tradimenti
Lei mi leggeva dentro.
20.02.2026 |
1.980 |
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""Voglio che proviamo tutti insieme, " disse semplicemente, spogliandosi con naturalezza..."
Mi chiamo Alex, e fino a quel momento la mia vita era stata una sequenza prevedibile di serate solitarie, lavoro noioso e qualche flirt occasionale. Ero single, senza legami che mi pesassero, e con una curiosità insaziabile per le esperienze che la vita poteva offrirmi. Lei si chiamava Barbara, e l'avevo incontrata per caso in un bar durante una delle sue rare sere libere in città. Era fidanzata da anni con un tipo che lavorava all'estero, e il suo lavoro come consulente aziendale la teneva lontana da casa per giorni interi, a volte settimane. Aveva studiato psicologia, il che le dava quell'aria di chi ti legge dentro con uno sguardo, e il suo corpo era tonico e atletico, con curve che ti facevano venire voglia di toccarle subito. I suoi occhi verdi erano ipnotici, e quella bocca carnosa, piena, prometteva peccati che non potevi ignorare. Era assolutamente a suo agio con l'idea di tradire: "La vita è troppo breve per le regole inutili," mi aveva detto una volta, con un sorriso malizioso.Tutto era iniziato con uno scambio di messaggi innocente, dopo aver scambiato i numeri quella sera. "Ehi, stranger, come va la serata?" aveva scritto lei. Io avevo risposto con un complimento banale sui suoi occhi, e da lì era partito tutto. I messaggi si erano infuocati in fretta, grazie alle sue allusioni. "Sai, quando sono sola in hotel, penso a mani forti che mi tengono ferma," aveva digitato una notte. Io ero rimasto a fissare lo schermo, il cuore che accelerava. "Dimmi di più," le avevo risposto, e lei aveva continuato: "Immagina di spingermi contro il muro, di prendermi senza chiedere permesso." Le sue parole erano come benzina sul fuoco; io le descrivevo cosa le avrei fatto, e lei rispondeva con emoji di fuoco e dettagli che mi facevano indurire solo a leggerli. Non c'era pudore, solo desiderio puro.
Il primo incontro vero era stato a casa sua, un appartamento elegante in periferia, mentre il suo fidanzato era via per lavoro. Appena chiusa la porta, l'avevo spinta contro il muro, baciandola con fame. Le sue labbra carnose si aprivano sotto le mie, la lingua che danzava con urgenza. L'avevo spogliata lì, in corridoio, strappandole la camicetta e afferrandole i seni sodi. "Prendimi," aveva mormorato con quegli occhi verdi che brillavano di eccitazione. L'avevo portata in camera da letto, gettandola sul materasso. Ero io a dominare: le avevo legato i polsi con la sua sciarpa, le avevo aperto le gambe e l'avevo posseduta con spinte decise, profonde. Lei gridava il mio nome, il corpo che si inarcava sotto di me, reattiva a ogni affondo. Venni dentro di lei con un ruggito, sentendola contrarsi attorno a me.
Ma non era finita. Dopo un po' di respiro, nel secondo round, Barbara mi aveva sorpreso. Si era chinata sul comodino e aveva tirato fuori un piccolo dildo a doppia punta, di silicone morbido, con un ghigno sul viso. "Proviamo qualcosa di nuovo," aveva detto, lubrificandolo velocemente. Mi aveva fatto sdraiare, montandomi sopra, e mentre affondavo di nuovo dentro di lei, aveva infilato piano l'altra estremità nel mio culo. All'inizio era strano, un'invasione che mi faceva stringere i denti, ma poi... oh, cazzo, il piacere era elettrico. Lei cavalcava con ritmo, i suoi fianchi che ruotavano, e il dildo che stimolava punti che non sapevo esistessero. "Non sei mai stato così duro," le avevo detto ansimando, e lei aveva riso, gli occhi verdi che scintillavano. "Lo so, tesoro. Lasciati andare." Venimmo insieme, io esplodendo con un'intensità mai provata.
Durante il relax post-sesso, accoccolati nel letto sudato, Barbara aveva aperto un cassetto del comodino e tirato fuori un dildo realistico nero, enorme – almeno venti centimetri, spesso come un polso. "Guarda questo bel pezzo," aveva detto ridendo, agitandolo davanti a me. Io ero rimasto a bocca aperta, scherzando: "Cazzo, quello è un mostro." Lei l'aveva avvicinato alle mie labbra. "Baciamelo," aveva ordinato con voce giocosa ma ferma. L'avevo fatto, leccando la punta finta, e lei aveva annuito. "Te lo darò solo se fai il bravo e obbedisci sempre." Poi aveva tirato fuori la cinghia per montarlo, una di pelle nera che le si adattava perfettamente sui fianchi. "Immagina questo dentro di te," aveva sussurrato, e il mio cazzo aveva iniziato a indurirsi di nuovo.
Non ci volle molto per passare all'azione. Mi aveva fatto girare a pancia in giù, fissando la cinghia e lubrificando il dildo nero. "Rilassati," aveva detto, la sua voce da psicologa che mi calmava. Poi mi aveva penetrato piano, spingendo quel mostro dentro di me. All'inizio bruciava, ma lei sapeva cosa fare – movimenti lenti, poi più veloci, stimolando la prostata con precisione. Ero dominato completamente, le mani aggrappate alle lenzuola, gemendo come una puttana. L'orgasmo prostatico mi colpì come un'onda, facendomi schizzare senza nemmeno toccarmi, il corpo che tremava. "Bravissimo," aveva mormorato lei, sfilandosi. Poi mi aveva girato, spingendo la mia testa tra le sue gambe. "Ora leccami fino a farmi venire." L'avevo fatto con devozione, la lingua che esplorava la sua figa bagnata, succhiando il clitoride fino a farla urlare, il corpo che si contorceva sotto di me.
Passarono diversi giorni, con messaggi sporadici che tenevano viva la fiamma. Poi, a sorpresa, mi invitò a casa sua per cena. Arrivai e trovai un altro tipo lì: alto, nero, muscoloso come un dio greco, con un sorriso sensuale che ti disarmava. Si chiamava Carl, un amico, disse lei. Pensai fosse solo quello – un collega o roba simile. Cenammo, chiacchierando di banalità, ma notai le occhiate di intesa tra Barbara e Carl. I loro occhi verdi e scuri che si incrociavano, un sorriso complice quando parlavano di "esperienze nuove". All'inizio mi sentii confuso, un po' geloso persino, ma la curiosità che mi aveva portato fin lì iniziò a farsi strada. "Alex, sai che mi piace esplorare," mi disse Barbara a un certo punto, versandomi del vino con un sorriso malizioso. "E Carl è... speciale. Ti va di unirti a noi stasera? Niente pressioni, ma potresti scoprire cose che ti piacciono." Guardai Carl, che annuì con calma: "Sono qui per divertirci tutti, amico. Se non ti va, nessun problema." Esitai un momento, pensando alla mia vita da single, alla noia che volevo spezzare. "Ok," dissi alla fine, il cuore che batteva forte per l'eccitazione mista a nervosismo. "Proviamo. Sono curioso."
Barbara ci portò in camera. "Voglio che proviamo tutti insieme," disse semplicemente, spogliandosi con naturalezza. "Fidati di me, Alex. Sarà incredibile." Carl mi guardò, annuendo, e iniziò a baciarmi il collo mentre Barbara mi slacciava i pantaloni. "Rilassati, come l'altra volta," mi sussurrò lei all'orecchio, ricordandomi il nostro gioco precedente. Finimmo a letto in un groviglio di corpi. Carl era dominante, il suo cazzo enorme – nero, spesso, proprio come quel dildo – che mi penetrava il culo con spinte potenti. Io gemetti forte, e Barbara si chinò, leccandomi le palle e il cazzo mentre Carl mi scopava. "Vedi? Ti piace," disse lei ridendo piano, la lingua che guizzava. Venni con un'esplosione, il piacere che mi travolgeva, il corpo che si arrendeva completamente.
Poi fu il turno di Barbara. Si posizionò tra noi, offrendomi solo il suo culo stretto – "Solo qui, per te," disse con un sorriso malizioso. "Carl si prende il resto." Carl la penetrò nella figa, e io affondai nel suo ano, sentendola stringere attorno a me. Era una doppia penetrazione selvaggia: i nostri ritmi sincronizzati, i gemiti di Barbara che riempivano la stanza. "Sì, così... più forte," ansimava lei, guidandoci con la voce. Lei venne per prima, urlando, e noi la seguimmo, riempiendola completamente. Fu l'inizio di qualcosa di ancora più folle, ma quella notte capii che con Barbara, le regole non esistevano – solo piacere puro, senza rimpianti.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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