incesto
Farfallina pt1: preludio di un’ossessione!
16.04.2011 |
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"E secondo lei, se avessi scopato mia cognata dicendo di essere innamorato di lei, l’avrei rovinata per sempre e avrei complicato in modo pericoloso sia la sua vita che la mia..."
Marzo 2006.Erano pochi mesi che Farfallina (era il soprannome che le avevo dato) aveva iniziato a “lavorare” come commessa nel negozio del suo fidanzatino (mio cognato), dove io ero il responsabile.
Dapprima era una ragazzina timidissima che diventava rossa ai miei sguardi e soprattutto alle mie battute ambigue.
Quella che le facevo più spesso era: «Hai tante tette e niente cervello».
Era quasi maggiorenne, compiva 18 anni a metà maggio del 2006, io ne avevo 11 più di lei.
Era, anzi, lo è ancora (perché è identica ed è ancora mia cognata) una magnifica ragazza. Bassina, 1,55 m, due tette da paura della 5ª misura che si tengono su ferme come un balcone dell’800, come se avessero una impalcatura interna. Poi taglia 40 sotto ma con un culo che è quello che ogni uomo etero sogna di vedere dal vivo. Occhi verdi da gattina che, ancora oggi (nonostante non ci parliamo più molto volentieri da anni), mi fanno arrapare ad ogni sguardo. I riccioloni neri e lunghi fanno da contorno a questa splendida ragazza.
«Quel» giorno del suo onomastico a marzo aveva un’aria particolare. Frizzante. Eccitata. Come sempre, quasi come fosse un segugio, mi seguiva dovunque, soprattutto nel retro negozio per “imparare i posti”.
Me la portavo ormai dietro che sembrava la mia bimba e ad ogni occasione le davo bacini sulla fronte, sulle guance, sulla testa… e questa cosa non dava fastidio a nessuno, né alla mia ragazza né a suo fratello e soprattutto non dava fastidio a lei.
La differenza di età, io quasi 29 (e prossimo al matrimonio) e lei quasi 18, la facevano apparire quasi come una innocente nipotina.
Ma quel giorno vedevo in lei qualcosa di diverso, la guardai e le chiesi: «Tettona, che hai? Non guardarmi così che mi fai fare strani pensieri. Che poi ti sogno stanotte e mi sveglio tutto… sudato». E sorrisi di gusto.
Lei però stranamente non sorrise alla mia battuta e, come spaventata, sparì nel deposito del negozio.
Preoccupato di averla magari offesa, le corsi dietro e, quando si girò, la prima cosa che notai erano due vulcani sotto la leggera t-shirt, due capezzoli di marmo che spingevano urlanti contro la sua magliettina sfidando anche il piccolo reggiseno! «URKA!» esclamai. «Sei davvero… meravigliosa, non ho mai visto nulla di simile. Magnifica».
Così dicendo la abbracciai forte, stringendo il mio petto al suo, e baciandola sulla guancia le chiesi cosa la turbasse.
Lei mi rispose che per il suo onomastico voleva farmi lei un regalo, dato che le guardavo perennemente il seno in modo “strano”, così aveva messo una t-shirt provocante. Io di tutta risposta la ringraziai ma aggiunsi che sicuramente quel regalo – probabilmente dedicato a me – si sarebbe trasformato in una solita passionale cavalcata serale col suo ragazzo.
Lei mi sorrise e mi disse: «E se pure fosse? Sei geloso?» E io: «Perché dovrei esserlo? Lo sento che sei più mia che sua». E così dicendo – non so per quale motivo lo feci – le infilai la lingua in bocca e lei, colta di sorpresa, rimase immobile per qualche secondo ma poi mosse la lingua un attimo, giusto il tempo che i rumori di qualcuno che arrivava ci facessero staccare.
Rimasi come in trance, non facevo altro che pensare alla sua bocca calda e accogliente. Ma quando la vidi con gli occhi lucidi e la lacrimuccia che stava andando via con una scusa, feci finta di nulla e la seguii fino a una stradina del centro antico.
Le chiesi cosa avesse e lei mi disse che era turbata ma “felice” per quello che era successo e, abbracciandomi fortissimo e strofinando nuovamente i capezzoloni sul mio petto, mi salutò e se ne andò.
In quell’istante una mano delicata si appoggiò sulla mia spalla e la sua voce suadente mi sibilò all’orecchio mettendomi i brividi: «Eh già. Me lo ricordo benissimo come te le scopi quando sono così piccole e formose. In braccio, senza che possano aggrapparsi a nulla se non al tuo bel cazzo, cuginetto mio…».
Il tempo di rendermi conto di chi fosse e mi aveva già completamente avvinghiato in un abbraccio coinvolgente e sensuale e mi aveva ripetutamente baciato a stampo sulle labbra.
«CIAOOOOO» e gli occhi mi si sgranarono!
Sara, la mia cugina adorata che non vedevo da tempo, mi aveva riportato alla mente quando a casa sua, qualche anno prima, aveva beccato me e la sua sorellina a farci una meravigliosa scopata in garage.
«Allora mandrillone. Facciamo nuove giovani conquiste? Chi è questa, una di quelle che ti scopi tenendola in braccio come facevi con la mia sorellina?»
Risposi un po’ intontito e un po’ spiazzato: «Ma che dici? È la fidanzata di Xxxxx, mio cognato!»
Scoppiammo a ridere ma la mia Sara mi aveva sbloccato dei ricordi che mi fecero eccitare istantaneamente.
«E da quando ti fai problemi con le parenti?»…
Chiacchierammo un po’ davanti a un veloce caffè e poi la salutai tornando a lavorare.
Ma Sara aveva lanciato una granata e nel mio cervello c’era solo un’immagine: la mia piccola cognata scopata in piedi e tenuta in braccio!
La sera dissi alla mia ragazza che l’avrei aspettata nel negozio come spesso accadeva, quando alle 21 erano usciti tutti.
Spente le luci, circa 30 secondi dopo l’avevo già spogliata e le stavo leccando la figa con un fremito e una goduria che poche volte avevo provato.
Pochi minuti e, preso uno sgabello, mi ci sedetti sopra e la invitai a infilarsi sul mio cazzo che sembrava in preda a un raptus.
Lei mi fece notare che non la scopavo così da tanto tempo e iniziò a godere facendomi prima una serie di domande e poi una serie di nomi su cosa avesse aumentato esponenzialmente la mia eccitazione.
Ogni nome era un ricordo o accendeva un desiderio sbloccato. Ovviamente provai a svincolarmi dicendo che era lei, la situazione, la “primavera”, ma quando lei rispose godendo che mi facevano bene i fiori e le “farfalle”, si ritrovò sospesa in aria con me che la sbattevo ripetutamente contro il mio corpo tenendola sospesa per aria.
L’immagine sbloccata dalla cugina Sara – che mi aveva ricordato di quando mi aveva sorpreso a scopare sua sorella Carmen in quella posizione – si era materializzata e nel buio pesto dell’ambiente, nella mia mente, provavo a vivermi la meravigliosa scopata, con i suoni bagnati, gli umori che colavano e il suo gemito lungo, ma tutto mi faceva passare in rassegna quel che era stato e ciò che poteva essere.
La foga e l’adrenalina mi stavano regalando una scopata divina. Da dire che lei non è proprio minuta, anzi. Il classico femminone da monta, 1,73 m x 70 kg, ma gli ormoni a mille e il desiderio di Farfallina ne fecero venir fuori una scopata che lei ancora oggi si ricorda mentre io ero così preso che non mi accorsi che era venuta squirtando e continuavo a sbatterla mentre pensavo a Farfallina.
Mi fermai quando le gambe cominciarono a tremarmi e le avevo scaricato dentro una quantità industriale di sborra che ora colava dalla sua fighetta piena.
Non era protetta, era la prima volta, e l’avevo riempita senza avvisarla. Pochi mesi prima del matrimonio…
Dopo i singhiozzi, le urla e la ripresa del fiato, si rese conto del danno e piangeva, urlava e mi schiaffeggiava fino a farmi male per quel che cazzo avevo combinato.
Riuscii a tenerla a bada raccontandole che nel pomeriggio mi ero masturbato due volte pensando a lei e a questa scopata e che quindi il mio sperma non era fertile e poteva stare tranquilla.
Non so se ci credette davvero o se era ancora così eccitata, ma la convinsi a darmi una “mano” anche con la bocca e a fare una bella doppietta così, dopo due minuti di lacrime e sudore, era già a smorzacandela che mi galoppava selvaggiamente e lo fece finché nuovamente si inondò la figa e venne due volte anche lei.
Ma in tutto questo, nella penombra del magazzino spento, impazzivo perché gli occhi socchiusi mi regalavano il pensiero di quel che contemporaneamente stava facendo la mia Farfallina.
Nonostante una doppietta meravigliosa, la mia ragazza tornò in ansia e mi disse di trovare una soluzione a eventuali conseguenze della doppia e abbondante scopata dentro di lei così, verso le 22.00, mi avviai per tornare a casa. Ero preoccupato ma ero arrapatissimo come non mai.
Non sapendo che cazzo fare, squillai a mia cugina Sara (cercando di capire se fosse sveglia) che subito mi richiamò. Le dissi che volevo parlarle e chiedere consiglio su quello che avevo appena fatto dicendole simpaticamente che era colpa anche sua perché mi aveva fatto iper-eccitare con le sue allusioni su quella ragazzetta.
Dapprima volle sapere nel dettaglio come avessi scopato, la posizione, se sotto o sopra, millantando ipotetiche possibili reazioni in base al più o meno. Poi mi disse che la situazione era intricata e mi invitò ad andare a trovarla per parlare.
Le dissi che non mi andava, non potevo presentarmi a casa degli zii a quell’ora ma lei (come una donna sa sempre fare) mi convinse ad andare sotto casa sua.
Lei non è il tipo di donna su cui fai fantasie sessuali ma ha un culo splendido, uno sguardo che ti monta la pelle d’oca e soprattutto un tono di voce ed un modo di parlare che ti fa rizzare anche i peli dei polpacci.
Curioso, arrapato e convinto, arrivai in auto sotto casa sua.
Scese con un pigiamino che non solo esaltava ma mostrava quasi del tutto il suo meraviglioso culo e mostrava i capezzoloni che spingevano prepotentemente sotto la shirt aderente. Aprì la portiera e si infilò in macchina. Il freddo aveva accentuato ulteriormente i suoi capezzoli e io, notandoli subito, le dissi che così non migliorava la mia situazione. Che se fosse “scappato qualcosa” anche con lei, non sarebbe stato per colpa mia.
Lei mi disse subito che la mattina mi avrebbe procurato una “pillola del giorno dopo” spiegandomi che avrebbe risolto ogni patema e che dovevo stare più attento, soprattutto a pochi mesi dal matrimonio.
Felicissimo della soluzione mi sporsi e la abbracciai fortissimo, baciandola ripetutamente sulla guancia fino a che, vuoi il rilassamento, vuoi l’eccitazione, vuoi il contatto con tanta pelle, la baciai un paio di volte a stampo sulle labbra ma senza giri di parole, ci ritrovammo con le lingue avvinghiate che si contorcevano nelle nostre bocche.
Mi staccai scusandomi per l’accaduto ma lei, anziché inveire, mi disse che la storia appena raccontata l’aveva stra-eccitata e quindi eravamo eccitati entrambi. Mi accarezzò il pene e mi chiese se per “placare” la situazione avremmo potuto masturbarci a vicenda, senza esagerazione, senza “accoppiamento”, solo un po’ di piacere reciproco, ovviamente spostandoci in un luogo più appartato.
Mi avviai senza dire una parola mentre lei invece mi confessava che spessissimo si era masturbata ricordando quello che vedeva quando, nascosta sotto il letto della cameretta, spiava me e sua sorella maggiore (che tanto avevo amato) quando alle prime esperienze ne facevamo di tutti i colori e trombavamo anche più volte al giorno.
Non mi ero neanche accorto che nel frattempo mi aveva tirato fuori l’arnese e lo stava menando con sapienza.
Lei non aveva mai avuto un ragazzo fisso, la sorella raccontava che fosse lesbica ma in realtà quel suo sapere dire e fare le aveva permesso di scoparsi tutte e tutti quelli e quelle che le piacevano.
Mi raccontava che aveva spesso fatto sesso con la sorella mentre immaginavano o parlavano di me. Non solo desiderio o ossessione ma vero e proprio amore.
In pochi secondi me la ritrovai accasciata sulla coscia e mi succhiava avidamente facendomi sbandare. Mi fermai al primo fondo buio che trovai e in meno di 30 secondi tirò giù entrambi i sedili e me la ritrovai direttamente impalata col buco del culo sul mio cazzo.
Non dissi una parola. Non potevo e non volevo. Era il mio primo anale. Non lo avevo mai fatto ma lei senza indugio cominciò a scendere lentamente sulla mia asta che le apriva la carne fino a bruciare. «Porca puttana che femmina che sei».
E lei: «Sono porca e sono pure puttana. La tua puttana. Puoi chiamarmi puttana se vuoi ma dimmi, ti prego, chi desideri di più tra me e mia sorella? Dimmelo cazzo. Dimmelo». E nel frattempo aveva aumentato il ritmo. Andava giù fino a toccare le palle e risaliva. Voleva sentirsi dire che era meglio di sua sorella ed effettivamente, a differenza di quel che sembrava fisicamente, era davvero una maestra della goduria.
Mi confidò che aveva desiderato a lungo darmi il suo culo perché sapeva che la sorella me lo aveva sempre negato.
Io in estasi continuavo a ripeterle che ero certo fosse meglio lei (ma cazzo se lo era) e lei mi saltava sulle palle come se volesse farmi male.
Venne inondando il mio ventre ed i suoi umori gocciolarono sul mio cazzo lubrificandolo ancora quel po’ che servì a infilarle la figa in un solo colpo, capovolgendola sul suo sedile e tirandole su le gambe fino a piegarla in due.
La scopai con violenza, il culo è qualcosa di indescrivibile ma all’improvviso quando mi fermai e la presi sotto le gambe tirandola su, sorrise e mi urlò contro: «Non è né a mia sorella né a me che stai pensando in questo momento brutto bastardo. Dillo che quella ragazzina ti piace davvero».
Aveva ragione, un secondo dopo le venni abbondantemente nella figa spingendo fino al limite gridando insieme. Dopo di che tornai al mio posto accanto a lei.
Lei prima mise la sua testa sulla mia spalla ma dopo si lanciò addosso e, strofinando il suo corpo sul mio, mi abbracciò e cominciò a piangere.
«Puoi scoparla anche senza farla innamorare. Ti consiglio di non giocarti mai la carta dell’amore, non dirle mai Ti Amo».
Le chiesi spiegazioni in merito e con mia sorpresa sapeva molte più cose di quelle che pensassi. Praticamente tutto. Sapeva che io e sua sorella eravamo amanti segreti da oltre 10 anni, sapeva che ci avevo provato con la zietta giovane di mia moglie e sapeva che ci avevo provato con nostra zia (sorella piccola dei nostri genitori) ed era successo un macello perché la stessa si era innamorata di me ma per evitare rotture familiari si era trasferita fuori città.
Sapeva che mi piaceva conquistare per il gusto di farlo, di fare innamorare le donne che avevo avuto e trombato, e che anche dopo cercavo di fare in modo che lo fossero ancora, corteggiandole senza sosta e giocando coi loro punti deboli. Avevo diverse donne che probabilmente erano non solo attratte ma anche innamorate di me.
Come lei.
Mi confidò che mi amava da anni, ovviamente di nascosto (per non competere con sua sorella) e che cercava in tanti ragazzi tutto quello che io non le avevo mai dato (perché non mi attirava) e che pochi minuti prima aveva avuto da me dopo aver bramato per anni.
Mi disse che secondo lei ero ossessionato da Farfallina come lei era stata ossessionata da me per anni. E secondo lei, se avessi scopato mia cognata dicendo di essere innamorato di lei, l’avrei rovinata per sempre e avrei complicato in modo pericoloso sia la sua vita che la mia.
Pensai che parlasse per gelosia ma era una premonizione.
Passarono giorni e ci vedemmo ancora un paio di volte. Mi aveva invitato spesso e mi aveva proposto anche di parlarne con la sorella per un trio, ma non ci fu più occasione di vedersi.
La mia ragazza nel frattempo non ebbe complicazioni e tra uno sguardo e uno strusciare sulle t-shirt strette di Farfallina e qualche leggero pizzicotto ai suoi capezzoli mentre si mordeva le labbra di risposta, arrivò maggio e la mia ossessione cresceva per Farfallina sempre di più.
Il giorno del suo 18° compleanno ero fuori dal locale dove c’era la festa, facevo lo scemo (contraccambiato) con una sua amica di classe.
Mentre tanti mangiavano e bevevano ubriacandosi, io facevo il brillante con la sua amichetta e lei, uscendo dalla sala, minacciò severamente la sua amica di non provarci troppo che «ERO SUO E SOLO SUO», quindi mani, parole e pensieri a posto.
Quella sera era meravigliosa, con un vestitino bianco corto da cui trasparivano le sue splendide forme. Sorridendo alla sua battuta, mi avvicinai e le chiesi di seguirmi in bagno.
Lo fece, entrando nell’androne e prima che chiudesse la porta le ficcai la lingua in bocca e lei contraccambiò subito.
Le dissi che era la donna più bella che avessi mai visto e lei mi sorrise.
Poi mi morse il labbro creandomi un piccolo taglio e scappò via dicendo che così non avrei potuto baciare nessun’altra.
Uscii dal bagno dicendo che mi ero chiuso la porta in faccia.
Chiesi dei fazzolettini e sua sorella mi disse che li avrei trovati nella borsa della mia Farfallina.
Cercai la borsa mentre arrivava la torta e tutti corsero verso la festeggiata mentre io aprii la borsa e ci trovai dentro un’agendina che sembrava proprio un diario segreto. Veloce lo presi e lo misi in tasca come per istinto, volevo farle uno scherzo ed ero curioso.
Andai in macchina per provare a leggere ma dopo un minuto la vidi uscire spaventata e venire dritta verso di me.
Si avvicinò al vetro della macchina e si inclinò verso di me.
Le sue tette erano quasi completamente scoperte e glielo feci notare ma lei preoccupata mi chiese se avessi preso io il diario e glielo diedi. In quel momento uscì il suo ragazzo e lei me lo ridiede pregandomi di nasconderlo.
Mi disse «SE MI AMI NON LEGGERLO» e tornò in sala.
La notte verso le 3.00 aprii il suo diario. Ero indeciso sul da farsi. Le feci uno squillo con l’anonimo. Dopo 1 minuto arrivò un sms: «So che sei tu, se vuoi puoi chiamarmi».
La chiamai, mi disse subito: «Ha voluto scoparmi in bocca e in figa a tutti i costi, ma io ho chiuso gli occhi perché non volevo e ho goduto solo quando ho pensato che ci fossi tu al suo posto».
Ero scioccato, non parlavo.
Lei mi chiese: «Tanto hai letto il diario, no?»
Le risposi di no, le mandai un bacio della buonanotte e la salutai.
La storia continua in: “Farfallina TRADITA DAL DIARIO!”
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