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Zio davanti no! Parte 1 rev.


di nonerocapace
31.10.2015    |    33.809    |    2 9.0
"Elena era sparita tra la folla di camionisti, Anna era in fila al self-service con Marco, Saretta si era appisolata in auto, e Lucio mi chiese di invitare Carolina a mangiare qualcosa – con lui,..."
Avevamo deciso di tentare il colpo di fortuna. La finale di Champions League era un evento sacro per noi, tifosi da generazioni: mio nonno aveva trasmesso la passione a mio padre, e noi l’avevamo ereditata come un’eredità familiare. Il 4 giugno eravamo partiti alla volta di Berlino in sette, divisi in due macchine. Io con mia moglie Elena, suo fratello Marco con la moglie Anna, e mia sorella Saretta con il suo nuovo marito Lucio e Carolina, la figlia che aveva appena compiuto 18 anni. Per lei, il viaggio era un premio speciale: Berlino sarebbe stata la sua tappa di festa, due giorni dopo la partita, per esplorare la città che sognava da tempo, un modo per celebrare la maturità e lasciarsi alle spalle la difficile separazione dei genitori, accettando il nuovo compagno della madre.
Euforia e adrenalina a mille: a 35 anni mi sentivo come un ragazzino eccitato dalla vita. Avevo prenotato il volo e l’albergo, ma Elena, quel vulcano imprevedibile di mia moglie, aveva insistito che da solo non sarei andato da nessuna parte, soprattutto a 2000 km da casa per una partita di calcio. Ci eravamo conosciuti da giovani, e per anni ero stato l’unico uomo nella sua vita, fino a quella vacanza da sola che le avevo regalato per i suoi 30 anni. Lì aveva scoperto i piaceri del sesso in tutta la loro intensità, e da allora non poteva resistere alle situazioni più complesse e rischiose, quelle che facevano battere il cuore all’impazzata e trasformavano il desiderio in un gioco pericoloso.
Fu Saretta a lanciare l’idea: partiamo insieme, Carolina ha bisogno di una distrazione per superare il divorzio e abituarsi a Lucio. Accettai, anche se all’inizio l’aggiunta di Marco non mi entusiasmava. Ma l’idea di trovare momenti rubati per sfogare la passione con Elena, in quel contesto familiare così stretto, mi accese un fuoco interiore e mi fece cambiare idea.
Il desiderio si trasformò in ossessione non appena partiti da Bari. Il caldo opprimente di giugno ci avvolgeva, e Anna – oh, Anna – si tolse la canotta e il reggiseno, restando per un attimo in topless prima di infilarsi una maglietta aderente che delineava ogni curva del suo corpo mozzafiato. Era una donna da capogiro: capelli corvini che le incorniciavano il viso affilato, occhi verdi che promettevano tempeste, un fisico scolpito da ore in palestra – fianchi sinuosi, un seno generoso che premeva contro il tessuto – e un’aura di insoddisfazione palpabile. Sapevo che il suo matrimonio con Marco era un guscio vuoto: lui era sempre distratto dal lavoro, lei cercava scintille che lui non le dava più, e quel viaggio sembrava l’occasione perfetta per lei di sfogare una fame repressa.
Vestiti comodi per il lungo tragitto, ma nulla poteva nascondere la mia reazione: un calore crescente che mi tormentava. Alla prima sosta, mi isolai in bagno per allentare la tensione, un sollievo rapido e necessario. Non notai che Anna, con una scusa, si era allontanata verso i servizi, sperando forse che la seguissi in un angolo nascosto. La cercai nei corridoi bui, guidato dall’istinto, e all’improvviso sentii una voce soffocata alle mie spalle: “Sono così eccitata, non riesco a fermarmi, aiutami”. Convinto fosse lei, mi avvicinai piano, sfiorandole il tessuto leggero di un vestitino, puntando il mio desiderio contro le sue curve morbide…
Emise un gemito profondo… “Sìììì…”
Un attimo! Anna non indossava un vestitino. Chi era quella figura nel buio del sottopasso, che si lasciava toccare con tale abbandono? Il panico mi travolse: poteva essere chiunque, magari un incontro casuale in quell’autogrill affollato. Nulla contro le sorprese, ma non volevo complicazioni. Scappai via, il cuore in gola, e tornai al parcheggio. Anna era già in macchina, lo sguardo torvo. Mi sedetti al volante, pronto a ripartire, ma Saretta suonò il clacson: Carolina non era ancora tornata. Un minuto dopo, eccola arrivare di corsa, e finalmente potevamo riprendere.
Il viaggio si trasformò in un’agonia deliziosa. Anna mi stuzzicava senza pietà, leccandosi le labbra e sfiorando i capezzoli eretti sotto la maglietta, i suoi occhi che incontravano i miei nello specchietto retrovisore. Il mio corpo reagiva con violenza, un’eccitazione costante che dovevo nascondere a Elena, seduta al mio fianco. Un incubo e un paradiso allo stesso tempo.
Alle 21:00, ci fermammo per cena in una stazione di servizio vicino al confine. Corsi in bagno per calmarmi, un momento di respiro. Elena era sparita tra la folla di camionisti, Anna era in fila al self-service con Marco, Saretta si era appisolata in auto, e Lucio mi chiese di invitare Carolina a mangiare qualcosa – con lui, la ragazza era ancora diffidente.
La chiamai, e lei arrivò di corsa, stampandomi un bacio sulla guancia con un sorriso luminoso. Si mise davanti a me in fila, il suo corpo snello e atletico – 175 cm di altezza, una terza di seno e curve da modella – che emanava una freschezza irresistibile. La gente spingeva, e in un attimo mi ritrovai premuto contro di lei, il suo fondoschiena contro di me. Non feci in tempo a scusarmi che la memoria mi riportò a quell’episodio nel sottopasso. Mi staccai, osservandola: non poteva essere lei… eppure il vestitino e il fisico combaciavano alla perfezione. Carolina sembrava una giovane donna sbocciata, piena di vita e mistero, e per la prima volta la vidi sotto una luce diversa, non più come la nipotina innocente.
Poi, lo scappellotto giocoso di Elena mi riportò alla realtà: “Che c’è? Ti vuoi chiavare la nipotina?” Non risposi, e lei mi sorrise con malizia, i suoi occhi che brillavano di quella fame che conoscevo bene – quella nata da quella vacanza solitaria, che l’aveva trasformata in una cacciatrice di emozioni forti.
Mangiammo in fretta, ansiosi di raggiungere l’albergo oltre confine. Continuavo a osservare Carolina: era una musa, capace di accendere chiunque, e io non l’avevo mai notata davvero prima.
Ripartimmo. Dopo dieci minuti, in macchina dormivano tutti… o quasi. Elena aveva reclinato il sedile, Marco poggiò la testa accanto a lei, spostandosi al centro e bloccandomi la vista di Anna. Il mio pensiero tornò ossessivo all’autogrill e a quella figura misteriosa, riaccendendo il desiderio. Stavolta, però, non rimase solo un pensiero. Anna, seduta dietro di me, poggiò piano la mano sulla mia spalla, salendo fino al collo e poi alla bocca. Aprii le labbra, succhiando il suo dito con avidità.
Tre secondi dopo, quella stessa mano era nei miei pantaloni, un tocco esperto e bagnato che mi unse la pelle, mandandomi in estasi. Fu il momento più intenso della mia vita, un turbine di sensazioni: Anna che mi guidava con maestria, io che fantasticavo su Carolina, e all’improvviso lei che apparve nello specchietto, fissandomi mentre un’auto ci sorpassava. In quell’istante, esplosi in un orgasmo travolgente. Anna ritrasse la mano di scatto, tirando il sedile, io mi distrassi, sbandai e… boom! Incastrati sotto il guardrail…
Continua.
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