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incesto

SOROREM EMULATIO pt1: il ritorno di Joe


di nonerocapace
17.01.2026    |    1.899    |    2 10.0
"Si leccavano con l’inesperienza tipica di ragazzini alle prime armi che però si stavano concedendo lussuria e lusso che poche volte appartiene ai loro coetanei..."
Pt.1 Il ritorno di Joe.


Raffaella e Caterina, le sue due sorelle di 22 e 18 anni. Imma e Gianna (rispettivamente la giovane futura suocera e la giovanissima fidanzata), con mamma e papà. Tutti alla stazione centrale ad aspettarlo scendere dal treno. E lui, bello come un Adone e con la camicia di jeans che a fatica conteneva tutto quel pettorale, la bermuda che mostrava un polpaccio e un quadricipite da bodybuilder, con quel taglio rasato da bastardo maledetto, scese dal treno per l’ultima volta dopo quasi due anni da quando, brufoloso e mingherlino, era partito per fare carriera nell’ arma.
Quel ragazzino indisponente e arrogante, non particolarmente simpatico, pieno di brufoli, coi capelli rossi e disordinati, gracile da sembrare un manga, era stato il primo maschio che le due meravigliose sorelle avevano avuto a disposizione quando avevano avuto i primi pruriti di pubertà.
Lo avevano ripetutamente e semplicemente sfruttato per “imparare”, in modi e tempistiche diverse, quando la curiosità del sesso e la paura di sbagliare, avevano superato il limite del pudore e avevano lasciato posto alla ricerca esasperata del piacere. E già da lì era partita la competizione.
Raffy, la maggiore, lo aveva praticamente costretto a spiegargli come si faceva un pompino. Lo aveva usato come cavia nonostante lui non ne avesse mai avuto uno. Il giorno in cui lei compiva 16 anni, Joe era poco più che quattordicenne. Lei aveva deciso che avrebbe festeggiato con il suo fidanzatino e il modo sarebbe stato farlo venire nella sua bocca, nonostante non avesse mai nemmeno approcciato un vero cazzo di un uomo. Joe era impacciatissimo e aveva iniziato solo da qualche mese a scoprire i piaceri dell’autoerotismo. Aveva scoperto, grazie a una partita di calcetto, che il suo membro era decisamente più grande della norma. Più grande in modo abnorme. Il suo caro cugino diciottenne Ezio, a cui non piaceva il sesso femminile, lo aveva accarezzato fino a renderlo enorme e turgido mentre tutti i presenti nello spogliatoio, prima della doccia, avevano strabuzzato gli occhi guardando quella bestia. Joe era rimasto incuriosito ma molto turbato da quella situazione. Lo stesso cuginetto era andato a trovarlo a casa il giorno dopo, portandolo al piacere massimo con una sega ben fatta che aveva regalato a Joe il suo primo orgasmo. Non si era dispiaciuto affatto che fosse stato un ragazzo a farlo godere per la prima volta. Sborrare era stata una esperienza meravigliosa e da provare tutti i giorni ma c’erano due problemi principali:
1) Un solo bagno in casa ;
2) vedere costantemente tre donne girare per casa praticamente nude, gli aveva fatto notare che il suo membro reagiva sobbalzando ed ingrandendosi a dismisura a ogni visione di capezzoli al vento e fighe ben curate e nascoste solo da pizzi colorati e veli che nulla nascondevano alla vista.
Era rimasta «a bocca aperta» (nel vero senso della parola) la sorellona Raffy che aveva notato le “protuberanze” quando, dopo aver accarezzato il membro del fratello, capì che non avrebbe mai potuto averlo tutto quanto nella sua bocca. Quella mazza di carne partiva dal suo mento e superava la fronte della Raffy. Ma audace, coraggiosa e soprattutto per via dell’eccitazione e degli ormoni di una goduriosa e troietta ragazza sedicenne, non si fece troppi problemi e affrontò quella sfida apparentemente impossibile, con il risultato di non riuscire ma provare comunque a ingoiare l’enorme quantità di sperma che il fratello le riversò in quella boccuccia assetata ma non all’altezza di quel palo di carne. Era stato proprio quello l’istante in cui lei aveva scoperto quanto potesse pulsare un cazzo sotto i colpi di una lingua curiosa e lui scoprì invece quanto una bocca calda e accogliente potesse far svuotare le sue palle in pochi minuti e procurargli un piacere celestiale. Successivamente a quella esperienza, Raffy aveva spesso “costretto” il fratellino (che spesso provava a svincolarsi) minacciandolo di raccontare in giro rapporti troppo “vicini” col cuginetto omosessuale e lo invitava ad assecondare ogni sua richiesta. Spesso doveva semplicemente stare sdraiato con solo le mutande indosso e rimanere fermo mentre lei (denudandosi completamente per farlo eccitare di più) seduta a smorzacandela, si strusciava su di lui fino a venire. E se era lui a venire per primo lo rimproverava e spesso gli dava dello stolto e del buono a nulla. Era passato circa un anno dal giorno del primo pompino e lei, ormai prossima al suo 17º compleanno, continuava la solita pratica dello strusciarsi su di lui e sempre dicendogli di non venire mai prima e sempre facendogli tenere lo slip. Joe però quel giorno aveva uno sguardo strano e dopo essere sparito per un paio di volte per divincolarsi, si trovò la Raffy vestita da troietta nella sua cameretta con solo veli trasparenti indosso e si eccitó più del solito. Aveva la voce rauca e suggerì alla sorella di andar via perché non voleva più essere un pupazzo alla sua mercé. Ma la visione di lei lo mandó in tilt e la sua mazza faceva fatica a stare tutta nello slip. Soli in casa, non fu difficile per lei socchiudere la porta della cameretta dietro di lei e spingerlo sul letto per iniziare la solita pratica. Godeva tanto la Raffy mentre sentiva la mazza più pulsante e nervosa del solito e questo la faceva accelerare e accentuare il movimento del bacino. Nel movimento però, quasi metà dell’ enorme cazzo era venuto fuori dallo slip senza che la ragazza si accorgesse o accennasse un minimo rallentamento e nello strusciare della Raffy, la cappella e una metà del cazzo di Joe era completamente fuori dallo slip. Lui, che solitamente era costretto a stare fermo e a subire tutto quello, quel giorno per la prima volta le afferrò il seno e le strizzò i capezzoli, facendola sussultare e ansimare, poi scese con le mani sui fianchi e poi tornó sui capezzoli di marmo de lei e iniziò ad accompagnare il movimento facendo dei piccoli massaggi con le dita. Poi un pollice curioso si avvicinò al clitoride facendola saltare e Raffy si inarcó ancora di più. Avrebbe voluto rimproverarlo e dirgli di stare immobile come sempre ma non ne ebbe modo e tempo perché senza nemmeno si rendesse conto che, in un istante, la cappella di Joe si fece largo fra le sue grandi labbra aprendole come un ceppo sotto un’ascia. Si ritrovò improvvisamente senza fiato e non riusciva a respirare. Si era (più o meno involontariamente) infilzata su quel ramo di carne del fratello che, a occhio e croce, girava oltre i 25 cm e che soprattutto aveva un diametro che mai lei avrebbe potuto immaginare di avere dentro di sé . Bastò infatti che metà del cazzo di Joe entrasse nella sua fighetta profumata perché le mancasse per un secondo il fiato ed esplodesse in un orgasmo pazzesco. Per lui era la prima volta che entrava in una donna e per lei era il primo squirt. Lei non sapeva se si stesse facendo pipì addosso o cosa le fosse successo. Fatto sta che dal piacere provato, istintivamente aprì ancora di più le gambe fino a quando poté accogliere più che potesse quel monumento del piacere dentro di sé. Seppur non riuscendo a prenderlo tutto. Joe, come in preda a un raptus, afferrò violentemente le natiche di lei e iniziò a pomparla sempre più velocemente. Gli bastarono pochi colpi e meno di un minuto affinché quella cappella prendesse le sembianze di un vulcano e andasse sul punto di esplodere. Lesta fu la Raffy che riuscì giusto un istante prima a togliersi da quel palo per vedere una quantità mai vista di sborra eruttare da quell’enorme membro. Lei rimase sorpresa ma anche molto eccitata e, dopo tanta saliva, tanta fatica e tanta volontà nel ripulire al meglio quel cazzo, la Raffy ci si impalò nuovamente. Ma questa volta Joe non lasciò a lei le redini e, seppur impacciato, tentò di sfondarla fino a toccare l’utero giovane della ragazza la quale dava l’impressione di svenire dal piacere e aveva orgasmi a ripetizione ad ogni affondo del fratello. I suoni bagnati, la figa grondante e rumorosa, i fluidi, i liquidi e soprattutto i gemiti esasperati e le urla della ragazza, destarono sospetto e timore nella sorella più piccola appena rientrata che, incuriosita e spaventata da tutto quel fracasso, si apprestò ad andare nella stanzetta di Joe per capire cosa fosse successo. Anche lei, ormai in età fertile ed adolescenziale (e non completamente estranea ai piaceri del sesso), ebbe dei dubbi su cosa stesse succedendo e, prima di spalancare la porta ed entrare, cercò di capire se fosse Joe con una ragazza o Raffy con il suo fidanzato. Silenziosamente e lentamente, aprì un po’ l’uscio per spiare quello che stava accadendo. Avrebbe voluto urlare e picchiare i due fratelli per il gesto viscido e immorale che gli si presentó davanti agli occhi ma un fuoco le divampava nel basso ventre e, senza che se ne rendesse conto, era con le mani nello slip che cercava disperatamente di trovare piacere. Aspettò pochi minuti e vide la sorella offendere e urlare a Joe di restare immobile e non venire, anche se la sua espressione mostrava altri pensieri. Joe invece riempì la pancia e il seno di Raffy di una quantità impressionante di sborra mentre una goduriosa sorella imprecava contro il fratello reo, a suo dire, di non essere capace di farla godere perché venuto troppo in fretta. A quel punto, arrabbiata per il modo in cui Raffy stava trattando il fratello, richiuse la porta e scappò in bagno con la chiara idea di masturbarsi per bene. Facendolo però, fece qualche rumore e probabilmente i due la sentirono ma ne Raffy ne Joe vollero correrle dietro, immaginando fosse la Cate e intenti a ripulire quel che si poteva. Caterina che nel frattempo si era chiusa in bagno con l’immagine fissa di quell’enorme obelisco di carne che entrava e usciva dalla fessura della sorella e questo l’aveva turbata ma soprattutto eccitata. Ancora vergine e poco pratica, non riusciva a capire come potesse una cosa così grande stare in una fessura così piccola, ma quel pensiero continuava a girarle nella testa e le dita continuavano a sfregare e a torturare il clitoride fino a quando sentì allargarsi completamente fra le gambe. Anche lei era pronta e vogliosa di andare “oltre” e quando Raffy bussó alla porta per chiederle se fosse tutto ok, Cate le disse che aveva sentito delle voci e pensando che lei fosse in stanza con il suo fidanzato a “fare cose” era andata via ma non avrebbe detto nulla a nessuno aggiungendo “poi mi dici com’è questo ragazzo” e quindi dando l’impressione di non aver visto nulla ma solo sentito!
Ma nella sua testa ora anche lei voleva scoprire Joe. E voleva farlo da molto vicino.
Ci fu quasi subito l’occasione di avvicinarsi al fratello quando Raffy era andata in gita con il liceo e lì avrebbe festeggiato i suoi 17 anni; in questo modo lei avrebbe potuto disporre di lui tutto il tempo a suo completo piacimento. Inesperta e completamente incosciente di quello che avrebbe potuto o dovuto fare, provò a confidarsi con qualche amica un po’ più grande, senza però ottenere informazioni effettivamente interessanti. L’occasione di ricevere un po’ di addestramento però le venne facile nella prima notte in cui Raffy non c’era.
Raffy dormiva al piano di sopra in una stanza vicina a quella dei genitori mentre Caterina e Joe avevano due stanze al piano di sopra abbastanza distaccate.
Caterina curiosa e decisa a “tentare” il fratello andò in camera di Raffy per cercare qualsiasi cosa potesse darle spunto. Scese quando ancora non erano le 22 e sentì un vocio e rumori molto simili a quelli che qualche giorno prima aveva sentito provenire dalla camera di Joe con sua sorella. Incuriosita, si affacciò silenziosamente alla stanza da letto dei genitori dove la porta era solo leggermente accostata. Nel buio pesto del corridoio, aveva una visuale completa e perfetta della camera. Suo papà, un uomo sulla quarantina abbastanza alto e robusto che sembrava un camionista dell’est (seppur distinto e acculturato). Peloso come un lupo sul petto e la spalla, quasi calvo, con un’enorme pancia ma con un membro fra le gambe che sembrava la copia (un po’ più piccola) di quello di Joe. Diceva alla mamma: «Finalmente stasera possiamo scopare senza rotture di coglioni. Quella rompipalle di tua figlia mancherà una settimana e finalmente ti farò urlare come piace a te brutta troia. Gli altri due al piano di sopra non sentiranno o non capiscono e se dovessero scendere, sicuramente sentiremo il rumore delle scale. Preparati, troia, che stasera ti sfondo il culo.»
La mamma rispose: “Caterina mi sembra curiosa ma Joe invece non mi sembra proprio inesperto. Qualche volta ho girato per casa mezza nuda e ho visto che tra le gambe gli viene fuori una bestia di rara bellezza. L’ho anche spiato sotto la doccia e quando si masturba la sua mano sembra piccola su quell’arnese. Credo che nemmeno due mani bastino”
“Senti che troia.” disse il padre. “Ti sembra normale che ti stai bagnando mentre pensi al cazzo di tuo figlio? Ha preso da me sai, non si farebbe problemi a scoparti se potesse. Vuoi che lo chiamo, porca puttana? Vuoi che ti sfondiamo in due troiona?”
Lei mordendosi le labbra disse che era troppo giovane ma che sperava non fosse come lui, altrimenti “povere figlie”…
Caterina era sorpresa: il padre aveva l’arnese davvero enorme e la madre assecondava tutto quello che diceva. Era la prima volta che vedeva e sentiva i genitori scopare ed era davvero molto imbarazzata. La madre aveva tirato fuori dal cassetto un aggeggio che sembrava una piccola frusta o qualcosa del genere e un tubetto tipo pomata di cui non riusciva a vedere cosa si trattasse. Il padre aveva aperto il tubetto, preso un po’ di crema, se l’era spalmata sulla cappella e poi aveva spalmato il culo e la fica della madre, che si era messa in posizione di pecora, tenendosi le natiche larghe. A Caterina venne il sospetto di quello che stava per accadere ma quando vide la madre inarcare la schiena sotto la pressione di quel enorme pezzo di carne che stava entrando nello sfintere della madre, la sua vagina andò in fiamme e, senza nemmeno toccarsi, si sentì umida fra le gambe. Suo padre pompava con una violenza inaudita tutto il suo peso nel culo della madre, che sobbalzava ogni volta e mordeva un cuscino urlando in esso. “Tutto qui? Chiamo Joe se non ce la fai…” . Lui continuava a urlarle che era una troia, che era una puttana e che quella sera finalmente avrebbe goduto come una troia deve godere. Di lei si capiva solamente che annuiva e che era consenziente ma soprattutto che era trasfigurata in volto. Non aveva mai visto sua madre con un’espressione così lussuriosa. Quel palo di carne che entrava ed usciva dal culo della madre, che si allargava come fosse una ventosa, doveva davvero mandarla in estasi. Stava vivendo dal vivo quello che forse cercava su giornali o video. Quando sentì il padre aumentare il ritmo e urlare sempre più «offese» alla madre, vide che la stessa si alzò di scatto. In quel momento vide che il buco del suo culo era dilatato al punto di poterci vedere le viscere, ma non fece in tempo a osservare meglio perché la madre si girò carponi e si fiondò con la bocca verso il cazzo del padre. Lui la afferrò dai capelli come se volesse farle del male e le spalancò la bocca iniziando a violarla con una foga bestiale. La madre lacrimava e sudava e sembrava dovesse vomitare da un momento all’altro. Caterina ebbe l’istinto di intervenire per salvare la madre ma la mano che martoriava il suo sesso e i sorrisi goduriosi che la madre lanciava a quell’animale in pieno raptus, le fecero capire che fosse compartecipe e consenziente. Dopo pochi colpi ancora, vide il padre rallentare di scatto e la madre dare l’impressione di stare deglutendo chissà cosa.
Ora anche la Cate aveva vissuto da vicino un pompino violento e con una quantità di sborra impressionante. Quando vide che il padre che si sedette sul letto a pancia in su, poté apprezzare in pieno il suo membro ancora tirato. Da quella posizione poté osservare quanto grande, nervoso e pieno di capillari fosse quel grande membro.
Vide la madre dare le spalle al padre e adagiarsi con la testa fra le gambe dello stesso, portando la testa del padre fra le sue gambe. Il padre tirò fuori dal cassetto un oggetto che sembrava proprio una copia membro del padre, tutto nero. Poi sentì un ronzio, come qualcosa che vibrava e in quel momento capì quale poteva essere la fine di quell’arnese.
Mentre la madre succhiava avidamente la cappella e giocava con i testicoli del padre, lo stesso infilava quell’arnese ronzante nella fica della madre mentre la leccava e con due dita entrava e usciva dal buco del culo della madre. Caterina non si era resa conto di essersi nuovamente bagnata fra le cosce e non riusciva a capire il perché. In quel momento aveva bisogno che quel prurito nelle mutande fosse tolto. E decise che doveva essere Joe a farlo in qualche modo. Lasciò i suoi genitori liberi di dare tutto lo sfogo necessario ai loro istinti e salì al piano di sopra. Quale momento migliore se non quello? Entrò silenziosamente nella camera di Joe, chiuse la porta dietro di sé e mise il chiavistello. Forse Caterina era ancora più audace della sorella perché, prima di entrare nel letto di Joe, si spogliò completamente e si infilò sotto le coperte. Joe era leggermente addormentato, dato che non era proprio piena notte,l e quando vide Caterina vicino a lui, nella penombra della notte, non si rese conto che era completamente nuda. Le chiese cosa ci facesse nel suo letto e lei gli rispose che stava facendo degli strani sogni. Ma che non erano proprio sogni ma sembravano desideri. Disse che era sonnambula e si era risvegliata guardando la mamma con in bocca il cazzo del papà. Mentre raccontava a Joe del «sogno», la mano di Caterina si infilò nei suoi slip e gli tirò fuori il membro. Era già troppo tardi. Joe sobbalzò ma non ebbe la forza di reagire. Si capiva che il movimento della sorella non era di curiosità tipica di una ragazza della sua età ma era voglia, eccitazione, necessità. Provò solo a dire «ma sei completamente impazzita» che lei, prima di scomparire sotto le coperte, gli disse: “so quello che fai da tanto con Raffy. Ora stai fermo e buono o racconto tutto a papà” e si lanciò con la sua piccola bocca a succhiare e slinguazzare goffamente la cappella del fratello. I versi ascoltati, la sensazione di calore intorno alla cappella, quello «slap, slurp» che bagnava il suo enorme membro, distrussero la sua logica e la sua etica e lo trasformarono in un vero e proprio animale. Con una forza che ignorava, tirò su la Cate e, senza che lei quasi si rendesse conto, iniziò il più classico dei 69. Si leccavano con l’inesperienza tipica di ragazzini alle prime armi che però si stavano concedendo lussuria e lusso che poche volte appartiene ai loro coetanei. La lingua di Joe leccava lo spazio tra i due buchi della sorella, il suo naso si insinuava all’ingresso dell’orifizio di Caterina mentre un dito curioso strofinava quella sporgenza di carne che si ergeva sulla parte alta della sua giovane fighetta. E la Cate sussultava, le uscivano spontanei dei «siiiiiiii… porco. Fammi godere. » che aumentavano la sua audacia e le facevano aprire sempre di più la sua boccuccia che a fatica riusciva a contenere la cappella di Joe. Più lei succhiava e gemeva e più lui provava a spingere nella sua bocca. Più lui spingeva e più lei si contraeva fino a: «AAAAAAAAAHHHHHHH! Oddio, mi scappa, non mi trattengo. Oddio, aiuto! PSHHHHHHHHH». Caterina tremò violentemente e dalla sua vagina uscì un fiotto d’acqua calda a spruzzo che quasi faceva annegare Joe. Che per lo spavento diede un colpo di cazzo così forte alla gola della sorella che sembrò perdere il fiato. Ma contemporaneamente anche lui sentì montare un orgasmo impressionante e, con ancora il cazzo nella bocca della tremolante Caterina, iniziò a espellere una vagonata di sperma bollente.
Ebbe l’impressione che la sorella potesse annegare e riuscì a spostarla sul fianco, notando che dalla bocca tirava fuori saliva, sborra e conati di vomito. Ma la cosa più spaventosa è che Cate aveva gli occhi strabuzzati all’indietro e continuava a tremare come in preda a una convulsione. Lui nel frattempo continuava a sborrare inondando ancora la sua faccia, il suo seno, il letto, tutto quanto.
Non sapeva cosa fare. Chiamare la madre e dare spiegazioni? Gridare aiuto e aspettare l’intervento di qualcuno? Di certo non poteva lasciarla così. Ebbe un momento di lucidità e si alzò per andare a cercare dell’acqua ma prima che mettesse la mano sulla maniglia, la vocina sottile di Caterina lo bloccò: «Sei impazzito? Papà ci ammazza se ci sgama! Cosa vuoi fare?”
Lui rimase scioccato e immobile. E lei ancora: “Stai scappando via perché non sei capace?». Sorrise come la regina delle troie dopo una scopata gloriosa. Joe, ancora con il cuore che gli batteva all’impazzata, provò a spiegare: «Mi sono spaventato a morte. Che cazzo ti è successo? Tremavi e non parlavi, sembrava stessi morendo.» «Shhhh» lo zittì lei portandogli un dito davanti alla bocca. «stavo solo godendo. E siamo solo all’inizio. Ora quel coso deve entrare dentro di me…”
To be continued…
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