spalle.
«Aspetta» sussurrò. «Voglio sentirti anch’io.»
Lo fece sdraiare sul divano, si mise sopra di lui in 69. La bocca di Nico era calda, esperta, avvolgente. Vic quasi gridò quando sentì quella lingua percorrergli tutta la lunghezza, poi scendere più in basso, lambire i testicoli, poi ancora più giù, fino a sfiorare l’apertura con tocchi leggeri, bagnati.
Nessuno dei due parlava più.
Solo respiri, gemiti soffocati, il suono umido delle bocche che lavoravano.
Quando Vic sentì l’orgasmo avvicinarsi, troppo veloce, troppo intenso, afferrò i fianchi di Nico, lo trattenne contro di sé, venne nella sua bocca con un rantolo lungo, tremando tutto.
Nico non si staccò. Lo accolse fino all’ultima goccia, poi risalì a baciarlo – un bacio vero, profondo, con il sapore di entrambi mischiato.
Vic ricambiò, affamato.
Dopo, rimasero sdraiati uno sull’altro, sudati, appagati, il cuore che tornava piano piano al ritmo normale.
Fuori era completamente buio.
Nico gli accarezzò la schiena con le dita.
«Puoi restare a dormire, se vuoi» mormorò contro il suo collo. «Oppure tornare domani. O dopodomani. Non c’è fretta.»
Vic chiuse gli occhi, sorrise appena.
«Non ho nessuna fretta» rispose.
E per la prima volta in vita sua, era sincero.
Il buio della stanza era denso, interrotto solo dal debole bagliore della luna che filtrava attraverso le persiane socchiuse. Vic si era addormentato per primo, sdraiato di traverso sul letto, un braccio buttato sul petto di Nico, il respiro lento e profondo come se il corpo avesse finalmente deciso di spegnersi dopo ore di tensione accumulata. Nico era rimasto sveglio ancora qualche minuto, accarezzandogli distrattamente la nuca, poi anche lui aveva ceduto. Si erano addormentati nudi, corpi intrecciati in un groviglio pigro, sudore secco sulla pelle, odore di mare e di sesso ancora sospeso nell’aria.
Il risveglio arrivò senza preavviso, come un’onda che si rompe all’improvviso.
Erano le quattro passate, forse le cinque. La stanza era fresca, ma i loro corpi emanavano ancora calore. Vic si mosse per primo: un piccolo gemito nel sonno, un movimento istintivo delle anche. Il suo sesso, semi-eretto nel dormiveglia, sfregò contro la coscia di Nico. Fu sufficiente.
Nico aprì gli occhi di scatto, come se quel contatto avesse premuto un interruttore. Non disse nulla. Si limitò a girarsi piano, a premere il petto contro la schiena di Vic, a far scivolare una mano lungo il suo fianco fino a trovare il membro già duro, gonfio di quel desiderio notturno che non chiede permesso.
Vic si svegliò con un sussulto quando sentì le dita di Nico stringerlo alla base, lente, sicure. Un gemito gli sfuggì dalle labbra ancora gonfie della sera prima.
«Shh» sussurrò Nico contro il suo orecchio, voce rauca di sonno e di voglia. «Non muoverti. Lasciati fare.»
Vic obbedì. Rimase fermo, il respiro accelerato, mentre Nico gli masturbava piano il sesso con una mano, mentre con l’altra gli accarezzava il petto, pizzicava un capezzolo, poi scendeva a sfiorare l’interno delle cosce. Ogni tocco era deliberato, lento, quasi crudele nella sua dolcezza.
Poi Nico si mosse. Si mise sopra di lui, a cavalcioni, le ginocchia ai lati dei fianchi di Vic. I loro sessi si sfiorarono, duri, caldi, bagnati di pre-eiaculazione. Nico si chinò a baciarlo – un bacio profondo, aggressivo, lingue che si cercavano con fame improvvisa. Vic ricambiò con urgenza, le mani che finalmente si posavano sui glutei di Nico, li stringevano, li aprivano leggermente.
Nico si staccò dalle labbra solo per scendere più in basso. Mordicchiò il collo di Vic, succhiò la clavicola lasciando un segno rosso, poi prese un capezzolo tra i denti e lo tirò piano. Vic inarcò la schiena, gemette forte, le dita che affondavano nella carne di Nico.
«Voglio sentirti dentro» mormorò Vic, le parole gli uscirono senza filtro, crude, sorprendendo persino lui stesso.
Nico alzò lo sguardo, gli occhi scuri e dilatati.
«Sicuro?»
Vic annuì, il cuore che martellava.
Nico non perse tempo. Si allungò verso il comodino, prese un tubetto di lubrificante e un preservativo. Si preparò in fretta, lubrificò le dita, poi le fece scivolare tra le natiche di Vic. Una prima, lenta, paziente. Vic trattenne il fiato, poi si rilassò quando Nico trovò il punto giusto e lo sfiorò con cerchi leggeri. Una seconda dito, poi una terza. Vic gemeva piano, le anche che si muovevano da sole, cercando di più.
Quando Nico lo giudicò pronto, si infilò il preservativo, si lubrificò abbondantemente e si posizionò. La cappella premette contro l’apertura, spinse piano. Vic si irrigidì per un istante, poi espirò lungo e lasciò andare. Nico entrò centimetro dopo centimetro, lento, controllato, fino a quando i loro corpi furono completamente uniti.
Rimasero immobili per qualche secondo, ansimanti, abituandosi alla sensazione. Poi Nico iniziò a muoversi – ritmico, profondo, ogni affondo un po’ più deciso. Vic gli avvolse le gambe intorno ai fianchi, lo tirò più vicino, le unghie che graffiavano la schiena.
«Più forte» ansimò Vic.
Nico obbedì. Accelerò, il letto che cigolava, i loro corpi che sbattevano l’uno contro l’altro con forza. Una mano di Nico scese tra loro, prese il sesso di Vic e lo masturbò al ritmo degli affondi. Vic era perso, la testa buttata all’indietro, la bocca aperta in gemiti continui.
«Sto… sto per venire» riuscì a dire Vic, la voce spezzata.
«Vieni» gli ordinò Nico, rauco. «Vieni mentre sono dentro di te.»
Vic esplose con un grido soffocato, il corpo che si contraeva intorno a Nico, schizzi caldi che gli bagnarono l’addome. L’orgasmo di Vic fu il detonatore: Nico spinse ancora due, tre volte, poi si irrigidì, affondò fino in fondo e venne dentro di lui con un gemito lungo, profondo, il corpo che tremava.
Crollarono uno sull’altro, sudati, ansimanti, il cuore che batteva all’unisono.
Dopo un lungo silenzio, Nico rise piano contro il collo di Vic.
«Buongiorno» mormorò.
Vic, ancora tremante, gli passò una mano tra i capelli umidi.
«Buongiorno» rispose, e per la prima volta non c’era traccia di imbarazzo nella sua voce.
Fuori albeggiava.
E loro non avevano nessuna intenzione di alzarsi presto.
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