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incesto

Sorella puttana scopre fratello bull. Pt. 3


di nonerocapace
23.12.2025    |    5.735    |    5 9.7
"Joe, ancora duro, gocciolante dei suoi umori, aveva annuito con gli occhi verdi fissi su di lei come un cane devoto..."
Pt. 3 – Croce e delizia

Joe aveva appena sussurrato «Zia… io… io…» con quella voce bassa, spezzata, quasi un singhiozzo di desiderio. Si era avvicinato a lei lento, come un cucciolo che chiede carezze, con le ginocchia che quasi tremavano. Io ero lì, a pochi passi con la pelle madida di sudore e umori, il respiro corto ed il profumo acre del mio stesso desiderio che mi riempiva le narici. Ma loro due non mi vedevano più. Ero diventata fumo, un’ombra calda e invisibile allo stesso tempo.

Gianna si era lasciata cadere in ginocchio con una grazia felina, mentre il parquet freddo contro la sua pelle le rizzava i capezzoli ancora di più. Aveva preso il cazzo di Joe tra le labbra, spalancando la bocca fino a sentire la gola dilatarsi, e lo succhiava con una lentezza oscena. Ora la lingua roteava intorno alla cappella gonfia. Il suono era stupendo: bagnato, viscido, un risucchio profondo che mi vibrava nelle orecchie e mi faceva contrarre la figa vuota. Sentivo l’odore di lui – la pelle calda, il sudore salato, il muschio maschile – che si mescolava al profumo dolce e pesante di Gianna. Le mani di Joe si erano intrecciate tra i suoi capelli neri, tirandoli appena, e ogni gemito rauco che gli usciva dalla gola era una lama di gelosia e desiderio che mi trafiggeva il ventre.

Le scopava la bocca con una maestria che non poteva essere di un pivellino brufoloso

Poi lei si era stesa sul letto, lentamente, sulle lenzuola di lino bianco che scricchiolavano sotto il suo peso. Aveva aperto le cosce con un movimento languido e osceno, mostrando l’interno rosa e lucido che brillava sotto la luce calda dell’abat-jour. «Ora scopami forte, Joe», aveva ordinato con la voce bassa e vellutata come fumo di sigaretta. Lui si era chinato su di lei e l’aveva penetrata con una sola spinta brutale. L’urlo di Gianna era stato un suono spezzato, animalesco, mentre un piccolo rivolo di sangue caldo le scivolava lungo l’interno coscia, mescolandosi ai suoi umori trasparenti. Quella bestia che Joe aveva tra le gambe era troppo anche per una figa abusata come quella della Zietta. «Sì… piccolo mio… più forte…» rantolava con le unghie conficcate nella schiena di lui. Il letto scricchiolava come se stesse per crollare. I loro corpi si schiantavano uno contro l’altro con un suono umido, carnoso, ritmico – ploc, ploc, ploc – come carne che batte sulla carne.

L’aria si era fatta densa dell’odore di sesso, sudore, sangue leggero e voglia.

Io mi toccavo disperatamente mentre tre dita scivolavano tra le mie labbra gonfie, a molestare il clitoride duro come un sassolino. Mi ero sdraiata accanto a lei mentre sentivo il calore del suo corpo irradiare contro il mio fianco. «Joe… ti prego…» Ma loro erano in un altro mondo.

Gianna, ancora ansimante, aveva il respiro che odorava di tabacco e desiderio.

Si allungó verso la sua borsetta mentre Joe le toglieva il fiato e intrufolò le mani al suo interno. Aveva preso una crema per le scottature con ottimo potere lubrificante. Io avevo capito e gliel’avevo strappato di mano dicendole che gliela avrei spalmata io. Col tubetto tra le dita tremanti, avevo iniziato a spalmare quella crema fredda e scivolosa prima sul suo culo sodo di lei, poi sul mio, sentendo la pelle fremere sotto il mio stesso tocco. Mi ero messa a novanta di fianco a Joe con la schiena inarcata per spalmare il culo di Gianna, ritrovandomi il naso pieno dell’odore di crema, di figa bagnata e di lui.

Lei aveva riso. Una risata bassa, gutturale, che mi era entrata nelle ossa. «Non è per te, Anna.» Si era girata, offrendo il culo a Joe. Lui aveva spinto piano, lentissimamente, la cappella che forzava quell’anello stretto. Gianna aveva inspirando tra i denti mentre un sibilo di dolore usciva dalla sua voce. Poi il suo sfintere si allargava così oscenamente che mi sentivo dolorante e penetrata anche io mentre il ritmo era aumentato: dentro, fuori, sempre più profondo, sempre più veloce. Ancora più forte. Il lubrificante schizzava, caldo e viscido, sulle cosce, sul letto. Poi l’esplosione: lei aveva squirtato con violenza, un fiotto caldo e trasparente che mi era schizzato sulle gambe, sul ventre, mentre il suo corpo si inarcava e tremava. Urlava con gli occhi rovesciati e la bocca spalancata in un urlo muto. «Jooooeee!»

Io caddi in ginocchio, con la pelle d’oca e la figa che pulsava così forte da farmi male con l’odore di sesso così intenso che mi girava la testa.

Zia Gianna mi aveva guardata. Era meravigliosa mentre il sudore le colava tra i seni e aveva i capezzoli duri come chiodi. «Vuoi il suo cazzo nipotina? Raccontami tutto.» La sua voce era un sussurro rauco, carico di potere. Joe, ancora duro, gocciolante dei suoi umori, aveva annuito con gli occhi verdi fissi su di lei come un cane devoto.

Ero crollata. Le parole mi erano uscite di getto, tra un singhiozzo e l’altro, mentre sentivo l’odore di sborra vecchia e nuova, di squirt, di pelle sudata. Avevo raccontato tutto. I soldi, la passione per i cazzi, la voglia di sentirmi scolata e puttana. Tutto. Nel durante, Gianna mi aveva invitato ad alzarmi e mi aveva infilato due dita dentro, lente, profonde, curvandole proprio lì… ed ero esplosa di nuovo. Ora il mio squirt le bagnava il braccio fino al gomito.
Non mi dispiaceva affatto quello che stavo subendo da Zia. Anzi. Mi stava sbloccando una nuova frontiera del piacere. Ma ora volevo Joe!
Stava per arrivare il mio turno?
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