Gay & Bisex
Manchester
19.01.2026 |
354 |
2
"La birra sa diversa adesso Esco dal bagno con le guance in fiamme e il resto del corpo ancora a fuoco..."
Sono in un pub a Canal Street, luci basse, aria che sa di birra e sudore. Mi chiamo Vic vengo da Milano, e non ho idea di cosa sto cercando. Non l'ho mai capito, mai toccato un uomo così. Mi sento un idiota, ma rimango lì, seduto al bancone con la mia Guinness mezza vuota. Poi arriva Kurt. Alto, spalle larghe sotto la camicia stretta, capelli biondi tagliati corti, occhi che mi inchiodano come se sapesse già tutto. Si appoggia al mio gomito. Prima volta qui? dice con quell'accento tedesco che fa vibrare la gola. Io annuisco, non so cosa rispondere. Lui sorride, denti perfetti. Ordina due pinte. Me ne passa una. Bevi, ti rilassi. Mi parla di Manchester, di notti che non finiscono mai. Ogni tanto la sua mano resta un secondo troppo a lungo sul mio ginocchio. Io non la scosto. Non so perché. Forse perché sono lontano da casa. Forse perché mi guarda come se fossi l'unica cosa viva in quel locale. Finisco la birra. Lui la mia mano. Vieni? Mi alzo, gambe molli. Attraversiamo la sala, il corridoio stretto verso i bagni. Odore di piscio e disinfettante. Entra per primo, chiude a chiave. Non dice niente. Mi prende il viso, mi bacia. Barba corta che graffia, lingua che sa di birra. Io chiudo gli occhi. Sono terrorizzato e duro allo stesso tempo. Mi gira, mi spinge contro il lavandino. Sento la sua erezione contro il culo mentre mi slaccia i jeans. Va bene? chiede con la voce bassa. Annuisco. Non so se è vero. Mi tira giù i pantaloni, le mutande. Si inginocchia, mi volta e mi prende in bocca. Vengo quasi subito, un gemito che non riconosco. Lui ride, si alza, si slaccia. Non ancora, dice. Mi gira di nuovo, mi abbassa. Sento la cappella bagnata che preme. Rilassati. Inspira, mi entra dentro piano. Brucia, poi non più. Mi tiene per i fianchi, spinge. Io mi tengo al muro, guardo nello specchio appannato il mio viso distorto. Lui ansima, più forte. Cazzo, quanto sei stretto. Mi afferra i capelli, mi tira indietro. Due spinte, tre, e sento che viene dentro. Caldo che si spande. Mi viene dietro pure a me, con un rantolo. Resta lì, il suo petto sul mio collo. Poi si ritira, mi passa un fazzoletto. Prima volta? Annuisco di nuovo. Sorride. Non è male, eh? Esco fuori con le gambe che tremano. La birra sa diversa adesso Esco dal bagno con le guance in fiamme e il resto del corpo ancora a fuoco. Kurt mi aspetta fuori, pantaloni tirati su, camicia sbottonata di uno in più. Mi guarda come se fossi appena nato. Vic, vero? dice, mentre io annuisco. Lui: Kurt. Domani sera? Stessa ora. Stesso posto. Annuisco di nuovo, stavolta senza esitare. Ci scambiamo i numeri su un pezzo di tovagliolo umido – uno di quei gesti ridicoli che diventano sacri. Mi dà una pacca sul culo mentre mi allontano. Torna indietro. Ehi, Vic, Ti piace scopare in piedi? Domani lo facciamo contro un muro. Io rido, non so se per vergogna o eccitazione. Forse entrambe. Esco dal pub. L'aria fredda mi punge la faccia, ma dentro sono caldo, vivo. Mi vibra il telefono. Un messaggio: Non fare il monaco stanotte, pensa a me. Sorrido. Domani. Manchester non è male.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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