trans
La prima volta con lei
16.03.2026 |
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"Sul telefono di Marco, poco dopo, arrivò un ultimo messaggio:
“Grazie per tutto..."
Marco aveva 45 anni e un corpo che ancora testimoniava anni di disciplina: spalle larghe, addominali definiti, braccia forti. Ma dentro di sé si sentiva un uomo in bilico. Divorziato da tre anni, aveva seppellito la fame sessuale sotto strati di lavoro, palestra e serate solitarie davanti allo schermo. Le donne “normali” che aveva frequentato dopo il divorzio gli avevano lasciato un vuoto strano: sesso corretto, prevedibile, educato. Niente che gli facesse davvero tremare le gambe.
Quella sera, quando Sofia gli aveva confessato di essere transessuale, Marco aveva sentito un nodo allo stomaco. Non era disgusto. Era terrore. Terrore di scoprire che una parte di sé, nascosta da sempre, stava bussando con forza alla porta della sua coscienza. «Sono un uomo etero», si era ripetuto per ore. «Ho sempre desiderato solo donne vere.» Eppure, mentre si ripeteva quella frase, il suo cazzo si era indurito dolorosamente al solo pensiero di quelle foto.
Quando Sofia entrò nella lobby dell’hotel, Marco rimase senza fiato. Appena la porta della camera si chiuse, lei lo spinse contro il muro e lo baciò. Marco rispose con una foga disperata. Si inginocchiò davanti a lei e, per la prima volta nella sua vita, prese in bocca il suo membro. Succhiava goffamente, ma con una dedizione che tradiva quanto quel gesto lo stesse distruggendo e liberando allo stesso tempo.
Sofia lo cavalcò, poi Marco la prese da dietro con forza crescente, la girò e la penetrò guardandola negli occhi mentre la masturbava. Lei venne per prima, schizzando sul suo petto. Lui la seguì poco dopo, riempiendola mentre tremava.
Pochi minuti dopo ricominciarono. Questa volta fu più crudo, più animale. Marco la scopò con foga, lei lo accolse gemendo. Crollarono abbracciati, sudati e ansimanti.
«Voglio tutto con te», mormorò lui.
Sofia gli accarezzò il viso. «Benvenuto nel tuo nuovo mondo.»
Per due settimane si frequentarono intensamente. Marco si stava innamorando di lei, o almeno di ciò che lei rappresentava: la libertà, il proibito, la resa. Sofia lo sentiva e ne traeva un piacere profondo.
Tre giorni dopo l’ultima notte insieme, Sofia uscì con un altro uomo. Un appuntamento preso su un’app. Luca. Bello, sulla quarantina, etero dichiarato. Lei glielo aveva detto subito, al primo messaggio: «Sono transessuale. Se ti dà fastidio, dimmelo ora». Lui aveva risposto: «No, tranquillo, mi piace».
Ma in macchina, dopo averla toccata, la sua espressione cambiò. «Cazzo, ma è vero? Pensavo fosse una battuta.» La spinse fuori in un parcheggio buio, le strappò il top, la schiaffeggiò due volte. «Frocio di merda.» Le sputò addosso, le diede un calcio nelle costole e se ne andò ridendo.
Sofia tornò a casa zoppicando, si guardò allo specchio. Il livido sulla guancia pulsava. Il dolore alle costole le toglieva il fiato. Ma dentro di lei non c’era solo rabbia. C’era una calma gelida, una decisione che si stava formando come un cristallo.
«Basta», disse al suo riflesso. «Basta essere quella che deve giustificarsi. Basta subire. Ora tocca a me.»
Pensò a Marco. Pensò a come lui l’aveva guardata quella prima notte: con fame, con terrore, con una tenerezza che lei non si aspettava. Lui le aveva detto «voglio tutto con te», e l’aveva detto sul serio. Non come un gioco. Come una resa.
E questo, per Sofia, era il punto. Lui le aveva dato affetto. Lui le aveva dato fiducia. Lui l’aveva voluta davvero.
Ora lei voleva prenderlo. Non per sfogarsi. Per rivalsa. Per dimostrare – a se stessa, a Luca, a tutti – che poteva essere desiderata, comandata, amata… e allo stesso tempo comandare. Possedere. Senza chiedere permesso.
Sorrise allo specchio. Il livido sulla guancia non le faceva più male. Le faceva sentire potente.
Prese il telefono e scrisse a Marco:
“Domani sera. Casa mia. 21:00. Non tardare. Porta il lubrificante che ti ho dato. Stavolta comando io.”
Marco rispose dopo due minuti:
“Va bene. Non vedo l’ora.”
La sera dopo, quando lui suonò, Sofia aprì la porta con una vestaglia di seta nera aperta sul davanti. Il livido era nascosto dal trucco, ma Marco lo vide lo stesso.
«Che ti è successo?» chiese preoccupato.
Lei lo tirò dentro, chiuse la porta con un calcio. Gli afferrò il collo con una mano, lo baciò con violenza, poi gli sussurrò all’orecchio:
«Non ti riguarda. Ma mi ha fatto capire una cosa: tu sei mio adesso. Io decido. Io comando. Tu obbedisci.»
Lo schiaffeggiò secco. «Spogliati. Sdraiati sul letto.»
Lo legò: polsi fissati alla testiera, caviglie aperte. Era completamente esposto. Sofia lo preparò con calma, lo penetrò e lo scopò con ritmo profondo e deciso, una mano sulla gola, l’altra che gli stringeva i capezzoli.
«Sei mio, vero?»
«Sì… sì…»
Quando ebbe finito, si alzò, si pulì e indossò di nuovo la vestaglia.
Marco, ancora legato, ansimava. «Non… non hai finito?»
Lei sorrise. «Io sì. Tu no.»
Andò alla porta e la aprì.
Entrò Samuel. Alto quasi due metri, brasiliano, pelle scura, muscoli possenti, un cazzo nero spesso e pesante.
Marco spalancò gli occhi. «Sofia…»
Lei si chinò su di lui, gli baciò la fronte con una tenerezza crudele.
«Ti ho posseduto io per prima. Ora ti cedo a lui. Samuel sa cosa fare.»
Guardò Samuel. «È tutto tuo.»
Sofia si fermò sulla soglia un’ultima volta. Nei suoi occhi c’era affetto, possesso e un addio definitivo.
«Sei stato un bravo ragazzo, Marco. Ma io ho bisogno di qualcuno che comandi, non di qualcuno da comandare per sempre. Addio.»
Uscì senza voltarsi.
Sul telefono di Marco, poco dopo, arrivò un ultimo messaggio:
“Grazie per tutto.
Sei stato la mia rivincita più dolce.
Ora sei libero.
Ma non cercarmi più.
Addio.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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