Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > Ferragosto ai feromoni pt.3. La vendetta!
incesto

Ferragosto ai feromoni pt.3. La vendetta!


di nonerocapace
06.11.2025    |    4.157    |    4 9.4
"Serena si alza, prende il vibratore dal culo di Rita e si avvicina minacciosa alla mia faccia..."
Il giorno dopo il fattaccio, Rita mi invita a casa sua “da solo” per parlare di ciò che è successo. Dico a mia moglie che esco per un’oretta di pedalata e prendo la bici. Ho in testa solo Rita: il suo culo sudato, la scala che scricchiola, quel “dammelo tutto” che mi ronza ancora nelle orecchie. Penso, e sono sicuro, che oggi ci sarà una nuova, travolgente scopata. Citofono. Salgo. Lei mi apre e mi guarda con un sorriso ammiccante, ma pericoloso. Innocente, ma non troppo. “Vieni,” dice piano, e mi fa entrare. Indossa una t-shirt larghissima e lunga, e chissà cosa porta sotto. Mi allungo per afferrarla già sulla porta, ma non sono sicuro che sia sola in casa e mi trattengo. La porta si chiude dietro di me. Il click è un secondo troppo lungo. Mi volto verso la stanza e, dietro di lei, nel corridoio buio, riconosco Serena. Sta in piedi con le braccia incrociate, come una matrona, gli occhiali bassi sul naso e le labbra serrate. Accanto a lei, Franci. Fresca. Meravigliosa. Indossa una gonnellina di pelle nera e una canotta bianca aderente. Ha i capelli spettinati, come se fossero stati sconvolti dal mare.
Franci mi guarda come se fossi un cane randagio. “Ben arrivato, coglione,” sussurra. Rita alza un dito e indica una sedia. “Noto che sei bello in tiro, come ieri. Ti sei fatto l’idea di abusare di me di nuovo? Peccato. Oggi niente profumi o giochi psicologici. Ora ti siedi e parliamo.”
Non obbedisco subito. Obietto, faccio capire che voglio andarmene. Poi provoco: “Hai raccontato che ho abusato di te? Eppure posso testimoniare che sei stata tu a iniziare. Io volevo che te ne andassi, ma forse sei stata tu ad abusare di me.”
Franci tira fuori il cellulare e fa partire un video a tutto volume. Le urla. Lo sgabello. Il mio cazzo dentro il suo culo, la figa riempita. Tutto. Franci sorride malefica. “Sicuro di volertene andare senza parlarne? Sai che in Italia è reato? Incesto. Possesso di droga, molestie, abuso sessuale. Quante ne vuoi. Basta un click e tua moglie lo riceve. Anche la polizia lo riceve. Vuoi andartene davvero?”
Serena non parla, ma mi guarda con occhi che dicono: “Ti ho cresciuto, ti ho insegnato a venire e ora mi tradisci.” “Siete pazze,” dico, ma la voce mi esce tremante. “Non lo fareste mai. Siete solo gelose perché non l’ho fatto con tutte voi. Che sorelle sgualdrine che ho.”
Sorrido nervosamente e mi avvio verso la porta. Serena si piazza davanti, mi spintona e, con la sua voce autorevole, mi invita a ragionare: “Brutto bastardo, figlio di puttana, ti rendi conto di quello che hai fatto? Ti viene pure di fare lo splendido e il gigolò? Gelose? Pazze? Secondo noi sei malato. Non è solo perversione sessuale. È una forma di perversione mentale grave. Desiderare tua sorella è già grave. Ma pensare di giocare con la sua mente fragile, scopartela, riempirle bocca, culo e figa, e poi tornare oggi convinto di rifarlo, è assurdo. Fai lo splendido di cosa? Sei da ospedale psichiatrico, da TSO. Quindi ora ti siedi e parliamo, cercando di capire se c’è una via d’uscita. Altrimenti devi farti aiutare.”
Il suo discorso non fa una piega. Ma al contempo mi fa rivivere dettagliatamente tutto quello che è successo ventiquattr’ore prima. E ho il cazzo oscenamente in tiro, cosa che non passa inosservata. “Mi fai la morale tu?” ribatto. “Mi hai fatto un pompino il giorno del mio tredicesimo compleanno! Cosa moralizzi ora?”
Tra lo sgomento e gli occhi spalancati di Franci e (meno) quelli di Rita, Serena, con la sua solita flemma e autorevolezza, risponde: “Lo hai detto tu. Avevi tredici anni, non quarantotto e tre figli. Lo abbiamo rifatto più volte, ti ho fatto decine di pompini e tu mi hai leccato la figa per anni. Ma eravamo adolescenti con gli ormoni impazziti. Ora siamo genitori, abbiamo famiglie, persone care, futuri generi e nuore. Ti sembra normale?”
Provo a ribattere, l’adrenalina sale. Le vedo lì, mezze nude e sudate per il caldo, e la mia eccitazione cresce. “Va bene, sono passati anni, ma ti sono riconoscente. Due colpi di lingua te li darei anche ora.”
Sogghigno, fingendo di aver chiuso il discorso, e provo ad andarmene. Sembra un attimo di panico: Franci mi piazza il telefono a un centimetro dalla faccia, con il video di Rita che ribadisce la promessa di farlo solo col marito, mentre io, con un sorriso malefico, glielo ficco nel culo. “Ti sembra normale? Dimmi, ti sembra normale?” urla Franci con tutto il fiato in gola. Mi rendo conto che forse non stanno scherzando. Provo ad allungare una mano verso la sua faccia per asciugarle una lacrima, ma quando vedo la sua bocca spalancata, istintivamente le infilo il pollice tra le labbra. Lei resta scioccata, chiude la bocca per un istante, accennando a succhiare, ma subito si ritrae e urla di nuovo, piangendo a dirotto. “Hai visto? Hai visto quanto sei malato?”
Resto senza parole, basito. Ho la bocca asciutta. Con difficoltà, chiedo un po’ d’acqua per la gola secca. Rita risponde che l’acqua è calda e ha solo succo di mirtillo fresco. Annuisco. Bevo tutto d’un fiato quella bevanda dolce, ma con un retrogusto amaro e acerbo. Non ci faccio caso e mi siedo, sfatto, sulla sedia. “Ditemi cosa volete in cambio o me ne vado. Siete tre pazze, non sapete quello che dite né quello che fate.”
“Vogliamo solo parlare,” dice Serena in modo spaventosamente autoritario. “Parlare e capire se hai davvero un problema o se è stato solo un momento di eccessiva tensione.” Prendo il bicchiere e bevo ancora.
Franci si avvicina e parte: “Allora, fratellone, come la mettiamo? Ti rendi conto di cosa hai combinato? Per giunta a casa mia, con le telecamere? Quanto devi essere porco e perverso per fare una cosa del genere? Come definiresti tua moglie se facesse una cosa del genere con suo fratello? Ci hai pensato?” A ogni parola, il tono si fa più caldo, ammiccante, lento e inesorabile. Si avvicina sempre di più. “Non sai rispondere, eh? Ora verifichiamo se sei malato o solo porco. Anche ora, guarda come hai il cazzo in tiro. Tu non stai bene.”
Non so spiegarmi come, ma sotto il pantaloncino ho una bestia. Il cazzo sembra voler esplodere, il cuore batte velocissimo, sento nella testa il flusso del sangue come un tamburo. “Vuoi che lo tiriamo fuori e gli facciamo prendere aria?” dice Franci. Si siede a cavalcioni sulle mie ginocchia e si avvicina. Arriva con la sua figa a un centimetro dal mio cazzo e mi sussurra all’orecchio: “Che grosso che è, fratellone,” affondando la lingua. Chiudo gli occhi, pensando di sognare, e allento la tensione per un attimo. Ma è fatale. Mentre scorre sulle mie braccia con le sue unghie, me le porta dietro e un “zzzzziiiiip!” improvviso mi fa capire troppo tardi che hanno preso delle fascette. Rita mi blocca le mani, Serena un piede: sono ammanettato alla sedia.
Franci torna indietro e mi abbassa il pantaloncino. “Porca puttana, sorelle. Il video non rende giustizia a questo tronco di carne. Rita deve essere molto soddisfatta.” Lo stringe nel pugno, andando leggermente su e giù. Ma stringe sempre di più, finché un “ahia” mi sfugge dalla bocca. Si tira su. “Che cazzo volete fare, puttane?” dico. “Se volevate scopare, bastava dirlo!”
Serena scruta la situazione, autoritaria, senza parlare. Rita mi dice: “Mi sa che hai travisato tutto, fratello.” E ride di gusto. Franci mi gira intorno nervosamente. Mamma mia, com’è bella. Ma la testa mi scoppia, il cuore batte fortissimo. Mi sento strano. Balbetto: “Ho sete.” Rita ribatte: “E quindi? Il succo è finito, e anche quello che c’era dentro. Forse non hai capito che sei qui per essere punito.”
Un attimo. Quel succo aveva un sapore stranissimo! “Che cazzo, mi avete drogato per davvero?” urlo. Franci sorride ammiccante, tutte sorridono. Si avvicina con voce rauca, tira su il gonnellino di pelle. Sotto non ha nulla, è completamente liscia. “Ho lavato tutto il mio intimo perché il mio fratellone porcellone si struscia il cazzo coi miei slip.” Si siede di nuovo a cavalcioni su di me, si avvicina al mio orecchio e sibila: “Ora giochiamo.”
Mi bacia, lenta. La lingua rotea golosa fino in gola. Mi stringe la nuca. Rita si avvicina all’altro orecchio, ci infila la lingua e sussurra: “Ora tocca a noi.” Prende un foulard e mi copre gli occhi. Penso di stare sognando, sono spaventato. Non so se posso farcela con due o tre di loro, ma l’idea è troppo eccitante. Franci, strusciandosi sul mio pacco, mi ripassa le mani dietro la schiena, accertandosi che siano legate bene. Tutto ok. Cazzo. Vogliono giocare forte. Sorrido e dico: “Ok, ci sto.”
Serena si avvicina e ordina a Franci di tirarsi su. “Fratellino bello, nel succo che hai bevuto c’erano due dosi di Viagra. Sarà bello vederti soffrire mentre noi giochiamo davanti a te.”
Franci si alza. Sento rumoreggiare, ma sono mezzo bendato e ammanettato. Non vedo, non capisco. All’improvviso, un ronzio. Poi due. Non ci credo. Vibratori! Sono entusiasta. Il cazzo mi scoppia, la testa batte come un pezzo rock, il cuore va a mille, il membro spinge nel vuoto ma fa male. “Sorelline! Se mi liberate, ci divertiamo tutti. Quando tocca a me?”
Sento uno schioppo. Con un colpo di frustino, Serena mi abbassa il foulard da un occhio. Resto incantato. Franci e Rita sono sdraiate sul tavolo, si infilano a vicenda due enormi vibratori, mentre Serena, vestita come una maîtresse, le frusta a turno. Si avvicina a me e urla: “Secondo me, l’effetto sta iniziando ora.”
Mi toglie i pantaloncini lentamente, e il mio cazzo salta fuori: duro, rosso, pulsante. Enorme come non l’ho mai visto. “Due pasticche blu,” dice Serena. “Non male. Buona fortuna.”
Mi guardano e ridono. Io tremo. Ora realizzo che non mi slegano. Il cazzo mi fa male, non è più eccitazione, è dolore. E loro non hanno ancora iniziato. Il succo mi brucia in gola, il cazzo pulsa come se stesse per scoppiare. Serena sembra il capo. Si avvicina lentamente, con pollice e indice apre piano la cappella. “Ricordi, fratellone?” Si ritrae. Schioppo. Poi un altro. Non capisco subito che mi sta frustando la cappella. Poi il dolore lancinante arriva al cervello. “Che cazzo fai? Sei pazza?”
Ride e colpisce ancora. Sento di morire. “Io pazza? Dopo quel che hai fatto, è giusto che tu sia punito. Solo se riuscirai a liberarti potrai sfogarti. Altrimenti resti legato finché non verrai, senza nemmeno toccarti. Forza, fratellino.” E mi infila il foulard in bocca per zittirmi.
Ridono tutte e tre. Rita accenna un “poverino,” ma poi si fionda su Serena, ancora in piedi vicino a me. Apre con due dita e mi mostra la figa gonfia e bagnata di Serena, infila un dito e poi me lo spiaccica sul naso per farmelo odorare. Serena mi guarda: “Ricordi questo odore?” Rita si spoglia, il vestitino cade, le tette enormi e sudate. Si avvicina, mi passa un capezzolo vicino alla bocca. Vorrei ciucciare, ma non posso. Lei tira indietro, ride. “Non ti piace?”
Prende il vibratore, nero, grosso. Lo accende. Se lo infila tra le cosce, poi lo ficca tutto nella gola di Franci. Franci geme, Serena prende il frustino e schiocca forte sul culo di Rita, che diventa rosso. Rita ansima, Serena colpisce più forte, schiocca ancora. Franci si mette in ginocchio, prende la mano di Rita e la stringe. La porta alla bocca, si infila tre o quattro dita insieme, le unge come con l’olio. Si sdraia sul tavolo, aprendo oscenamente le cosce. In pochi colpi, Rita le ha infilato il braccio fino al polso. Vorrei scoppiare.
Serena mi afferra il cazzo. “Senti come batte,” dice. Poi si sdraia sul tappeto davanti a me, gambe aperte. Rita le sale sopra in un 69 e le schiaffa il vibratore dentro la figa. Mentre la lecca voracemente, Serena lecca Rita, infila tre dita, usa la lingua. Franci si avvicina e infila un altro vibratore nel culo di Rita, che sussulta e accelera il ritmo. Serena ha uno squirt pazzesco, un getto caldo che allaga il pavimento e raggiunge le mie gambe legate. Sembra lava bollente.
Io sono lì, legato, mentre il cazzo mi fa male. Provo in tutti i modi a liberarmi. È una tortura. Si stanno vendicando in modo meschino, ma forse me lo merito. Mi piace. Serena si alza, prende il vibratore dal culo di Rita e si avvicina minacciosa alla mia faccia. Temo il peggio. Mi scende una lacrima. Serena mi toglie il foulard e provo a dire: “Ragazze, mi esplode. Mi fa male. Mi sento male.” Serena mi tira dai capelli e mi infila il vibratore in bocca. Mi sento abusato, usato. Me la stanno facendo pagare. Me la sono meritata, cazzo.
Serena mi guarda lussuriosa mentre spinge. Ma spinge troppo, e la sedia sta per cadere all’indietro. Nel tentativo di tenermi, tiro le braccia e sento che la fascetta sta cedendo. Nel frattempo, Rita e Franci sono a 69 davanti a me, Franci sopra, col culo a pochi centimetri da me. Sputo il vibratore, Serena lo raccoglie e si avvicina al culo di Franci, che si ritrae: “Lì sono vergine.” Le sfila il vibratore di mano e lo ficca nel culo di Rita. Serena si allontana, prende un clistere e guarda Franci minacciosa. Poi guarda me con uno sguardo pieno di lussuria: “Ti piacerebbe, eh?” Annuisco. Il Viagra mi ha trasformato in un animale. Voglio solo scopare. Sto impazzendo.
“Siete le sgualdrine più luride che abbia mai visto. Puttane assatanate di sesso. Dovreste farvi pagare, sareste ricche e sfondate. Soprattutto sfondate.” Serena posa il clistere. Per un attimo penso sia per me. Prende la frusta e schiocca colpi ripetuti sulla mia cappella. Non sento più dolore. Mi piace. Sorride e riprende il clistere. Un colpo secco, e il culo di Franci è pieno di olii e lubrificanti. Urla, ulula, geme senza capire cosa dice, mentre il vibratore e la sua lingua devastano la figa in fiamme di Rita.
È un’immagine troppo eccitante. Sono un toro. Balzo su e strappo le fascette. Mi fiondo sul culo di Franci prima che possa rendersi conto di qualsiasi cosa. Entro lentamente, lacerando la sua carne. Urla parolacce, finché le mie palle non sono sulla faccia di Rita. Sono dentro. Tutta la mia asta enorme ha deflagrato il culo di Franci. Ora posso contrattaccare. Sono libero. Alzo i fianchi, mi piazzo bene con le ginocchia, ma dal culo di Franci esce sangue, il contenuto del clistere e tutto ciò che porta dietro. Mi ritraggo un attimo.
Franci si alza, si gira minacciosa verso di me. Serena mi afferra dalle braccia e mi tira giù. Si siede sulla mia faccia. È troppo robusta, non riesco a liberarmi. L’odore acre della sua figa mi inebria. Respiro a fatica, ma lecco, affondo. Le ficco dita ovunque. Dice cose che non sento alle altre due. Un calore sconvolgente avvolge il mio cazzo. Sento lembi di carne aprirsi lentamente intorno ad esso. Franci va su e giù, piano all’inizio, poi veloce e violentemente, fino a farmi male. Batte il suo coccige sulle mie palle. Fanno male, forse anche per il Viagra. Rita si abbassa sotto Franci, mi stringe le palle, le succhia. Serena e Franci si distruggono a vicenda i capezzoli. Serena viene. Sto soffocando, ma lei non si sposta di un centimetro. Apro la bocca. Devo bere. Non finisce mai. Non so quanto sia squirt e quanto piscio. Sono schifato, estasiato, eccitato.
Sono passati minuti interminabili, cinquanta, sessanta. Ora Rita si avvicina. Serena mi tiene a terra, mentre Rita prende il suo posto. “Ora bevi me,” dice. Le ficco un pugno in figa, squirta un fiume. Bevo, estasiato, dominato. Il culo di Franci è diventato burro caldo, mi avvolge bollente. Non è più stretto, sento i suoi muscoli contrarsi. Di più. Ancora. Viene e mi allaga. Sono in una latrina. Ho ancora il mio palo di carne che rivendica giustizia. Franci si alza, si gira di spalle e si impala con la fighetta. È calda, morbida. Parte subito sparata. Salta, urla. Gioca con le mie palle, le stritola, le tira. Mi stimola il buco del culo, spinge piano l’indice. Sente che impazzisco, tiro su il bacino e ingrosso la cappella. Le piace, osa. Spinge una falange. “Mmmmmhhhhh,” poi esce.
Sento un calore alle palle. Serena le lecca golosamente, ne ingoia una, le ciuccia. Sbrodola. Si ferma. “Vendetta,” dice. Quando sento ronzare, è già troppo tardi. Sento la mia prostata vibrare, violenta. “Cazzo, sì.” Vengo e riempio finalmente Franci, che prova a liberarsi, ma il calore del mio fiume le piace troppo e resta lì. “Cazzo, non sono protetta.” Ma continua a muoversi come un’ossessa. Viene di nuovo. Un lago.
Resto lì, inerme, scioccato, incapace di fare qualsiasi cosa. Loro si alzano, mi guardano. Sono lì, fermo, con un vibratore nel culo che ronza e il membro che non accenna ad abbassarsi di un millimetro. Mi guardano, golose e lussuriose. “Bene. I preliminari sono andati. Che si fa ora?”
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.4
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Ferragosto ai feromoni pt.3. La vendetta!:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni