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Storia Di Camionisti... E Di Fortuna


di santoBEVITORE
14.11.2011    |    28.290    |    7 9.7
"Se ne stava con le mani dietro alla testa e mugolava mentre con la lingua gli avvolgevo l'asta del cazzo e lo risucchiavo fra le labbra..."

dire che ci sono giorni in cui mi sveglio con la voglia di cazzo non è esatto. io mi sveglio sempre con la voglia di cazzo… è che a volte la voglia è talmente forte che innesca dei meccanismi di ricerca (del cazzo, appunto) che in genere non adopero.
forse questa breve premessa spiega il mio comportamento di quel giorno.

per una serie di motivi andavo spesso a Siena e mi trovavo a percorrere frequentemente la superstrada che da Firenze Certosa porta verso la città del palio.
erano più o meno le 11 di mattina, c'era un bel sole, il traffico scorreva sornione… e avevo davvero tanta, tantissima voglia di cazzo.
fra i tanti camion che facevano la mia strada ne scelsi uno rosso, non so perché, non credo ci fosse un vero motivo, avevo deciso di fare un po' il coglione e mi serviva un pretesto per lanciarmi… quindi scelsi quello, il camion rosso.
stavo appostato sulla sua scia, piuttosto ravvicinato, e sfareggiai un paio di volte.
due secondi di niente… poi lo vidi azionare gli stop per una frazione di secondo.
replicali lo sfareggiamento e di nuovo lo vidi rispondere con gli stop.
possibile che ci stesse?
possibile che proprio il primo camionista che tentavo di adescare, alla luce del giorno, immerso nel traffico, fosse consenziente? a scatola chiusa, senza avermi nemmeno visto?
in effetti anche io non avevo idea di chi stesse guidando quell'enorme autotreno.
eccitato e incuriosito sorpassai il camion e mi piazzai immediatamente davanti, a pochi metri di distanza.
lo vidi alzare i fari abbaglianti nello specchietto retrovisore, in risposta toccai appena i freni, lo vidi profondersi in una raffica di abbaglianti, poi mettere la freccia e superarmi a gran velocità.
accidenti… mi aveva preso in giro! aveva fatto finta di essere interessato e poi… aveva deciso di andarsene!
deluso lo vidi prendere velocità e aumentare la distanza.
"sono davvero un coglione" pensai "come posso aspettarmi di concludere qualcosa in questo modo? come posso pretendere che un qualsiasi camionista assecondi i miei desideri così, per uno sfareggiamento in pieno giorno?
proprio mentre mi accartocciavo nell'autocommiserazione mi accorsi che il camion rosso aveva messo la freccia e stava rallentando per accedere a una piccola area di sosta, a lato della carreggiata.
coincidenza? segnale? o cos'altro?
non c'era tempo per farsi troppe domande, rallentai abbastanza per vedere una figura scendere dalla cabina e spostarsi a destra del camion, sul lato nascosto.
misi la freccia e andai a fermarmi subito dietro.
innervosito, eccitato, speranzoso, sorpreso… rimasi immobile nell'abitacolo, aspettando… qualcosa.
passò un minuto, forse di più, poi vidi un ombra muoversi… e finalmente intuii una figura fare appena capolino da dietro il telone verde del rimorchio.

era abbastanza alto, indossava dei jeans logori, una camicia di flanella a quadrettoni, un gilet di pelle nera e un cappellino imbottito blu navy che gli metteva in ombra il viso, lasciando intravedere solo una barba bruna lunga e folta, con qualche pennellata di bianco qua e là.
lo vidi affacciarsi e lanciare lo sguardo verso di me per un istante, e subito tornare al riparo del camion.
ero sbalordito ed eccitatissimo e scesi di macchina con il cuore in gola.
avrei voluto correre ma mi imposi la calma e l'autocontrollo, quindi mi spostai anche io dietro al telone verde con passi lenti e calibrati.
lui stava li, all'altezza della cabina, mi dava le spalle per 3/4 e stava pisciando sul guard rail.
mi bloccai a 3 passi di distanza e ammirai i suoi spruzzi rimbalzare sulla lamiera ed infrangersi in una miriade di goccioline dorate rese incandescenti dal sole.
attesi fino a che non si voltò dalla mia parte.
gli ultimi schizzi mi raggiunsero la punta delle scarpe.
aveva l'uccello corto e largo, corredato di una bella cappellona rotonda che usciva e si nascondeva sotto al prepuzio, seguendo il lento movimento della sua mano.
si masturbava molto lentamente mentre finiva di pisciare il porco, mi guardava, poi si guardava l'uccello e di nuovo tornava a guardarmi.
quindi vidi che non spruzzava più mi inginocchiai sull'asfalto, facendo attenzione a non calpestare dov'era bagnato, e presi a leccargli il cazzo ancora bagnato del suo piscio caldo.
il suo odore selvaggio prese immediatamente possesso dei miei sensi; nelle mie narici e sul palato avvertivo la miscela maschia e complessa di ore ed ore seduto alla guida e l'afrore della sua urina appena sgorgata.
lo leccai famelico e rapito, ripulii ogni angolo, percorsi ogni linea, succhiai ogni spessore… gli ripulii perfettamente l'uccello fino a che non sentii che era duro come il marmo.
"gut… gut…"
il mio bel camionista parlava tedesco, strano, non mi sembrava che il rimorchio avesse una targa straniera, io non parlo il tedesco ma qualche parola la capisco… ed ero sicuro che mi sarei fatto intendere.
schiusi le labbra e lo accolsi tutto in bocca, immediatamente mi appoggiò una mano sulla nuca e prese ad accarezzarmi i capelli. fantastico. impazzisco per l'uomo che mi accarezza i capelli mentre lo pompo.
succhiavo come una troia, in pieno giorno, in ginocchio sull'asfalto, riparato da un grosso camion rosso fermo in un'area di sosta su una strada molto trafficata.
"italienische schlampe… gut… gut"
succhiavo il suo uccello travolto dal suono della sua voce e dallo strombettìo improvviso di alcuni camionisti che passando intuivano cosa stessimo facendo e spingevano sul clacson.
le sue mani erano passate dalle carezze alla forza bruta e adesso mi spingevano ad ingoiarlo fino alle palle.
"arschloch…"
non capivo cosa dicesse e non mi importava niente, sentivo che gemeva, sentivo che mi imponeva il suo ritmo e che godeva nel fottermi in gola, sentivo che era contento di quella pausa fortuita e di quella troia assetata.
il suono fortissimo di due trombe cromate spezzò l'incanto di quel pompino e mi fece sobbalzare.
un altro colosso su ruote, un altro camion gigantesco aveva accostato nella nostra piazzola andando a parcheggiarsi proprio dietro alla mia auto.
cercai di voltare la testa ma il camionista mi tenne puntato sul suo tarello e non potei fare altro che continuare a pompare.
ci fu uno sbuffo, il rumore tipico delle motrici quando si mettono in sosta, poi il rumore di uno sportello.
con una leggera pressione delle mani riuscii a convincere il mio compagno di giochi a ruotare leggermente, permettendomi di vedere cosa stesse accadendo senza smettere di imboccare quella magnifica fava nodosa.
all'inizio vedevo solo una porzione di cabina blu con strisce d'argento e due grosse trombe cromate sul tettuccio, poi la visuale fu occupata da un uomo tozzo, meno di un metro e 60, con il ventre rotondo e la barba bianca; anche lui indossava dei jeans logori ma sopra portava una felpa grigia. lo vidi gettare un occhio su di noi e poi proseguire al riparo della sua cabina. si armeggiò ai pantaloni e si mise a pisciare senza battere ciglio.
nemmeno il mio camionista sembrava imbarazzato, anzi, lo sentii prendere velocità e partire a scoparmi in bocca con un impeto furioso, quasi disperato.
non disse nulla, si limitò a spingermi forte la testa, mi ficcò la cappella in gola e mi innaffiò di sborra.
non respiravo, quasi soffocavo… ma non mi sarei ritratto nemmeno per tutto l'oro del mondo.
la ricompensa del suo latte caldo mi scivolò nello stomaco e per qualche istante fu come essere in paradiso, poi lo tirai fuori dalla bocca, mi assicurai che l'altro mi vedesse bene e leccai le ultime gocce di sborra che colavano da quella stupenda cappella enorme.
quando il cazzo fu pulito mi alzai e sorrisi al mio bel maschione che rispose con un sorriso altrettanto largo e sincero.
mi voltai a guardare il nuovo arrivato.
aveva finito di pisciare ma continuava a tenerselo in mano, anzi, potrei dire che me lo stava proprio mostrando orgoglioso.
era un bel cazzo lungo e curvo all'insù, con una corona di peli biondi e brizzolati, corti e un po' ricci.
fissai quell'arnese incredulo, quasi non credevo possibile il primo pompino… figuriamoci il secondo!
fu quello che aveva appena sborrato a scuotermi dal mio stupito torpore; mi dette una piccola spinta e con la mano mi indicò di andare dall'altro mentre lui risaliva in cabina.
mi avvicinai alla cabina blu e argento e vidi che l'uomo stava aprendo lo sportello del passeggero e mi faceva cenno di seguirlo a bordo.
appena saliti tirò completamente le tende e accese un piccolo faretto rosso che riscaldò subito l'ambiente.
"di dove sei?" per fortuna questo era italiano
"di Empoli, e tu?"
"io sono di Palermo ma adesso arrivo da Livorno, mi chiamo Angelo"
senza aggiungere altro si spogliò completamente, restando solo coi calzini e la canottiera.
"tu non ti spogli?"
non me lo feci ripetere e mi denudai lasciandomi anche io solo i calzini.
all'inizio stava in piedi, in mezzo ai sedili, e mi offriva l'uccello da succhiare mentre stavo seduto, poi si stese nella cuccetta ed andai a collocarmi proprio in mezzo alle sue cosce.
se ne stava con le mani dietro alla testa e mugolava mentre con la lingua gli avvolgevo l'asta del cazzo e lo risucchiavo fra le labbra.
anche lui odorava intensamente… ma era un odore diverso, più dolce, più amabile, più sofisticato.
"al culo lo prendi?"
"certo… ma fai attenzione con questo coso"
mi spostai sul sedile alla ricerca di un preservativo nelle tasche dei pantaloni, poi tornai da lui in ginocchio e glielo infilai.
"mettiti sopra dai"
Angelo stava disteso e mi teneva le mani sulle cosce, io gli salii sopra e mi appoggiai delicatamente sulla sua cappella.
"non spingere" dissi "faccio io"
lasciai che la punta del suo glande trovasse l'imbocco del culo e mi calai lentamente sull'asta.
sentii chiaramente quando tutta la cappella fu dentro… lo sentii sbuffare senza muoversi, e mi abbassai ancora un po' fino ad accoglierlo al punto in cui iniziava a curvare.
"minchia che culo"
Angelo mi prese forte per i fianchi e sollevò il bacino piantandomi tutto il suo manico dentro al sedere, trapassandomi con la curva del suo cazzone che mi allargò all'istante il buco.
senza por tempo in mezzo iniziò ad infilarlo ed estrarlo rapidamente, forzando il mio culetto ogni volta con quella magnifica banana storta e nodosa, continuando a tenermi bloccato con le mani.
"minchiaaaaaa che culooooooooooooo mettiti sotto ti voglio spaccare il culoooooooo"
Angelo ero davvero infoiato, estrasse il cazzo e si spostò di lato sul materassino, per farmi posto.
mi stesi a pancia sotto e lo sentii sputarmi sul buco.
"ti piace la minchia èh?"
non ebbi il tempo di rispondere che stava già affondando dentro di me, dritto come un missile, duro come la pietra, potente.
mi teneva le mani sulla schiena e mi scopava forte, appassionatamente.
"ti piace la minchia èh?" continuava a ripetere.
"si si sì mi piace mi piace bel cazzone mio… aprimi il culo dai… aprimi il culo… forte… dai"
Il siculo si dava da e fare mi montava brutalmente senza concedermi un attimo di sosta.
"ti prego… non venirmi dentro" gli dissi "voglio vederti sborrare"
"ti schizzo in faccia brutta cagna… ti riempio di sbroda"
lo sentii uscire dal culo con uno schiocco simile a quello delle bottiglie di spumante, mi voltai supino e mi salì sul petto mentre si segava.
con la lingua gli sfioravo la punta della cappella.
"leccami le palle"
come potevo non obbedire?
imboccai le sue palle morbide e gonfie e le leccai in lungo e in largo.
"eccomi…. eccomi"
alzai la testa giusto in tempo per ricevere il primo schizzo sul naso… e spalancai la bocca.
una pioggia di sborra mi raggiunse il viso finendomi sulla fronte, sugli occhi, in gola.
"lecca bottana leccaaaaaaaaa"
mi lanciai sul suo minchione e lo ingollai fino alle palle.
continuava a sborrare… erano litri e litri di crema.
incessantemente eruttava e si muoveva fra le mie labbra continuando a dispensare sperma.

Angelo fu molto carino, mi porse un rotolo di carta e delle salviette profumate, poi ci rivestimmo.
"io adesso dormo un'oretta" disse "mi ci voleva proprio uno sfogo, grazie"
"sono io che ringrazio te Angelo, credimi, anche io ho goduto molto!"
ci stringemmo la mano e scesi dal camion.
inspirai per qualche secondo l'aria fresca di quella magnifica mattina e risalii sulla mia auto.

poi di nuovo nel traffico.
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