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incesto

Sorella puttana scopre il fratello bull: pt4!


di nonerocapace
17.01.2026    |    3.533    |    2 9.9
"Poi Joe era uscito ed era entrato prima nella bocca spalancata di Gianna e poi, con un solo colpo dilaniante, nella mia figa maltrattata..."
Gran finale: il circolo vizioso.

Zia Gianna si era sdraiata accanto a me, nuda coi capezzoli nuovamente duri e un sorriso crudele.
«Ok. Scopala, Joe,» aveva ordinato. «Ma solo per il tempo di farmi una sigaretta e riprendermi. Ti do 3 minuti per distruggerla. Ora fallo come si deve. Voglio che tremi, che urli. Che pianga…»
Ero ancora fradicia nel pizzo rosso di Gianna stropicciato mentre Joe, con la foga di un wrestler veterano, mi aveva strappato letteralmente in due il vestitino che indossavo facendolo volare sul pavimento. Il telefono nel frattempo aveva ripreso tutto: il mio pompino, lo squirt che aveva allagato il pavimento, Gianna che si faceva sfondare figa e culo da Joe, urlando di dolore e piacere. Ora Joe mi guardava quasi assetato. Con il cazzo duro come pietra e lo sguardo misto di disprezzo e desiderio. Vedevo fuoco e lussuria negli occhi verdi del fratellino.
Mi afferrò per i capelli, tirandomi sul letto. «Puttana,» aveva ringhiato, sputandomi sulla figa con saliva che mi colava sulle cosce. Io avevo chiuso gli occhi gemendo con la figa già pulsante. «Scopami, fratellino,» avevo implorato, spalancando le gambe. Lui non aveva esitato: mi aveva penetrata con una spinta che mi aveva tolto il fiato. Sembrava un colpo di martello sui polmoni. Non respiravo. Non mi muovevo. Era come se mi avessero sparato al petto con un fucile. Ora il suo cazzo mi riempiva, mi spaccava, mi lacerava toccando punti che non sapevo esistessero. Avevo scopato decine di volte ma non pensavo di potermi sentire così.
«Ti odio, troia,» aveva grugnito, sbattendomi senza pietà, il bacino che sbatteva contro il mio, il letto che scricchiolava.
Avevo sentito l’onda arrivare subito, un orgasmo che mi aveva travolta, uno squirt che aveva inzuppato le lenzuola, il mio corpo che tremava. Ma Joe non si era fermato, continuando a stantuffare incessantemente mentre la sigaretta di Gianna era già a metà.
Mi aveva girata a pecora, schiaffeggiandomi ripetutamente il culo fino a lasciarmi segni rossi e mi aveva sfondato in figa di nuovo, più forte, più profondo. «Vieni. Vieni ancora, cagna,» aveva ordinato e io l’avevo fatto con un altro squirt, poi un altro, le cosce che tremavano mentre tra il dolore e il piacere avevo la vista annebbiata. Ero in preda a spasmi, tremavo come se fossi posseduta, urlando il suo nome mentre Gianna rideva, toccandosi accanto a noi e spegnendo quella fottuta sigaretta. «Brava, Anna,» aveva detto, «sei proprio una puttana di lusso.»
Joe mi aveva tirata su, mettendomi a cavalcioni su di lui e, senza darmi modo di fare anche un minimo movimento, mi aveva scopata guardandomi negli occhi mentre il suo cazzo pulsava forte dentro di me. Avevo avuto un altro orgasmo e tutto il corpo convulsava, le gambe cedevano ma lui mi teneva ferma, spingendo finché non avevo squirtato di nuovo, un fiotto caldo che ci aveva inzuppati.
«Basta, zia?» aveva detto Joe.
Ed io avevo temuto e gemuto perché volevo di più, volevo tutto. Ma ero anche distrutta. Sembravo vittima di percosse.
Gianna, ansimando, si era avvicinata, leccandomi il collo. «Non è ancora finita, piccola,» aveva sussurrato.
Mentre Joe mi sbatteva ancora, la mente di Gianna volava altrove. La vedevo con gli occhi persi e il respiro corto, mentre si toccava pensando a qualcosa di più grande. Poi aveva parlato con la voce roca: «Annina. Ma la tua clientela… quei ricconi che pagano per scoparti. Potremmo fare di meglio. Un circolo esclusivo. Tariffe alte, riservatezza massima. Coppie altolocate, singoli facoltosi. Io e Joe entriamo nel gioco. Scopiamo, ci pagano e godiamo come maiali.» Aveva guardato Joe, che ansimava dentro di me. «Ti piace l’idea, piccolo? Scopare con me, con lei e farci i milioni?»
Io ero entusiasta, la figa ancora in fiamme. «Sì, zia Gianna, sì!» avevo urlato, venendo di nuovo sotto le spinte di Joe. «Ma promettimi che scoperemo sempre, io e lui, ogni volta che vogliamo!»
Gianna aveva riso, crudele. «Solo se arrivano i clienti, puttana. Tanti clienti, tanti soldi, tante scopate. Altrimenti, Joe è solo mio.» Joe, succube, aveva annuito, ma i suoi occhi erano su di me ed io sapevo che ora mi voleva, anche se non lo ammetteva.
La perversione ci aveva prese. Io e Gianna saremmo diventate due puttane di lusso, con Joe come nostro stallone. Il cellulare aveva ripreso tutto ma non era più una minaccia: era il nostro trofeo, la prova del nostro patto. La villa sarebbe diventata il nostro bordello, un covo di lussuria dove i ricchi avrebbero pagato per i nostri corpi e noi avremmo goduto senza limiti.
Zia Gianna si era sdraiata sotto di me mettendo il suo viso tra le mie cosce mentre la lingua mi leccava la figa ancora pulsante. Io mi ero chinata, affondando la bocca nella sua facendo partire un 69 meraviglioso con i nostri gemiti che riempivano la stanza. Le sue labbra succhiavano il mio clitoride, le mie dita la scopavano, il suo sapore acido che mi mandava in estasi. «Sì, Anna, così,» gemeva, mentre io leccavo più forte con il suo orgasmo che mi bagnava la faccia.
Joe, esausto ma duro come mai, si era messo dietro di me. «Finiscila, troia,» aveva ringhiato.
Gianna lo aveva guardato e aveva accennato: «Ora falla urlare, Joe» e, senza farselo ripetere, mi aveva puntato la cappella sul culo e avevo pensato di morire. Sarei stata felice perché mai avrei avuto ancora un altro cazzo migliore di quello nel mio culo. Piangevo, gemevo ed avevo inserito tutta la mano nella figa di zia fino al polso. Joe sfondava violentemente me. Io sfondavo Gianna.
Ormai era una litania di gemiti e liquidi dovunque.
I colpi di Joe mi avevano fatto urlare nella figa di Gianna. Mi scopava senza pietà mentre il suo cazzo pulsava, riempiendomi, mentre Gianna mi leccava, bevendo ogni goccia che colava da me. Avevo sentito un altro orgasmo, uno squirt che aveva inzuppato il viso di Gianna, e lei aveva riso, succhiando più forte.
Poi Joe era uscito ed era entrato prima nella bocca spalancata di Gianna e poi, con un solo colpo dilaniante, nella mia figa maltrattata. Un ruggito e un’onda calda che mi aveva riempito l’utero, la figa, un fiotto infinito di sborra che mi aveva fatto tremare. Lo aveva tirato fuori e il resto era schizzato, colando sulla faccia di Gianna, nella sua bocca aperta e sui suoi capelli. Lei aveva leccato tutto, avida, mentre io crollavo con il corpo distrutto e la mente ormai vuota. «Brave, puttane,» aveva detto Joe, crollando accanto a noi.
Ci eravamo guardate, io e Gianna. Entrambe coperte di sudore, sborra e squirt. «Abbiamo un affare,» aveva detto lei, accendendo un’altra sigaretta. Io avevo annuito con il culo e la figa ancora pulsanti e il cuore accelerato che batteva per Joe.
Poi, all’improvviso, un pensiero mi aveva trafitto: che giorno era? Non ero sicura di essere protetta. Il suo seme, caldo e bollente dentro di me, poteva essere più di un piacere. Ora però non mi importava. Una nuova vita stava prendendo forma. E in questa vita, Joe sarebbe stato il mio bull per sempre.
Fine???
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